L’uomo che portava a spasso i libri
è un romanzo edito da Giunti scritto da Carsten Henn.
In love for Books, here you'll find my reviews! ❤️ ❤️ ❤️
L’uomo che portava a spasso i libri
Mesi fa a Pietralunga, piccolo borgo di circa 1700 anime in Umbria, è stato costituito un club della lettura. «Ti unisci a noi?», aveva chiesto entusiasta Adriana. «Volentieri, come no», avevo risposto, compatibilmente con una situazione incasinatissima. Ero ricca di ottimi propositi, felice inoltre che la mia insegnante di lettere ci avrebbe seguito.
Un libro, questo di Francesca Scotti, La Stagione delle Case Vuote
First of all, I am so sorry for the big delay dear Editions de L'Herne.
I found this book Une amitiè particulière,
Because Celine supported Nazism writing antisemitic pamphlets, and being ciritcal regarding jew people.
Hindus was a man filtering and pondering much more the reality if compared to Celine and although Celine tried his best to appear amicable, Hindus could not forget what he did in the past and his antisemitic positions.
Hindus describes Celine at some point as more obscure than the same Hitler was.
The two writing-styles: Celine writes spontaneously, with great energy, joy, passion and enthusiasm, telling everything to Hindus: from his problematics asking for some help, adding little episodes of his life.
It's also extraordinary his enthusiasm when receives from Hindus tea or coffee: the reaction of Céline are the ones of a kid receiving from Santa Claus, gifts.
Hindus's writing styly is completely different: there is a density in writing that, once you will complete the part of Celine will surprise you.
This book was born because of...Céline and the correspondence with Hindus ending under many ways....tragically with denounce of defamation etc
But, let's explain: Céline wanted to meet Hindus and so forced him to visit for the first time Europe. That Europe never yet seen, that absorbed the teacher, who lived in Massachusetts. Not only: he had promised him that he would have given to him many sources for a book. But, as wrote Hindus, that one had to be in Celine's idea a book on....Céline!!! and Hindus wasn't prepared for that.
With the problematic you will discover later in the book.
Unfortunately the idea of Hindus regarding Celine won't change, although Celine tried his best.
Highly recommended for trying to understand a complicated character like Celine was, but also how distant positions can anyway start a dialogue in their own differences.
Highly recommended.
Anna Maria Polidori
"Ho visto danzare Vladimir Skljarov la prima volta tanti anni fa in compagnia del mio amico Igor Dobrovolskij
Era la prima volta che lo vedevo sul palco e quello che mi colpì di questo ballerino, fu il suo carisma". Vitalij Zherdev ci ha contattato stamattina dopo aver letto il nostro articolo.
"Perché non hai usato i miei ritratti?"
La cosa ci ha intrigato e abbiamo deciso di sentire quel che aveva da raccontarci.
Vitalij non ha mai conosciuto Vladimir. Un po' come è accaduto con Franco Zeffirelli.
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| Vitalij Zherdev con Pippo Zeffirelli e il ritratto che ha donato alla Fondazione |
"Esatto. A quel tempo ero un ragazzo timido e chiuso. Non sono nemmeno riuscito a stringergli la mano. Però dopo aver assistito alla performance ho ricercato quanto più ho potuto per poterlo ritrarre. Vladimir non era solamente un ragazzo bellissimo, era un'apparizione incredibile. Quando lo vedevi saltare ti sembrava che volasse. Aveva la bellezza di un principe delle favole e i suoi occhi così brillanti rimandavano a quello che aveva dentro, alla sua anima".
Lo ha visto anche come protagonista di Romeo...
"Oh, incantevole. Il migliore, decisamente. Era questo che mi piaceva di lui: poteva essere il forte Spartacus così come il lirico, tenero ed appassionato Romeo".
Metteva d'accordo tutti Vladimir. Peccato se ne sia andata via così presto.
"È triste che sia scomparso improvvisamente. È stata una vita veloce la sua. Quella di una leggenda che non vedremo mai invecchiare. Rimarrà una cometa nel cielo notturno piena di grande talento e immensi personaggi ritratti sul palco. È stato con noi un breve momento, però a quell'attimo se ci pensiamo, ha donato un grande significato".
Me lo descrive?
"Aveva un sorriso aperto, un "boy smile" possiamo dire così, dài, gentile, un sorriso di velluto".
Mi parla dei ritratti che ha fatto a Vladimir?
"In uno scorgiamo la sua luce; l'ho ritratto privo di difese,
Un balletto che descrive bene la sua parabola esistenziale?
"Le Jeune Homme et la mort di Roland Petit. Sono restato choccato dalla sua interpretazione, che poi si è rivelata essere profetica".
