martedì, settembre 21, 2004

Steiner nelle campagne umbre

Santa Certa è un piacevole luogo in prossimità di Nogna. Si giunge verso questo agriturismo attraverso una strada bianca ed impervia. "Non lo troverà facilmente", mi disse Bernhardt per telefono, quando fissammo l'appuntamento. Ma io sono campagnola e penso che altre cose possano spaventarmi, non certo queste.Così armata di pazienza, ho raggiunto il suo agriturismo; parcheggiato per poi raggiungere a piedi in un romantico e quieto percorso, la casa-agriturismo dove Bernhardt mi aspetteva. I profumi della natura mi saturavano le narici; ed è una vergogna, pensavo, per me che vivo in campagna, non riuscire mai ad assaporare appieno la bellezza di una passeggiata. Per fortuna il lavoro!Visito luoghi che a me appaiono densi di simbolismi; studiati a tavolino nonostante la naturalezza di ciò che vedo.Bernhardt è gentile. Un uomo un pò distaccato, timido, indagatore, in parte segreto. Si capisce che vuole studiare chi ha di fronte a sé.Mi mostra l'intero agriturismo, pulizia ed ordine regnano sovrane, e le stanze, quasi totalmente in legno, sono belle, spaziose e con una vista romantica sulle nostre dolci colline umbre.Ci accomodiamo nel salone per l'intervista.Mi sorge spontaneo chiedere perché l'Umbria, perché qui e quando Bernhardt decise di piantare radici da noi." Un mio amico nel 1986 della scuola steineriana di Vienna mi consigliò l'Umbria. Mi disse: puoi comprare senza problemi. Il mio sogno era quello di poter effettuare corsi che potessero ruotare attorno al filosofo-pedagogo Steiner”.Lei dove nasce e che cosa fa nella sua vita, signor Bernhardt?"Io ho 70 anni; sono nato a Vienna ho frequentato il liceo classico per poi affrontare studi di sociologia in Austria ed in seguito in Germania e negli Stati Uniti. Ho lavorato per un certo periodo in un istituto americano che curava i programmi culturali per gli studenti per circa 8 anni.Poi una volta rientrato sono diventato dirigente del personale di una ditta informatica di Vienna.Come mai questa passione per Steiner?Ma guardi, mio nonno conobbe Steiner e così, lui per primo aprì un centro di agricoltura biodinamica. In più, mia moglie era un'insegnante steineriana...Senta, per facilitare la comprensione ai lettori, ci spiega chi era Steiner, per sommi capi? Pare di capire che sia stata una personalità all'avanguardia in tanti settori.Sì, è così.Cominciamo dalla scuola. La scuola steineriana parte dalle elementari sino a giungere alle superiori. Steiner basava la sua pedagogia sullo sviluppo organico dell'individuo, ricercando, nei primi anni di vita del bambino, di stimolare soprattutto la sua parte creativa. Il bambino deve potersi avvicinare con interesse alle varie materie che poi saranno oggetto di studio. Non ne deve sentire pesantezza alcuna; si impara per interesse. Nella prima elementare steineriana ci sono di già due lingue straniere, ma trattate, sa, con gioco e divertimento per non far pesare al bambino la parte più nozionistica.Steiner pensava ad un cristianesimo moderno per l'uomo pensante.Inoltre, rielaborò la teoria dei colori di Goethe, per "rivisitare", se così possiamo dire, il colore, attraverso la sensibilità. Inoltre Steiner ha descritto l'evoluzione dell'umanità. E per lui le religioni del passato erano semplicemente la preparazione per il mistero del Golgota. Tutto, asserisce Steiner, converger nel Cristianesimo, purché questo non sia dogmatico. San Francesco poteva essere il salvatore della Chiesa Cattolica, con il suo principio di povertà e di spiritualità. Me lo lasci dire, per me che sono protestante!Steiner è stato un precursore in ambito agricolo, volendo fortemente un'agricoltura che, si badi bene, non fosse biologica, ma biodinamica.Mi scusi signor Bernhardt, ma qual'è la differenza?Usiamo gli influssi della Luna e dei pianeti; ed utilizziamo solo sostanza naturali da utilizzare nei nostri campi.Pensi che i nostri preparati sono riusciti a sconfiggere persino le pestilenziali radiazioni termo-nucleari di Cernobyl, dove sono stati usati.Lei mi parla di una teoria che appare essere rivoluzionaria. Perché non diffondete queste idee in modo più capillare? Ve lo impedisce il mercato, che sembra imporre un altro tipo di agricoltura?Il pensiero di Steiner non è missionario. Chiunque vuole, può interessarsi alla cosa. Però non cerchiamo di giungere al grande pubblico, se è questo che lei voleva sapere.Senta signor Bernhardt, voi siete vegetariani...Sì, la carne abbassa il poter spirituale, negli individui.Preferiamo attenerci ad alimenti sani, buoni, ma squisitamente vegetali.Che cosa mangiano a colazione i suoi ospiti?Guardi, andiamo con le fasi dei pianeti.Ci basiamo sugli influssi planetari.. Ad esempio il venerdì mangiamo avena, la domenica grano, volendo lavorare in piena sintonia ed armonia con le potenze astrali.Quindi, prepariamo una crema macinata, poi serviamo agli ospiti questa crema con miele e latte.Senta: mi racconti un pò dei primi anni qui a Santa Certa...Le verrà da ridere, ma i primi anni abbiamo campaeggiato! come molte altre persone. Ed io facevo da pendolare. Restava mia moglie qui a seguire i lavori. Abbiamo venduto la casa di Vienna, il nostro unico avere, per poter venire qui .Negli anni '90 sono partiti i corsi, frequentati perlopiù da persone austriache o tedesche. Ora la cosa si è rovesciata con nostro grande piacere.

