200 Book Reviews Frequently Auto-Approved 2016 NetGalley Challenge Reviews Published Professional Reader

Sunday, February 15, 2026

Margaret Atwood Cahier de l'Herne

 In questo nuovo cahier de l'Herne, viene presa in considerazione una delle scrittrici più amate ed acclamate dei nostri tempi: parliamo di Margaret Atowood,


una donna che sa parlare ai cuori. La sua produzione passa dal registro narrativo, ai libri per bambini, sino ad abbracciare la poesia. Nata in Canada e fervente attivista ecologica, la scrittrice non ha mai disconnesso se stessa dall'importante relazione che deve intercorrere tra l'uomo e la natura.
La Atwood non si ferma a questo: analizza la donna e lo fa prendendo spunto dall'ambiente circostante, e dalle situazioni sociali, spesso sfavorevoli, che il gentil sesso incontra. Nei suoi personaggi troviamo la forza di ribadire qual'è la propria identità, sempre difesa attraverso la resistenza e la resilienza, due aspetti della stessa medaglia.
Atwood si fa sentire a livello politico esprimendo decisamente le sue idee a più riprese: punterà il dito verso gli Stati Uniti e l'avventura in terra iraqena, non risparmiando feroci critiche al Paese che confina con il suo: al tempo stesso descriverà il Canada, luogo a volte inospitale per il freddo, meraviglioso per la sua natura e i grandi spazi. Questo col tempo ha contribuito a forgiare una coscienza culturale canadese e la costruzione post-coloniale. 
Margaret Atwood ha rinunciato ad una completa e brillante istruzione ad Harvard per iniziare la sua attività letteraria. 
Quando le è stato comunicato dalla casa editrice L'Herne che sarebbe sorto un Cahier tutto dedicato a lei, ha recepito con grande gioia la notizia, contribuendo in diverse modi alla costruzione dello stesso. In un capitolo la sua dedizione per la splendida Lenore, fidato animale di compagnia che alla morte la renderà triste, perché è stato come perdere una cara amica.
La terza parte del cahier, è dedicata al fertile mondo immaginario e visionario creato dalla scrittrice, con le sue protagoniste, Circe, Penelope e le sirene. Perché questa scelta da parte della scrittrice? Per eliminare gli stereotipi che erano stati affibbiati a queste donne e per fornire una nuova rilettura. Qui la donna gioca un ruolo diverso, diventando duplice, doppia, mai univoca. 
Una riscrittura interessante di uno dei miti omerici più significativi. Ma non si ferma solo ai miti, Margaret. Immagina in un racconto fantastico in tre parti, un mondo post-apocalittico. Davvero una scrittrice dalle mille sfaccettature! e dall'universo emotivo brillante. 


In this new cahier of L'Herne, it's taken in consideration one of the most beloved authors of our times: Margaret Atwood. A woman, this one, in grade to speak to everyone, and let's add this, she is a complete writer. She can span in fact from poetry to narrative, children books, writing as well essays of great impact. Born in Canada, great is the environmentalist crusade she started, for, as well, the creation of a cultural identity of a land that can be sometimes, climatically extreme but also tremendously fascinating.
Politically, she has always expressed her strong opinions and  what she thoughht in different occasions, like also when Iraq was invaded by the USA. 
Margarest studied at Harvard, Massachusetts, deciding at some point to interrupt her studies for a complete dedication to literature and the world of words.
When the writert understood the desire of L'Herne to create a Cahier dedicated to her, she offered to the publishing house complete disponibility, contribuiting actively to the process of creation of this book. Poetries are close to essays on reading for example, but also letters. One of the contributions I found more interesting is the interview with the feench translator of Atwood, Christine Evain. but also a short essay of Margaret on the importance of freedom of expression for not to live under a tirannic state. The case was the one of Salman Rushdie.

Anna Maria Polidori 

Saturday, February 07, 2026

Ho Servito la Regina di Francia di Edoardo Pisani

Gran bel libro Ho Servito la Regina di Francia


di Edoardo Pisani edito da Marsilio: molto interessante sotto tanti punti di vista. 

