Sunday, June 25, 2023

Adriatico Un Incontro di Civiltà di Robert D.Kaplan

Adriatico


Un Incontro di Civiltà di Robert D.Kaplan pubblicato da Marsilio è un
libro bello, erudito, prezioso, pieno di fascinazioni come lo è il nostro angolo di mondo, pieno zeppo di informazioni ma anche di eccellenti spunti letterari. È, soprattutto, un interessante ritratto delle nostre città affacciate sull'Adriatico. Rimini, Ravenna, Venezia, Corfù per citarne alcune prese in esame. C'è differenziazione. Quella che traccia Kaplan è un'Europa inquieta: abbiamo visto dove ci ha portato. Questa di adesso è un'Europa in cerca di certezze, dove queste certezze non ci sono più per tante ragioni. 

È con Trieste che Kaplan ragiona dell'Italia, così bella ma frammentata, divisa, figlia della sua stessa geografia. Prendiamo ad esempio le due isole, Sicilia e Sardegna e poi il Nord sviluppato e il Sud che arranca sempre. Sarà per questo, scrive Kaplan che von Metternich ebbe a dire una volta che "L'Italia non è un Paese ma una semplice espressione geografica" mentre David Gilmour scriverà alla fine del '700 che "L'Italia restava solo un'idea letteraria, un'astrazione, una terra immaginaria, o in parole semplici, un'urgenza sentimentale."

L'Italia unita purtroppo non è stata mai in grado di colmare le differenze abissali tra sud e nord.

Trieste viene paragonata rispetto a Venezia, dove regna un materialismo imperante "Un'anziana aristocratica distinta, una città di gente raffinata ed elegante..."

Al Caffè Stella Polare amava sedersi James Joyce: una città dove visse otto anni e dove ricevette buone nuove da Ezra Pound che gli venne in soccorso...letterario. 

Triste resta un crocevia di popoli che si sono incontrati, scontrati tra di loro. Come in tante altre parti del mondo, anche in Europa, in quella centrale, non c'è più alcuna originalità. Se per esempio quella parte d'Europa era famosa per le contaminazioni ebraiche che tanto hanno regalato alle arti, dopo lo sterminio degli ebrei, qualche cosa di nuovo è fuoriuscito di buono una volta crollato il Comunismo per tornare ad essere tutto appiattito a causa della globalizzazione e del progresso che vuole tutti i luoghi uguali e standardizzati. Che tristezza!

Magris poi nel suo colloquio con Kaplan rammenta come non ci siano più molto ebrei e la cultura austro-tedesca che era fantastica non potrà più tornare quella di una volta. E poi non è detta che l'Unione Europea sopravviverà.

Un consiglio per capire l'Europa? Non andate negli aereoporti ma nelle stazioni dei treni. 

Rumiz a colloquio con Kaplan svela che non è nell'Unione Europea che ci si sente europei. Lui per esempio si è sentito più europeo in un luogo come Leopoli, ex città polacca, ora ucraina a causa delle tante contaminazioni culturali che ci sono: tedeschi, polacchi, ebrei.

In Europa dell'Ovest c'è una forte sterilità che non si avverte nell'Europa dell'Est.

La spinta dell'Islam è irrevocabile e non può consentire nazionalismo ma una modificazione della struttura stessa dell'Europa. Un cambio di pelle ulteriore, insomma.

Ora ci spostiamo nel cuore dell'Europa Cattaro, Podgorica, Tirana e Durazzo, dove le città sono più sciatte, povere, misere sebbene Cattaro abbia una magnificenza tutta sua. Conquistata, invasa da tutti praticamente, turchi, veneziani, austriaci, francesi, russi, inglesi, con influenze ostrogote, bizantine e saracene, bulgare e serbe. Un luogo questo popolato da differenti percezioni perché oriente e occidente vengono quasi a reclamare le loro principali differenze, creando importanti frizioni. Lo vediamo anche con la Nato che vorrebbe inserire il Montenegro, luogo che invece è anche ben visto dalla Russia, con cui questo Stato fa affari in maniera tranquilla. Alcuni residenti, quelli di etnia bosniaca e albanese sono a  favore dell'entrata nella Nato, i montenegrini senza entusiasmo, i serbi sono contrari. Eppure, come scrive Kaplan, più di altri "Questo paese piccolo, e per molti semisconosciuto, continuerà a essere manifestazione della rivalità strategica tra Est e Ovest, destinata a decidere il destino dell'Europa."