Enel e caro-bollette

Protagonista di questa nostra storia una allegra famiglia di periferia, ma a sentire in giro, non si tratta solo di un problema di frazioni…Insomma: la storia è andata avanti per molto tempo. Il gestore dell’energia elettrica rincara di continuo il costo dell’erogazione del servizio.E da principio i rincari della bolletta, da un anno e mezzo a questa parte potevano essere imputati semplicemente all’introduzione del pc in casa. Il quale però, ha un consumo molto basso, a quanto pare…Niente faceva supporre la furbizia della controparte.Circa un anno fa viene installato il nuovo e potente, moderno ultra-sofisticato, a sentire l’ENEL, contatore elettronico.Cuori rincuorati, chissà che ora non andrà tutto per il meglio!Macché! Le bollette continuano paurosamente a salire, sino a sfiorare i 150 euro.E per una famiglia a “basso consumo energetico”, la cosa comincia a insospettire.Controllano il loro contatore e chiamano un addetto Enel.Il signore, con voce suadente avvisa che sa può essere arrivata una bolletta molto, molto più cara di quanto noi potessimo mai preventivare.La controparte resta choccata per un attimo con la mano che si fa flaccida ed incredula, mentre stringe la cornetta che sembra voler scivolare via dal ridere!Con voce impastata di incredulità, chiede quindi il perché di questi errori.La risposta serafica che ottiene è la seguente: lei dovrebbe rilevare sempre la lettura del contatore. Così potremmo essere più precisi.Era stato fatto, sospira chi parla al telefono.Sfortunatamente, però voi avete tenuto conto della vostra lettura.Non esiste clemenza. La lettura del 26 giugno viene monitorata quotidianamente, perciòSono due mesi in cui, da 6000 e poco più scatti, la famiglia arriva a 6323 scatti. Contro i 6890 scatti preventivati dal gestore in caso di dimenticanza da parte dell’utente, della lettura.Ma questo non accade ed il 26 giugno viene segnalata presso la segreteria ENEL il dato corretto della lettura.Dopo circa dieci giorni giunge il trillo del clacson del postino.L’Enel: ora sarà tutto a posto.No: altra stangata di ben 153 euro.Imbufalita la famiglia non più allegra(!), chiama l’operatore ENEL.E minaccia: ci sono circa 500 scatti in più.La voglia d’andare dai carabinieri e denunciare il tutto per truffa è tanta!La risposta che si ottiene è quella di pazientare ancora. Di non pagare la bolletta pervenuta e di attendere che una nuova venga ammessa nel giro di circa una settimana o dieci giorni.Non sappiamo se siano stati i carabinieri a spaventare i giganti dell’energia nazionale, di certo abbiamo voluto raccontare questa storia affinché tutti gli eugubini vigilino sulle loro uscite con molta attenzione ed un pizzico di furbizia.

