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Wednesday, September 16, 2026

Vitalij Zherdev: vi racconto il mio Vladimir Skljarov

 "Ho visto danzare Vladimir  Skljarov la prima volta tanti anni fa in compagnia del mio amico Igor Dobrovolskij


a
Stoccarda, in Germania. In quel periodo il Mariinskij di San Pietroburgo era in tournèe con il suo Spartacus e Vladimir ne era stato uno splendido protagonista.

Era la prima volta che lo vedevo sul palco e quello che mi colpì di questo ballerino, fu il suo carisma". Vitalij Zherdev ci ha contattato stamattina dopo aver letto il nostro articolo. 

"Perché non hai usato i miei ritratti?"

La cosa ci ha intrigato e abbiamo deciso di sentire quel che aveva da raccontarci.


Vitalij non ha mai conosciuto Vladimir. Un po' come è accaduto con Franco Zeffirelli.

Vitalij Zherdev con Pippo Zeffirelli e il ritratto che ha donato alla Fondazione 


"Esatto. A quel tempo ero un ragazzo timido e chiuso. Non sono nemmeno riuscito a stringergli la mano. Però dopo aver assistito alla performance ho ricercato quanto più ho potuto per poterlo ritrarre. Vladimir non era solamente un ragazzo bellissimo, era un'apparizione incredibile. Quando lo vedevi saltare ti sembrava che volasse. Aveva la bellezza di un principe delle favole e i suoi occhi così brillanti rimandavano a quello che aveva dentro, alla sua anima".

 

Lo ha visto anche come protagonista di Romeo...

"Oh, incantevole. Il migliore, decisamente. Era questo che mi piaceva di lui: poteva essere il forte Spartacus così come il lirico, tenero ed appassionato Romeo".

 

Metteva d'accordo tutti Vladimir. Peccato se ne sia andata via così presto.

"È triste che sia scomparso improvvisamente. È stata una vita veloce la sua. Quella di una leggenda che non vedremo mai invecchiare. Rimarrà una cometa nel cielo notturno piena di grande talento e immensi personaggi ritratti sul palco. È stato con noi un breve momento, però a quell'attimo se ci pensiamo, ha donato un grande significato". 

 

Me lo descrive?

"Aveva un sorriso aperto, un "boy smile" possiamo dire così, dài, gentile, un sorriso di velluto".

 

Mi parla dei ritratti che ha fatto a Vladimir?

"In uno scorgiamo la sua luce; l'ho ritratto privo di difese,


aperto; quello nero è differente

".

Un balletto che descrive bene la sua parabola esistenziale?

"Le Jeune Homme et la mort di Roland Petit. Sono restato choccato dalla sua interpretazione, che poi si è rivelata essere profetica". 

 

Invece lei che combina di bello Vitalij?

"Quest'estate sono tornato a trovare i preti di Loreto. Sono molto affezionato alla Basilica. Quando arrivai a Loreto da Senigallia come profugo ucraino mi avevano assegnato una casa da dove potevo scorgere la cupola della Basilica. E poi la casa della Madonna! L'adoravo. Per me rivestiva e riveste un significato speciale. Ringrazio sempre monsignor Fabio per la calorosa accoglienza, ospitalità e per quell'approccio sempre sorridente e positivo".

 

I suoi ultimi progetti?

"Un libro che ho idea di chiamare Meeting with Angels. Parlerò della profonda connessione che ho sempre sentito con Franco Zeffirelli e i suoi films, primo fra tutti il Gesù


di Nazareth con Robert Powell.

.Ah, quegli occhi..."

 

Come non darle ragione. Si sente sempre con Robert?

"Sì e ho intenzione di inviargli il manoscritto per sapere che consigli possa darmi. Però non ci sarà solo il suo Gesù. Parlerò dell'influenza che Zeffirelli ha giocato sul mio carattere, forgiandolo sotto certi punti di vista, grazie alle sue produzioni". 

 

Che lei segue ovunque. Ha passato una bell'estate anche all'Arena di Verona.

"Assieme a me c'era di nuovo Igor Dobrovolskij,


l'amico che mi ha introdotto al mondo del balletto

Tre le produzioni di Zeffirelli a cui abbiamo assistito: Turandot, Traviata e Aida, ma mai, mai uno spettacolo è stato più bello di questa Aida coreografata da Vladimir Vasiliev con tantissimi personaggi, costumi magnifici, un vero trionfo visivo di grande danza". 

 

Anna Maria Polidori  



Monday, September 14, 2026

Un salto celebra la vita di Vladimir Skljarov

 È stata una morte improvvisa, inattesa, prematura quella di Vladimir Skljarov


scomparso a causa di una caduta dal balcone lo scorso 16 novembre 2025. 

Nato nel 1985 nell'allora Leningrado, ora San Pietroburgo, questa disgrazia ha lasciato attonito e sgomento il mondo del balletto.


Questo danzatore versatile, sebbene  venisse soprannominato "Principe del Balletto Russo", aveva partecipato a produzioni del Royal Ballet, dell'Opera di Stato della Baviera, non disdegnando coreografie più moderne.


Vladimir è stata una stella che si è spenta troppo presto.


Così qualcuno ha pensato di "intrappolarlo" in un simbolo che rimarrà per la posterità celebrandolo e ricordandolo...in attività.


È stato creato infatti un bellissimo monumento di bronzo sulla sua tomba presso il cimitero Smolenk di San Pietroburgo.


È una meravigliosa celebrazione della vita dell'artista, che racconta chi sia stato e che, ci piace pensare, possa portare conforto, forza e coraggio, a chiunque visiti quel sito. 

La scultura è stata inaugurata lo scorso 27 luglio. 

Vladimir viene ritratto in un salto, emblema di potenza,  forza, leggerezza, elevazione.



Lo  scultore che ha creato l'opera è stato Andrey Korobtsov.