La prima parte è a dir poco esilarante  nonostante tutto: 38 anni, Giorgio Mavi ha pubblicato sei libri ma non ha ancora sfondato. È frustrato, triste. Vive con i suoi: non ha entrate in grado di renderlo autonomo. Quando la madre muore per una malattia, il ragazzo e il padre cominciano una sofferta coabitazione. Il padre non reagisce a stimolo alcuno. Ex poliziotto, l'unica cosa che gli piaccia fare è vedere polizieschi in TV.


Giorgio appare «spacciato». Le stramberie del vecchio sono infatti tante. Fa il bagno senza mai togliersi la divisa che indossava: è irriconoscibile. 
In tanta sofferenza, Giorgio ha un fratello con cui è in piena sintonia. Vive a New York, ha moglie, figli ed è un uomo pienamente realizzato. Le sue videochiamate lo aiutano e almeno con lui il padre recita la parte della persona che sta bene e reagisce. Chissà come mai con certi figli i genitori fanno così! Vallo a capire, pensa Giorgio.


Naviga su internet, Facebook, Instagram ossessivamente. Sua madre era stata la sua unica lettrice e morta lei adesso non avrebbe più scritto. Per chi scrivere? La madre amava Dickens, David Copperfield era il suo libro preferito.
Una sera, al PC gli arriva un messaggio da una sua ex compagna di scuola: «Organizziamo una festa per ritrovarci tutti insieme. Sei dei nostri?»
Giorgio ci pensa. Era stato perfino bullizzato, però... perché no? La festa non va poi così male, i bulli sono ora diventate personcine tranquille e nel mentre, viene menzionata un'insegnante, la Passiotti, che Giorgio ricordava con affetto. Un brutto fattaccio, pareva che l'insegnante avesse toccato impropriamente uno studente l'aveva gettata in disgrazia e ora era ricoverata in una RSA perché affetta da grave demenza.
Giorgio decide di andarla a trovare. Porta con sè qualche libro per ammazzare il tempo. Quando la vede pensa: «Certo, la prof è proprio malridotta» ma scopre presto che quella è tutta una recita.
Giorgio la vuole salvare. È un grande desiderio della prof rivedere Parigi: così dopo le dimissioni dalla struttura per anziani, Giorgio porta la prof a casa sua. Il padre l'accoglie con vivacità. Almeno ha altre persone con cui interfacciarsi. 

L'idea era quella di lasciare da solo Sergio, il padre di Giorgio, ma la prof lo vuol portare con sé. Tutti a Parigi, dunque!


Qui, rispetto ai libri che ho letto su Parigi, e non ne perdo uno, ho conosciuto una città ben diversa. Dico la verità: questa parte mi ha messo un po' di tristezza.
Non vorrei mai andare a Parigi per vedere le tombe degli scrittori. Non  vorrei andarci per la morte. È la città dell'amore, della vita.

Shakespeare&Co. viene menzionata ma non nei termini lusinghieri come spesso vien fatto.

Ovviamente avendo a che fare con degli anziani, c'è sofferenza durante la visita alla Tour Eiffel, al Louvre dove il padre di Giorgio avrebbe voluto vedere un quadro sul Diavolo e Faust che giocano a scacchi che poi non viene trovato (mi chiedo se non fosse stato possibile chiedere informazioni).

Ma è la professoressa Passiotti quella che si rivelerà estremamente astuta: ha convinto un suo ex studente buono e caritatevole a portarla a Parigi per poi....

Guardate, più dei libri, più della prof, più di Giorgio, più della Passiotti, il protagonista di questo romanzo è in realtà il suicidio, menzionato così tanto nel libro, da renderlo alla fine innocuo.

È un romanzo molto bello! Mi ha divertito. Pisani ha battute favolose e sa essere molto accativante!