venerdì, settembre 17, 2004

A 90 anni di nuovo in America Ivo Martinelli. Un uomo, una vita

America, che passione!
Ivo Martinelli, 90 anni, illustre cittadino di Gubbio ed ospite dell'Astenotrofio mosca, nonché abitante di Morena, ha abbandonato temporaneamente la quotidianità eugubina, per affrontare un viaggio di 15 ore, che lo ha portato dritto dritto nel cuore della sua Vancouver, Canada.
"Ho delle faccende da sistemare, prima che tiri le cuoia", ha confidato ai nostri taccuini Ivo con un sorriso allegro ed al tempo stesso divertito.
" Non voglio lasciare questioni pendenti,. Quando non ci sarò più, voglio che i miei figli possano godere appieno degli averi a loro destinati".
Ivo inizia col raccontare la sua odissea.
"Certo,se fossi restato in Italia, per me, c'erano poche prospettive di realizzazione. Questo è certo.
A me piaceva leggere. Ricordo un mio zio, aveva così tante riviste. Ed io le sfogliavo. E l'America era lì; sentivo di poterla toccare con mano! Ma è stato un azzardo. La vita, penso che sia un azzardo. Però, si sa, aiuta gli audaci.
Decisi di partire appena terminata la guerra per il Venezuela. Un posto alquanto povero. Ambivo ad altro.
Decisi di volare così a New York.
Dio, che posto!
Lo skyline che vidi al mio arrivo, quella metropoli, mi affascinarono dall'inizio.
Ricordo che andammo a mangiare un boccone al nostro arrivo.
Non sapevo una parola d'inglese. Chiedevo al cameriere, puntando il dito a caso nel menù, quello che volevo.
Ho lavorato in Alaska per conto del governo americano. Roba grossa. Radar spia.
Un aneddoto curioso?
Un orso bianco: stavo finendo di sistemare un pò di attrezzature all'interno della tenda. Ero assorto. Avevo dimenticato la mia razione di cibo per terra. Quando ho rialzato gli occhi mi sono visto questa nuvola bianca finire con gran gusto la mia scatoletta di roba. Ma non ho avuto paura. Gli orsi bianchi non sono pericolosi.
E poi le distese gelate: azzurre.
Tornato negli Stati Uniti, ho fatto di nuovo armi e bagagli. Sono andato prima a Montreal, dove avevo aperto dei cinema che infastidivano la sorella del più noto boss mafioso dela città.
Così, una volta che le minacce giunsero a colpire mia moglie ed i miei figli, decisi di andarmene e di ricominciare tutto daccapo.
A Vancouver ho trovato quel che volevo. Un luogo piacevole, una città che mi ha spalancato le sue braccia. Ho impiantato 6 cinema, di cui uno drive-in,che mi hanno dato e mi continuano a dare enormi soddisfazioni. Uno di questi, distante da Vancouver ben due giorni, è stato risistemato di recente. E sono finito nei quotidiani locali, perché non mi ero limitato a tirare fuori i soldi, ma ho lavorato duramente assieme agli altri operari. E per la mia età, 87 anni allora e per il mio ceto sociale alquanto elevato, questo poteva benissimo ritenersi uno scoop!
Amo la caccia e la pratico si può dire a 360 gradi. Evito quella all'orso Grizzly, perché, purtroppo non può essere effettuata in solitario. E quella bestia è temibile. Ho amici che hanno perso arti, o hanno cicatrici da far rabbrividire.
Adoro il contatto con la natura. Amo le piante e gli animali.
Questo mio viaggioa Vancouver, forse sarà l'ultimo che farò.
Di certo ho intenzione di ritornare quantoprima a Gubbio, dove non ho occasione d'annoiarmi grazie al mio carattere indomito ed agguerrito".