Tra gli amici del ballerino rimasti profondamente colpiti dalla sua morte e che ha avuto piacere di ricondividere su Instagram l'opera creata in collaborazione con il teatro Mariinskij, c'è Patrick de Bana.



Patrick, tedesco di Amburgo, ballerino e ora coreografo,  lo scorso anno aveva postato un tributo fortissimo su Vladimir, appena avuta notizia della sua morte. Le sue parole, per sensibilità e commozione ci avevano colpito profondamente. 

Così lo abbiamo raggiunto per alcune considerazioni.

Ci racconta: "Eravamo amici e ci rispettavamo tantissimo. Lo avevo invitato al mio gala di performances in Giappone e ricordo d'averlo fatto appena due settimane prima dell'incidente che gli ha tolto la vita. Posso dire solamente che lo adoravo e che la sua morte mi ha sconvolto".


Anna Maria Polidori


Wednesday, September 02, 2026

Meglio Così di Amélie Nothomb

Sono andata alla biblioteca di Cagli per scovare libri sulla città a un euro, quando lo sguardo mi è caduto sull'ultimo libro di Amélie Nothom, Meglio Così. 
 

Ho pensato di prenderlo in prestito.
L'ho finito in una serata.
 
Dopo Dizionario dei Nomi Propri e Metafisica dei Tubi, rieccoci a leggere un altro suo scritto. Un'autrice che disseziona la realtà come pochi altri autori ed è, beninteso, spietata nel raccontare senza farsi scrupoli fatti familiari. 
 
Parenti, conoscenti, genitori vengono ritratti con severa e limpida lucidità e verità. 
 
Lo racconta lei stessa: quando uscì il suo primo libro, apriti cielo! 
 
Però il padre, una persona che Amélie adorava, ha sempre sostenuto di non volerle tarpare minimamente le ali: che citasse pure persone o fatti significativi realmente vissuti. T
 
alvolta, in effetti, le famiglie offrono così tanto materiale per libri, novelle, romanzi, che sarebbe un peccato guardare al di fuori. Amélie lo ha capito ed ha iniziato una sequenza di libri non solo significativi, ma ogniqualvolta vincenti commercialmente, aggiudicandosi importanti premi letterari.
La morte della madre di Amélie è stata più sofferta di quella del padre.
 
Suo padre parlava sempre: era ciarliero. Un ambasciatore che mi piace pensare fosse socievole, affabile. Quindi, ammette Amélie, è stato semplice cominciare a scrivere subito su di lui.
 
Ma la mamma... 
 
È stata un'altra cosa. Questo libro riassume la sua storia. 
 
Una bambina, Adrienne, simpatica e soprattutto sveglia abbastanza da sapersi cavare dagli impacci. Soprattutto quando i genitori separano le ragazzine per le vacanze portandone una a Bruges ed un'altra, la mamma di Amélie, a Gand, dalla nonna. 
 
Una signora alquanto eccentrica, tirchia e, direi, spaventosa. 
 
Chiudeva a chiave la bambina, pretendeva che la pargola mangiasse aringhe con il caffelatte. 
Sì, erano tempi di guerra, ma la signora, non fatevi intenerire, per carità, era spietata! 
 
Al gatto comperava infatti i migliori e più succulenti cibi, mentre alla povera Adrienne lasciava solo del cibo di pessima qualità. 
Una volta tornata a casa, la ragazzina informa la madre di quanto vissuto e più nessuno la porterà da quella signora con una passione assurda e viscerale per quel gattone viziato e la mania di chiudere a chiave le bambine dentro le stanze.
I genitori non condividevano una fedeltà enorme: ciascuno di loro aveva qualche amico o amica speciale con cui trascorrere del tempo.
 
Intanto i genitori provano un riavvicinamento, che porta alla nascita di una terza bambina, Charlotte. 
 
Delusione amara per i genitori e soprattutto per la madre, perché dopo due bambine avrebbe voluto un figlio. Adrienne comincia così a prendersi cura della piccina, cambiandola, dandole il biberon, di fatto crescendola, visto che era così poco amata dai suoi proprio perché una  femmina.
 
Il rendimento scolastico crolla precipitosamente, ma a lei non importa: vuole che Charlotte sia amata. 
 
La sorella di Adrienne, Jacqueline, era una ragazzina con grandi complessi, timida, anche bruttina, che però, una volta diventata signorina, diventa bellissima. Questo cambiamento, per una ragazzina sempre vista sciatta, è stato psicologicamente destabilizzante e non è stata in grado di gestirlo bene.
Il caso ha voluto, ma tu senti che storia, che il futuro babbo di Amélie scrivesse le lettere d'amore che un suo amico voleva destinare a Jacqueline. Jacqueline, non sapendo rispondere, delegava Adrienne a fare questa cosa. I due, grazie a questa coincidenza fortuita, si conoscono, si piacciono e si mettono insieme. 
 
D'altronde erano stati solo i tramiti di una storia d'amore che non sarebbe mai decollata. 
 
Anzi: par proprio che Jacqueline si sia sposata senza convinzione e non abbia avuto un matrimonio felice. Cosa che non è successa ad Adrienne. Le due sorelle non si sarebbero mai più parlate. 
La madre invece ha retto botta il primo anno dalla morte del marito, vivendo quel periodo con serenità ed euforia, dopodiché è sprofondata nell'immenso dolore lasciato dal congiunto, perdendo la memoria.
Amélie racconta che quando ha saputo della morte della madre ha avuto una sorta di disconnessione. Ha terminato di scrivere, lasciando da parte l'immenso dolore che l'attanagliava, per pensarci e farlo affluire solo dopo. Mi è successo alla morte di un mio zio. Posso capirla. È un romanzo intenso. Mi ha fatto sorridere la cena con Berlusconi organizzata dall'ambasciatore Nothomb, che ha terminato a Roma la sua carriera diplomatica. Spero che comunque qualche cibo sia stato un po' commestibile ;-)

Anna Maria Polidori 

Monday, July 27, 2026

Raccolto Selvaggio di Carl Hoffman

 È un libro che sta a metà strada tra cronaca e avventura. La breve e giovane storia di Michael Rockefeller stroncata in Nuova Guinea firmata das Carl Hoffman, Raccolto Selvaggio.