Podgorica appare confusa e non fa una bella impressione a Kaplan. La gente del posto rimpiange Tito perché con lui non ci sarebbero stati problemi di droga o criminalità.

Il comunismo del suo ha lasciato tradizioni, consuetudini e una forma mentis precisa.

Mandic era il leader dell'opposizione nel 2018 ai tempi di quest'intervista. È filo russo e parla dei problemi del suo Paese. Dovrebbero essere neutrali mentre il "governo va contro il popolo  e ha preso decisioni che non sono sostenibili, con l'adesione alla Nato e il riconoscimento del Kosovo, (etnìa Albanese.) Per noi la Nato non significa nulla e noi non significhiamo nulla per la Nato. La Nato non ha certo bisogno dell'aiuto delle nostre milizie, le interessa solo il nostro sbocco strategico sull'Adriatico."

Putin d'altronde spiega Mandic non ambisce a ricreare un Patto di Varsavia. Vorrebbe, quello sì, una zona di influenza simil-imperiale nell'Europa centro-orientale.

Dukanov, dal canto suo, filo-europeo, non nasconde che il suo Paese non trova pace. Sembrava tutto semplice, una volta terminato il comunismo, ma poi la guerra intestina che c'è stata ha fatto sì che la gente vivesse in confusio e smarrisse l'ago della bilancia. Gli USA sono assenti, e il suo Paese in caso entrerebbe nella Nato e in Unione Europea perché non ci sono alternative, dice lo statista. Comunque, ammette il politico, ormai stanno entrando tutti in Europa, dai russi, ai turchi. Perfino i cinesi....Però per la gente è chiaro qualcosa: che non possono affidarsi semplicemente all'Occidente.

In Albania ci sono vividi problemi lasciati dal comunismo: l'incapacità di visione e di vedere un modello diverso: non funziona nulla, questa è la verità afferma Rakipi, direttore dell'Albanian Istitute for International Studies.

D'altronde come potrebbe diversamente? Rakipi spiega che da 30 anni c'è sempre la stessa leadership.


Mi fermo qui. Ho tratteggiato due capitoli che ho pensato potessero essere di stringente attualità per capire meglio la complessità dell'Europa e quanta prudenza occorra per tentare di non accendere micce qua e là. Le certezze che abbiamo noi europei dell'Ovest, non sono le stesse degli uomini dei Paesi dell'Est, che, figli di una mentalità diversa, di una storia molto più complessa ed articolata, tribolano a trovare un loro posto. Anche per questo occorrerebbe mantenere ottimi rapporti di vicinato, serietà, comprensione. 



Anna Maria Polidori 

 



Of Love and Paris by John Baxter

 Ah,France, Paris, l'amour...John Baxter, in his latest book Of Love and Paris


Historic, Romantic and Obsessive Liaisons released by Museyon Books focuses on that love-stories that made the history of Paris, because as also affirms the author, Paris is the land of Love. Love doesn't have just  a significance and in this city, Temple of multiformities, expressions, love and sex have many significances: there is not like in this city the possibility to live with freedom every kind of love.


If, writes Baxter, the USA is chosen by for business and for making money, people choose to afford to Paris for a different rythm re-discovering the meaning of love, for loving and being loved as they want.


Which ones the couples taken in considerations in this book? 