Medioevo e Signore degli Anelli

Un forte odore di legno inebria le mie narici, entrando alla Medio Evo.
Osservo attorno a me un mondo che guarda avanti ma che al contempo si proietta nel “passato”.
Ditta che inevitabilmente è ancora più alla ribalta dopo l’appalto prestigioso ottenuto dalla New Line Cinema per la produzione in esclusiva per l’Italia dell’oggettistica de: Il signore degli Anelli, trilogia tratta dal lavoro di Tolkien, chiedo a Pamela Acacia come stanno procedendo le cose.
“Siamo soddisfatti. Dall’inizio del 2004 abbiamo venduto 75.000 pezzi solo dell’Unico Anello.
Ci sono inoltre ottime notizie per i lettori e gli estimatori del film. Pare che ci possa infatti essere un film ispirato al primo lavoro di Tolkien che diede poi il via al Signore degli Anelli: Lo Hobbit.
Il regista dovrebbe essere sempre Peter Jackson, il quale si renderà però disponibile solo dopo il 2006 anno in cui saranno terminate le riprese di King Kong.
Non abbiamo conosciuto cali di interesse da parte degli acquirenti degli oggetti inerenti il film.
Anzi: siamo certi che i gadget de: Il Signore degli Anelli veleggeranno bene per anni.
A parte l’Unico Anello, il pezzo più apprezzato, una fetta sempre più grossa di consumatori mostra di apprezzare il ciondolo di Arwel. In questi giorni l’intera collezione degli oggetti ispirati al film, esce in oro ed argento; e verso la metà di settembre potremo proporre al nostro pubblico l’arco dell’elfo Legolas.
La produzione degli oggetti in oro ed argento ci ha spinto con maggior convinzione alla fiera campionaria del MACEF di Milano, che si terrà dal 3 al 7 settembre prossimo. Abbiamo due scopi ben precisi: per quel che concerne gli oggetti in oro ed argento de: Il Signore degli Anelli, contiamo di poter farci conoscere ulteriormente, allargando la nostra presenza capillarmente in tutta Italia.
Siamo presenti massicciamente in centro-Italia, però non posso negare che alcune zone della nostra bella penisola sono scoperte.
Intendiamo espandere e questo è il nostro secondo obiettivo, la nostra presenza all’estero. E riteniamo che il MACEF possa essere una vetrina prestigiosa ed altamente qualificata per gli obiettivi che ci siamo prefissi.”
Membri della prestigiosa Società Tolkieniana italiana- http://www.tolkien.it- la Medio Evo vuole essere anzitutto sinonimo di cultura e di rispetto per le tradizioni ed il folklore medioevale.
Ma come è suddivisa la Medio Evo?
“ La Medio Evo produce tutto ciò che è…Medio-Evo!. Armature, balestre. Questo è il nostro prodotto tipico; eugubino!
Invece, l’ Acacia Giuseppe s.r.l. è la distributrice esclusiva di due aziende estere: la spagnola Marto e l’indiana DEEPEEKA.
E’ tempo di Olimpiadi e mentre stringo la mano a Pamela per la cortese collaborazione stavo pensando: perché non donare un Anello a Yuri Chechi da qualcuno ritenuto a ragione il “nuovo” Signore degli Anelli dello sport?



Attilio Ranaldi. Una vita in marina!

Attilio Ranaldi: una vita vissuta in mare!
Nasce 72 anni fa Attilio ad Olevano Romano. Frequenta solo le scuole elementari, perché studiare fuori non era possibile ed i mezzi di collegamento inadeguati.
Suona nella banda del suo paesino ed arrivato all'età di 18 anni e mezzo inciampa in un manifesto della marina militare. Si reca al colloquio di lavoro e viene preso. Frequenta un corso di tre mesi a Taranto.
Entra a far parte di una fanfara sulle navi militari. Poi farà parte della banda centrale della marina, ricostituitasi dopo la seconda guerra mondiale.

Avete mai avuto paura per la vostra incolumità?
Per tre volte ho avuto la sensazione di morire.
La prima ci fecero uno scherzo bruttissimo, chiudendo la paratia stagna; la seconda volta eravamo in prossimità di Gibilterra. Una tempesta improvvisa non segnalata dal servizio meteorologico ci colse impreparati. Vele spiegate che si squarciarono per il forte vento e molta paura da parte nostra.
La terza ed ultima volta mi trovavo nel mar della Cina. La nave era in avaria ed un grande monsone si stava avvicinando nella nostra direzione. All'ultimo minuto ci ripensò e cambiò rotta. Di certo vivemmo degli attimi di puro terrore perché eravamo impossibilitati a muoverci.