"L'autore ha voluto mettere nero su bianco le risultanze delle sue indagini per porre un punto fermo su quanto accaduto, per restituire pace a Michael e a una famiglia che è andata avanti, certo, ma che per tanti anni ha portato un gravoso peso sul cuore.

Non parliamo di una comune famiglia, ma dei Rockefeller: Nelson, appassionato di arte primitiva, nel 1957 inaugurò con la crème de la crème newyorkese — in termini giornalistici, politici e di celebrities — il primo museo al mondo sull'argomento.

I Rockefeller sono sempre stati appassionati d'arte. John D. Rockefeller Jr., padre di Nelson e figlio del celebre capostipite aveva in casa Matisse e Monet; in particolare, era famoso per la sua passione per gli arazzi medievali, mentre i quadri degli impressionisti e dei cubisti erano le passioni principali di Abby Aldrich Rockefeller e di suo figlio David, rispettivamente nuora e nipote del capostipite.

Una casa piena zeppa di arte che avrebbe portato i Rockefeller alla creazione del MoMA, Museum of Modern Art.

Il libro inizia con la morte di Michael, un vero rito tribale: il ragazzo venne mangiato nel 1961.

Poi viene ricostruita tutta la vicenda spostandoci nel 2012.

Anche Carl partirà per i luoghi in cui Michael ha trovato la morte, in Nuova Guinea, rintracciando gli Asmat, una popolazione indigena e cannibale che, come potete ben immaginare, non è più tornata quella di prima, dopo la disgrazia.

Le massicce indagini e la colonizzazione cristiana che è seguita hanno portato la vergogna e il peccato per l'uccisione delle persone, soprattutto per il fatto che venissero mangiate.

Nei primi mesi di ricerche, e forse anche nei primi anni, non si venne a capo di niente, nonostante il fortissimo dispiegamento di forze attuato dalla famiglia Rockefeller; le maggiori insabbiature vennero dagli olandesi e soprattutto dalla Chiesa, che fece del suo meglio per tenere nascosta la vicenda più scabrosa.

Michael, così come il padre, era un appassionato di arte primitiva e si trovava in Nuova Guinea per raccogliere altri pezzi, alla scoperta di una civiltà che l'avrebbe invece inghiottito nel vero senso del termine.

Al Metropolitan Museum of Art (Met) di New York è possibile visitare The Michael C. Rockefeller Wing. Fu il padre Nelson a donare l'intera collezione del suo vecchio Museum of Primitive Art al Met, dove l'ala è stata inaugurata nel 1982.

Indietro nel Tempo Romanzo famigliare di una reticenza collettiva di Judith Hermann

 Una guerra non termina mai. Non almeno negli animi della gente che l'ha vissuta. 

Questo va ricordato perché tante volte, i conflitti passati, situazioni non ancora ben definite, ne possono scatenare di nuovi.

La seconda guerra mondiale è stata uno spartiacque tremendo, tra lo sterminio di sei milioni tra ebrei, persone malate, rom e l'utilizzo di due bombe nucleari in Giappone. Il mondo non sarebbe mai più tornato quello di una volta.

La nostra cara vecchia Europa ha perso un patrimonio tremendo con le sterminio degli ebrei. Questa etnia, infatti è stata fertile sotto tanti punti di vista: arte, pittura, letteratura, musica. 

Per non dimenticare abbiamo letto decine di testimonianze di ebrei torturati e rinchiusi in campi di sterminio. 

Però...Ci siamo mai chiesti che cosa significhi essere stata una parente di una SS?

Il peso che portano queste persone è invadente, straziante. 

Ci viene in aiuto un libro appena uscito da L'Orma Editore : Indietro nel Tempo


Romanzo famigliare di una reticenza collettiva
di Judith Hermann.

È un libro estremamente forte e colto che andrebbe letto per comprendere come i parenti delle SS, ormai alla quarta generazione vivano questa tremenda eredità.
Nessuno ricorda volentieri un antenato che ha sterminato così tanta gente, cambiando definitivamente il volto dell'Europa.

Men che meno i parenti di chi ha partecipato a questo sterminio. Eppure, in questo caso, Hermann decide di prendere il toro per le corna e fare un viaggio a ritroso, avvalendosi, dove possibile, di piccole tracce disseminate dal tempo. 

Una foto del nonno SS, scattata in una località, Radom, in Polonia, ad esempio. Al tempo della guerra la città contava più di 33.000 ebrei mentre adesso ce ne sono solo 7. Il nonno di Judith era stato inviato lì durante la guerra per ucciderli.


La madre pare non rammentare quel personaggio ingombrante, che era stato il padre. Le dice di non avere ricordi, però era abbastanza grande per non averlo dimenticato.

"Il mestolo d'argento ce lo aveva regalato lui", le fa.
"Oddio, mamma, il mestolo della minestra?!"
La risposta della madre: "Beh è solo un mestolo!"

Ci ho letto tutta la disperazione della ragazza. Il mestolo che usano ogni giorno per la minestra viene da lontano, dal sangue di gente morta. Forse l'autrice ha pensato all'abbondanza che ha avuto lui, al cibo che non mancava durante la guerra, ai soldi arrivati grazie al sangue degli innocenti, mentre tanta gente è morta in modo efferato.

Decide di andare a Radom. È una cittadina che da principio non l'aiuta nelle ricerche, che si "sveglia" solo verso il termine del suo soggiorno. Capite bene da voi.