Anna Maria Polidori 

Wednesday, February 04, 2026

Nella carne di David Szalay

Questa storia ve la devo raccontare. Una sera Claudia Fofi, nipote del compianto Goffredo Fofi, lancia l'idea di un book club a Gubbio. Dico di sì. Certo magari d'inverno non mi vedranno, ma perché no?
Passano i giorni e una pubblicità di notte su Instagram tra un passo a due e un arabesque di qualche ballerino attira la mia curiosità: una signora posta una foto di un libro scattata al bar dell'Antico Giardino di Umbertide. Sì, dove le signore inglesi vendevano libri per Books for Dogs.
Sono legata a Umbertide per tante ragioni: prima fra tutte quando scrivevo per il Corriere dell'Umbria, i pezzi uscivano sotto quella pagina. 
La contatto ed esce fuori che ha un book club anche lei. Entro. (Ultime: lo hanno istituito anche a Pietralunga, quindi siamo a tre!)
Trovo tanta vivacità, il libro viene scelto per votazione. Prevale Nella Carne


di David Szalay pubgblicato da Adelphi.
Contatto la biblioteca di Gubbio. "Ha vinto il Booker Prize 2025, dovrebbe essere bello". In effetti se leggete quel che scrive la casa editrice, ve ne innamorate subito:

"È un cerchio perfetto la vita di István, che si dipana in un’alternanza di successi e disfatte sullo sfondo della storia europea degli ultimi quarant’anni. Dall’Ungheria a Londra e ritorno, dal crollo della Cortina di ferro alla pandemia, passando per la seconda guerra del Golfo e l’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi dell’ex blocco sovietico, la sua è la parabola di un uomo in balìa di forze che non è in grado di controllare: non solo quelle all’opera sullo scacchiere politico del Vecchio Continente, che lo manovrano come un fantoccio, ma anche quelle – istintive – che ne governano la carne, spesso imprimendo svolte decisive alla sua esistenza. Tutto – i traumi e i lutti, i traguardi raggiunti e le potenziali soddisfazioni – lo lascia ugualmente impassibile, pronto a fronteggiare ogni accadimento, dal più fortunato al più tragico, con l’arma del suo laconico: «Okay». E forse è davvero questa l’unica ricetta per attraversare incolumi il tempo che ci è concesso in sorte: solcarlo senza illusioni, abbandonandosi alla corrente. Con questo romanzo David Szalay ci consegna un personaggio insieme magnetico e respingente, un discendente ideale della stirpe di Barry Lyndon e Meursault – e si conferma uno dei più singolari e ironici cantori del nostro acuto smarrimento". 

Mi immaginavo un bel libro! Mi immaginavo qualcosa ad ampio respiro. 
Ho visitato il sito del Booker Prize 2025, visto la regina Camilla premiare David. Però! Ho pensato.

Il libro arriva in biblioteca. Lo vado a ritirare. Sì, non è Nicolas Barreau, quello è il mio genere, però non capisco l'imbarazzo della ragazza che me lo passa.
Sarà una mia impressione, penso. Eppure le sensazioni sono giuste. Lo comincio a leggere.

Allora: diciamo subito che i dialoghi sono ridotti all'osso e sono tantissimi. Questo vi agevolerà di brutto la lettura. Quindi, se avete poco tempo, è il libro  giusto per voi. E, oh: è un soft porn; non può essere classificato diversamente, perché quel che governa la storia di quest'uomo è il sesso. 
  
Non ci riesce con le coetanee quando è adolescemte. La madre pensa di sdebitarsi con una vicina di casa che le ha fatto un piacere, inviando il figliolo ad aiutarla a portare la spesa. Sapete no, come va: porta oggi la spesa, portala domani, la signora 42enne inizia il ragazzino al sesso. 
Solo che Istvan si innamora e così ne combina una grossa. Va in riformatorio. È borderline ma ce la fa a non cacciarsi in guai tremendi. Lo ritroviamo a Londra, dove diventa un agente di sicurezza. Un signore facoltoso gli fa avere un posto per la scorta a personaggi facoltosi. 