Mi racconti qualcosa della tua vita a bordo? Delle caratteristiche di una nave da guerra e della vostra quotidianità?
Sono stato diverso tempo sull'Andrea Doria. Questa pesava 28.000 tonnellate con gli armamenti e l'equipaggio. L'Andrea Doria aveva un equipaggio di 1000 persone. 40 eravamo noi della banda. I reparti di una nave da guerra sono nove. La sveglia è alle sei della mattina; dormivamo in posti in cui eravamo sino a 15 persone. I primi anni dormii nelle amache. E' un pò scomodo, ma solo all'inizio. Dopo i primi 6 anni ho fatto un altro corso di circa un anno tenutosi a Porto Ferraio, nell'Isola d'Elba ed una volta divenuto sottufficiale ho avuto la mia cuccetta.
Sovente venivano svolte le esercitazioni militari a fuoco, con tiro di cannone ed anti-aeree con mitragliere. Effettuavamo le manovre di rifornimento.

Che luoghi hai toccato durante i tuoi anni di servizio, Attilio?
Tutto il continenti asiatico.

Quali luoghi ti sono restati nel cuore?

Hong Kong, dove il cibo è squisito. Le persone più gentili le ho incontrate in Giappone.
Ho lavorato per la marina militare dal '51 all'85. E sono diventato maresciallo, capo di terza classe, come diciamo noi, in marina.

Frederik e Deborah Sainz

Frederic e Deborah Sainz: lui francese, lei inglese, hanno da poco acquistato Casanova del Cocco, un’abitazione a circa due chilometri da Morena. Sono andata a trovarli per sapere da loro che cosa li ha spinti ad acquistare nella campagna umbra.
“Può apparire originale, comincia Deborah, mentre mi mostra l’intera, superba abitazione. Non abbiamo ancora una “vera casa”. Siamo senza luce, acqua, che andiamo a reperire in una fontana qui vicino. Insomma: stiamo di fatto campeggiando!
Però sono dell’idea che nella vita dobbiamo centrare gli obiettivi che ci rendono felici. E per noi, questo è un sogno che si sta realizzando.
Frederic mi racconta un po’ di sé.
Parla inglese, conosce lo spagnolo- il dialetto basco!- e si destreggia benissimo con l’italiano. “Ho conosciuto mia moglie nel posto di lavoro. Sono sempre stato un giramondo. Sono nato a Parigi, ma subito dopo la mia famiglia si trasferì a Nizza. Lì ho conseguito il diploma. Mi sono laureato in ingegneria a 22 anni, a Parigi.
Subito dopo ho cominciato a lavorare per un’industria automobilistica impegnato nel settore commerciale. Col mio lavoro sono finito in Inghilterra, in Svizzera, in Canada. Ora vivo in Normandia ma continuo a fare il pendolare eccellente.
Deborah ama raccontarsi. “Sono nata a Wallingford, nello Oxfordshire. Lavoravo per la compagnia petrolifera Exon, quando ho conosciuto Frederic. E’ stato un colpo di fulmine.
Ci siamo sposati dopo breve tempo e nell’84-85 abbiamo trascorso la nostra prima vacanza in Italia. Urbino, Fano, Pesaro. Ci siamo guardati ed abbiamo pensato: è qui che un giorno verremo ad abitare. Abbiamo atteso altri anni prima di trovare quello che volevamo. Ci siamo però imposti di cercare la nostra casa in Italia.
Agriturismi per “testare con mano” la bontà del territorio; agenzie immobiliari; non è stato semplice.
Poi un giorno siamo inciampati in un agente di Cagli che parlava bene francese e con cui si è stabilito un ottimo contatto. E che ci ha indirizzato qui!

Che cosa volete trovare in Umbria?Noi abbiamo girato il mondo; abbiamo vissuto in realtà diverse dalle nostre. In Portogallo, spiega Deborah, tutto “parlava inglese”, dal cibo alle persone. Alcuni stati sembravano succursali del nostro Paese. No grazie! Noi volevamo avere l’opportunità di conoscere le persone del posto ed avere il privilegio di poter vivere come loro.Di questo luogo apprezziamo la naturalezza e la schiettezza dei suoi abitanti. E la sua unicità. Abbiamo viaggiato molto, però persone così cordiali ed alla mano non le avevamo mai incontrate prima.