Più di 30.000 ebrei vennero sterminati, oppure spediti nei campi di sterminio. Senza pietà. La nostra protagonista gira per la città, alla ricerca della piazza dove al nonno, sorridente, avevano scattato quella foto. Dove sarà? Alla fine ritrova il luogo. Intanto legge. Ha portato molti libri che porta con sé nei bar, nei ristoranti e ovunque decida di passare il tempo. 

È un peso che andrebbe condiviso, però nessun familiare si fa vivo, nonostante tutti sappiano dove si trovi e che cosa stia facendo. 

È un passato che ci parla di tabù, di situazioni che sarebbe meglio dimenticare. Ma questo Judith non lo pensa. Attraverso una prosa fantastica, profonda, erudita e riparatrice, tenta di analizzare quel che è stato.

Anche il nonno ha ucciso senza pietà.

Trova un documento. Il nonno venne rilasciato da un ufficiale ebreo americano morto precocemente. Che ironia, pensa. Ma a guerra finita, tutto viene dimenticato. Almeno per gli eserciti dei rispettivi Stati è così. Non lo è per i popoli coinvolti. Le guerre sedimentano negli animi della gente rimasta, per generazioni, ricordi, strazi, lutti, forti rancori. La verità resta offuscata dai racconti singoli o da ciò che fa più comodo ricordare, o, viceversa, dimenticare.

Nel secondo capitolo, Judith andrà a Napoli a trovare la sorella, che ormai si è accasata in Italia, per lavoro e dove ha costruito una splendida famiglia, con due bambini un figlio ed una figlia. Guardando quel maschietto allegro, buono e simpatico Judith pensa che no, lui non potrebbe essere come quell'antenato scomodo: lui no, perché è buono e si vede.

Le sorelle non parlano di fatti sensibili accanto ai figlioli. 
Quarta generazione dalla seconda guerra mondiale: questi sono argomenti che preferiscono evitare. 
Si sente un po' un'estranea a Napoli, Judith e tale la fanno sentire gli ospiti di sua sorella. Torna a casa senza aver realmente parlato di questioni scabrose, di tematiche che fissano un punto sul passato della loro famiglia, sulle scelte fatte dal nonno.
No, non scavano nella melma oscura lasciata dalla guerra. Lasciata dal loro nonno.

L'ultimo episodio riguarda i suoi suoceri, scomparsi per due giorni in Polonia. Nessuno sa che cosa siano andati a fare lì, visto che le vacanze programmate non contemplavano quel Paese. 

Ecco: ho apprezzato di questo libro la bellezza espositiva.  Scritto meravigliosamente bene, c'è grande ricerca interiore, limpidezza nelle argomentazioni, lucidità, coraggio e la raffinatezza stilistica e di pensiero che contraddistingue i pensatori tedeschi.

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Anna Maria Polidori

Thursday, July 23, 2026

La musica dei cattivi. Classica e colonne sonore di Carlo Fiore

 La musica dei cattivi. Classica e colonne sonore


di Carlo Fiore, pubblicato da Neri Pozza, ci restituisce una monografia di brani musicali utilizzati nei film per rendere i cattivi, se possibile, ancora più inquietanti.

Perché sovente la musica classica ha un'accezione negativa? 

Perché viene utilizzata mentre una persona viene uccisa, o quando un vampiro succhia il sangue della gente?

Perché il cattivo viene analizzato così?

Come spiega Fiore: "La mascolinità americana... di un Paese sempre in guerra enfatizza la potenza degli alleati contro il nemico". 

Fiore spiega poi che da principio il nemico era l'extraterrestre, per poi essere considerato il russo, il cubano, il siculo; insomma, entità non riconosciute nel modello democratico americano. 

Il cattivo sarà quello che implicitamente studia di più, è colto, ascolta musica classica oppure è uno scienziato pazzo. Qualcuno, comunque, non inglobato nel sistema americano.

Avanzo un'altra ipotesi: ho avuto alle medie un'insegnante di musica eccellente. La professoressa ci faceva a volte ascoltare un brano di musica classica, chiedendoci che cosa ci trasmettesse. 

Abbinava l'ascolto a un dipinto o a una fotografia. 

"Che sensazioni vi dona questo binomio?", ci chiedeva. 

La cosa non era unilaterale. La musica classica scava nelle profondità degli animi umani in forme e modi totalmente diversi gli uni dagli altri.

Credo inoltre che la musica classica possa avere tante valenze e sia più plasmabile della moderna tanto in scene positive - l'altra sera ho visto una commedia, ...E alla fine arriva Polly dove era inserito un brano di classica mentre Ben Stiller entrava in un condominio - quanto in quelle negative. 

Certo, non si capisce perché mentre il maialino Babe corre inseguito da cani feroci la musica di sottofondo  sia l'aria più conosciuta del Barbiere di Siviglia, "Largo al factotum", ma questo è un dettaglio. Diciamo che la freneticità del brano ben si adatta all'azione cinematografica.

Associare una musica celestiale e un'azione turpe crea stridore negli animi degli spettatori. 
È quello che il film vuole trasmettere.

Ormai il cattivo hollywoodiano è una persona che, come descrive bene Fiore, è elegante e magari colta. 

Questo cliché viene quindi abbinato a brani di Bach o di Beethoven.

Ci sono però altri esempi: nel libro, Fiore analizza anche Pirati dei Caraibi con Johnny Depp. 
In quel caso, in Dead Man's Chest, compare l'Olandese Volante con al timone di comando Davy Jones.

In quel caso Hans Zimmer ha adattato la colonna sonora a sfumature bachiane e caricaturali.

L'autore prende in considerazione i supercattivi, i film di mafia, la musica utilizzata nei film sui vampiri e molto di più!