Ormai è da un po' che è al servizio di questo signore, sposato con Helen. Helen è annoiata dal marito anziano sebbene lo ami, e inizia con lui una relazione. 
Pareva una storia di solo sesso, invece i due si sposano quando il marito di Helen muore per malattia.
Nasce un bambino, Jacob. Penserete voi, c'è l'happy end. No: perché dal primo matrimonio è nato un ragazzino, Thomas, che passa il tempo a farsi di eroina ed odia di un odio viscerale Istvan perché gli ha portato via la mamma. Il sospetto della relazione riferita al marito di Helen farà sì che tutto il patrimonio vada a Thomas dopo il 25esimo anno di età.

Così alla fine, tutti perderanno tutto. Meno Thomas.

Ecco, visto così il romanzo è quel che è.

Però direi che c'è di più. 

Certo: il registro linguistico è ridotto all'osso, è.... cinematografico come approccio. Battute secche, poche parole. La cosa è disturbante perché arrivo a pensare che forse a Helen riesca di dire qualche parola in più di OK. La dice, ma siamo sempre rasoterra. 

Ritengo interessante il rapporto con il figliastro Thomas, sebbene nessuno dei due faccia un passo avanti per appianare la cosa. AAnzi: forse vien fatta dai coniugi ma in maniera sbagliata.


Per paradosso quella che parla di più in tutto il romanzo è la mamma di Istvan, che, invitata dai due, si accorge delle tensioni con il figlio di primo letto di Helen. Chiederà ragguagli a Istvan, preoccupata. 
Sì, perché al momento il suo ragazzo ha tutto, ma può riperdere tutto. Ed è quello che succede.

Troviamo l'egoismo di Thomas, salvato da Istvan senza che ci sia alcuna forma di ringraziamento.
Forse voleva morire: se Istvan non l'avesse salvato avrebbe avuto tutto. Ma a che prezzo?

Troviamo anche le disgrazie che ci sono al giorno d'oggi, capaci di stravolgere le vite.

Nonostante i voli pindarici il protagonista torna in loco.
Come finale appare perfino irrealistico. Si spera che in Regno Unito, dove vive, abbia infatti sviluppato dei contatti capaci di tenerlo lì, ma l'autore vira e fa di tutto per riportare Istvan in quell'Est da cui era partito in cerca di fortuna.

Questo libro non è la mia tazza di tè preferita perché per me è un romanzo troppo forte, però più ci penso e più credo che ci siano tantissime tematiche che possano essere discusse. 
Figli, relazioni interpersonali, donne, droga, Est, Ovest, accettazione e rifiuto, abuso di droghe, incontri che diventano sempre in Istvan destini e conseguenze: incastri che permetteranno al protagonista di scendere negli inferi, salire in Paradiso per poi ridiscenderne di nuovo. Sonoramente. 

Anna Maria Polidori

Tuesday, February 03, 2026

Christmas Stories di John B. Keane

Torniamo al Natale con questo libro di John B. Kean Christmas Stories


edito da Mercier Press.


Troviamo diverse storie che riteniamo possano piacere molto. La prima che vi segnalo, è molto carina. Ci parla di un babbo che ha perso il lavoro e della possibilità che possa diventare un postino. Non viene raccomandato da chissà chi, ma dalla figlioletta che un giorno si reca all'ufficio postale tutta preoccupata, chiedendo se potessero offrire il posto al padre che aveva di recente perso il lavoro. L'anziano postino deve scegliere. Non può non pensare che quest'uomo sia il candidato perfetto, per un perfetto e prezioso regalo di Natale.

Ah, il Natale!!! Chi non riceveva una volta pacchi e lettere da amici e parenti lontani? 

