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Wednesday, April 08, 2026

Mademoiselle Christina di Mircea Eliade

 È un romanzo di "vampirismo rumeno" Mademoiselle Christina


di Mircea Eliade

. Mircea, filosofo, saggista, romanziere, da sempre interessato a storie di folklore, ha scritto questo lavoro nel 1936 in sole due settimane. Di recente pubblicato dall'Editions del L'Herne, ci offre spunti interessanti. Cominciamo col dire che è una lettura  forte. Il romanzo è stato paragonato al Dracula di Bram Stoker

, ed è uno dei libri più rappresentativi sull'argomento. Certo, qui troviamo uno stile molto "dialogato", mentre la bellezza espositiva del romanzo di Stoker è rappresentata soprattutto dalla forma scelta: un epistolario che fornisce un'enorme profondità di pensiero. 

Dimenticate il vampiro con i canini, pronto a succhiare sangue. Qui siamo alla presenza di un trigoi, che poi non è altri che il «vampiro rumeno». Vediamolo da vicino, sottolineando che il nostro trigoi, Mademoiselle Christina è bellissima, estremamente lasciva e perturbante, capace di irretire senza difficoltà il nostro protagonista, il povero Egor. 

Il trigoi rumeno, leggende nate ben prima del Vampiro di Polidori, poi ci arriviamo, ogni notte si risveglia senza pace.  Potenzialmente potrebbe diventare un animale, avvalersi dell'invisibilità, altro dono conferitogli dall'oscurità. 
Deve stare tra i vivi per rigenerare il suo potere energetico. La descrizione è abbastanza brutta: potrebbe essere calvo, avere la coda: d'altra parte, capirete bene da voi, queste sono creature dannate, 
Può prendere sembianzee di  animali.  Può essere perfino uno stregone o una persona con la capacità di lasciare il corpo per vagare ovunque: il secondo tipo, più temibile, è un morto che torna per perseguitare e tormentare parenti ed amici. 

I contadini rumeni sapevano che causava grossi danni così, quando individuavano il morto che per loro tornava in vita la notte a disturbarli non facevano altro che riesumarlo e trafiggergli il cuore 
con un paletto. Il vampiro rumeno come il nostro letterario non sopporta le preghiere. A differenza del nostro, il trigoi ambisce soprattutto a "succhiare" l'energia vitale dagli e degli altri. Ed in tal senso chi di noi non ha incontrato figure vampiriche che sembrano toglierci energia vitale? Credo tutti.

Possiamo perciò asserire senza ombra di dubbio che John William Polidori,

il medico di Byron

abbia di fatto modernizzato questa creatura infernale scindendola da quella conosciuta in Romania.
Anzi: John, uno dei tanti amanti del depravato Byron, si ispirò alla figura dissoluta e perversa dello scrittore per il personaggio di Lord Ruthven. 
William scrisse questo racconto quando la Shelley 


compose il suo Frankenstein. 
Era l'estate del 1816 e questo gruppo di creativi, Byron, Shelley, John Polidori, Percy Bysshe, Mary Wollstonecraft Godwin e Claire Clairmont, (quest'ultima sorellastra ed amante di Byron) si trovavano a Villa Diodati sul lago di Ginevra. Era un gran tempaccio. Pioveva sempre. I nostri si annoiavano.
Chissà chi ha proposto la cosa, fatto è che questi quattro amici decisero di scrivere tutti una storia di fantasmi. Stavano sorgendo due personaggi che sarebbero entrati nella leggenda gotica e che avrebbero ispirato migliaia di lavori: Il Vampiro, e la Creatura di Frankenstein. L'opera di Polidori, viene "rubata" da Byron che la pubblica con il suo nome nel 1819: storia controversa questa, Polidori e Byron discutono. Debole di nervi, il primo tenta di ammazzarsi. Byron intanto lo allontana. Polidori lo ama alla follia e da allora non troverà più pace,  facendola davvero finita una volta tornato a Londra. Era il 27 agosto 1827. Lega il suicidio ad una sostanza cui prende ispirazione Mary Shelley per Frankenstein. Per sempre uniti. Per sempre amati. Nonostante tutto.


