"Ho visto danzare Vladimir Skljarov la prima volta tanti anni fa in compagnia del mio amico Igor Dobrovolskij
a Stoccarda, in Germania. In quel periodo il Mariinskij di San Pietroburgo era in tournèe con il suo Spartacus e Vladimir ne era stato uno splendido protagonista.
Era la prima volta che lo vedevo sul palco e quello che mi colpì di questo ballerino, fu il suo carisma". Vitalij Zherdev ci ha contattato stamattina dopo aver letto il nostro articolo.
"Perché non hai usato i miei ritratti?"
La cosa ci ha intrigato e abbiamo deciso di sentire quel che aveva da raccontarci.
Vitalij non ha mai conosciuto Vladimir. Un po' come è accaduto con Franco Zeffirelli.
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| Vitalij Zherdev con Pippo Zeffirelli e il ritratto che ha donato alla Fondazione |
"Esatto. A quel tempo ero un ragazzo timido e chiuso. Non sono nemmeno riuscito a stringergli la mano. Però dopo aver assistito alla performance ho ricercato quanto più ho potuto per poterlo ritrarre. Vladimir non era solamente un ragazzo bellissimo, era un'apparizione incredibile. Quando lo vedevi saltare ti sembrava che volasse. Aveva la bellezza di un principe delle favole e i suoi occhi così brillanti rimandavano a quello che aveva dentro, alla sua anima".
Lo ha visto anche come protagonista di Romeo...
"Oh, incantevole. Il migliore, decisamente. Era questo che mi piaceva di lui: poteva essere il forte Spartacus così come il lirico, tenero ed appassionato Romeo".
Metteva d'accordo tutti Vladimir. Peccato se ne sia andata via così presto.
"È triste che sia scomparso improvvisamente. È stata una vita veloce la sua. Quella di una leggenda che non vedremo mai invecchiare. Rimarrà una cometa nel cielo notturno piena di grande talento e immensi personaggi ritratti sul palco. È stato con noi un breve momento, però a quell'attimo se ci pensiamo, ha donato un grande significato".
Me lo descrive?
"Aveva un sorriso aperto, un "boy smile" possiamo dire così, dài, gentile, un sorriso di velluto".
Mi parla dei ritratti che ha fatto a Vladimir?
"In uno scorgiamo la sua luce; l'ho ritratto privo di difese,
aperto; quello nero è differente
".
Un balletto che descrive bene la sua parabola esistenziale?
"Le Jeune Homme et la mort di Roland Petit. Sono restato choccato dalla sua interpretazione, che poi si è rivelata essere profetica".
Invece lei che combina di bello Vitalij?
"Quest'estate sono tornato a trovare i preti di Loreto. Sono molto affezionato alla Basilica. Quando arrivai a Loreto da Senigallia come profugo ucraino mi avevano assegnato una casa da dove potevo scorgere la cupola della Basilica. E poi la casa della Madonna! L'adoravo. Per me rivestiva e riveste un significato speciale. Ringrazio sempre monsignor Fabio per la calorosa accoglienza, ospitalità e per quell'approccio sempre sorridente e positivo".
I suoi ultimi progetti?
"Un libro che ho idea di chiamare Meeting with Angels. Parlerò della profonda connessione che ho sempre sentito con Franco Zeffirelli e i suoi films, primo fra tutti il Gesù
di Nazareth con Robert Powell.
.Ah, quegli occhi..."
Come non darle ragione. Si sente sempre con Robert?
"Sì e ho intenzione di inviargli il manoscritto per sapere che consigli possa darmi. Però non ci sarà solo il suo Gesù. Parlerò dell'influenza che Zeffirelli ha giocato sul mio carattere, forgiandolo sotto certi punti di vista, grazie alle sue produzioni".
Che lei segue ovunque. Ha passato una bell'estate anche all'Arena di Verona.
"Assieme a me c'era di nuovo Igor Dobrovolskij,
l'amico che mi ha introdotto al mondo del balletto.
Tre le produzioni di Zeffirelli a cui abbiamo assistito: Turandot, Traviata e Aida, ma mai, mai uno spettacolo è stato più bello di questa Aida coreografata da Vladimir Vasiliev con tantissimi personaggi, costumi magnifici, un vero trionfo visivo di grande danza".
Anna Maria Polidori