Ho trovato tanto commovente la storia del postino e della signora anziana. Questa signora viveva da sola da tanti anni. Suo figlio se ne era andato di casa senza più farle avere notizie. La signora attendeva ogni giorno dell'anno missive dal caro figliolo, ma in particolare a Natale, quando tutti dovremmo essere ricordati: ma ogni volta per lei non c'erano notizie da parte del figlio Nonostante questo postino fosse oberato di pacchi e lettere, biglietti d'auguri e cartoline da consegnare alle vicine di casa, non ne aveva mai per questa signora. Un giorno si impietosì ,  preparò una lettera da parte del fantomatico figlio  e gliela portò.

Oh! L'arrivo di una lettera da parte di questo figliolo rese la donna felicissima! "Vede? Mio figlio non sapeva scrivere! Adesso ha imparato e si è rifatto vivo! Oh, lo sapevo che c'era del buono in lui, lo sapevo" disse tutta felice al postino mentre stringeva al cuore la lettera.

In un'altra storia troviamo un signore ottimista che consiglia vita salutare ad una signora che ha alcuni piccoli problemi di salute e rinfranca il cuore a due donne. Quest'uomo era una persona talmente tanto positiva che tutti praticamente l'avrebbero voluto avere attorno perché non aveva mai pensieri negativi. 

Un altro  storia meravigliosa  parla invece di un lattaio che pure lui riusciva in un modo o nell'altro a comunicare estrema serenità alle coppie così da renderle ancora più armoniche. 


La storia del ragazzo ubriaco che salta la messa di Natale, vede una Banshee e riceve la strigliata del padre, che poi tutto sommato lo perdona alla grande, mi ha fatto sorridere. 

È un libro che consiglio a tutti quanti perché ci sono delle storie molto simpatiche e la magia dell'Irlanda trasuda in ogni pagina.


Anna Maria Polidori 

 


Sunday, February 01, 2026

Le Temps de la Fin di Gunther Anders

 È un libriccino denso di concetti quello di Gunther Anders, Le Temps de la Fin


edito da L'Herne.
Ci parla di una problematica che, di certo, l'autore ha sentito tantissimo essendo nato nel 1902. Sarebbe morto nel 1992: l'utilizzo della bomba atomica ad Hiroshima e Nagasaki da parte americana.  
Quello che colpisce di questa analisi è il passaggio dell'umanità da un genere di mortali a genere mortale. Sì, c'è differenza. Tanta. Prima della bomba atomica nessuno avrebbe potuto annientare l'umanità o parte di questa: dopo niente è stato più come prima e quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo è un degrado della storia, scrive Anders dove l'umanità, dove la gente non è altri se non una cosa tra le altre cose e tristemente, scrive il pensatore, la storia potrebbe ridursi a un avvenimento finale. 
Sarebbe un suicidio collettivo, in realtà, quello atomico, non manca di scriverlo Anders. Semmai arriverà quel momento, l'umanità stessa  vorrebbe questo finale. 
Ci sarebbe da discutere, qui, penserete voi. Le guerre vengono dall'alto e non dal basso e chi decide non è una persona comune ma un capo di Stato per tutti. Ben difficilmente la gente vorrebbe morire tutta quanta arrostita o vaporizzata. Certo: l'autore non manca di sottolineare che un piccolo manipolo di uomini sarebbe colpevole per questo fatto e l'altra parte, la maggioranza, innocente, anche perché ignara. Ad Hiroshima nessuno immaginava quel che sarebbe successo e la vita scorreva tranquilla quella mattina. 
Un'altra acuta osservazione di Gunther è questa: chi ha l'arma nucleare vive meno sicuro di chi non ce l'ha. C'è una diversa libertà, pensiamo nel poter utilizzare solo semplici armi senza dover avere perfino il pensiero di qualche cosa che ci dovrebbe essere estraneo. Armi dalla capacità distruttiva tremenda. Anders non manca di sottolineare le differenze tra un'apocalisse vista con occhi cristiani e una invece nucleare.