George Sand and de Musset, Amedeo Modigliani and Jeanne Hébuterne, Colette and Willy, Jean Cocteau and Raymond Radiguet, Henry Miller and Anaïs Nin, Sylvia Beach and Adrienne Monnier,  Jean-Paul Sartre and Simone De Beauvoir, Ernest Hemingway and Mary Welsh, Serge Gainsbourg and Jane Birkin, Diana, Princess of Wales, and Dodi Al-Fayed, for ending with the love-story of the writer with the wife:  John Baxter and Marie-Dominique Montel.


The book contains many more love-stories that you can read with the curiosity of the discoverer or rediscovering them all again.


Beautiful book! 


Highly recommended.


Anna Maria Polidori 





Wednesday, June 14, 2023

The Swan Lake by Romana Ibragimova

These days the Bolshoi store is electrified thanks to the launch of a new book, The Swan Lake






by Romana Ibragimova. The book is great for adults and children: if your option is the second one, it will be a great introduction to the art of the ballet.

When you'll turn over the richly illustrated pages of the book you can also, pressing a little button to start to listening some music of the Swan Lake. Romana Ibragimova Is owner, also, of the publishing house that released the book, called Romanasbook.


 Pictures by Bolshoi taken by Batyr Annaduryev


Anna Maria Polidori 

On Making Fiction Frankenstein and the Life of Stories by Friederike Danebrok

On Making Fiction


Frankenstein and the Life of Stories by Friederike Danebrok by Transcript was a book suggested thanks to a newsletter sent by Columbia University Press. I accepted to read this book with enthusiasm. 

The book is divided in three parts, treats the book in the main parts plus movies etc inspired by the beloved book by Mary Shelley.  It is a fascinating reading for many reasons. 


This one of Frankenstein is, in fact, an interesting story and the heart of the book, when It will be impossible the thinking of a different escapism when the creature becomes real: from there, the main topic, the elaboration of the story and what there will be in the between will be driven by an important and crucial analysis: what he does look like and and what he is supposed to look like the creature invented by Victor. 


That the invention of Victor is a complete failure is more than known. Our man escapes away immediately after having seen the final result of his hard work...alive.

But there is not just this: through the appearance of this creature, there are other emblematical passages: the maturation, personal growth, and choices made by the creature as well. 


Unfortunately the intelligence and culture accumulated by the monster can't be lived divided by a body that remains his biggest problem because it will be a body never accepted by the society and no one will live in with serenity or normality. This condition changes a peaceful and altruistic guy in a terrible homicidiary creature: and only because he wants to be accepted: accepted by his creator, accepted by the rest of the world.


Some example of productions you'll find in the book. 


The analysis of James Whale's Bride of Frankenstein in 1935, a movie that follows the first one created years before, reminding me for the modality in which it was created at a novel of Boccaccio. There are in fact three protagonists, the writer of Frankenstein, Mary Shelley, Lord Byron, and Percy Shelley all together in a house, "trapped" during a stormy night, in which stories of phantoms, spirits and whatever there is in the between have a certain appeal. 

Penny Dreadful differently mix characters of the historical horror: not just Victor Frankenstein but also Dracula and Dorian Gray for naming some of them.




I thank Columbia Press and Transcript for the physical copy of the book.


Anna Maria polidori 

Leaving the City Health and Happiness in the Other America by Jeffrey Tipton

 Leaving the City Health and Happiness in the Other America by Jeffrey Tipton is an interesting book published by Earth-Books a division of John Hunt Publishing.


What, if people would prefer a countryside, little town or city instead of a crowded city like NYC just for naming one of the biggest crowded cities of the USA?


The author analyzes the level of stress probably accumulated by a city-guy, seeing also how poor can be his quality of life if this one spent in a place too competitive, with poor air quality, big expectations. Chronic stress that, with the time could be cause of important illnesses if not kept under control.


After all big cities are unnatural worlds admits Jeffrey focusing on the big natural tragedies that can affect some of them, like quakes, floods, inundations.

A big city is also a place where, potentially there is much more violence, so a lost of tranquillity in a daily base.


