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Wednesday, February 04, 2026

Nella carne di David Szalay

Questa storia ve la devo raccontare. Una sera Claudia Fofi, nipote del compianto Goffredo Fofi, lancia l'idea di un book club a Gubbio. Dico di sì. Certo magari d'inverno non mi vedranno, ma perché no?
Passano i giorni e una pubblicità di notte su Instagram tra un passo a due e un arabesque di qualche ballerino attira la mia curiosità: una signora posta una foto di un libro scattata al bar dell'Antico Giardino di Umbertide. Sì, dove le signore inglesi vendevano libri per Books for Dogs.
Sono legata a Umbertide per tante ragioni: prima fra tutte quando scrivevo per il Corriere dell'Umbria, i pezzi uscivano sotto quella pagina. 
La contatto ed esce fuori che ha un book club anche lei. Entro. (Ultime: lo hanno istituito anche a Pietralunga, quindi siamo a tre!)
Trovo tanta vivacità, il libro viene scelto per votazione. Prevale Nella Carne


di David Szalay pubgblicato da Adelphi.
Contatto la biblioteca di Gubbio. "Ha vinto il Booker Prize 2025, dovrebbe essere bello". In effetti se leggete quel che scrive la casa editrice, ve ne innamorate subito:

"È un cerchio perfetto la vita di István, che si dipana in un’alternanza di successi e disfatte sullo sfondo della storia europea degli ultimi quarant’anni. Dall’Ungheria a Londra e ritorno, dal crollo della Cortina di ferro alla pandemia, passando per la seconda guerra del Golfo e l’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi dell’ex blocco sovietico, la sua è la parabola di un uomo in balìa di forze che non è in grado di controllare: non solo quelle all’opera sullo scacchiere politico del Vecchio Continente, che lo manovrano come un fantoccio, ma anche quelle – istintive – che ne governano la carne, spesso imprimendo svolte decisive alla sua esistenza. Tutto – i traumi e i lutti, i traguardi raggiunti e le potenziali soddisfazioni – lo lascia ugualmente impassibile, pronto a fronteggiare ogni accadimento, dal più fortunato al più tragico, con l’arma del suo laconico: «Okay». E forse è davvero questa l’unica ricetta per attraversare incolumi il tempo che ci è concesso in sorte: solcarlo senza illusioni, abbandonandosi alla corrente. Con questo romanzo David Szalay ci consegna un personaggio insieme magnetico e respingente, un discendente ideale della stirpe di Barry Lyndon e Meursault – e si conferma uno dei più singolari e ironici cantori del nostro acuto smarrimento". 

Mi immaginavo un bel libro! Mi immaginavo qualcosa ad ampio respiro. 
Ho visitato il sito del Booker Prize 2025, visto la regina Camilla premiare David. Però! Ho pensato.

Il libro arriva in biblioteca. Lo vado a ritirare. Sì, non è Nicolas Barreau, quello è il mio genere, però non capisco l'imbarazzo della ragazza che me lo passa.
Sarà una mia impressione, penso. Eppure le sensazioni sono giuste. Lo comincio a leggere.

Allora: diciamo subito che i dialoghi sono ridotti all'osso e sono tantissimi. Questo vi agevolerà di brutto la lettura. Quindi, se avete poco tempo, è il libro  giusto per voi. E, oh: è un soft porn; non può essere classificato diversamente, perché quel che governa la storia di quest'uomo è il sesso. 
  
Non ci riesce con le coetanee quando è adolescemte. La madre pensa di sdebitarsi con una vicina di casa che le ha fatto un piacere, inviando il figliolo ad aiutarla a portare la spesa. Sapete no, come va: porta oggi la spesa, portala domani, la signora 42enne inizia il ragazzino al sesso. 
Solo che Istvan si innamora e così ne combina una grossa. Va in riformatorio. È borderline ma ce la fa a non cacciarsi in guai tremendi. Lo ritroviamo a Londra, dove diventa un agente di sicurezza. Un signore facoltoso gli fa avere un posto per la scorta a personaggi facoltosi. 