Quali sono i vostri hobbies?
Amiamo tutto ciò che è antico. Frederic adora il bricolage.
Amiamo la lettura; dal thriller al fantasy. La mia autrice preferita al momento è la Rowling.
Adoro poi passeggiare con il mio cane, Khiana nella foresta vicino casa. Mi piace praticare il giardinaggio e le rose sono il mio fiore preferito.

Com’è la vostra casa francese?
Frederic prende la parola: “viviamo in un piccolo villaggio e la nostra è la tipica casa francese immersa in un paesaggio tranquillo. E’ esattamente perfetta. Stiamo infatti a 150 km di distanza da Parigi ed a 150 km dal mare.
Frederic si allontana giusto il tempo per poter chiedere a Deborah che cosa apprezzi dei francesi e cosa, in certi casi, sia in grado di urtare la sua suscettibilità.
“Oh, (sorride), adoro il cibo francese, i mercati, i piccoli paesini e la loro vita!
Un difetto?
I francesi, purtroppo, non hanno e non apprezzeranno mai il nostro senso dell’umorismo. Un vero peccato!

Michelle. Vita da modella!

Michelle, questo il suo nome d’arte, mi chiede di non rivelare molto di più di lei. Ha appena firmato un contratto quadriennale con un noto stilista italiano.
“Parola d’ordine: discrezione”, sorride con i suoi occhi chiari lucenti.
24 anni, educazione prettamente anglosassone, Michelle ha vissuto già molte esperienze sconosciute alla maggior parte delle sue coetanee.
Sono nata a Milano, ma dopo il divorzio dei miei, io e mamma siamo andate ad abitare a Londra. Per circa 4 anni e mezzo ho vissuto lì, per poi andare a New York per un anno.
Ho vissuto con mamma a Sydney, in Australia. Intanto ho cominciato a lavorare per lei.
A 19 anni decido di licenziarmi.
Faccio domanda presso la Canadian Airlines per un posto d’hostess. Vengo presa.
Ci spieghi come andò il tuo incontro con il noto stilista?
Mi notò in aereo.
La mattina seguente comincio a sfilare.
Poco dopo ottengo il contratto con un altro stilista.
Le tue misure?
Sono alta 1,79 per 48 kg; e le mie misure sono 88-60-88.

Com’è la vita di una modella?
In genere lavoriamo 5 giorni a settimana. Devi trovarti con 5 o 6 ore d’anticipo in studio per prepararti. Solo 3 ore sono assorbite dal trucco e dall’acconciatura; poi c’è la prova abito, che non dovrebbe dare problemi in quanto le modifiche sostanziali sono state apportate i giorni precedenti la sfilata; poi viene la scelta degli accessori; infine consultiamo l’ordine di uscita.
Che cosa mangia una modella?
La mia colazione è inglese: uova, pancetta o prosciutto, toast con burro e marmellata succo d’arancia e the fruttato.
A pranzo, introduco o pasta o riso con condimento; molta frutta e verdura.
La sera mangio proteine con contorno ed una volta al giorno non mi faccio mancare una fetta di dolce.
Va detto che pratico molti sport. Pallavolo, nuoto, corsa, equitazione. Faccio centinaia di addominali al giorno. Amo tutti gli sport acquatici, in particolar modo lo sci d’acqua ed il windsurf.
Quali sono i tuoi hobbies?
Amo leggere. Viaggiare. Mia mamma ha sempre detto: rinuncia a qualcosa ma viaggia figlia mia, capirai il mondo. Adoro scrivere ed ho svolto volontariato resso il San Raffaele di Milano.

Cosa pensi della vita?
Non è importante la quantità del tempo che spendiamo su questa Terra, ma la sua qualità.
Mi sento rivoluzionaria, anti-conformista.
Non penso che potrei mai concepire di nascere e morire nello stesso luogo.
Al tempo stesso devi avere un luogo in cui tornare e da cui partire, se necessario.

Come mai a Gubbio?

Per amore.
E’ da circa due anni che vivo una fantastica storia d’amore. Continuo a studiare. Frequento, assieme al mio ragazzo la facoltà di giurisprudenza e voglio fare il magistrato.
Nel giro di due anni io e il mio ragazzo contiamo di sposarci.

Totale anonimato, insomma?
No; puoi scrivere che sono comproprietaria assieme ad Aurelio della cartoleria di Mocaiana?
Che male c’è?

Nessuno, vulcanica ragazza!