Infectious diseas


es are more happy and cheerful in a big city because of the intense amount of people that a virus, a bacterium can reach with extreme simplicity.

The same COVID has been a real, strong and sadly devastating illness in particular in big cities instead than places less populated, touched for sure by the pandemic, but in a lightest way.


I can tell you that I have personally  seen people of other countries leaving their big crowded cities for our areas, living here during the pandemic.


Why chosing a city or a place less stressing? For a best life-qualtiy. But...If your work is in the city? If you have other exigencies? If you wouldn't want for example lose your environment also if ready for the big change? Don't worry: Tipton has the proper answers for all your questions.


Beautiful, pleasant book. Highly recommended.


Anna Maria Polidori 

Thursday, June 08, 2023

Stefan Themerson Monography

Last weeks I received a beautiful invitation from London: Jasia Reichardt the niece of Stefan Themerson will introduce to readers the monography of his uncle this 13 june. Jasia has always invited me when there are new events on Stefan Themerson and her wife. A memory that Jasia is continuing to keep alive with great energy. 


Written by 13 contributors, each of them space through the eclectic world of Themerson. Published by Themerson Estate, Edited by Jasia Reichardt, Designed by Piet Gerards and

Stephan de Smet, Printed by Wilco Artbooks.






 


Some topics? Semantic Poetry, his family,  his films, Brother Francis and the Wolf of Gubbio, Bertrand Russell, and much more.



I firstly met Jasia and Stefan Themerson's world in 2008 thanks to the opera written by the beloved thinker: St.Francis and the Wolf of Gubbio or Brother Francis' Lamb Chops. Two acts funny, comical, absolutely wonderful!


So, what can we say first of all of Stefan Themerson? He was born in Plock, Poland. He was an eclectic mind: philosopher plenty of humor and sense of adventure, in his existence three the crucial words accompanied him: language, music, images treated under many different aspects.


He invented an opera, wrote 8 children's books, 14 books of prose, novels and essays, numerous articles. He knew three languages and loved to write in three different languages: polish, french and english. 

Which was his opinion on these lands?

He said once: "In Poland when you met someone, their instinct was to doubt your value or worth. You had to prove them. Friendships were hard-won. In Paris, you were accepted as a friend until and unless you did something to lose that status. In London, of course, it’s different, neither one nor the other. There’s this objectivity and you sometimes don’t find out if you are a friend until long afterwards."


Themerson made also several experimental movies, five when he was still in Warsaw and two in London always with his wife, Franciszka Themerson. 


At some point, he decided to leave Poland for the UK. He thought that "Writers are never, writers are nowhere in exile, for they carry within themselves their own kingdom, or republic, or city of refuge, or whatever it is that they carry within themselves. And at the same time every writer, ever, everywhere, is in exile, because he is squeezed out of the kingdom, or republic, or city, or whatever it is that squeezes itself dry."


Themerson learned languages pretty quickly and was ready to publish in english a piece on the magazine Polemic in 1946, while that same years, it was 1948 decided to create at home his own publishing house,  the Gaberbocchus Press for publishing what he wanted and in complete freedom. In the 1950's precisely from 1957 to 1959 Stefan created a so-called Common Room, a weekly forum with a membership. There, you could meet painters, writers actors, scientists, musicians, filmakers, philosophers, poets, actors. They read Beckett, Queneau, Schwitters, Shakespeare. 


Great was his friendship with Bertrand Russell started in 1950 and continued 'till at the death of the philosopher, publishing two books by Russell as well: Good Citizen’s Alphabet in 1953 and History of the World in Epitome, 1962, both with Franciszka Themerson’s drawings. 


The correspondence between Themerson and Russell is now at the McMaster University, Hamilton, Ontario.


Themerson thought that passing the time new generations would have lost what produced by the past ones and this, yes,  would have been terrible. 


