Tuesday, February 13, 2024

Il destino di una famiglia di Marie Lamballe

 Il Destino di una Famiglia


di Marie Lamballe pubblicato da Rizzoli e rilanciato da Club per Voi è un potente libro sulla seconda guerra mondiale. Non avevo mai letto un romanzo che descrivesse gli umori dei tedeschi all'arrivo degli Americani.

La Germania usciva distrutta dalla guerra, conservando intatta la sua cultura raffinata e poderosa: i vanti del passato, la grande eredità lasciata da colossi della musica classica, un pensiero letterario profondo facevano apparire gli americani con il loro swing, la loro leggerezza, un popolo ancor più alieno ed estraneo di quanto non fosse.


In realtà questa è una saga e se leggerete questo libro, sentirete pure voi il desiderio di conoscere che cosa accadrà poi ai protagonisti. In Germania sono arrivati alla pubblicazione del quarto volume.


Siamo a Weisbaden. e più precisamente al Cafè Engels, Caffè degli Angeli, suona bene vero?

Else e Hilde Koch, madre e figlia ne sono le proprietarie. Gente affabile, le signore vivono al piano superiore del Cafè dove hanno inoltre stanze ed appartamenti da offrire, affittare o, adesso, da dare agli sfollati, volens o nolens. Le signore sono restate da sole da quando Heinz, padre di Hilde e marito di Else è andato in guerra. 


È più che chiara la disfatta dei tedeschi e quell'irragionevolezza che ha portato Hitler a sterminare gli ebrei ha invece convinto i Koch a difendere una sarta del locale teatro, Julia Wemhoner di origine ebraica e a nasconderla in un appartamento. La sarta, una donna di gran cuore, è segretamente innamorata di Addi, un tenore del teatro: in effetti, più che amare lui, ama i personaggi che interpreta. Nella vita reale quel cantante lirico appare così goffo e timido! 


Le preoccupazioni per Hilde ed Else sorgono quando marito e moglie, due nazisti convinti, chiedono rifugio al Caffè Engels. Julia deve continuare ad essere difesa con i denti. 


In uno scenario apocalittico, assisteremo poi alle vicende di Luisa, una ragazza imparentata con i Koch, di Fritz, del povero Jean-Jacques, intrappolato in una storia d'amore che lo rende infelice.

I capitoli focalizzano l'attenzione su questi personaggi: Hilde, Luisa, Julia, Jean-Jacques, Heinz. 


Come si vive in guerra? È tutto difficile.


Bevande e cibi appaiono introvabili. L'orzo spesse volte viene fatto ribollire, il caffè di cicoria sostituisce il caffè,  il cibo può arrivare miracolosamente grazie a qualche persona amica o viene preso al mercato nero o nelle campagne.


Le campagne: gli unici luoghi dove la gente continua a mangiare bene, perché dove c'è una mucca c'è latte, dove ci sono galline le uova non mancano, dove ci sono animali domestici la carne è assicurata. Gli alberi danno frutta, l'orto ortaggi, insalate, i campi offrono grano che poi diventerà farina. 


Credo che il mio personaggio preferito resti Heinz, il babbo di Hilde, perché in tutto quel gran casino, e con le sofferenze che la guerra gli ha portato, una volta tornato a casa riesce ad elevare l'animo e attraverso una rete di musicisti di cui il Cafè Engels è sempre stato composto, tornare a riorganizzare concerti ed eventi musicali.


La cosa irrita le donne perché questi amici non pagano le consumazioni così spesso terminano le vivande a causa della giovialità di Heinz, ma è proprio Heinz a capire che il segreto per vivere felici è l'amicizia e l'aiuto che possiamo offrire agli altri e a noi stessi nonché il desiderio di bellezza che passa tramite l'ascolto di bellissime composizioni che elevano lo spirito e fanno dimenticare la bruttezza umana.


Impressionante è lo spaccato offerto dagli uomini, tutti, in guerra tramutati in orride bestie, oppure sfigurati e pesantemente feriti. Nessuno tornerà a casa come era prima. La guerra li cambierà tanto interiormente che esteriormente. Nessuno di loro sarà più tutto integro o sano: ci saranno ferite che dovranno portare addosso per il resto dei loro giorni.