Anna Maria Polidori

Friday, July 10, 2026

La donna col vestito verde di Stephanie Cowell

 

È un romanzo fresco ed avvolgente, La Donna col Vestito Verde


di Stephanie Cowell proposto da Neri Pozza e Beat Edizioni.  In realtà cercavo un altro titolo della simpatica scrittrice. 
Alla fine ho deciso, visto il mio amore per Monet, di leggere questo. 

È stata una scelta vincente perché mi ha permesso di comprendere ancor più l'uomo su cui non mi sono mai soffermata granché.

La Cowell poi è stata fantastica nel saper dare voce in maniera così potente e vera agli amici di Claude e a Camille.
È stato...
Leggerli probabilmente con la loro voce e il loro temperamento e "sentirli", "udirli" con timbri distinte. 
Questa è una qualità che, ad esempio, ho riscontrato nei libri di Maeve Binchy, dove la definizione delle anime e della loro "voce" è forte, unica, potente e risonante esattamente come lo è nei libri di Stephanie. 

Camille è stata il destino di Claude. 
Quando l'ha incontrata la prima volta, pensava che non l'avrebbe rivista mai più. Però il pensiero di quel bel viso lo tormentava, talvolta. 

Invece anni dopo è nata una bellissima storia d'amore sebbene contrastata dalle rispettive famiglie. Il padre di Monet avrebbe voluto che lui lavorasse con loro nell'azienda marittima che avevano a Le Havre: la famiglia di lei, benestante, era preoccupata per la scelta del partner della loro amata figliola: Monet non poteva garantirle sicurezza economica. 

A Monet gli affari non interessavano manco come opzione.

Eugène Boudin un giorno lo nota e lo spinge a seguirlo con lui all'alba per dipingere. Claude si appassiona.

Assieme a lui troviamo Pissarro, Renoir, Frederic Bazille, amico e mecenate: un gruppo di ragazzi che condivideva  la grande passione per la pittura ed una situazione economica alquanto precaria, a parte per Frederic, che era figlio di un signore ricco.

Chi non ha mai svolto un lavoro che impegna la creatività non può capire gli abissi di disperazione e i tormenti che porta con sé l'arte, qualunque essa sia. 
E Monet è il simbolo più forte del saliscendi emotivo cui spesse volte, prima di arrivare ad una stabilità, la persona vive con potenza e deflagrazione.
Quante volte Claude e la sua orima moglie hanno sofferto per indigenza? Quante prove hanno passato? 
 
Ma Monet ha sempre rifiutato lavori rassicuranti. Non ne voleva sapere di mettere la testa a posto o di scendere a compromessi. 
La pittura era la sua ragione di vita. 

Talvolta usciva d' inverno e stava fuori tutto il giorno, tornando poi a casa e scoprendo di non sentire più i piedi o le mani. 

Monet si annullava dipingendo; diventava liquefatto come i suoi colori, entrava nel cuore del dipinto, percepiva l'essenza del paesaggio e la sua anima lo trasponeva sulla tela attraverso la mano. 

Questi pittori non erano parte di alcun movimento e non avevano un nome: glielo fornirà un critico, Louis Leroy nel 1874 usò la parola "impressione" in modo dispregiativo, ispirandosi ad un quadro di Monet. Da lì si fecero chiamare Impressionisti.

Non c'era però una voce sola: Renoir  sbarcava un lunario più rassicurante creando ritratti. 
Ciascuno aveva una voce, o delle proprietà squisitamente proprie.

Quello che mi è piaciuto di questo gruppo è stata la coesione: il tutti per uno, uno per tutti, dei Moschettieri, divenne il loro mantra. 

Questi ragazzi  ce la faranno a raggiungere il successo, a vendere i quadri (che poi la storia è questa qui per tirare avanti e portare cibo sulla tavola e pagare l'affitto). 

Monet ottiene in seguito da una facoltosa famiglia, gli Hoschedè, una ricca commissione. Finisce per innamorarsi di Alice, la moglie di Hoschedè.

Questa donna, con una nidiata di bambini niente male, trascorrerà del tempo a casa Monet in campagna quando il marito dichiarerà fallimento.  Quando Camille nel 1879 e Ernest nel 1891 moriranno, Claude e Alice si sposeranno. Siamo nel 1892.  Le due famiglie, Monet e Heschedé hanno vissuto insieme per tanti anni.  

Camille è e resterà sempre l'amore più bello, fresco e sentito del pittore.
A lei Claude ha dedicato decine di dipinti, e avrebbe voluto con tutto il cuore che potesse vedere il suo successo. In certa misura la cosa è successa, ma non come avrebbe voluto lui,
perché ancora le insicurezze economiche erano dietro l'angolo.

Camille era una persona particolare. Soffriva di vuoti di memoria, a volte era assente e questo induceva Monet a disperarsi ulteriormente. Abbandonava il piccolo Jean, il primogenito a se stesso, non dandogli da mangiare,  assente a tutti e senza ricordare perché si fosse comportata così.

Ho trovato il romanzo di un bellezza straordinaria. 

Anna Maria Polidori

Sunday, May 31, 2026

Short Stories by John B.Keane

 First of all I am so sorry with Mercier Press for the big delay in reviewing John B


.Keane's Short

Stories. 

I found this little book precious, captivating and interesting. Stories are narrated in great style, dense and filtered with the knowledge of a person in love for understanding customs, behaviors of men and women. 
Short Stories is an unstoppable down book, once started.

Some short stories I loved a lot: 

In Protocol there is the description of a boy stopping by to the house of some neighbors. He stays circa two hours, before to explain to them the reason of the visit. Sometimes you want to ask a favor to your neighbor, but stopping by at first you start to tell current events, and you ask what it is going on in their existence, and you speak of weather and projects. There is no rush and of course the person asking for the favor wouldn't never want to be considered in a bad way by the neighbor.
I found the tale very good.

The Woman who Hated Christmas must be read 'till to the end for discovering what meant to that woman and his man, Christmas. It's a story of addiction. 