Speaking about the comic opera St. Francis and the Wolf of Gubbio written in 1972 we see  the integrity of poor Francis put in danger by the sly wolf. With the promise of not killing arbitrarialy lambs, the wolf agrees with the creation of a factory where selling, so, in a more controlled way, lambs's meat. And putting inside the poor and ingenuous Francis who will remain skeptical and sad because the problem of the killing of that poor innocent creatures won't end but will cotinue, although legally. 


A thematic pretty warm these days in Italy is the one of love, considering the killing of women because of their partners. Themerson on love had precise ideas.

"Love is cruel, and decency is gentle. Love is ugly and decency is beautiful. Love is easy and decency is difficult. Love creates hate."


Stefan Themerson was son of a doctor, an eccentric guy, someone who would have let perform to the wife a piano composition of Chopin for the death of a relative. Stefan remembers the father in this way: "Emotionally – sentimentally romantic; stylistically – naïvely baroque; morally – classically dogmatic; in the conduct of his life – an unpractical realist."



Anna Maria Polidori 














Saturday, June 03, 2023

Eugenio Onegin di Aleksander Pushkin

 Ho letto l'Eugenio Onegin


di Aleksander Pushkin lo scorso mese. Oh, superlativo! Sublime. L'edizione che ho è quella della BUR a cura di Eridano Bazzarelli.

C'ero inciampata tante volte ma a causa della mia ritrosìa verso tutto quello che è composizione poetica, non lo avevo mai letto.


Leggero, aggraziato, sognante, meraviglioso, c'è pathos, attesa, amore non contraccambiato, rivelazione finale...


Le storia è presto raccontata: Eugenio vive una vita protetta grazie a incontri fortunati nella sua esistenza, che gli fanno un pò da paracadute. Passa da una festa all'altra, da una conquista all'altra. Le donne lo adorano, ma lui si stanca di tutte. È più uno che vuol divertirsi che mettere la testa a posto. Un giorno muore un suo zio che gli lascia tanti terreni e una bella villa in campagna. Inutile dire che Eugenio vi si trasferisca.

Lì vive una vita tranquilla, alla fine perfino lagnosa per lui abituato alla città.

Una ragazza ancora non maritata, Tatiana, si innamora di lui e gli invia una lettera facendogli conoscere i suoi sentimenti. Eugenio non risponde, anzi, se ne va via senza dire niente e senza salutare. 

Tatiana soffre molto, ma alla fine decide grazie ai suoi parenti di trovare un uomo e sposarsi. Così accade. Il suo è un ottimo matrimonio, che, inutile dirlo, la cambia caratterialmente. È sicura di sé, padrona dei sentimenti, delle emozioni e del destino che ha incontrato.

Così, quando rivede Eugenio invitato ad una festa, gli tiene testa e lo farà sino alla fine, e al loro ultimo drammatico incontro. Infatti Eugenio scriverà una lettera per lei in cui confessa ora il suo amore. Una confessione tardiva, ammette Tatiana, che l'avrebbe resa felice anni prima, ma con cui non sa che cosa farsene al momento. Intendete: Tatiana ama Eugenio, e glielo dice. Avrebbe preferito rimanere nella piccola casa con il giardino selvatico, la piccola mensola con i suoi libri preferiti, il cimitero dove è sepolto chi le è caro a questa vita di lusso e apparenza. E la felicità era a portata di mano, gli rinfaccia.

Una felicità che Eugenio non ha voluto o saputo cogliere e che ha fatto poi pensare alla ragazza che fosse bene sistemarsi e dimenticare quell'uomo. Ora vive nell'alta società: suo marito è a contatto con la corte, lei è ricca, la sua casa è lussuosa. Non era quel che voleva, no. Lei era alla ricerca della semplicità e di un uomo che la amasse e che fosse contraccambiato da lei. Implicito il fatto che si sia sposata più per dovere che non per amore, ma...Cos'altro poteva fare?


Il suo destino, quello che le è successo di buono nella vita è strettamente legato alle scelte fatte da Eugenio. 