Invece lei che combina di bello Vitalij?
"Quest'estate sono tornato a trovare i preti di Loreto. Sono molto affezionato alla Basilica. Quando arrivai a Loreto da Senigallia come profugo ucraino mi avevano assegnato una casa da dove potevo scorgere la cupola della Basilica. E poi la casa della Madonna! L'adoravo. Per me rivestiva e riveste un significato speciale. Ringrazio sempre monsignor Fabio per la calorosa accoglienza, ospitalità e per quell'approccio sempre sorridente e positivo".
I suoi ultimi progetti?
"Un libro che ho idea di chiamare Meeting with Angels. Parlerò della profonda connessione che ho sempre sentito con Franco Zeffirelli e i suoi films, primo fra tutti il Gesù
Come non darle ragione. Si sente sempre con Robert?
"Sì e ho intenzione di inviargli il manoscritto per sapere che consigli possa darmi. Però non ci sarà solo il suo Gesù. Parlerò dell'influenza che Zeffirelli ha giocato sul mio carattere, forgiandolo sotto certi punti di vista, grazie alle sue produzioni".
Che lei segue ovunque. Ha passato una bell'estate anche all'Arena di Verona.
"Assieme a me c'era di nuovo Igor Dobrovolskij,
Tre le produzioni di Zeffirelli a cui abbiamo assistito: Turandot, Traviata e Aida, ma mai, mai uno spettacolo è stato più bello di questa Aida coreografata da Vladimir Vasiliev con tantissimi personaggi, costumi magnifici, un vero trionfo visivo di grande danza".
Anna Maria Polidori
È stata una morte improvvisa, inattesa, prematura quella di Vladimir Skljarov
Nato nel 1985 nell'allora Leningrado, ora San Pietroburgo, questa disgrazia ha lasciato attonito e sgomento il mondo del balletto.
Questo danzatore versatile, sebbene venisse soprannominato "Principe del Balletto Russo", aveva partecipato a produzioni del Royal Ballet, dell'Opera di Stato della Baviera, non disdegnando coreografie più moderne.
Vladimir è stata una stella che si è spenta troppo presto.
Così qualcuno ha pensato di "intrappolarlo" in un simbolo che rimarrà per la posterità celebrandolo e ricordandolo...in attività.
È stato creato infatti un bellissimo monumento di bronzo sulla sua tomba presso il cimitero Smolenk di San Pietroburgo.
È una meravigliosa celebrazione della vita dell'artista, che racconta chi sia stato e che, ci piace pensare, possa portare conforto, forza e coraggio, a chiunque visiti quel sito.
La scultura è stata inaugurata lo scorso 27 luglio.
Vladimir viene ritratto in un salto, emblema di potenza, forza, leggerezza, elevazione.
Lo scultore che ha creato l'opera è stato Andrey Korobtsov.
Tra gli amici del ballerino rimasti profondamente colpiti dalla sua morte e che ha avuto piacere di ricondividere su Instagram l'opera creata in collaborazione con il teatro Mariinskij, c'è Patrick de Bana.
Patrick, tedesco di Amburgo, ballerino e ora coreografo, lo scorso anno aveva postato un tributo fortissimo su Vladimir, appena avuta notizia della sua morte. Le sue parole, per sensibilità e commozione ci avevano colpito profondamente.
Così lo abbiamo raggiunto per alcune considerazioni.
Ci racconta: "Eravamo amici e ci rispettavamo tantissimo. Lo avevo invitato al mio gala di performances in Giappone e ricordo d'averlo fatto appena due settimane prima dell'incidente che gli ha tolto la vita. Posso dire solamente che lo adoravo e che la sua morte mi ha sconvolto".
Anna Maria Polidori
Anna Maria Polidori
È un libro che sta a metà strada tra cronaca e avventura. La breve e giovane storia di Michael Rockefeller stroncata in Nuova Guinea firmata das Carl Hoffman, Raccolto Selvaggio.
Una guerra non termina mai. Non almeno negli animi della gente che l'ha vissuta.
Questo va ricordato perché tante volte, i conflitti passati, situazioni non ancora ben definite, ne possono scatenare di nuovi.
La seconda guerra mondiale è stata uno spartiacque tremendo, tra lo sterminio di sei milioni tra ebrei, persone malate, rom e l'utilizzo di due bombe nucleari in Giappone. Il mondo non sarebbe mai più tornato quello di una volta.
La nostra cara vecchia Europa ha perso un patrimonio tremendo con le sterminio degli ebrei. Questa etnia, infatti è stata fertile sotto tanti punti di vista: arte, pittura, letteratura, musica.