Quello che ha fatto Polidori invece letterariamente è stato definire una figura caratteristica, alto borghese, dissoluta. 
Stoker avrebbe terminato infine l'analisi cominciata da Polidori col suo Dracula, caratterizzando di fatto un non-vivo, ma manco un non-morto. Di certo, però, una creatura dannata prigioniera dell'oscurità e del male, che non avrebbe mai più potuto ambire a tornare nel regno della Luce o, se vogliamo, alla vera vita.

Arriviamo alla nostra ammaliante Mademoiselle Christina.

Mademoiselle Christina quando compare non scinde mai le sue visite da questo persistente profumo di violette.
La storia, un po' come nel Dracula di Bram Stoker, vede l'arrivo su invito di Sanda di Egor pittore di Bucarest. Il giovane non tarda a capire che non è proprio capitato in un luogo sereno. L'abitazione è all'abbandono; e più in generale è lo stato emotivo che respirano tutti i personaggi a spaventare il nostro eroe. C'è tanta stanchezza, nessuna vitalità. 
Assieme a lui c'è un archeologo, M. Nazarie.
Nazarie sarà forse il primo a scoprire perché quella casa è così strana, con personaggi così inquietanti: Sanda è la figlia della signora Mosco mentre Simina è la sorellina di 9 anni di Sanda. Sì ma voi non dovete pensare ad una graziosa bambina ma ad un essere infernale tanto quanto Christina, con cui lei stabilisce una profonda connessione demoniaca; connessione che, grazie alla sua giovane età è amplificata e dirompente. Nonché priva di cuore.
I due convenuti, Nazarie è un archeologo, vengono a conoscenza che in quella casa ci fu decadi prima un efferrato delitto cercato, diciamo così, dalla protagonista, una ragazza estremamente depravata. Parliamo di Christina, di cui c'è un bellissimo ritratto che non tarda ad irretire il più debole di nervi, dei due: Egor. Era davvero stupenda, pensa. E questa fascinazione aiuta Christina ad "abbordarlo" telepaticamente per le sue spregevoli finalità.


 Intanto Sanda si ammala di una malattia che non ha nome, ma che la costringe a letto, sempre più debole e sfinita. Sanda è la ragazza di Egor e il ragazzo pensa che l'unica soluzione sia quella di portarla via da lì il prima possibile. Di scappare. 
Ma è una maledizione anche quella perché non ce la farà! 
Non ha fatto i conti con Mademoiselle Christina e il suo strisciante potere di persuasione e seduzione. 
Capirete bene come l'arma seduttiva sia importante ed indispensabile per queste creature della notte al fine di ottenere quel che vogliono. Un'arma per ingraziarsi le persone e per poi dopo renderle prive di vita. 
Quel profumo di violette che amava tanto Christina stordisce Egor, che vorrebbe andarsene. Recita le preghiere quando il fantasma di Christina si avvicina a lui: si chiude a chiave dentro la sua stanza, pensando che ce la farà, resisterà. Che cosa ci vuole, dopotutto?  ma alla fine soccomberà a questo diavolo. 

Egor, che presto sarà oggetto delle lascive attenzioni di Mademoiselle Christina dovrà anche fare i conti con quel demonio di Simina: una creatura che Egor odia profondamente e che affronta tante volte con fare estremamente rude e deciso. Inutile dirvi che Simina si farà beffe di lui. È più forte. Ha la forza sovrannaturale di Christina. Odia tutti Simina. È il personaggio di maggior impatto, Christina a parte per me: dissoluto, di rara bruttezza, perché contaminata con grande maestrìa da Christina. 
Se Christina appare solo di notte, il lavorìo cominciato da lei viene continuato durante la giornata da Simina. Egor finirà per diventare fragilissimo, soprattutto quando la faccenda della salute di Sanda vira per il peggio e lui incontra fisicamente Christina. Sembra tutto bello però succederà qualcosa che scatenerà un altro inferno.
Da questo inferno, penserete, i protagonisti ne usciranno vincitori. Viene distrutto il ritratto di Christina, e viene fatta giustizia. Ebbene: in questo caso non vissero affatto tutti felici e contenti una volta uccisa Christina una seconda volta, perché questa creatura ha promesso tante maledizioni a Egor mentre anche gli altri protagonisti faranno una finaccia! così come la casa.

Ecco, diciamo che, diversamente da Dracula che si chiude bene dopotutto, con la liberazione, in questo caso dalla morte del male assoluto, nasceranno altri germogli di dolore, sofferenza ed assenza di pace . 

Christina nella sua crudeltà infinita trascinerà nella morte e nella follia tutti gli altri protagonisti del libro.