Ed allora ti chiedi che senso abbia andare in guerra, credere nel proprio Paese, quando in realtà la vita verrà distrutta, i progetti dovranno essere drasticamente modificati e le ferite, interiori e fisiche, permarranno per sempre. 


A che scopo vivere l'orrore?


Anna Maria Polidori 


Sunday, January 21, 2024

Buon Sangue non Mente di John Betti

Chi non ha mai letto il Pinocchio di Carlo Collodi?


Un classico della letteratura infantile.


Pinocchio è un mentitore professionista, uno che non può fare a meno di raccontare bugie: del tutto insensibile ai richiami paterni o a quelli della Fata Turchina e del grillo parlante. Vuole fare di testa sua!


Mentendo Pinocchio ha avuto un'opportunità straordinaria: fare esperienza, così da poter discernere il bene dal male. Per arrivare a questo punto, però quante straordinarie e mirabolanti avventure:  Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe,  Lucignolo e il Paese dei Balocchi, da dove torna come un asino: soggiorna nel ventre di una balena. 


La favola ci fa notare che le bugie causano solo mali, pessimi incontri e guai a non finire. Ricorderete che la favola di Pinocchio si conclude felicemente.


È da qui che riprende il racconto con Buon Sangue non Mente


John Betti in una favola moderna realizzata con il patrocinio dell'Accademia delle Bugie- Le Piastre  e pubblicata da Festina Lente Edizioni.


Cominciamo col dire che la storia non è ottocentesca, ma attualizzata ai giorni nostri.


Pinuccio è il figlio di Pinocchio. Un bambino molto più tenero e buono del padre che non ha mai dato alcun problema.


Un giorno, dicendo una bugia bianca alla mamma, gli si allunga il naso. Orrore!

La stessa "malattia" del babbo?! E adesso che cosa fare?

Il libro è spassosissimo. Personalmente mi è piaciuta da morire la scena a casa del sindaco, ma il povero Pinuccio dovrà pure confrontarsi con compagne di scuole cui, se dirà la verità sa a che cosa potrà andare incontro. 


Un giorno succede un fattaccio a scuola, Pinuccio vede chi ha causato i danni, lo dice e purtroppo subisce una ritorsione...



I genitori sono preoccupatissimi e lo fanno visitare praticamente da ogni possibile sapiente di questo mondo: Pinuccio capisce che la faccenda è seria, i suoi in più litigano. Decide di andare via di casa. 



Incontra un moderno Mangiafuoco, lo stesso che aveva conosciuto il suo babbo, ma in una versione "rivista",  che vorrebbe cinicamente fare un vagone di soldi con lui trasformandolo in un fenomeno da baraccone per questa sua caratteristica. Pinuccio se la darà a gambe levate non appena Mangiafuoco si dirigerà in un'altra stanza.


Visiterà pure lui con certi amici incontrati strada facendo un Paese singolare: quello del Parepiace. In realtà questo luogo si rivelerà un incubo per il povero Pinuccio che finirà per essere inseguito dai suoi "amici" incontrati solo poche ore prima. 


Un gran salto e finisce pure lui nelle fauci di una sorta di balena, moderna pulitrice dei mari, scappando via al volo!


Chi risanerà il povero Pinuccio sarà zia Celestina. Insomma: tutto è bene quel che finisce bene!



Il libro è simpaticissimo. Sono certa che i bambini lo troveranno più che spassoso. È adeguato ai loro tempi in ogni senso: ci sono i bulli a scuola, c'è chi vorrebbe sfruttare l'immagine di Pinuccio, ci sono le visite mediche per capire di che razza di "malattia rara" soffra il bambino, ci sono gli specialisti di ogni possibile settore, c'è una balena sì, ma creata dagli uomini affinché possa ripulire i mari, c'è zia Celestina che è una maga assai moderna, e, a differenza della versione di Collodi in cui Pinocchio rivedrà Lucignolo e gli parlerà da amico ad...asino, Pinuccio non rincontrerà più le orribili persone che lo avevano trascinato nel paese di Parepiace. 


Parepiace è un posto molto più spaventoso e violento di quello dei Balocchi. Nel Paese dei Balocchi  l'unica colpa era divertirsi senza altri pensieri, mentre qua la violenza verbale e fisica la fa da padrona: tornano i bulli, torna la prepotenza a rimarcare il segno dei tempi. Tempi, purtroppo non più belli e sereni come quelli di una volta per le nuove generazioni.