Ormai è da un po' che è al servizio di questo signore, sposato con Helen. Helen è annoiata dal marito anziano sebbene lo ami, e inizia con lui una relazione. 
Pareva una storia di solo sesso, invece i due si sposano quando il marito di Helen muore per malattia.
Nasce un bambino, Jacob. Penserete voi, c'è l'happy end. No: perché dal primo matrimonio è nato un ragazzino, Thomas, che passa il tempo a farsi di eroina ed odia di un odio viscerale Istvan perché gli ha portato via la mamma. Il sospetto della relazione riferita al marito di Helen farà sì che tutto il patrimonio vada a Thomas dopo il 25esimo anno di età.

Così alla fine, tutti perderanno tutto. Meno Thomas.

Ecco, visto così il romanzo è quel che è.

Però direi che c'è di più. 

Certo: il registro linguistico è ridotto all'osso, è.... cinematografico come approccio. Battute secche, poche parole. La cosa è disturbante perché arrivo a pensare che forse a Helen riesca di dire qualche parola in più di OK. La dice, ma siamo sempre rasoterra. 

Ritengo interessante il rapporto con il figliastro Thomas, sebbene nessuno dei due faccia un passo avanti per appianare la cosa. AAnzi: forse vien fatta dai coniugi ma in maniera sbagliata.


Per paradosso quella che parla di più in tutto il romanzo è la mamma di Istvan, che, invitata dai due, si accorge delle tensioni con il figlio di primo letto di Helen. Chiederà ragguagli a Istvan, preoccupata. 
Sì, perché al momento il suo ragazzo ha tutto, ma può riperdere tutto. Ed è quello che succede.

Troviamo l'egoismo di Thomas, salvato da Istvan senza che ci sia alcuna forma di ringraziamento.
Forse voleva morire: se Istvan non l'avesse salvato avrebbe avuto tutto. Ma a che prezzo?

Troviamo anche le disgrazie che ci sono al giorno d'oggi, capaci di stravolgere le vite.

Nonostante i voli pindarici il protagonista torna in loco.
Come finale appare perfino irrealistico. Si spera che in Regno Unito, dove vive, abbia infatti sviluppato dei contatti capaci di tenerlo lì, ma l'autore vira e fa di tutto per riportare Istvan in quell'Est da cui era partito in cerca di fortuna.

Questo libro non è la mia tazza di tè preferita perché per me è un romanzo troppo forte, però più ci penso e più credo che ci siano tantissime tematiche che possano essere discusse. 
Figli, relazioni interpersonali, donne, droga, Est, Ovest, accettazione e rifiuto, abuso di droghe, incontri che diventano sempre in Istvan destini e conseguenze: incastri che permetteranno al protagonista di scendere negli inferi, salire in Paradiso per poi ridiscenderne di nuovo. Sonoramente. 

Anna Maria Polidori

Tuesday, February 03, 2026

Christmas Stories di John B. Keane

Torniamo al Natale con questo libro di John B. Kean Christmas Stories


edito da Mercier Press.


Troviamo diverse storie che riteniamo possano piacere molto. La prima che vi segnalo, è molto carina. Ci parla di un babbo che ha perso il lavoro e della possibilità che possa diventare un postino. Non viene raccomandato da chissà chi, ma dalla figlioletta che un giorno si reca all'ufficio postale tutta preoccupata, chiedendo se potessero offrire il posto al padre che aveva di recente perso il lavoro. L'anziano postino deve scegliere. Non può non pensare che quest'uomo sia il candidato perfetto, per un perfetto e prezioso regalo di Natale.

Ah, il Natale!!! Chi non riceveva una volta pacchi e lettere da amici e parenti lontani? 