Anna Maria Polidori 

Saturday, March 14, 2026

Little Rabbit wants the Moon by Lauren Kukla illustrations by Katie Markkula

 It's a bedtime story thicute, new childrens book by Jolly Fish Press, Little Rabbit wants the Moon


by Lauren Kukla illustrations by Katie Markkula. 

The plot is simple but tender: lady rabbit has had a bunch of bunnies. They're tender, nice and it's night. They are all sleeping, after a busy day: apart one of them. 

This bunny wants to chat with her mother and he confesses her that he would want to reach the Moon. Oh, it is so beauty, so distant. But...How can he make it?
He starts, so, to tell to her mother that maybe he cannot does that because he doesn't have this characteristic, that other characteristic and so on: so, making comparisons (they're always nasty!) with the other animals of the forests and their abilities that according to him, he doesn't seem to have.
His mother smiles, replying point to point to the observations of her little bunny. 
Little bunny at the end will fall asleep, maybe dreaming that he can reach the moon, but mainly, sleeping well having being reassured by his mom that he was born for being someone in grade to become a kind, nice rabbit. 

Maybe he won't never go to the Moon, but after all isn't it better? There, he wouldn't find any fresh grass, or carrots, just a desertic land. He doesn't know that!

This children books focuses on the characteristics of every kid, telling them to stop to be too auto-critical with themselves. Every kid is plenty of talents; no reasons for nasty comparisons!
If a kid is discouraged, it's just necessary using proper words, as done by lady rabbit for reputting things in order.

Dreams are important and lady Rabbit doesn't want to discourage the bunny, just she wants to let him understand that he can reach all his goals also if not too tall, too strong etc.

Enchanting childrens book!

Highly recommended.

Wednesday, March 04, 2026

Frères Les Enfants de la Foret di Olivier Casas

Mi ha attratto da subito, appena ricevuta la newesletter della Flammarion questo libro: Frères Les Enfants de la Foret di Olivier Casas,


perché mi ha subito fatto pensare ad una storia che stiamo vivendo in Italia: quella della famiglia del bosco. Alternativa, sicuramente un tantino eccentrica, ma felicissima. 
Quando ho iniziato la lettura di Frères mi sono resa subito conto che qui lo scenario era ben diverso. Michel e Patrice, infatti vengono abbandonati, siamo alla fine della seconda guerra mondiale dalla madre al termine di una colonia. Una madre che non li ama per niente e li considera d'intralcio.
Ha concepito il primo con un uomo che amava ma con cui poi è finita: il secondo non aveva alcuna importanza. 
Due figli che le vietano di esprimersi al suo meglio, quando parte per l'Argentina dice al personale di mentire e va via senza di loro. 
La madre della ragazza pensando che i figli stessero con lei non si cruccia di sapere altro. Per anni, la faccenda resta così.
I bambini restano con delle persone, ma uno di loro si impicca. 
Patrice è spaventatissimo. Lo tira giù, ma è già morto così finisce per fagli pure più danni. Scappa via e con lui Michel, verso un bosco vicino. Sono entrambi terrorizzati.
Patrice pensa di aver ucciso quell'uomo. Mica vuol andare in galera. Decidono di nascondersi nel bosco. Intanto, visto il casino successo quando viene scoperto il corpo dell'impiccato, nessuno pensa più di registrare la scomparsa dei due fratelli di quattro e cinque anni.
Michel e Patrice intanto mangiano quel che trovano, bacche, vipere, creano nascondigli e giacigli.
Capiscono che accanto a loro c'è una base americana e così quando possono vanno fuori dal bosco e rubacchiano qualcosa. Un giorno perfino delle stecche di cioccolato. Passano dentro il bosco la bellezza di 7 anni. I loro unici contatti, quelli con una ragazza della base americana, da molto lontano. I ragazzini poi torneranno a casa, ma mai dimenticheranno un'esperienza così bella. Casas la definisce libertà assoluta, ed un gran privilegio aver potuto vivere così, ad uno stato naturale, dove ogni giorno c'era da combattere, ma non esistevano costrizioni.

