martedì, aprile 29, 2014

Gubbio Project. Grandi novità

Il messaggio di  San Francesco e il Lupo arriva dritto al cuore degli uomini di buona volontà

Che cosa sta succedendo questi giorni a San Francisco e precisamente al "Gubbio"?

Ci sono ottime notivtà. Alcuni senza-tetto stanno ottenendo delle case e altri sono stati inseriti in alcuni programmi.

Lo staff racconta raggiante le ultime novità menzionando innanzitutto i volontari che nel santuario fanno sì che le giornate e le notti scorrano senza problemi. 

"Un grazie va a Tina Esquer: "Ha garantito che almeno dodici persone entrassero in un programma gli ultimi mesi. Tutto ciò è stato permesso anche grazie a un contatto di vitale importanza, Mary".

Mary ha una storia tutta sua. Aveva dormito sulle panche della chiesa di San Bonifacio e naturalmente per le strade di San Francisco per quattro anni. Adesso in collabrazion con il San Francisco Homeless Outreach Team (SF HOT) è assistita in un processo di re-inserimento sotto ogni punto di vista e ha una stanza tutta sua. 

"Negli ultimi mesi abbiamo visto un buon numero di ospiti abituali agitare soddisfatti le chiavi delle loro camere abbracciando Tina e noi membri dello staff  grati per l'aiuto".

Sempre più concretezza, sempre più nei cuori delle persone. Sempre più Francesco che comprende il Lupo e lo aiuta.  Reale sostegno materiale e morale come  osservo felice.

Il messaggio di San Francesco è arrivato al suo compimento totale.

Intanto un vescovo in pensione arriverà da Rio de Janeiro tra due settimane a San Francisco per apprendere il messaggio che sta lanciando da dieci anni il Gubbio Project. Sta valutando  se sia il caso di pensare a qualche cosa del genere in Brasile. Ovviamente tutto lo staff è eccitato all'idea di incontrare questo vescovo per capire come evolverà la situazione.

A un altro ospite Michael, ( tra le altre cose nella copertina di SF Catholic di alcune settimane fa) che stava dormendo sulla soglia di St Mary è stato offerto - e Michael ha accettato - un anno di affitto gratuito a North Beach. Questo grazie a un lettore mosso dalla storia che aveva raccontato. Si è trasferito lo scorso martedì.

Lo staff rivolge un grazie sentito e speciale a tutti quelli che hanno contribuito alla bella serata il 27 marzo scorso assieme all' attore Martin Sheen, Michelle Roder, prima cooordinatrice del Gubbio Project e Fr.Louie Vitale l'ideatore del programma. 


Anna Maria Polidori

mercoledì, aprile 23, 2014

Amore&Confetti

Confetti, matrimoni e vecchie tradizioni nella Morena che fu

Morena aveva tante usanze in passate molte delle quali davvero suggestive. Cominciamo ad analizzare  quelle che riguardavano i matrimoni e che ci siamo fatte spiegare da Bruna Polidori mia mamma. Con integrazioni che ricordiamo personalmente.

Le partecipazioni. In passato non erano cosa da poco. Almeno non 30-40 anni fa.  Tempo di boom economico la gente ci teneva e non badava a spese.

Le bomboniere venivano consegnate personalmente dagli sposi, che andavano fieri, come coppia di sposarsi, mettere su famiglia.  Ogni partecipazione era accompagnata da una superba prima bomboniera. Poteva avere la forma di scarpone di vetro da usare come vaso per i fiori, un soprammobile raffinato, ma non era mai un oggetto piccolo o da poco prezzo. Anzi: forse era la più costosa delle tre bomboniere che sarebbero state donate agli invitati.

La seconda bomboniera sarebbe stata consegnata a metà pranzo nuziale. Un bel pensiero, un altro soprammobile di importanza, e poi una terza, in genere un fazzoletto decorato a mano con confettit, al termine del pranzo nuziale. In totale, spesso tre.  Forse quella più importante era proprio la prima. Vicini di casa, amici, parenti erano tutti invitati a un evento gioioso così importante e che avrebbe coinvolto tutta la comunità.