Ho trovato tanto commovente la storia del postino e della signora anziana. Questa signora viveva da sola da tanti anni. Suo figlio se ne era andato di casa senza più farle avere notizie. La signora attendeva ogni giorno dell'anno missive dal caro figliolo, ma in particolare a Natale, quando tutti dovremmo essere ricordati: ma ogni volta per lei non c'erano notizie da parte del figlio Nonostante questo postino fosse oberato di pacchi e lettere, biglietti d'auguri e cartoline da consegnare alle vicine di casa, non ne aveva mai per questa signora. Un giorno si impietosì ,  preparò una lettera da parte del fantomatico figlio  e gliela portò.

Oh! L'arrivo di una lettera da parte di questo figliolo rese la donna felicissima! "Vede? Mio figlio non sapeva scrivere! Adesso ha imparato e si è rifatto vivo! Oh, lo sapevo che c'era del buono in lui, lo sapevo" disse tutta felice al postino mentre stringeva al cuore la lettera.

In un'altra storia troviamo un signore ottimista che consiglia vita salutare ad una signora che ha alcuni piccoli problemi di salute e rinfranca il cuore a due donne. Quest'uomo era una persona talmente tanto positiva che tutti praticamente l'avrebbero voluto avere attorno perché non aveva mai pensieri negativi. 

Un altro  storia meravigliosa  parla invece di un lattaio che pure lui riusciva in un modo o nell'altro a comunicare estrema serenità alle coppie così da renderle ancora più armoniche. 


La storia del ragazzo ubriaco che salta la messa di Natale, vede una Banshee e riceve la strigliata del padre, che poi tutto sommato lo perdona alla grande, mi ha fatto sorridere. 

È un libro che consiglio a tutti quanti perché ci sono delle storie molto simpatiche e la magia dell'Irlanda trasuda in ogni pagina.


Anna Maria Polidori 

 


Sunday, February 01, 2026

Le Temps de la Fin di Gunther Anders

 È un libriccino denso di concetti quello di Gunther Anders, Le Temps de la Fin


edito da L'Herne.
Ci parla di una problematica che, di certo, l'autore ha sentito tantissimo essendo nato nel 1902. Sarebbe morto nel 1992: l'utilizzo della bomba atomica ad Hiroshima e Nagasaki da parte americana.  
Quello che colpisce di questa analisi è il passaggio dell'umanità da un genere di mortali a genere mortale. Sì, c'è differenza. Tanta. Prima della bomba atomica nessuno avrebbe potuto annientare l'umanità o parte di questa: dopo niente è stato più come prima e quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo è un degrado della storia, scrive Anders dove l'umanità, dove la gente non è altri se non una cosa tra le altre cose e tristemente, scrive il pensatore, la storia potrebbe ridursi a un avvenimento finale. 
Sarebbe un suicidio collettivo, in realtà, quello atomico, non manca di scriverlo Anders. Semmai arriverà quel momento, l'umanità stessa  vorrebbe questo finale. 
Ci sarebbe da discutere, qui, penserete voi. Le guerre vengono dall'alto e non dal basso e chi decide non è una persona comune ma un capo di Stato per tutti. Ben difficilmente la gente vorrebbe morire tutta quanta arrostita o vaporizzata. Certo: l'autore non manca di sottolineare che un piccolo manipolo di uomini sarebbe colpevole per questo fatto e l'altra parte, la maggioranza, innocente, anche perché ignara. Ad Hiroshima nessuno immaginava quel che sarebbe successo e la vita scorreva tranquilla quella mattina. 
Un'altra acuta osservazione di Gunther è questa: chi ha l'arma nucleare vive meno sicuro di chi non ce l'ha. C'è una diversa libertà, pensiamo nel poter utilizzare solo semplici armi senza dover avere perfino il pensiero di qualche cosa che ci dovrebbe essere estraneo. Armi dalla capacità distruttiva tremenda. Anders non manca di sottolineare le differenze tra un'apocalisse vista con occhi cristiani e una invece nucleare.

Anche io sono cresciuta con questo spettro, con questa angoscia, perché quello che ha lasciato in eredità all'umanità la seconda guerra mondiale, (assieme alla vergogna dello sterminio di ebrei, gente malata, rom e minoranze di vario tipo), è stato un terrore nuovo, un pericolo pazzesco per il mondo. Su questo non ci sono dubbi: con l'uso dell'atomica il mondo non è stato mai più quello di prima.