I found Faith pretty scaring, feeling a big compassion for that poor people, although very very very interesting for the dynamic generated by that event.... It's a tale so similar to Samuel Beckett's Waiting for Godot. 
In this case, we find  unmarried brothers. They must restore the roof of the house, and one of these brothers once met along his way a sly man called Florrie Feery. Before to accompanying Jack at home the sly man, Florrie, asked to Jack if he would have wanted to stop by in a pub. He knew what he had to do. He said to Jack that he knew an abandoned house where there were wonderful slates. Jack believed him, and paid for the material. Once returned home, he said to his brothers that he had resolved their problems thanks to that man called Florrtie.
You can't understand whart it meant to them the arrival of a car. All the time to them that one was Florrie Feery.
Have you read the book by Dino Buzzati The Desert of the Tartars? Good: the protagonist dies without to see any Tartars: maybe there was an attack from them while he was dying. Same here, for all the rest of their existence these men waited for the arrival of Ferrie (he didnt never arrive in this case, be sure of it!) 
It was a shocking, sad tale, but interesting, in particolar if read under a psychological...way.

Keane hasn't just being a writer, but also a playwright and an essayist. 

Highly recommended book!

Anna Maria Polidori 

Saturday, May 02, 2026

Horace Le Coucou di Pierre Senges Haydé

 Horace Le Coucou 


is an adorable and cute childrens books written by Pierre Senges Haydé for La Joie de Lire. 

In these 20 pages it is told the story of this adorable little bird, Horace. This cute childrens books wants to speak of inclusion, difference of...sounds, perspective. 

Horance is still a little bird and once day he cannot chant like the rest of the little siblings coucou, as he did everyday. 

The rest of the birds are incredulous: "Why aren't you chanting coucou as all the rest of us?" 

But there is nothing to do. The sound is completely different: a verse of another animal. What to do?

Horace decides to go away from his forest, going in other places, where he will try his best for having back his coucou, but without to resolve anything.

At the end he will understand that difference can be good, like the discovery of new companions and friends in grade to accept him for who he is.

A cute reading in a season where, everyday we hear the chant: coucou!

Anna Maria Polidori 

Friday, April 24, 2026

Le Figlie del Pittore di Emily Howes

 Abnegazione, sacrificio, sofferenza, amicizia, solidarietà,  fiducia, amore, tradimenti, solidarietà, segreti, sono le componenti dell'ultimo romanzo storico pubblicato da Neri Pozza, Le Figlie del Pittore


di Emily Howes. Oh, è un libro, questo che, se amate fatti storici reali, vi stregherà, portandovi in paesaggi favolosi, facendovi "assaggiare" il pensiero e modus vivendi inglese, in maniera pressocché globale. Le protagoniste infatti spazieranno in vari ambienti e contesti. Interessante la Londra "dipinta" in lettere da Howes: frenetica, partecipata, allegra, vivace, tremenda. Las storia inizia nel 1758-1759. e segue due storie parallele che via via si dipaneranno, raccontante in prima persona dalle protagoniste: quella di  Meg, una ragazza figlia di un oste che lavora in una località rurale dell'Inghilterra e quella di Peggy, che quando incomincia la narrazione, vive con Molly, sua madre Margaret e il padre Thomas nelle dolci campagne della città di Ipswich.

Thomas Gainsborough è stato un ritrattista e pittore paesaggista molto importante. 

Quello di Meg era già un destino segnato: un giorno però fa tappa nella loro locanda e birreria il principe di Galles Federico Luigi di Hnanover. 


(Ritratto di Thomas Hudson ) 

Uno dei suoi uomini è stato ferito. Sono costretti a trattenersi per diverse settimane. Com'è, come non è, tra Meg e Federico c'è attrazione fisica, e si divertono un mondo a letto, per un bel pezzo. Tant'è che poi Meg rimane incinta....

Peggy comincia col raccontare la sua storia legata simbioticamente a quella di sua sorella Molly, più grande di lei di un anno.
L'infanzia trascorsa nella campagna di Ipswich è felice selvatica, spensierata. Le ragazzine amano perdersi per ore e ore a giocare fuori, tra i campi. 
Solo... Molly non è normale. 
A volte ha vuoti, è assente. 
Peggy tenta di tutto pur di coprirla e di prendersi sempre la colpa per ogni incidente commesso dalla sorellina, quando non in sé.
Deve occuparsi lei! Di questa ragazzina fragile e debole.
I genitori osservano le eccentricità delle bambine con benevolenza, sebbene Thomas domandi spesso alla sua Capitana Peggy, come ama chiamarla,  se stia notando in Molly alcuni comportamenti strani.
Peggy nega tutto. 
Sempre. 
Eppure, questo comportamento così poco distensivo, porterà a lasciare bruscamente la dolce campagna inglese per la città di Bath: c'è un segreto infatti nella vita della moglie di Thomas. Non è brutto, badate, anzi! 
Però questo porta la mamma di Peggy e Molly a smettere di vivere liberamente. Pare che lamadre di Peggy e Molly abbia titoli nobiliari o comunque discenda da una ricca famiglia.  Ma come mai, allora, si chiede Peggy, non abbiamo mai visto mai un parente? 