I confetti che adesso sono diventati per ragioni economiche sempre di più bassa qualità giocavano un ruolo di fondamentale importanza in passato. Erano, dopo gli sposi, i protagonisti comprimari di una giornata memorabile, l'elemento decorativo e gioioso più ricercato, simbolo di prosperità e abbondanza.. Questa dei confetti per Morena era una tradizione vecchissima. Magari ci sarà stata pure la povertà ma ai confetti non ci si rinunciava mai. E non parliamo di quantitià piccole. Un matrimonio richiedeva un numero industriale di confetti. 

La mamma ricorda. "Venivano fatte siepi di confetti lungo tutto il percorso che avrebbero fatto gli sposi per raggiungere la chiesa. Tanti anni fa non c'erano le strade maestre, così queste siepi di confetti servivano ad accompagnare simbolicamente gli sposi e  far capire al tempo stesso agli invitati dove dirigersi". La gioia maggiore era sempre dei bambini. "Dopo il passaggio degli sposi e degli invitati facevano a gara a chi prendeva più confetti".
C'erano confetti di tutti i tipi. "Tondi, bianchi con le mandorle, i classici insomma, colorati, al cioccolato. Sempre però di ottima qualità. I miei preferiti erano quelli fini lunghi con dentro la cannella. Così buoni. Chissà che fine avranno fatto?" chiede Bruna.

Una volta arrivati in prossimità della chiesa, stesso scenario. Altre "siepi" lungo tutto il percorso che portava alla chiesa e fatte stendendo piccoli  fazzoletti. La gente sapeva che lì avrebbe dovuto mettere confetti. Le siepi così erano adornate di altri confetti e dalle ciambelline. Addirittura l'uso delle ciambelle, di una grande ciambella, nel passato remoto di Morena era in voga anche durante la comunione e la cresima.

Lungo il viale c'erano un'immensità di confetti e proprio per tutti. A manciate. A migliaia. Non stupisce che a Morena ci fosse la tradizione dei confetti visto che erano conosciuti a Venezia, perché importanti dall'estremo oriente già nel 1200. E noi sappiamo di essere veneti.

I confetti assieme alle caramelle venivano poi tirati in così grande numero durante i pranzi nuziali  che non solo i bambini invitati raccoglievano a  man bassa tutte queste leccornie, ma anche altri piccoli vicini di casa che molto tranquillamente arrivavano, salutavano e si mettevano all'opera per il loro personale bottino di... matrimonio.

Negli anni '50 i pranzi non venivano celebrati nei ristoranti. Veniva preferita la piazza di casa, dove gli invitati convergevano alla fine della funzione religiosa. C'era una cuoca, c'erano tante altre aiutanti e il pranzo non aveva nulla da invidiare a quelli più moderni,  in termini di abbondanza. Dopo, in genere la gente ballava grazie alla presenza di un suonatore. In seguito un buffet avrebbe di nuovo ristorato gli invitati.

L'abito bianco è subentrato nel ventesimo secolo. Mia nonna morta a 92 anni nel 1980 si sposò con un bell'abito marrone.

Altri tempi.

Anna Maria Polidori

domenica, aprile 06, 2014

Servire gli altri? Il vero spirito della Chiesa. Parola di Martin Sheen

Il Gubbio Project festeggia i dieci anni di vita con una raccolta fondi eterogenea e ricca di umanità


C'erano proprio tutti al decimo anniversario della nascita del Gubbio Project di San Francisco lo scorso 27 marzo presso il Kelly Cullen Community Center.

Una raccolta fondi che ha messo in moto tutte le persone di "buona volontà" e che ha visto la partecipazione con Fr.Louise, Michelle Roder, prima coordinatrice del Gubbio Project dell'attore attivista Martin Sheen.