Per non dimenticare abbiamo letto decine di testimonianze di ebrei torturati e rinchiusi in campi di sterminio.
Però...Ci siamo mai chiesti che cosa significhi essere stata una parente di una SS?
Il peso che portano queste persone è invadente, straziante.
Ci viene in aiuto un libro appena uscito da L'Orma Editore : Indietro nel Tempo
Men che meno i parenti di chi ha partecipato a questo sterminio. Eppure, in questo caso, Hermann decide di prendere il toro per le corna e fare un viaggio a ritroso, avvalendosi, dove possibile, di piccole tracce disseminate dal tempo.
Una foto del nonno SS, scattata in una località, Radom, in Polonia, ad esempio. Al tempo della guerra la città contava più di 33.000 ebrei mentre adesso ce ne sono solo 7. Il nonno di Judith era stato inviato lì durante la guerra per ucciderli.
La madre pare non rammentare quel personaggio ingombrante, che era stato il padre. Le dice di non avere ricordi, però era abbastanza grande per non averlo dimenticato.
"Il mestolo d'argento ce lo aveva regalato lui", le fa.
"Oddio, mamma, il mestolo della minestra?!"
La risposta della madre: "Beh è solo un mestolo!"
Ci ho letto tutta la disperazione della ragazza. Il mestolo che usano ogni giorno per la minestra viene da lontano, dal sangue di gente morta. Forse l'autrice ha pensato all'abbondanza che ha avuto lui, al cibo che non mancava durante la guerra, ai soldi arrivati grazie al sangue degli innocenti, mentre tanta gente è morta in modo efferato.
Decide di andare a Radom. È una cittadina che da principio non l'aiuta nelle ricerche, che si "sveglia" solo verso il termine del suo soggiorno. Capite bene da voi.
Più di 30.000 ebrei vennero sterminati, oppure spediti nei campi di sterminio. Senza pietà. La nostra protagonista gira per la città, alla ricerca della piazza dove al nonno, sorridente, avevano scattato quella foto. Dove sarà? Alla fine ritrova il luogo. Intanto legge. Ha portato molti libri che porta con sé nei bar, nei ristoranti e ovunque decida di passare il tempo.
È un peso che andrebbe condiviso, però nessun familiare si fa vivo, nonostante tutti sappiano dove si trovi e che cosa stia facendo.
È un passato che ci parla di tabù, di situazioni che sarebbe meglio dimenticare. Ma questo Judith non lo pensa. Attraverso una prosa fantastica, profonda, erudita e riparatrice, tenta di analizzare quel che è stato.
Anche il nonno ha ucciso senza pietà.
Trova un documento. Il nonno venne rilasciato da un ufficiale ebreo americano morto precocemente. Che ironia, pensa. Ma a guerra finita, tutto viene dimenticato. Almeno per gli eserciti dei rispettivi Stati è così. Non lo è per i popoli coinvolti. Le guerre sedimentano negli animi della gente rimasta, per generazioni, ricordi, strazi, lutti, forti rancori. La verità resta offuscata dai racconti singoli o da ciò che fa più comodo ricordare, o, viceversa, dimenticare.
Nel secondo capitolo, Judith andrà a Napoli a trovare la sorella, che ormai si è accasata in Italia, per lavoro e dove ha costruito una splendida famiglia, con due bambini un figlio ed una figlia. Guardando quel maschietto allegro, buono e simpatico Judith pensa che no, lui non potrebbe essere come quell'antenato scomodo: lui no, perché è buono e si vede.
Le sorelle non parlano di fatti sensibili accanto ai figlioli.
Quarta generazione dalla seconda guerra mondiale: questi sono argomenti che preferiscono evitare.
Si sente un po' un'estranea a Napoli, Judith e tale la fanno sentire gli ospiti di sua sorella. Torna a casa senza aver realmente parlato di questioni scabrose, di tematiche che fissano un punto sul passato della loro famiglia, sulle scelte fatte dal nonno.
No, non scavano nella melma oscura lasciata dalla guerra. Lasciata dal loro nonno.
L'ultimo episodio riguarda i suoi suoceri, scomparsi per due giorni in Polonia. Nessuno sa che cosa siano andati a fare lì, visto che le vacanze programmate non contemplavano quel Paese.
Ecco: ho apprezzato di questo libro la bellezza espositiva. Scritto meravigliosamente bene, c'è grande ricerca interiore, limpidezza nelle argomentazioni, lucidità, coraggio e la raffinatezza stilistica e di pensiero che contraddistingue i pensatori tedeschi.
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Anna Maria Polidori
La musica dei cattivi. Classica e colonne sonore
Anna Maria Polidori