Torniamo a Meg: incinta, la ragazza poteva ripiegare in Hal, un ragazzo che lavora alla locanda e che le vuole un gran bene. Però lei non vuole quella vita e sa che Federico sicuramente l'aiuterà. Se lo sente. Raggiunge Londra, e dopo mesi e mesi di sacrifici, lavorando per pochi scellini in una taverna riesce a vedere Federico. Le prova tutte: usa il suo soprannome per farlo girare. Federico la riconosce. Ci parla. Il ragazzo capisce la situazione. 
Così, come spesso accade in quell'ambiente, girerà Meg ad un suo caro amico che riconoscerà il bambino per lui. 
Le verranno elargite così tante sterline da lasciarla a bocca aperta. Potrà vivere agiatamente e far stare bene la creaturina che nascerà.
Però, Federico soffriva di una malattia, la porfiria, che purtroppo è contagiosa. Questa si rivelerà in tutta la sua drammaticità in Molly.
Oh: questa teoria viene espressa qui: di fatto chi ha riconosciuto la piccola Margaret, la mamma delle ragazzine è stato il duca di Burr noto filantropista che tra le altre cose  aveva anche fondato una struttura per aiutare le ragazze in difficoltà. Comunque, osservando i ritratti delle ragazze, potrete capire da voi che il principe Federico c'è entrato parecchio in questa storia ;-)

I nostri, intanto, Thomas, la moglie, e le due figlie, vanno a Bath. Qui Thomas non tarderà a crearsi una folta clientela ed ad intrattenersi con diverse donne bellissime. Era un donnaiolo impenitente. 
Le ragazzine all'inizio si sentono quasi in trappola. Manca loro l'ambiente libero che avevano prima. Peggy vive sempre i momenti di assenza della sorella con grande pena, partecipazione, e tenta di fare di tutto affinché nessuno si accorga che a volte la sorella è "assente". 
Nessuno deve comprendere. Le ragazzine sono ormai adolescenti un po' bizzarre, e un giorno perfino Peggy dà di matto.
Così la famiglia le invia in un istituto privato affinché ricevano un'ottima istruzione e stiano, il motivo è questo, con gente della loro età, fattore fondamentale per una sana crescita. Gli anni passano, le ragazze tornano a casa. Peggy è felice, perché pare che la sorella abbia risolto quello che venne semplicemente descritto da un medico anni prima, come un normale assestamente della personalità da parte della ragazzine. Eppure i problemi tornano. 

Intanto Peggy viene corteggiata da un amico di Thomas: suo padre era un violinista ed amava circondarsi di amici musicisti.
Uno di questi, un oboista, fa il cascamorto con la ragazz. E Peggy sogna. Sogna una casa per conto suo, una sua vita, scissa da Molly e dalla malattia della sorella. Sogna semplicemente una vita sua, normale.

Lo fa anche Molly: sogna di stare bene, di sposarsi, di costruirsi una vita scissa da questa famiglia, dalla sorella opprimente che tenta di proteggerla. Di sentirsi libera. 

L'amico del padre non corteggia solo Peggy, ma anche Molly, che rimane incinta. La sposa ma è un disastro. La ragazza perde il bambino, poi ha altri problemi di salute, così viene scaricata nel vero senso della parola, davanti al portone della casa paterna. Seguirà un drammatico confronto con l'oboista  Johann Christian Fysher che Peggy affronta brutalmente. Peggy, che da piccola ha assistito a diverse infedeltà paterne, costretta a tenere con sé Molly, non si sposerà mai. 


Anna Maria Polidori  

 



Wednesday, April 08, 2026

Mademoiselle Christina di Mircea Eliade

 È un romanzo di "vampirismo rumeno" Mademoiselle Christina


di Mircea Eliade

. Mircea, filosofo, saggista, romanziere, da sempre interessato a storie di folklore, ha scritto questo lavoro nel 1936 in sole due settimane. Di recente pubblicato dall'Editions del L'Herne, ci offre spunti interessanti. Cominciamo col dire che è una lettura  forte. Il romanzo è stato paragonato al Dracula di Bram Stoker

, ed è uno dei libri più rappresentativi sull'argomento. Certo, qui troviamo uno stile molto "dialogato", mentre la bellezza espositiva del romanzo di Stoker è rappresentata soprattutto dalla forma scelta: un epistolario che fornisce un'enorme profondità di pensiero. 

Dimenticate il vampiro con i canini, pronto a succhiare sangue. Qui siamo alla presenza di un trigoi, che poi non è altri che il «vampiro rumeno». Vediamolo da vicino, sottolineando che il nostro trigoi, Mademoiselle Christina è bellissima, estremamente lasciva e perturbante, capace di irretire senza difficoltà il nostro protagonista, il povero Egor. 

Il trigoi rumeno, leggende nate ben prima del Vampiro di Polidori, poi ci arriviamo, ogni notte si risveglia senza pace.  Potenzialmente potrebbe diventare un animale, avvalersi dell'invisibilità, altro dono conferitogli dall'oscurità. 
Deve stare tra i vivi per rigenerare il suo potere energetico. La descrizione è abbastanza brutta: potrebbe essere calvo, avere la coda: d'altra parte, capirete bene da voi, queste sono creature dannate, 
Può prendere sembianzee di  animali.  Può essere perfino uno stregone o una persona con la capacità di lasciare il corpo per vagare ovunque: il secondo tipo, più temibile, è un morto che torna per perseguitare e tormentare parenti ed amici. 

I contadini rumeni sapevano che causava grossi danni così, quando individuavano il morto che per loro tornava in vita la notte a disturbarli non facevano altro che riesumarlo e trafiggergli il cuore 
con un paletto. Il vampiro rumeno come il nostro letterario non sopporta le preghiere. A differenza del nostro, il trigoi ambisce soprattutto a "succhiare" l'energia vitale dagli e degli altri. Ed in tal senso chi di noi non ha incontrato figure vampiriche che sembrano toglierci energia vitale? Credo tutti.