Ringrazio l'E

ditions de L'Herne per questo libro.

Anna Maria Polidori 

Saturday, January 24, 2026

La Gatta - Colette

 La Gatta 


è un breve racconto scritto da Colette e pubblicato da L'Orma Editore. 

 

La tematica in questo caso, è particolare ed apparirebbe comica, se non ci fossero risvolti pesanti: parliamo dell'adorazione e della fissazione del protagonista, Alain, prima fidanzato e poi marito di Camille, per la sua gatta, Saha.

Alain ha subito provato una profonda connessione per questa gattina, Saha. L'ha presa da piccina. Un batuffolino carino, che poi è diventato il fulcro delle sue giornate. Osservarla, seguirla, farsi fare le fusa da lei?  Quanto di più bello Alain possa volere. 

Alain afferra i comportamenti della gatta, i suoi malumori, le sue gioie.
Dove possibile, questo ragazzo è molto più critico nei riguardi della moglie a cui trova una miriade di difetti, (troppo moderna, troppo emancipata) mentre protegge ed ama di un amore incondizionato e cieco la gatta. 
 
Camille non intuisce manco vagamente che il fidanzato, poi marito voglia forse più bene alla gatta che a lei. 

Appena sposati, Saha resta dai genitori di lui: però l'animaletto comincia ben presto a soffrire non ritrovandosi sempre tra i piedi Alain, a cui è molto affezionata.


Allora Alain, assolutamente d'accordo con Camille porta con sè la gatta, che diventa a poco a poco, di fatto, la rivale diretta di Camille, la quale, esaperata alla fine le proverà tutte per rimuovere quell'ostacolo con le conclusioni che potete immaginare.


Non c'è in realtà un finale sereno in questo racconto, perché, donne o animali, quando c'è una rivale, le cose cambiano irrimediabilmente!

Colette non si smentisce mai. Mente brillante, stile di scrittura elegante, vi delizierà con un racconto che non potrà non farvi pensare. 



Anna Maria Polidori 

Thursday, January 08, 2026

The Children's book of Irish Folktales by Kevin Danaher

 It's a story that must be told this one. 
Weeks ago removing some books from bookshelves I rediscovered Favourite Poems we Learned in School by Thomas F. Walsh. I started to read some of them.
It was an used book this one and the person who had firstly bought it, did it at An Café Liteartha in Ireland. 

The publishing house is the Mercier Press. I visited their website a day I had some spare time, discovering a good bunch of books I would have wanted to read. I so contacted the publicist and they sent me some of them. What I love of Ireland, a country never visited, but constantly loved by me, are in particular their legends, their traditions, lost in the night of the times.

The first book I read has been: The Children's book of Irish Folktales


by Kevin Danaher. I read it in a few hours. Wonderfully well illustrated, these 14 folktales represent stories shared by friends, relatives and neighbors of Danaher, during the nights, they sat close to the fireplace for spending time together: in that occasions they loved to share fantastic stories or stories with a strong touch of truth.

So, we will meet histories of punishment like the one of the lady with a pig headed child, or story of a girl in grade to change her destiny still built only in the mind, true, but maybe possible if she wouldn't have too pride: the story of the wise men of Muing an Chait is hylarious and with a wonderful happy-end. There is the folktale of Séan, who becomes the mayor of a town, removing himself from a miserable existence without having done it ...directly: the one of a tailor and the hare woman will let us understand that every person we meet leave inside us something (in his case, outside, eeek): then there is the story of another tailor this time busy in the killing of three giants. A folktale I found particular suggestive was the one of the Griffin.

It's a wonderful pleasant reading this one because you will discover the simplicity with which you'll enter in a dimension of fantasy and story-telling where you would want to remain as more as possible.