Il libro è però a due livelli: quando si apre, troviamo i protagonisti già molto grandi, sposati, con famiglie. Patrice non ha avuto figli, mentre Michel sì, anche se la moglie comincia a essere stanca. Comprende, lo capisce anche quella di Patrice, che questi due nascondono parte del loro passato: che cosa possa essere nessuno lo sa. I due fratelli hanno tenuto questa storia solo per loro.
Un giorno, mentre sta lavorando nel suo laboratorio, Michel viene avvertito che Patrice è scappato via. Pianta la famiglia terrorizzato. Sa che Patrice ha idee suicide. Le ha sempre avute dopo quest'esperienza: forse, perché non è diventato padre o perché, più semplicemente ha assistito ad un suicidio da piccino e la morte, questo tipo di morte l'ha choccato.
Michel vola in Canada e scova Patrice. Un signore gestore di un bar gli ha affittato la sua cabina in un angolo sperduto dell'immensa foresta canadese. «Beh è un tipo che non ha paura di niente suo fratello».
Michel sorride e chiede di poterci arrivare. Viene accompagnato e rimane lì con Patrice: «Senta ma è un po' troppo estremo vivere adesso qui» gli fa Vic.
«Oh sa: noi abbiamo fatto campeggio da piccini».
«Sì, è la stessa cosa che mi ha detto pure suo fratello» risponde sorridendo Vic.
I due si ritrovano ma Michel è preoccupato. Il fratello ha un fucile, delle cartucce. Chissà che gli ronza per la testa.
Tornano dopo diverso tempo e tante grane per entrambi, a casa però Patrice non ce la farà sebbene sia una persona realizzata.

È un libro che, se da una parte ci parla della libertà che l'ambiente ci regala, dall'altra è molto triste perché uno dei due fratelli ha tanto di insoluto all'interno del suo animo e non riesce a venirne a capo.

Una lettura che vi piacerà, vi farà riflettere anche sul senso della famiglia. Questi bambini erano stati abbandonati proprio dalla madre che li avrebbe dovuti amare ed accudire.

La storia è vera.

Anna Maria Polidori 


Monday, March 02, 2026

La scomparsa di Josef Mengele di Olivier Guez

 La scomparsa di Josef Mengele di Olivier Guez


pubblicato da Beat-Neri Pozza, traccia la storia di questo spietato assassino una volta terminata la guerra. 


Mengele è passato alla storia per essere stato colui che «accoglieva» gli ebrei che arrivavano ad Auschwitz con i treni decretandone la fine se il suo dito indice indicava la sinistra, i lavori forzati e la possibilità di farcela, quando il dito si muoveva a destra. 
I malcapitati non potevano immaginare queste dinamiche, ma nemmeno quanto questo medico facesse su di loro. 
Mi ha choccato la storia del babbo gobbo e del figlio zoppo scesi dal treno. Mengele ha fatto in modo che mangiassero; poi sono stati subito uccisi, dopodiché i corpi sono stati bolliti perché a lui servivano le ossa. Passavano di là dei profughi polacchi che s'erano avventati su quella carne, non sapendo da dove provenisse. Credete, è stato un orrore solo leggere questo. Non ci ho dormito la notte.

Prima che mi addentri nei vari passaggi dell'esistenza di questo individuo, c'è da specificare qualcosa d'altro. 

Noi siamo nati dopo la seconda guerra mondiale e come dico sempre, non ci rendiamo conto di    quel che dev'essere stato il processo che ha portato alla guerra ed al tempo stesso il disegno di eliminazione di ebrei, rom, persone malate, gay etc: appare più che chiaro che le persone parte dell'ingranaggio di Hitler fossero di una spietatezza e di una crudeltà difficilmente riscontrabile nei comuni individui. 

In quest'uomo non c'è traccia di rimorso, non c'è mai traccia di pentimento: c'è sì un odio, una convinzione, un qualche cosa di viscerale che nulla, niente e nessuno è mai riuscito a scalfire. Qualcosa che, almeno per i nostri tempi non è comprensibile. Ed è, per questo, ancor più agghiacciante,

Salpa da Genova, Helmut Gregor, figlio di un facoltoso industriale, dopo la guerra passando attraverso diverse tappe preliminari sino a raggiungere l'Argentina il 22 giugno 1949.
Era sposato, prima Helmut ed aveva un figlio, Rolf. La moglie e il figlio non hanno voluto seguirlo e la signora Gregor, che altri non era che la signora Mengele, si sarebbe poi rifatta una vita.

Informato da queste notizie grazie al fidato Sedlmeier, un amico di famiglia che lo aiuterà quasi fino alla fine, il nostro uomo rosica parecchio.