Possiamo perciò asserire senza ombra di dubbio che John William Polidori,

il medico di Byron

abbia di fatto modernizzato questa creatura infernale scindendola da quella conosciuta in Romania.
Anzi: John, uno dei tanti amanti del depravato Byron, si ispirò alla figura dissoluta e perversa dello scrittore per il personaggio di Lord Ruthven. 
William scrisse questo racconto quando la Shelley 


compose il suo Frankenstein. 
Era l'estate del 1816 e questo gruppo di creativi, Byron, Shelley, John Polidori, Percy Bysshe, Mary Wollstonecraft Godwin e Claire Clairmont, (quest'ultima sorellastra ed amante di Byron) si trovavano a Villa Diodati sul lago di Ginevra. Era un gran tempaccio. Pioveva sempre. I nostri si annoiavano.
Chissà chi ha proposto la cosa, fatto è che questi quattro amici decisero di scrivere tutti una storia di fantasmi. Stavano sorgendo due personaggi che sarebbero entrati nella leggenda gotica e che avrebbero ispirato migliaia di lavori: Il Vampiro, e la Creatura di Frankenstein. L'opera di Polidori, viene "rubata" da Byron che la pubblica con il suo nome nel 1819: storia controversa questa, Polidori e Byron discutono. Debole di nervi, il primo tenta di ammazzarsi. Byron intanto lo allontana. Polidori lo ama alla follia e da allora non troverà più pace,  facendola davvero finita una volta tornato a Londra. Era il 27 agosto 1827. Lega il suicidio ad una sostanza cui prende ispirazione Mary Shelley per Frankenstein. Per sempre uniti. Per sempre amati. Nonostante tutto.


Quello che ha fatto Polidori invece letterariamente è stato definire una figura caratteristica, alto borghese, dissoluta. 
Stoker avrebbe terminato infine l'analisi cominciata da Polidori col suo Dracula, caratterizzando di fatto un non-vivo, ma manco un non-morto. Di certo, però, una creatura dannata prigioniera dell'oscurità e del male, che non avrebbe mai più potuto ambire a tornare nel regno della Luce o, se vogliamo, alla vera vita.

Arriviamo alla nostra ammaliante Mademoiselle Christina.

Mademoiselle Christina quando compare non scinde mai le sue visite da questo persistente profumo di violette.
La storia, un po' come nel Dracula di Bram Stoker, vede l'arrivo su invito di Sanda di Egor pittore di Bucarest. Il giovane non tarda a capire che non è proprio capitato in un luogo sereno. L'abitazione è all'abbandono; e più in generale è lo stato emotivo che respirano tutti i personaggi a spaventare il nostro eroe. C'è tanta stanchezza, nessuna vitalità. 
Assieme a lui c'è un archeologo, M. Nazarie.
Nazarie sarà forse il primo a scoprire perché quella casa è così strana, con personaggi così inquietanti: Sanda è la figlia della signora Mosco mentre Simina è la sorellina di 9 anni di Sanda. Sì ma voi non dovete pensare ad una graziosa bambina ma ad un essere infernale tanto quanto Christina, con cui lei stabilisce una profonda connessione demoniaca; connessione che, grazie alla sua giovane età è amplificata e dirompente. Nonché priva di cuore.
I due convenuti, Nazarie è un archeologo, vengono a conoscenza che in quella casa ci fu decadi prima un efferrato delitto cercato, diciamo così, dalla protagonista, una ragazza estremamente depravata. Parliamo di Christina, di cui c'è un bellissimo ritratto che non tarda ad irretire il più debole di nervi, dei due: Egor. Era davvero stupenda, pensa. E questa fascinazione aiuta Christina ad "abbordarlo" telepaticamente per le sue spregevoli finalità.


 Intanto Sanda si ammala di una malattia che non ha nome, ma che la costringe a letto, sempre più debole e sfinita. Sanda è la ragazza di Egor e il ragazzo pensa che l'unica soluzione sia quella di portarla via da lì il prima possibile. Di scappare. 
Ma è una maledizione anche quella perché non ce la farà! 
Non ha fatto i conti con Mademoiselle Christina e il suo strisciante potere di persuasione e seduzione. 
Capirete bene come l'arma seduttiva sia importante ed indispensabile per queste creature della notte al fine di ottenere quel che vogliono. Un'arma per ingraziarsi le persone e per poi dopo renderle prive di vita. 
Quel profumo di violette che amava tanto Christina stordisce Egor, che vorrebbe andarsene. Recita le preghiere quando il fantasma di Christina si avvicina a lui: si chiude a chiave dentro la sua stanza, pensando che ce la farà, resisterà. Che cosa ci vuole, dopotutto?  ma alla fine soccomberà a questo diavolo. 

Egor, che presto sarà oggetto delle lascive attenzioni di Mademoiselle Christina dovrà anche fare i conti con quel demonio di Simina: una creatura che Egor odia profondamente e che affronta tante volte con fare estremamente rude e deciso. Inutile dirvi che Simina si farà beffe di lui. È più forte. Ha la forza sovrannaturale di Christina. Odia tutti Simina. È il personaggio di maggior impatto, Christina a parte per me: dissoluto, di rara bruttezza, perché contaminata con grande maestrìa da Christina. 
Se Christina appare solo di notte, il lavorìo cominciato da lei viene continuato durante la giornata da Simina. Egor finirà per diventare fragilissimo, soprattutto quando la faccenda della salute di Sanda vira per il peggio e lui incontra fisicamente Christina. Sembra tutto bello però succederà qualcosa che scatenerà un altro inferno.
Da questo inferno, penserete, i protagonisti ne usciranno vincitori. Viene distrutto il ritratto di Christina, e viene fatta giustizia. Ebbene: in questo caso non vissero affatto tutti felici e contenti una volta uccisa Christina una seconda volta, perché questa creatura ha promesso tante maledizioni a Egor mentre anche gli altri protagonisti faranno una finaccia! così come la casa.

Ecco, diciamo che, diversamente da Dracula che si chiude bene dopotutto, con la liberazione, in questo caso dalla morte del male assoluto, nasceranno altri germogli di dolore, sofferenza ed assenza di pace . 

Christina nella sua crudeltà infinita trascinerà nella morte e nella follia tutti gli altri protagonisti del libro.


Anna Maria Polidori