Ed allora diventa meschino per Eugenio, gli rinfaccia Tatiana, tornare e reclamare il suo amore. Lo fa per interesse? Lo fa perché sinceramente colpito? Perché pentito? Nulla ha più valore, perché la vita ha scelto per entrambi un destino diverso. 


Mentre leggevo l'Onegin ho pensato che così tanta bellezza riversata in versi al giorno d'oggi sarebbe impossibile, purtroppo. 


Da leggere! E rileggere!


Anna Maria Polidori 



Thursday, June 01, 2023

La Libreria dei Gatti Neri di Piergiorgio Pulixi

 La Libreria dei Gatti Neri


di Piergiorgio Pulixi è un nuovo giallo edito da Marsilio Lucciole.


Che cosa dire?


Spaventoso e raggelante da principio. Marzio Montecristo è un ex insegnante che ha dovuto lasciare il posto di lavoro per poi aprire una libreria nel centro di Cagliari specializzata in gialli. Il commercialista di Marzio aveva proposto pizzerie, settore alimentare che bene o male non conosce crisi ma Marzio aveva puntato i piedi e coronato un sogno. Ha ora una commessa, Patricia ma se l'era vista brutta. Poi, per fortuna Nunzia, una signora che aveva preso a ben volere questo ragazzo, cambiò in meglio le sorti della libreria. 

Sì, perché Marzio non è un tipo diplomatico, e qui, ve lo dico subito... 

Se i librai italiani pensano quel che pensa Marzio, non entro più in una libreria! 

Non è un tipo riflessivo o che ama donare alla sua clientela molto tempo o che lascia spaziare i clienti all'interno del negozio in libertà. Sarà che a me piace leggere trame dei libri, valutare, riflettere, perdermi a lungo in un luogo. No, decisamente Marzio non sarebbe un libraio che mi piacerebbe!

 

La pietosa approssimazione con cui non mi imbattevo da anni, dei nostri lettori, insicuri e incerti su che cosa acquistare (ma poi sarà sempre così? mi chiedo) rende il lavoro molto complesso. Non c'è chiarezza da parte della gente che prova suo malgrado ad acquistare, sebbene abbia a volte idee confuse: di sicuro c'è da parte di Marzio la sua indisposizione ad aiutare a trovare la prossima lettura. Il libraio, e questo Marzio non lo fa, deve venire incontro alla clientela.


Nel passaggio in cui una signora entra nel negozio e chiede di acquistare un libro per regalarlo a una persona che solitamente non legge le risposte fornite da Marzio sono estremamente deprimenti. Se una signora vuol regalare a una futura potenziale lettrice un libro, ci deve essere ancor più entusiasmo da parte di chi vende, nel proporre soluzioni, libri con una trama così bella che possano invogliare un non-lettore alla lettura, trasformandone la vita. Un pò di ottimismo, per piacere!

Scusate se mi accaloro, ma se continuiamo a pensarla così resteremo fermi a un libro per anno in Italia dei lettori deboli contro i cinque, ben cinque, dei nostri cugini francesi.


Ok: ciò detto, la trama: la polizia locale era già ricorsa all'aiuto di Marzio e di quel gruppo di lettura di libri gialli che Nunzia, prima di cadere malata, aveva messo in piedi, permettendo a Marzio di continuare l'attività.


Questa volta la grana è grossa: un tizio, a ripetizione uccide. Entra nelle case, seda la gente, che, una volta rinvenuta dovrà fare scelte terribili...Poi uccide. Se ne va sempre con una frase sibillina...Tanti delitti, ad aiutare Marzio ci penserà però Nunzia che in uno sprazzo di lucidità mentale sbloccherà le "indagini" del libraio e dei suoi amici.


La libreria ha due gatti che si sono palesati un giorno così su due piedi e ribattezzati da Marzio Miss Marple e Poirot. I guardini delle letture più misteriose...


Senz'altro raccomandato!


Anna Maria Polidori