È un libro che non ci restituisce l'incanto della favola di Collodi, perché allora, saremmo nel 1800: ci porta a considerare la nostra società, con le sue irrazionalità, con le sue bellezze e pesanti contraddizioni, lanciando un monito ambientale ben pesante: la balena non è più il misterioso, meraviglioso mammifero di cui hanno parlato grandi scrittori quali Melville e Collodi, no ma è diventata un essere, meglio, uno strumento nato per ripulire mari ed oceani dall'immondizia.


Che mondo poco romantico è stato creato, lasciatemi scrivere, ma sintetizzato con profondo acume da Betti, che il mare, essendo di Fano, lo conosce bene. 

Al termine della lettura ci sarà molto su cui riflettere e come sempre invito i genitori ad intavolare discussioni con i loro bambini, magari analizzando tanto il Pinocchio di Collodi che la versione di Betti per coglierne somiglianze e differenze.



Bravo John Betti!



Anna Maria Polidori 



Thursday, December 14, 2023

La Gioia di Danzare di Nicoletta Manni

 La Gioia di Danzare 


edito da Garzanti è un libro spettacolarmente bello scritto da

Nicoletta Manni etoile della Scala di Milano da poche settimane. Questa la sua è una biografia raccontata con estrema dolcezza, sensibilità e modestia.

Tanti successi e grandi sacrifici tra i quali aver abbandonato la terra natìa per Milano. 

Sacrificio è la parola più potente e significativa del balletto. Ne coglie l'essenza, ne spiega il significato più intimo e bello.

Nata per ballare, sua madre insegnava e insegna danza classica, la piccola viene portata a scuola durante le lezioni  e...non le pare il vero! Come ballano bene quelle ragazze! Vuole farlo pure lei. La madre non ci vede nulla di male a iscriverla e scopre ben presto che ha talento. Verso i 12 anni Nicoletta tenta l'ammissione presso la scuola di danza dell'Accademia della Scala con successo.

Il mestiere di ballerina in realtà è estremamente complesso e non si ferma in sala prove, ma evolve, matura. È una condizione sia fisica che mentale. La vita diventa la danza sebbene Nicoletta racconti come con suo marito Timofej, primo ballerino alla Scala, tenti di staccare per qualche ora. Quasi impossibile se si pensa che ogni mattina al risveglio questi corpi tirati al massimo offrano loro un dolore generalizzato.   

È importante ascoltare il nostro corpo,  scoprirne i malesseri spiega la Manni così come tenere sotto controllo la soglia del dolore. Questa può fare la differenza nel bene e nel male, infortuni inclusi.

L'etoile analizza tanti balletti, raccontandone la genesi  e poi le sfide che ha dovuto affrontare per entrare nella parte. Durante la preparazione del suo primo Romeo e Giulietta, era appena scoppiata la storia d'amore con Timofej Andrijashenko suo collega. 

Sentimenti forti, sentiti, percepiti chiaramente dal pubblico, senza sapere che i due si erano appena innamorati rendendo ancora più bella la rappresentazione, che conteneva la genuinità della vita e la potenza del vero amore.

Nell'Onegin, la Manni fa sue le rinunce di Tatjana pensando a quanto abbia sacrificato lei stessa per raggiungere il ruolo che ricopre. 

Interessante l'analisi di Odette e Odile, le protagoniste del Lago dei Cigni. Odette è solare, innamorata del principe che vorrebbe salvarla, genuina. Odile offre una lettura molto più sensuale, scaltra, una femminilità più pronunciata e votata alla conquista, che farà capitolare il poveretto. Bisogna sdoppiarsi e tanto i passi, quanto l'emotività delle due protagoniste devono essere rese nel migliore dei modi.

Di Giselle ha un ricordo tenero perché rinuncia allo Staatsballett di Berlino, per tornare a Milano richiamata da Makhar Vaziev, a quel tempo a capo del corpo di ballo della Scala.

Da Olga Chenchikova, moglie di Vaziev che l'avrebbe preparata per Giselle, rammenta d'aver imparato tante cose che riteneva assodate, ma che invece andavano riscritte mentalmente.

