domenica, dicembre 29, 2013

Vi racconto quel 15 maggio del 1987 quando filmando sulla strada per il Monte persi mia moglie..


Lucien Varalta: che bella la vostra Gubbio e che incanto il giorno dei Ceri 


Vecchia intervista con il regista documentarista Lucien Varalta. 


Lucien Varalta è un regista singolare. Provo a contattarlo via e-mail quando scopro che ha realizzato un documentario sulla nostra festa dei Ceri, ma non trovo alcun indirizzo di posta elettronica in rete. Invio   allora un'e-mail  al webmaster del sito che mi ha fatto scoprire Lucien. Mi viene detto che devo chiamarlo per telefono, perché non ha e-mail. (O come immagino la utilizza per uso privato) Terrorizzata dall'ipotesi che il nostro parli solo francese vengo rassicurata. Varalta parla un italiano perfetto. Mi attacco al telefono, curiosa, ma Lucien è fuori a filmare. Torna presto, mi rassicurano. Durante le settimane d'attesa le penso tutte: chissà come sarà! Un regista un pò chiuso, scontroso, forse scorbutico. E invece.... Che piacevolissima sorpresa.

Lucien è alla mano, cordiale, gentile. È rilassato, non ha fretta di rispondere alle domande, ma anzi: spiega, vuole sapere, racconta aneddoti, spazia tra i ricordi dei suoi tanti viaggi chiede e si informa. 

Sono trascinata  in una conversazione divertente sulla nostra cittadina.

“Mannaggia: sarò negli Stati Uniti questo 15 maggio, ma ci risentiamo, perché voglio tornare a filmare da voi; anzi, mi dia i suoi recapiti telefonici. La chiamerò sicuramente. È importante avere appoggi quando si visita un posto”.
Lucien, come è arrivato da noi tanti anni fa?


 “Feci un documentario sulle feste religiose e popolari in Italia. Era il 1987 e per l'occasione della vostra festa dei Ceri mi ero fermato una settimana, richiesto al comune di Gubbio la finestra per filmare l'Alzata. La mia intenzione era riprenderla il più possibile panoramicamente. Che spettacolo!”

 Lucien ricorda la foga degli eugubini.

 “Volevo filmare la corsa al monte ma lì ho avuto seri problemi. Avevamo previsto con mia moglie (lavoravamo con una sola cinepresa da 12 mm) riprese sui balconi e avevo un posto su una piazzetta con una terrazza ad angolo. Non ci sono mai arrivato. Troppa calca. Mi sono così precipitato al monte per immortalare il ritorno alla chiesetta. Durante la salita avevo perso  mia moglie, che curava suono e fotografia. In seguito mi ha detto che si era ritrovata spaventata e bloccata tra la gente e non le riusciva più di avanzare, stipata vicino a un muro”.
Lucien spiega che il filmato dove sono presenti i Ceri  è stato visto in Francia, Belgio.


“Cine-conferenze. Noi prepariamo i documentari, li montiamo e poi gli impresari ce li richiedono”.

Come mai parla un italiano così bello e curato?

“Sono nato in Belgio ma i miei genitori erano di Verona. Ho sempre avuto la possibilità di fare tanti viaggi tra l'Italia e la patria nativa. Non avevo tanti mezzi economici a disposizione e così, pensi, proprio da questa mia esigenza è nata la passione per questo tipo di spettacolo. Ho iniziato ad avere sempre una scusa buona per ritrovarmi in ogni angolo del mondo: c'è sempre infatti un nuovo documentario da mettere in cantiere”.
E certo che Lucien incanta! Sciorina con nonchalance i luoghi dove è stato: Austria, Italia, Bretagna, Gerusalemme, Giordania, Bali, Borneo, Usa, Isole Galapagos, Cile, Isola di Pasqua, Colombia, Peru, Argentina Patagonia.
Mi sento piccola piccola. Eppure Gubbio è stata un'esperienza da ripetere.
 “In Francia  non c'è niente di così spettacolare. Non abbiamo feste così belle e partecipate come quella dei Ceri. In Belgio la faccenda cambia: il Carnevale è meraviglioso”.
Lucien racconta in dettaglio il documentario.

 “Abbiamo percorso 30.000 km per la sua realizzazione.  A Gubbio c'ero già stato nel 1986. Il film è stato girato in due parti”.

È possibile vederlo?

Lucien purtroppo dice di no.

“Il problema è che è in pellicola. Ormai pensiamo in digitale e tutto è più semplice”.



Lascio Lucien motivato.
“Tornerò a Gubbio a filmare presto”.


Anna Maria Polidori

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