Anna Maria Polidori 

Wednesday, January 07, 2026

Savinien de Cyrano, sieur de Bergerac di Gérard de Cortanze

 

Il libro di Gérard de Cortanze, Savinien de Cyrano,


sieur de Bergerac edito da Albin Michel non è semplicemente un romanzo biografico, ma un affresco storico, politico, sociale, psicologico, economico del 1600.
L'autore, come potrete constatare, offre qua e là i suoi pensieri, le sue emozioni sulla sua creatura, sul periodo storico e questa interazione è estremamente interessante.

Allora:  Savinien, che noi tutti abbiamo conosciuto grazie a Rostand come Cyrano de Bergerac è un personaggio storico che ha lasciato una sua impronta indelebile.

Come ricordiamo dal lavoro di Edmond, il povero Cyrano si innamora di Rossana ma non potrebbe mai essere contraccambiato, accettato per il suo nasono grosso rispetto al delicato pretendente Cristiano, bello, ma fatuo. La morale della storia ci dirà che è possibile amare una bell'anima, indipendentemente dal corpo che la contiene. In particolare se non conosciamo l'involucro ;-) 

Ma chi era Savinien? Oh, decisamente un tipo fenomenale. Per certi versi somiglia a quegli uomini vissuti in Italia durante l'Umanesimo che avevano competenze su tutto lo scibile umano. 

Nato nel 1619 e morto nel 1655, Savinien è stato scrittore, poeta, fisico, filosofo, matematico, scrittore teatrale, donnaiolo ma anche persona tremendamente romantica.
Savinien è un francese purosangue: sanguigno, vive forti emozioni e grandi avventure. 
Manco a scriverlo, è coltissimo, ed è questa la ragione per cui già da piccino si caccia nei guai. 
Ha un carattere cocciuto, testardo, fiero e indipendente. 
Fa della libertà d'espressione una sua bandiera. Impossibile non caderne incantati. È un po' come una creatura magica questo ragazzo spuntato dal cilindro della periferia parigina.
 
Affamato di conoscenza e di sapere Savinien, sin da ragazzino cerca spunti interessanti. Lo troviamo a leggere i cosidetti libri proibiti di Campanella e ad essere estromesso per questa ragione dai suoi insegnanti: poi sì, anche per una sua speciale peculiarità: il ragazzino riesce ad intuire appena vede una persona, l'animale che si cela dietro questa. Un'eccentricità che andava punita per i prelati. Lo troviamo appassionato di qualunque disciplina lo scibile possa contemplare. 

E ama. Ama incantato una bellissima ragazzina che incontra strada facendo, quando si reca nel nuovo istituto. È sulla sua stessa carrozza: mentre parlano comprende che con questa ragazza, una volta completati gli studi, vorrà vivere per sempre.
Sì: decide che quella ragazzina, Angelica, così bella, eterea, un giorno sarà la sua donna. 

Dopo aver terminato l'istruzione Savinien fa ritorno a casa ed informa suo padre di voler andare a Parigi. Il padre non è tanto d'accordo. Abel pensa che Parigi sia grande, dispersiva, ma il ragazzo è determinato, così lo lascia andare. 

Savinien è sicuro di quel che fa. Lì, stringe amicizia con dei ragazzi con cui si vede sempre al Café de Levante. Da principio gli fa impressione, perché per lui quelle persone sono tanti animali in un ambiente che sì, potrebbe essere definito quasi come un circo. 
Savinien sperimenta presto attraverso un duello cosa significhi uccidere qualcuno che conosce e rimanerne toccato. In quel frangente incontra nuovamente Angelica, sebbene questa storia d'amore non riesca e decollare perché la ragazzina poi deciderà di entrare in convento e farsi suora. Lo strazio di Savinien è massimo. Non può capire perché questa bella ragazza decida di andarsene via dal mondo. Lei gli dice che pregherà per la sua anima, però per Savinien questo non è affatto fonte di consolazione ma di ulteriore disperazione. Ci saranno momenti in cui il ragazzo non saprà più dove andare a sbattere la testa, ricercando quella ragazza, andando davanti a quel convento dove lei è «prigioniera» sebbene la sua sia stata una scelta voluta, restandoci per giorni e poi andando via, sconsolato. E non può non macerarsi pensando a quel che sarebbe potuta essere la sua vita, se avesse avuto accanto Angelica, che rimarrà per lui sogno, patimento, turbamente, estasi ed elezione. Tutte le altre, tantissime, tanto che alla fine si ammalerà di sifilide, non significheranno granché.