Timofej Andrijashenko, racconta Nicoletta è diventato ballerino per...caso.  A scuola era vivacissimo e suo padre, un uomo rigoroso, stanco di questo figlio così esuberante decise che doveva correre ai ripari. Lo iscrisse a una scuola di balletto così da fargli mettere la testa a posto. Da questa "punizione" è scaturito un...lavoro.

La danza è una crescita continua. Quando pensi d'aver imparato qualcosa, arriva una persona che rimette tutto in discussione. Carla Fracci e la sua master class su Giselle è stata rivelatrice per Nicoletta. Durante quella sessione la Fracci dice alla Manni: «Sii meno ballerina. Abbi più passione, più pietà.» Da lì Nicoletta comprende che deve concentrarsi maggiormente sui sentimenti della protagonista per accompagnarla poi con i passi, perché"L'arte accade quando la tecnica scompare." 

Nel libro vengono descritti i lockdown, la sofferenza dello stare tappati in casa, degli esercizi quotidiani, della preparazione degli spettacoli, dei contagi che pareva mettessero in forse le rappresentazioni. 

Ha parole bellissime per Roberto Bolle. Un amico e un collega divertente, testimone di nozze al suo matrimonio. Un danzatore estremamente serio e professionale. "Sempre il primo ad arrivare in sala prove, sempre l’ultimo ad andare via, non l’ho mai sentito pronunciare frasi come «sono stanco» o «non ce la faccio più», «ora basta»" aggiungendo: "...la grazia dei suoi movimenti, che con tanta fedeltà rispecchia quella del suo sorriso, è il frutto di una volontà di ferro, esercitata giorno dopo giorno, per anni, senza concessioni e senza cedimenti. Osservarlo al lavoro offre, da sé, una magistrale lezione."

Che cos'è il corpo di un danzatore? Per la Manni  "è prima di tutto uno strumento di lavoro la cui peculiarità è rendersi permeabile ai sentimenti, alle emozioni, alle intenzioni dell’uomo o della donna che interpreta....Poco impor

ta quanto quei sentimenti, quelle emozioni e quelle intenzioni siano lontani da noi: l’unica cosa che conta è rendersi disponibili, assorbirli, farli propri, perché in fin dei conti un buon danzatore è un fluido che assume la forma del vaso che lo contiene."



Consiglio questo libro a tutti gli appassionati di danza classica, e anche a chi voglia comprendere questo mondo che cela dietro parole importanti e impegnative come: forza, potenza, rigidità, severità, sacrificio, impegno, dedizione, costanza. Forse è proprio per questo che, di tutti i comparti dello spettacolo il balletto è e resta il più serio, sano e rigoroso. Imprescindibilmente dal ruolo che i danzatori hanno, ogni giorno la loro routine è costellata da un lavoro fisico estenuante e gratificante al tempo stesso, condito da grande serietà, passione, amore e slancio.



Anna Maria Polidori 







 











Wednesday, December 06, 2023

La direttrice d'orchestra di Maria Peters

 La Direttrice d'Orchestra


di Maria Peters, da cui è stato tratto il film che avevo visto l'anno scorso rammento di questi tempi, è un libro breve ma intenso, che traccia la storia di una donna avveniristica, perché ha puntato i piedi ed ottenuto quel che voleva: pensate, nientemeno diventare una direttrice d'orchestra, in un mondo, (la storia parte nel 1926) dove non c'erano spazi per le donne. 

Nasce come Willy, Antonia, vive a New York, in un condominio. Il padre è spazzino, la madre, casalinga, le fa mangiare cibi vecchi di tre giorni. Willy lavora in un teatro come maschera e poi fa la dattilografa. Ha la passione per la musica, suona il piano e vorrebbe andare al conservatorio.

In un giorno perde entrambi i lavori che la sostengono, ma, girovagando per le strade si imbatte in un locale ed in Robin e un gruppo di ballerine. Decide di suonare per loro.

Guadagna meglio, così dà alla madre sempre la stessa somma di denaro, accantonando il resto per il conservatorio dove vorrebbe entrare. Al tempo stesso conosce un ragazzo molto bello, Frank Thomsen, ricco ed influente. Lui si sente molto attratto da lei. Willy però è titubante. Vede l'abisso che li separa. Le difficoltà giornaliere che vive lei, la casa dove abita, gli abiti che indossa...Lui ha una casa immensa, la vita gli sorride.