L'Argentina del dopo guerra grazie alla dittatura di Peron aveva spalancato le porte ai nazisti con piacere: . C'erano italiani, perfino il figlio di Mussolini, tedeschi, e gente di tante altre nazionalità europee professanti la stessa fede. Avevano molta forza. Tanti di loro pubblicavano giornali, portavano avanti le idee del Fuhrer con viva passione. 
Peron aveva anche l'idea di sviluppare la bomba atomica, sebbene quello rimarrà un miraggio. Certa gente, gli rubò soldi facendogli credere questo mondo e quell'altro.

Mengele da principio non se la passa proprio bene perché un contatto che doveva manifestarsi non si fa vivo e anche prima ha dovuto fare lavori e mestieri a lui lontani: in Baviera, subito dopo la guerra ha potato alberi, sarchiato la terra, pulito la scuderia. A Buenos Aires comincia con il lavorare montando assi di legno, assemblando travi. Certo, ha paura: e se venisse riconosciuto da qualcuno? 
Sedlmeier si fa vivo con lettere e notizie: va tutto bene. L'industria di macchine agricole Mengele va alla grande. Mengele riesce ad uscire fuori un po'. 
Acquista il giornale nazista di punta, e una sera va perfino su una barca a vela di nostalgici di Hitler, tra cui c'è Gerad Malbrane il contatto che avrebbe dovuto cercare. Era fuori, in viaggio. La vita migliora sensibilmente. 
Muore anche il fratello di Mengele, Karl. Più tardi lui sposerà la moglie, sua cognata Martha, così da avere una solida compagnia femminile al suo fianco e il nipote. La famiglia Mengele è pronta a esportare le macchine agricole anche nei Paesi sudamericani: non solo in Argentina, ma anche in Paraguay.

Sono anni belli, questi, nei quali Mengele vive bene e con agitatezza. Poi, una volta caduto Peron, la situazione del Paese conosce una diversa instabilità e  mezzo mondo, poi, era alla ricerca del criminale.
Mengele è di nuovo costretto a fuggire, prima rifugiandosi in Paraguay, ma sicuramente è il Brasile che volens o nolens, segna il suo destino. 

Mengele rimane choccato dalla cattura di Eichmann e dal processo svoltosi nel 1961. Lacondanna a morte di Eichmann è eseguita nel 1962 e il corpo verrà bruciato. 
Ci sarà un processo, a cui parteciperà Hannah Arendt. Famoso sarà il libro che ci ricaverà: La Banalità del Male




Anche per Mengele viene di nuovo spiccato un mandato d'arresto internazionale.
Acque confuse, ci sono talpe che lo aiutano, riesce sempre a scamparla.

Peter Hochbichler raggiunge una piccola fattoria vicino San Paolo. La famiglia, gli Stammer, sono gente umile. La moglie Gitta rimprovera al marito la vita miserabile che le sta facendo condurre. I suoi sogni, e quello che gli aveva proposto lui, era ben più di quello che ha ricevuto. Gitta non ci mette tanto a capire che chi ha di fronte è il pericoloso e ricercato crimninale nazista. Ne diviene amante. Lui non può dirle di no, sennò spiffera tutto.

Seguiranno una serie di ricatti, soldi ingenti per tenere chiusa la bocca: l'acquisto di fattorie sempre più belle, ricche e grandi e quando Mengele verrà scaricato in una sorta di topaia, un bungalow povero, (capirete il marito mica era cornuto e contento, si è vendicato!) la famiglia Stammer andrà a vivere in una gran villona.

Eh, beh...

Col tempo le protezioni che Mengele aveva, cominciano a venire meno. Dopo che una ragazza che le faceva le pulizie e che lui amava se ne va, c'è un pesante declino. Era già stato male.

Il figlio Rolf, dopo una corrispondenza serrata col padre, di malavoglia andrà a trovarlo in Brasile per capire chi ha di fronte. 
"Babbo, è vero quello che ho letto? Hai fatto quelle cose?"
Il padre non conferma, ma Rolf prende le sue decisioni: se ne va prima del tempo, si sposa, gli nasce un figlio, ma non farà sapere niente a questo padre così ingombrante.  Prenderò il nome della moglie per lasciarsi indietro un peso troppo ingombrante.