Anche io sono cresciuta con questo spettro, con questa angoscia, perché quello che ha lasciato in eredità all'umanità la seconda guerra mondiale, (assieme alla vergogna dello sterminio di ebrei, gente malata, rom e minoranze di vario tipo), è stato un terrore nuovo, un pericolo pazzesco per il mondo. Su questo non ci sono dubbi: con l'uso dell'atomica il mondo non è stato mai più quello di prima.

Ringrazio l'E

ditions de L'Herne per questo libro.

Anna Maria Polidori 

Saturday, January 24, 2026

La Gatta - Colette

 La Gatta 


è un breve racconto scritto da Colette e pubblicato da L'Orma Editore. 

 

La tematica in questo caso, è particolare ed apparirebbe comica, se non ci fossero risvolti pesanti: parliamo dell'adorazione e della fissazione del protagonista, Alain, prima fidanzato e poi marito di Camille, per la sua gatta, Saha.

Alain ha subito provato una profonda connessione per questa gattina, Saha. L'ha presa da piccina. Un batuffolino carino, che poi è diventato il fulcro delle sue giornate. Osservarla, seguirla, farsi fare le fusa da lei?  Quanto di più bello Alain possa volere. 

Alain afferra i comportamenti della gatta, i suoi malumori, le sue gioie.
Dove possibile, questo ragazzo è molto più critico nei riguardi della moglie a cui trova una miriade di difetti, (troppo moderna, troppo emancipata) mentre protegge ed ama di un amore incondizionato e cieco la gatta. 
 
Camille non intuisce manco vagamente che il fidanzato, poi marito voglia forse più bene alla gatta che a lei. 

Appena sposati, Saha resta dai genitori di lui: però l'animaletto comincia ben presto a soffrire non ritrovandosi sempre tra i piedi Alain, a cui è molto affezionata.


Allora Alain, assolutamente d'accordo con Camille porta con sè la gatta, che diventa a poco a poco, di fatto, la rivale diretta di Camille, la quale, esaperata alla fine le proverà tutte per rimuovere quell'ostacolo con le conclusioni che potete immaginare.


Non c'è in realtà un finale sereno in questo racconto, perché, donne o animali, quando c'è una rivale, le cose cambiano irrimediabilmente!

Colette non si smentisce mai. Mente brillante, stile di scrittura elegante, vi delizierà con un racconto che non potrà non farvi pensare. 



Anna Maria Polidori 

Thursday, January 08, 2026

The Children's book of Irish Folktales by Kevin Danaher

 It's a story that must be told this one. 
Weeks ago removing some books from bookshelves I rediscovered Favourite Poems we Learned in School by Thomas F. Walsh. I started to read some of them.
It was an used book this one and the person who had firstly bought it, did it at An Café Liteartha in Ireland. 

The publishing house is the Mercier Press. I visited their website a day I had some spare time, discovering a good bunch of books I would have wanted to read. I so contacted the publicist and they sent me some of them. What I love of Ireland, a country never visited, but constantly loved by me, are in particular their legends, their traditions, lost in the night of the times.

The first book I read has been: The Children's book of Irish Folktales


by Kevin Danaher. I read it in a few hours. Wonderfully well illustrated, these 14 folktales represent stories shared by friends, relatives and neighbors of Danaher, during the nights, they sat close to the fireplace for spending time together: in that occasions they loved to share fantastic stories or stories with a strong touch of truth.

So, we will meet histories of punishment like the one of the lady with a pig headed child, or story of a girl in grade to change her destiny still built only in the mind, true, but maybe possible if she wouldn't have too pride: the story of the wise men of Muing an Chait is hylarious and with a wonderful happy-end. There is the folktale of Séan, who becomes the mayor of a town, removing himself from a miserable existence without having done it ...directly: the one of a tailor and the hare woman will let us understand that every person we meet leave inside us something (in his case, outside, eeek): then there is the story of another tailor this time busy in the killing of three giants. A folktale I found particular suggestive was the one of the Griffin.

It's a wonderful pleasant reading this one because you will discover the simplicity with which you'll enter in a dimension of fantasy and story-telling where you would want to remain as more as possible.

Anna Maria Polidori