Willy una sera torna a casa e scopre che la madre ha saputo del licenziamento a teatro. Così, quella donna avara, ostile, che ha trovato i soldi che Willy le aveva nascosto, prendendoglieli tutti le rivela di non essere, in realtà la sua madre biologica. E di averla ben poco tollerata, anche.

Willy è sconvolta. Non aveva la mamma più perfetta del mondo, ma alla fine chi se ne frega...Ora questo...Suo padre le spiega che le cose stanno davvero così: è stata acquistata in Olanda, poi  i due sono venuti con lei a New York.


Antonia Brico, questo il suo vero nome, decide allora di andare in Olanda per scoprire la verità su sua madre. La storia d'amore con Frank decolla e la ragazza, più innamorata che mai promette che tornerà appena trovate le informazioni del caso.

Ma si sa: Antonia cova un amore forse pure più grande di quello per Frank: la musica e così ad Amsterdam viene raccomandata d'andare a Berlino dove diventerà direttrice d'orchestra.

Frank intanto non si dà pace. Antonia non gli sta scrivendo, però la ragazza si sente con Robin.


Un giorno Frank la raggiunge ma il colloquio non è molto bello: Antonia gli ribadisce che vuole restare libera, se si mettesse con lui addio ambizioni.

Frank torna in America. Antonia comincia a pensare d'aver fatto una fesseria, in particolare quando Robin le scrive che Frank si è fidanzato con Emma. Antonia entra nel panico più puro. Torna a scrivergli ma lui non legge le lettere.


La ragazza dirige con successo la Berliner Philharmoniker e sbarca nella costa ovest degli Usa. Ritorna in America per un concerto al Met. Trova molte opposizioni ma anche tanti aiuti insperati che verranno da chi la continua ad amare nonostante l'abbia persa per la musica.


Un libro intenso, bello, fatto di "eroi musicali" che via via scenderanno dai piedistalli mentali dove li aveva posti Antonia quando più giovane e ingenua.

Antonia scopre infatti che tutti i più influenti direttori d'orchestra vorrebbero farla desistere dai suoi propositi di concretezza, sofferenza, cocciutaggine e rinunce.


Antonia è una donna fragile e forte al tempo stesso. Una vera amazzone che ha saputo sfidare i tempi e tenere testa agli uomini. Non è stata cosa di poco conto. Ha sofferto perché inseguire le passioni significa lasciare qualcosa indietro inevitabilmente. Ha inoltre compreso che mai e poi mai una direttrice d'orchestra sarebbe stata vista come gli uomini, altra ragioni di risentimento e di lotta.


Una lotta appoggiata anche dalla first lady Eleonor Roosevelt, una donna che si è sempre battuta per le pari dignità tra uomini e donne.


Ho acquistato il libro da Club per Voi, della Mondolibri.Senza esitare un attimo. Avevo visto il film, ricordavo il personaggio. Mi aveva colpito al cuore. 


Anna Maria Polidori 



La Vita di Un Apprendista Elfo di Ben Miller, tradotto da Adria Tissoni

 Ho scelto di leggere La Vita di Un Apprendista Elfo


di Ben Miller, tradotto da Adria Tissoni edito da Garzanti perché credo negli elfi e sono più che certa che ne abbiamo uno in casa. 

Così leggere questo libro è stato bello. Certo: se ci fossimo immersi di più nell'atmosfera natalizia, lasciando da parte delinquenti, galere, nemici di Babbo Natale e il libro avesse virato verso un regno fatato di pace, non modernizzando troppo, avrei apprezzato di più. Ma questo libro per bambini è lo specchio dei tempi: non ci può essere pace e è escluso che le storie vengano costruite per donare solo calma e rilassatezza. Penso che, almeno in questo periodo dell'anno possa essere dato spazio ai buoni sentimenti, lasciando lo stridore della vita, almeno per una volta, fuori. 

Mi vien voglia di scrivere: in che brutta società viviamo se non siamo più capaci di regalare belle storie per i bambini.


Il racconto comincia bene: Toc è un elfo simpatico di 16 anni, ma ne ha tanti più di noi. Al momento non ha lavoro e ha fatto richiesta per poter diventare un elfo giocattolaio di Babbo Natale. Alla fine la sua domanda viene accettata però....