Un giorno, invitato dal alcuni amici, "zio Pedro" muore in mare colpito da un ictus il 7 febbraio del 1979.
Viene seppellito a Embu come: "Wolfgang Gerhard". La notizia trapela a poco a poco. Infatti nel 1985, ricomincia la caccia a Mengele. Stavolta le pressioni sulla famiglia sono molteplici: possono nons sapere dove si trovi il loro congiunto? 

Il figlio Rolf tituba: all'inizio vorrebbe dare tutto il materiale in suo possesso, lettere, foto, ecc ad un giornale a pagamente e destinare tutti i soldi ricavati alla causa degli ebrei: alla fine si decide a donare tutto a titolo gratuito. Emerge la storia così come la sua morte. 

Solo nel 1992 attraverso il test del DNA si saprà che quelle ossa tirate fuori da quel cimitero anni prima erano del medico nazista. 
Nessuno dei parenti ha mai richiesto lo scheletro per una tumulazione in Germania, così alla fine le ossa sono restate ad un reparto di medicina legale in Brasile. 
Il padre gobbo e il figlio zoppo hanno trovato pace. Mi piace pensarla così.

Intanto, via via che la portata dello scandalo Mengele venne fuori, con il consistente aiuto economico e le protezioni fornitegli dalla famiglia, la ditta di macchine agricole Mengele dopo pochi anni è stata costretta a chiudere i battenti. 
Ironia della sorte, è rimasta in vita per proteggere la loro pecora nera. Una volta assolto il compito non ha più avuto ragione d'esistere.

Quell'uomo con una reputatione così orribile ha trascinato nel fango anche il resto della sua famiglia, complice di averlo aiutato per tutto questo tempo: e questo, no, non poteva essere perdonato.

È un libro che si legge velocemente, questo, scritto bene, fluido, intrigante, ricco di aneddoti e storie.

Da leggere!

Anna Maria Polidori 

Thursday, February 26, 2026

The Irish Bedside Book edited by John M.Feehan

The Irish Bedside Book edited by John M.Feehan


and publishedf by Meercier Press is a little big book, a pocket that you can bring wherever you are. 

Firstly published in 1981, this one is a collections of the most beautiful irish funny and sunny little tales, poems, stories, speech. 

This little book wants to make you company at the end of the day, when you search for some rest, or when you desire something to read in grade to cheer you up.
It is the perfect little big book where you'll find the writings of the most beloved irish writers, dead, alive. 
It's perfect for estimators of Ireland and Irish literature and poems, and for all that people  who wants just to smile or laugh with an anecdote or a story.
It's a great and good companion also when you travel somewhere.

Highly recommended.

Anna Maria Polidori 

Tuesday, February 24, 2026

The Year in Ireland Irish Calendar Cutoms by Kevin Danaher

 It's a wonderful, immensely good book  The Year in Ireland Irish Calendar Customs It's a wonderful, immensely good book  The Year in Ireland Irish Calendar Customs by Kevin Danaher released by Mercier Press.  

If you love Ireland, if you have someone in love for that country, this one is the perfect book-gift, because it's a gem. 
A product of great interest and in grade to open new interests to your knowledge of Ireland.

You can read the book starting from the first feast described in great details: Saint Brighid




Every two february in fact in Ireland, maybe I am sure in the countrysides can be still like that, people created crosses that were put close to the entrance of the house. Saint Brigid in fact is very celebrated, loved and known also as saint protector of the house.

 I want to share with you this beautiful prayer that you can say when you want:

May Brigid bless the house where you dwell,
every fireside door and every wall;
every heart that beats beneath its roof,
every hand that toils to bring it joy,
every foot that walks its portals through.
may Brigid bless the house that shelters you.

 This feast was very felt and started the year of irish customs, traditions and rituals.

A tradition interested the unmarried people: the Chalk Sunday in the XVIII century meant for the unmarried at Shrove aftert mass, terrible jokes: their clothesd were decorated with stripes and squiggles of chalk and boys marked the doors of these people. Most of the unmarried people took the story cheerfully, but of course there were also who did not.

In Ireland there was a great difference between a married man of a certain age and a 40-50 man still unmarried: he was called still a "boy". And a woman unmarried wasn't considered at all by the society.

 Ash, so the entrance of Lent, meant to people just to eat that first day one meal, drinking only water, plus, no one tasted along Lent anything produced by animal, so there was a complete abstinence from milk, meats and butter. Milk wasn't used for the preparation of bread.  