Con i suoi amici discute di politica: anche a quel tempo la popolazione versava in condizioni pietose, in particolar modo a Parigi. La maggior parte dei cittadini non poteva permettersi niente da mangiare, vivendo in una grande indigenza. La voglia di uccidere Richelieu era tanta. Alla fine morrà per morte naturale ma chi verrà dopo, Mazzarino, il cosidetto «Italiano»,  sarà ancor più odiato dal popolo francese.
Mazzarino ha infatti spianato la strada dell'Assolutismo all'ancor piccino Luigi XIV.

Parigi è in fermento, Savinien comincia a scrivere le cosidette «Mazzarinate» contro la politica di Mazzarino e di chi gli sta intorno. Per questo lavoro lo pagano. Il ragazzo, che è un abile poeta infuocato, si lancia con tanto di nome e di cognome all'avventura. Quando il vento della polemica passerà, e ci sarà molta più accondiscendenza nei riguardi del Re e dello stesso Mazzarino, Savinien e i promotori delle Mazzarinate, sentiranno di non essere più al sicuro in quel di Parigi. Allora, Savinien, che è quello che ha espresso maggior vis polemica, con parole forti e firmate, decide, su suggerimento di chi gli vuol bene, di tornare a casa. 

Un viaggio che, se all'inizio è rilassante, tutte le volte che torna a casa Savinien ritrova la sua realtà, la sua campagna, gli odori di casa, questa volta deve precipitosamente ritornare a Parigi.

Dernier Monde, rappresenta una delle essenze di Savinien. Il ragazzo è stato un precursore della fantascienza, anche. Se pensate che a quel tempo la gente cominciava a pensare a come poter andare sulla Luna e ne parlavano organizzando incontri proprio a tema... Chissà se quelle persone avrebbero mai immaginato che alla fine ce l'avremmo fatta? Per Savinien la Luna, che aveva raggiunto attraverso un mezzo era popolata da persone particolari. Lo scambiano per uno struzzo, così rimane poco però il Demone di Socrate gli dirà che sulla Luna i versi delle poesie servono per pagare l'oste.

La lettura di questo romanzo è non solo avvincente ma piena, perché De Cortanze traccia una fotografia inclusiva del '600, ricca di contraddizioni, malumori, fronde, e... fermento. Il fermento, ha sempre caratterizzato la Francia e i suoi cittadini verso le ingiustizie  della classe dirigente: il fermento che, molto più tardi, salito alle stelle, avrebbe portato alla Rivoluzione Francese.
Un aspetto, questo, mai sopito e uno dei tratti più distintivi dello spirito francese.

Mi auguro che Savinien venga riscoperto e rivalutato dopo questo libro e che venga visto sotto una luce diversa. Era un sognatore ribelle: una persona che ha ricercato durante la vita il sogno: il sogno di viaggi immaginari, di una donna rimasta impalpabile e scolpita nel cuore e nella memoria, della possibilità di cambiamento, del desiderio di giustizia, di dire la propria, di essere libero.

Non è stato un lungo passaggio terreno quello di Savinien, sulla Terra, ma ha vissuto la vita con intensità frenetica. .  

Spero che questo libro venga tradotto in italiano, perché ho idea che avrebbe un discreto successo.
Il personaggio di Rostand, infatti, è tanto amato anche da noi.

Il linguaggio utilizzato da Gérard è molto ""carnale", schietto, brutale. Anche questo aiuta il lettore a calarsi nel periodo e nel personaggio di Savinien. 