C'è qualche cosa che non quadra. Ci sono furti e lui stesso verrà incolpato d'aver trafugato giocattoli...Non solo: assieme alla figlia di Babbo dovrà tentare di salvare il Natale da chi vorrà organizzare invece un maxi furto di regali proprio la notte della vigilia, lasciando i bambini senza doni!


Una favola moderna, figlia dei tempi, con tanto di droni invisibili.


La copertina è fantastica !


Anna Maria Polidori 



Monday, November 13, 2023

Les Amants du Lutetia di Emilie Frèche

 Les Amants du Lutetia


di Emilie Frèche è un romanzo edito dalle Editions Albin Michel. Tratta la complessa e controversa tematica del suicidio, la possibilità di scegliere di morire dolcemente e analizza i traumi che un atto del genere lascia per sempre sulle persone che restano.

Avevo già letto in passato la vicenda di due coniugi che si erano entrambi uccisi, così ho deciso di tornare a leggere un romanzo sull'argomento.


È una coppia ottuageniaria, questa presa in considerazione dall'autrice. 


La scrittrice ha tratto ispirazione da un fatto realmente successo in Francia alcuni anni fa.


Ezra e Maud Epstein hanno di recente trascorso del tempo con i loro cari, prima di decidere di andare in questo albergo, il Lutetia, dove mettono a punto il loro proposito: quello di togliersi la vita. 

È un giorno come tutti gli altri quando il ragazzo che porta loro le colazioni non sente rumori in camera: a poco a poco entra, sempre titubante, non vorrebbe disturbare, quando trova, vestiti di tutto punto questi due anziani, sdraiati sul letto. Subito non realizza, ma poi nota qualche cosa di strano.

Dà l'allarme e parte la macchina burocratico-investigativa. Le salme diventano proprietà dello Stato sino al termine delle autopsie. 


Viene allertata intanto l'unica figlia della coppia, Èleonore. La signora vive un momento della sua esistenza davvero positivo: divorziata da Vincent, sta uscendo con due uomini e tenta di capire quale sia il migliore per proseguire la sua vita: i figli vanno avanti bene, lavora con successo. Non potrebbe chiedere di meglio. La notizia della tragica e voluta dipartita dei suoi genitori, comunicata in maniera alquanto brusca e senza troppi giri di parole, l'annienta.


Non contatterà però nessuno dei due uomini con cui esce, ma Vincent il suo ex marito chiedendogli di accompagnarla alla sede di medicina legale.

Inutile chiedere la restituzione dei corpi, ci sarà d'attendere. Eleonore sverrà per lo choc, si sentirà pesantemente traumatizzata da un evento che non aveva motivo per essere posto in essere.

I genitori erano persone di successo che grazie al loro lavoro in un'agenzia di pubblicità, avevano accumulato una fortuna. Stavano bene in salute. Nessuno di loro due era malato. E allora perché? È questa la domanda terribile che occupa lo spazio di una mente assorbita dal dolore di un suicidio.

"Perchè lo avete fatto insieme? Perché avete fatto questo a me? Perché adesso? Perché?"


Questa coppia aveva la preoccupazione che potesse accadere un decadimento fisico o cognitivo, così, anticipando i tempi han deciso di farsi fuori per non essere di impiccio a nessuno.


Chiudono il biglietto rammentando di "Ridere, cantare, danzare, celebrare la vita - Noi l'abbiamo tanto amata!" 

Peccato che poi le cose siano virate nella direzione opposta e che Eleonore non senta per niente l'afflato finale lasciatogli dai genitori, questo incoraggiante inno alla vita. Pensa invece, choccata, d'essere diventata tutto d'un tratto un'orfana, d'essere da sola a gestire un dolore incommensurabilmente forte, spiazzante ma soprattutto inatteso.


Intanto si fa vivo un certo Duval che ha curato gli interessi e gli averi della famiglia e così Eleonore scopre che una proprietà cui i suoi tenevano molto rimarrà a lei, sebbene non potrà mai diventarne proprietaria e non potrà venderla.