 The Feast of Saint Patrick is the most powerful and felt festivity in Ireland: in the past there was the preparation of crosses. These crosses were different if for a man or for a woman. 
 

As it happens everywhere,Sunday Palm, people went to the mass and brought home a piece of palm blessed by the priest. There is to specify that the "palm" is not our olive, but yew, or spruce, cypress. A house with a palm means a house twhere there is blessing and protection.

A particularity of the day of Easter was toa ssist at the Dance of the Sun bringing children with them.

The monday after Easter was dedicated to markets, sporta, eating, drinking. without to forget that this one was also a day where mass couldn't be missed. 

 

You know how religionm and paganity are so sacred and connected, so during rhe May Day irish tends to think that it is possible to see the appearance of fairies, mermaids, So it was necessary, considering the activities of all these legendaries characters, to stay safe at home, not to go too much outside, not to sleep put of the doors. People who didn't do that probably would have met themn and they would have lived many experiences thanks to the little folk. 

 

Then let's pass at the first Day of the Hargvest, a period of the year very waited, because if the harvest would have been good maybe the family would have had sufficient food for most part of the year.

 

Samhain was the fesat dedicated to the fairies. Harvest was over, and fairies were let loose to visit every growing plant, and with their breath blast berries and hedge-rows field blossoms, ragworts and late thistles, writes the author.    Food, abundant food was left outside for the fiiries so that they wouldn't never be disappoiinted, but would have searched to be helpful also for the coming year of harvest. Holy water was spread to animals with blessings.

It was known that if you walked all alone during that night fairies would have intercepted you. Being dangerous for children, people used to put on children's head holy water or salt: they would have been protected by the arrival of fairies. Being fallen angels they wouldn't never been in grade to stay close to children with these protections. 

 

The arrival of Christmas meant the beginning of a period with more prayers to be said by children and a lot of more masses to be taken by everyone. Like for the rest of the world Christams remained and is a festivity where faimly plays the part of the lion. 

 

Illustrated with fascinating drawings, I highly siggest to everyone this book so beauty and so in grader to whisper old traditions that, I just hope won't be all completely forgotten.by Kevin Danaher released by Mercier Press.  

If you love Ireland, if you have someone in love for that country, this one is the perfect book-gift, because it's a gem. 
A product of great interest and in grade to open new interests to your knowledge of Ireland.

You can read the book starting from the first feast described in great details: Saint Brighid. 

Every two february in fact in Ireland, maybe I am sure in the countrysides can be still like that, people created crosses that were put close to the entrance of the house. Saint Brigid in fact is very known also as saint protector of the house. I want to share with you this beautiful prayer that you can say when you want:

May Brigid bless the house where you dwell,
every fireside door and every wall;
every heart that beats beneath its roof,
every hand that toils to bring it joy,
every foot that walks its portals through.
may Brigid bless the house that shelters you.

 This feast was immensely felt and started the year of irish customs, traditions and rituals.

A tradition interested the unmarried people: the Chalk Sunday in the XVIII century meant for the unmarried at Shrove aftert mass, terrible jokes: their clothesd were decorated with stripes and squiggles of chalk and boys marked the doors of these people. Most of these people took the storyu cheerfully, but of course there was also who did not.

In Ireland there was a great difference between a married man and a 40-50 man still unmarried: he was called still a "boy". And a woman unmarried wasn't considered at all by the society.

 

Ash, so the entrance of Lent, meant to people just to eat that first day one meal, drinking just water, plus, no one tasted anything produced by animal, so there was a complete abstinence from milk, meats and butter. Milk wasn't used for the preparation of bnread.  

 The Feast of Saint Patrick is the msot powerful and felt festivities in Ireland: in thie past there was the preparation of crosses. These crosses were different if for a man or for a woman. 

 

As it happens everywhere, Sunday Palm, people went to the mass bringing home a piece of palm blessed by the priest. There is to specify that the "palm" is not our olive, but yew, or spruce, cypress. A house with a palm means a house where there is blessing and protection.

A particularity of the day of Easter was to assist at the Dance of the Sun: couples loved to bring with them children. In general they tended to look at the sun directly, while children's eyes were protected.  

The monday after Easter was dedicated to markets, sporta, eating, drinking. without to forget that this one was also a day where mass couldn't be missed. 