 Segnalo che il libro ha di recente vinto il Prix du Guesclin 2025

Ringrazio la Albin Michel e l'autore che, gentilissimo mi ha omaggiato del libro con tanto di dedica! Merci, monsieur De Cortanze.
Anna Maria Polidori


 




Friday, December 19, 2025

Cuori di Leone di Nino Haratischwili

 Un libro per bambini meraviglioso e terribile quello di Nino Haratischwili, Cuori di Leone

La storia è illustrata da Julia B.Nowikowa, tradotta con il contributo del Goethe Institut da Francesca Varotto, e pubblicata da Marsilio. In realtà questo lavoro è una piece teatrale, che ha ottenuto nel 2021 il KinderstuckePreis a Mulheim, in Germania. 
 

Un'avventura. questa del leone con un occhio storto che spazia un po' per tutto il mondo.

Non aspettatevi però che i vostri figlioli leggano la classica favola disconnessa dalla realtà: direi anzi che assistiamo ad un'immersione nelle problematiche più attuali e dolorose: sarà necessario fornire molte informazioni.

A cosa penso ad esempio? Alla nascita del leone in Bangladesh. È Anand ad averlo creato così, con un occhio storto.   Anand è un piccolo lavoratore: deve anche fare velocemente sennò perde il posto e sarebbero problemi.
Imballa il leone, con la promessa che si sarebbero rivisti.

Intanto il leone finisce in un lussuoso appartamento in Germania. Emma è una bambina determinata: la maestra ha detto loro di liberarsi di tutte le cose superflue e lei ha deciso, così, di buttare tutto, cameretta, libri, vestiti, giocattoli. Tanto, ormai non ha più niente in cui sperare. I suoi genitori si sono infatti separati. Perché tenere oggetti quando non possiamo più avere la felicità e la serenità di una volta? Butterà anche il leone con l'occhio storto. Lui chi è per rimanere? 

Il leone dall'occhio storto così raggiunge il Senegal. Zula lotta contro i suoi coetanei che la chiamano strega e non vogliono giocare con lei. 
Kiano l'aiuterà: suo padre commercia in esseri umani, le spiega. La bambina regalerà il suo leone con l'occhio storto a questo ragazzino che è stato così bravo da restituirle amici con cui giocare utilizzando un trucchetto e lasciandola in loco. 

In Mali ritroviamo Kiano alle prese con Amari che ha deciso di fare la traversata per raggiungere l'Europa. Il sogno di Kiano, intanto, è quello di diventare un fotografo. 

Amari e Vanya, parlano seduti in una spiaggia spagnola. I loro sogni, il desiderio di ricongiungimento. È la parte più astratta del libro: i bambini diventeranno un po' tutto, e sogneranno così tanto da azzerare lo spazio e il tempo.

A Parigi, Alex, un giovane fotografo realizza un servizio ad una ragazzina, Louise: grande talento pianistico, la piccina però vive ingabbiata dalla madre. Ne esce fuori un dialogo incredibile, un sovvertimento di ruoli. Il leone finisce nelle mani di Alex, donatogli da Louise.

In India due gemelli stanno crescendo con utero in affitto.

Commovente il dialogo tra i due, nell'ultimo capitolo ritroviamo Anand e...il leone ricongiunti. Con una sorpresa che non voglio svelarvi.

Come sempre Nino è eccezionalmente toccante e fotografa con delicatezza gli umori, i sogni, la disperazione e la crudezza della realtà che alcuni bimbi vivono. L'affresco che ci viene restituito, in fondo è simile un po' ovunque: tutti i protagonisti vanno alla ricerca di qualcosa o di qualcuno: nessuno è soddisfatto e se nei Paesi più lontani, la povertà e la marginalità la fanno da padrona, è pur vero che non va bene manco ai figlioli degli europei. Crisi familiari, fama, controllo, costringono questi bambini a vivere una vita fittizia e per niente gradevole. 
 

Un libro direi "adulto" per i bambini ma anche per adulti desiderosi di una riflessione immersa nell'attualità più stringente.

Un ottimo regalo di Natale! 

Anna Maria Polidori