Vincoli serrati, Eleonore ripercorre, l'esistenza dei suoi. Non ha mai capito fino in fondo perché la madre abbia insistito a restare a fianco del marito, un traditore seriale: non era mai trattata alla pari. Eppure, ora si è uccisa con lui: ricorda feste, vacanze, il loro lavoro, un amico di famiglia aveva perfino tentato di abusarla e lei non aveva detto niente, tanto non sarebbe stata creduta. Ricorda d'aver scoperto di essere ebrea solo in età adolescenziale. I suoi non gliene avevano mai fatto menzione.


Non sa che cosa fare dell'eredità, Eleonore, mentre quando le restituiscono le salme e può vederle all'obitorio, non potrà avvicinarsi a loro, ma solo vederli attraverso un vetro. Non ne capisce la ragione e chiede alla signora se non sia possibile eliminare quella barriera. La signora risponde di no e Eleonore chiede ragione per questa faccenda. "Parce qu'elle matérialise a frontière entre les morts et le vivants.Vous ete vivante, madame, et vos parents son morts", perché materializza una frontiera esistente tra i vivi e i morti. Voi siete viva, signora, i vostri genitori sono morti.


Eleonore li vede e li rivede per mesi come salme, come cadaveri, nella sua testa e non riesce a dormire. Il lavoro non procede bene. 


Le reazioni a un suicidio sono molteplici: c'è chi si arrabbia, chi cade in depressione, chi reagisce fattivamente, ed è quello che succede ad un figlio di Eleonore, Simon che apre una pagina Instagram Lesamantsdulutetia, lanciando poi una petizione su Change.org per la fine dolce delle persone, per cambiare uno stato di diritto che impedisce, laddove una persona non voglia più vivere e stia bene, di ricorrere al suicidio assistito.


E qui potremmo aprire un dibattito infinito: è giusto che persone sane possano trovare questa come risposta finale? Non sarebbe meglio indirizzarle ad uno psicologo che potrebbe diramare le questioni che hanno in sospeso con la vita? Stanno bene, se hanno dei malesseri possono essere curate.

Il suicidio è davvero la soluzione a tutti i problemi o causa molti più problemi dopo a chi resta? 


Se una persona è gravemente malata ma decide di interrompere la sua esistenza, beh, quello ha un tocco diverso, ma pensare di legalizzare la morte quando uno è semplicemente stanco di vivere, forse vorrebbe dire aprire un pò troppo a soluzioni estreme. Ammetto che sapere che una persona ci vuole lasciare, senza i traumi della scoperta successiva potrebbe essere un sollievo, potrebbe dare al cervello una stabilizzazione emotiva ed un'accettazione della perdita, che, viceversa non può esserci se non con il tempo e un forte lavoro psicologico addosso (che non deve essere necessariamente supportato da psichiatri o psicologi, ma dalla famiglia, dagli amici, dal lavoro, dalla vita che, semplicemente va avanti e permette al tremendo taglio verificatosi nell'anima a poco a poco di cicatrizzarsi, diventando non più un dolore annientante, ma una condizione con cui poter convivere bene)  ma...Lo sarebbe? La persona muore sì di "morte dolce" ma mai nessuna morte è seriamente dolce, ma sempre un processo di grande trauma e shock per l'organismo. 

Non pensate mai che il corpo si lasci annientare senza un fortissimo trauma che gli crei un corto circuito.

Vogliamo davvero pensare che la vita sia così poco importante da dare man forte alla morte?

Simon la butta sul: non ci sarebbe scoop e la cosa avverrebbe propriamente. Vero, però...


Il libro ha un tratto molto moderno. Trovate foto, pagine Instagram, carteggi,e-mails, insomma la realtà che ci circonda messa insieme per creare una storia che, stimolerà  molto la discussione. 


Vi lascio, ho spoilerato fin troppo di questo libro, ma visti pure gli ultimi eventi, come la bambina inglese cui i sanitari hanno staccato la spina e che adesso è morta (non aveva chiesto che le venisse staccata la spina, direi che c'è una sostanziale differenza tra il voler morire e lasciar scegliere altre persone,) direi che come argomento è molto attuale.




Anna Maria Polidori 






 


Saturday, November 11, 2023

L'arte del Romanzo di Milan Kundera

 


Che cos'è il romanzo e come è cambiato nel tempo? Sono queste le domande a cui porrà risposta Milan Kundera in questa raccolta di sette saggi L'arte del Romanzo edito da Adelphi. Realizzazione, significato, principio, fine del romanzo attraverso la complessità degli eventi.