Centinaia le persone intervenute. Scontato dire: le più eterogenee di questo Pianeta. Frati francescani, uomini d'affari, gente comune e ovviamente loro, i protagonisti di tutto questo: i senza tetto.


Laura Slattery attuale coordinatrice: "Abbiamo venduto più di 250 biglietti a 100 dollari l'uno  per questo evento. Altri 40 volontari e partecipanti sono stati invitati".

La chiesa di San Bonifacio è speciale da oltre dieci anni. Da quando cioè Fr.Louie Vitale decise di mettere le panche della chiesa a disposizione dei più poveri del quartiere.

Ricordiamo che Tenderloin è una delle aree più povere di San Francisco. Fr.Louie a suo tempo volle chiamare il progetto Gubbio Project ispirandosi alla leggenda del santo di Assisi e del famelico Lupo di Gubbio. La felice conclusione di quella storia, deve aver pensato Fr.Louie poteva essere ripetuta centinaia di volte in un altro angolo di mondo.

75-80 persone senza fissa dimora ogni notte sostano in chiesa. Gli organizzatori del progetto hanno chiamato l'operazione: "Il Sacro Dormire". 

Come dargli torto?

Il budget annuale del Gubbio Project ammonta a 180.000 dollari tra saliri, benefits per i membri che lavorano a tempo pieno, assicurazioni, costi di pulizia, e altre spese.

Il Gubbio Project non si ferma semplicemente a dare un pò di riposo agli ospiti e alle ospiti. No. Pensa anche a loro in termine di igiene. I senza-tetto prima di tornare in strada possono ripulirsi, lavarsi, rinfrescarsi utilizzando tutto l'occorrente, dalle saponette, agli spazzolini.

Inoltre da diverso tempo a questa parte sono state installate delle telecamere per assicurare che la presenza dei senza-tetto sia sempre pacifica con un monitoraggio discreto ma continuo.

Molte le donazioni in termini di cibo e saponi per l'igiene personale.

C'è grande eccitazione per il nuovo programma a livello settimanale delle colazioni.

Uno dei senza tetto, Jerry, ha commentato soddisfatto: "Non mi pare il vero di dormire al sicuro. Sa: la vita là fuori è davvero pericolosa". Come dargli torto? Una grande metropoli presenta sempre grandi rischi in termini di sicurezza.

Nel 2010 Laura Slattery è stata assunta come nuova coordinatrice del progetto. Da allora la forza propulsiva e incalzante dell'entusista Slattery ha portato il "Gubbio" a grandi traguardi.


La serata comunque è stata animata da Shelly Roder, la giovane attivista cattolica soprannominata da tutti "La Madre Teresa di Tenderloin" per il suo impegno e la sua compassione verso i più poveri. Prima corordinatrice del Gubbio, ricordiamo che il giorno del matrimonio di Shelly con suo marito, la Roder ha invitato anche tutti i senza-tetto che stazionavano ogni notte in chiesa. Ci aveva spiegato di averlo fatto perché: "Frate Louise vede il Regno di Dio come un grande Banchetto, dove tutti sono invitati a festeggiare. Ci era piaciuta così tanto questa visione e io e il mio ragazzo l'avevamo fatta nostra, condividendo la nostra felicità con loro".

Roder ha chiesto a Sheen come possa  unire e conciliare la carriera di attore di successo con la passione per l'attivismo radicale cattolico per:  pace, giustizia sociale e dignità di tutti gli individui. 

Sheen: "Mi è stato insegnato presto che sei di maggior aiuto quando servi gli altri e il servizio e il servire gli altri è in realtà il vero spirito della Chiesa".

Al termine dell'incontro l'attore ha firmato il suo ultimo libro: "Along the Way", scritto a quattro mani con suo figlio Emilio Estevez. Il lbro tratta del viaggio fisico e spirituale vissuto dai due durante il pellegrinaggio a Santiago De Compostela. Copie che hanno portato a casa qualcosa come 500 ulteriori dollari  per il Gubbio Project.

Insomma: una serata indimenticabile!

Anna Maria Polidori