 You know how religionm and paganity are so sacred and connected in Ireland, that's why I love this land so terribly, so during the May Day irish tended to think that it was possible to see the appearance of fairies, mermaids, So it was necessary, considering the activities of all these legendaries characters, to stay safe at home, not to go too much outside, not to sleep out of the doors. People who didn't do that probably would have met them and they would have lived many experiences thanks to the little folk. 
 
The first Day of the Harvest was a period of the year so waited, because if the harvest would have been good maybe the family would have had sufficient food for most part of the year or for the whole, entire year.

Samhain was the fesat dedicated to the fairies. Harvest was over, and "fairies were let loose to visit every growing plant, and with their breath blast berries and hedge-rows field blossoms, ragworts and late thistles", writes the author.   Food, abundant food was left outside for the fiiries so that they wouldn't never be disappoiinted, but would have searched to be helpful also for the coming year of harvest. Holy water was spread to animals with blessings.

It was known that if you walked all alone during that night fairies would have intercepted you. Being dangerous for children, people used to put on children's head holy water or salt: they would have been protected by the arrival of fairies. Being fallen angels they wouldn't never been in grade to stay close to children with these protections. 

 The arrival of Christmas meant the beginning of a period with more prayers to be said by children and a lot of more masses to be taken by everyone. Like for the rest of the world Christams remained and is a festivity where family played and still play the part of the lion. 

 Illustrated with fascinating drawings, I highly siggest to everyone this book so beauty and so in grader to whisper old traditions that, I just hope are still remembered and practiced somewhere! 

 

I thank Mercier Press for the physical copy of the book. 

 

Anna Maria Polidori  

 

Monday, February 23, 2026

La Vagabonda libro scritto da Colette

Colette è sempre straordinariamente potente. Sensuale, mai scontata, La Vagabonda,


pubblicato da L'Orma Editore  ci offre un ritratto estremamente moderno dell'emancipazione femminile e delle scelte chiare che provengono dalle donne. 

Tutto comincia con la nostra protagonista che analizza la sua esistenza. Si chiama René Néré ed è rimasta sola dopo aver divorziato dal marito che tanto amava, ma che tanto la cornificava con chiunque. 
Se all'inizio questa condizione di solitudine l'ha destabilizzata, adesso le piace. 

Lavora nei music-hall, in una compagnia dove tutti si conoscono e dove c'è grande sintonia.

Ha 34 anni ed è disillusa perché amava suo marito e rimpiazzare quell'amore così potente non è semplice.
Un giorno comincia a girarle attorno un ragazzo della sua stessa età che René sente come "un tordone". È quasi infastidita dalle attenzione,  dalle premure che riceve da quest'uomo, che, grazie ad amicizie comuni, che vorrebbero spingere Réné a sistemarsi una buona volta, riesce a venire a casa sua per cena ed altri eventi conviviali. Réné non vive bene questo ragazzo e non vuol manco dargli illusioni.

Le piace la libertà che ha conquistato e le piace stare da sola senza fraintendimenti. Il ragazzo insiste, la carne è debole e Réné si abbandonerà a questa passione con tutta se stessa pensando perfino di abbandonare il teatro. 

Però la compagnia deve ripartire per un tour di oltre un mese per tutta la Francia e la proposta è allettante. 

Lui la supplica di non partire, ma Réné è irremovibile: chissà cosa saranno 40 giorni rispetto al resto della vita che vivremo dopo insieme, gli fa. 

Si scrivono quasi ogni giorno infuocate lettere d'amore, quando Réné ne riceve una nella quale il futuro marito le comunica che ha intenzione di fare grandi cose per lei. Réné si blocca: nessuno ha chiesto il suo parere. Il ragazzo corre troppo. E per cosa?
Analizza la sua età, pensando a querl che verrà dopo l'infatuazione del Tordone: passata la cosa probabilmente si girerà a guardare e non solo, ragazze molto più giovani di lei. E allora come fare?
Altra sofferenza?

Chissà, forse è stata solo una scusa quella accampata dalla protagonista di questo romanzo, per sganciare il ragazzo, fatto sta, che, Réné, presa dal panico delle decisioni altrui, dalla mancanza di libertà, preferirà la solitudine ad un nuovo affetto ed il turbinìo del palcoscenico ad una vita monotona e troppo piatta per lei.

Ricercato, meraviglioso, di una bellezza narrativa magnifica! 



Anna Maria Polidori