Il romanzo europeo era meraviglioso, descrittivo, poneva l'accento sulla bellezza e sull'incanto dell'uomo verso la natura come fa ad esempio Proust, spiega Kundera. Proust sarà l'ultimo rappresentante di una centralità umana così bella e rappresentativa. Già con Kafka l'uomo diviene...anonimo. Non ha più importanza sapere chi sia, come si chiami, quale sia stato il suo vissuto: è importante quello che sta accadendo in quel preciso istante. In genere eventi paradossali e fuori dal comune.

Questo spostamento della condizione umana da una descrizione estremamente articolata e particolariggiata, dove troviamo passato, presente delle persone, ad una fredda, indifferente, ci spinge a pensare che ci sia stato un tremendo mutamento all'interno della stessa società che abbia virato verso quella direzione la parola scritta. Come potremmo descrivere la società moderna se non un luogo che inghiotte ciascuna persona, inclusa la sua anima, incluso il suo essere. Questa scomparsa della persona, così come dei valori che ne componevano il suo modo di fare, ha dato luogo a un'ascesa irrazionale verso il caos che stiamo vivendo in questi anni.  


Cosa cambia poi con Kakfa, Musil (L'uomo senza qualità è il suo capolavoro), sarà, per i protagonisti avere a che fare direttamente con la Storia e quindi con quelli che, Milan definirà "i paradossi terminali" dei tempi moderni. 

Ci si rende conto che Don Chisciotte non potrebbe più esistere. È il mondo che va rivisto. Un mondo che non dona più libertà, che toglie anzi sostanziali margini di sogno all'uomo. Dopo la prima guerra mondiale gli assetti del mondo cambieranno e non torneranno più gli stessi.

I protagonisti di Musil non afferrano che il mondo sarebbe cambiato per sempre spazzando via tutto e tutti: il personaggio di Broch uccide e non ricorda di averlo fatto.

Ecco: queste sono le sostanziali differenze di un uomo che vive ormai in un disordine interiore causato da elementi esterni più grandi di lui, ma che possono pesantemente condannarlo a vivere un'esistenza senza più centralità, sempre più collettiva e marginale.


Il romanzo è diventato così a inizio novecento la ripetizione stantìa di quanto già scritto, senza alcuna innovazione, senza lanciare nuove idee. Questo soprattutto nella Russia comunista, dove i margini di creatività e libertà espressiva non erano molti da principio. Gli allentamenti ci saranno dopo Stalin.


Ma perché adesso il romanzo non ha più quell'incanto, quella bellezza di un tempo? Semplice, spiega Kundera: i mass media han messo le mani su questo settore, e quindi "essendo agenti dell'unificazione della storia planetaria amplificano a canalizzano il processo di riduzione...E poco importa che nei loro diversi organi affiorino i diversi interessi politici." Il romanzo è vita e perciò complessità, ma dove è possibile rintracciare complessità quando le risposte alle domande devono essere semplici e rapide? 

Il romanzo può sopravvivere secondo Kundera "Solo andando contro il progresso del mondo." 


In un capitolo vengono esplicate dall'amato pensatore le 65 parole più importanti per lui. 

Era stato un suo amico francese, Pierre Nora direttore di Le Debat a chiedergli di lasciar stare tutte quelle fisime sulle traduzioni sbagliate che leggeva nelle quattro lingue che Milan conosceva e che lo rendevano infelice e stizzito e buttar giù le sue parole-chiave.


"Un proverbio ebraico dice che "L'uomo pensa e Dio ride" spiega Kundera a un certo punto. Ma perché questo? Probabilmente perché "L'uomo pensa e la verità gli sfugge:. Perché più gli uomini pensano, più il pensiero dell'uomo si allontana dal pensiero dell'altro. E infine perché l'uomo non è mai ciò che pensa di essere."


Il romanzo, quale esso sia deve essere in grado di rispondere a questa domanda: "Che cos'è l'esistenza umana e dove sta la sua poesia?"


Portate con voi questo libro, leggetelo piano, scegliete quello che volete approfondire e assimilare a poco a poco e capirete che, dietro a un romanzo c'è una complessità che investe, uomini, autori, società e un mondo in evoluzione.


Anna Maria Polidori