Mesi fa a Pietralunga, piccolo borgo di circa 1700 anime in Umbria, è stato costituito un club della lettura. «Ti unisci a noi?», aveva chiesto entusiasta Adriana. «Volentieri, come no», avevo risposto, compatibilmente con una situazione incasinatissima. Ero ricca di ottimi propositi, felice inoltre che la mia insegnante di lettere ci avrebbe seguito.
Scopro nel primo incontro che il libro da leggere a capitoli sarà quello di Matteo Bussola, E il rosmarino non capiva l'inverno. Tanto io che la mia prof delle medie puntiamo i piedi: perché leggere un libro su malattie così brutte? Ci impressionava così tanto che alla fine, tra malumori vari, le restanti signore si sono passate il libro evitando la lettura quando riunite tutte insieme.
Ho subito pensato: «Oddio, no! Ci risiamo. È peggio del rosmarino. Che disgrazia avrà inventato stavolta quest'autore?».
Da quanto la signora ci aveva spiegato, la storia era quella di un uomo a cui gli oggetti di seconda mano scartati parlano. Ho drizzato le antennine: amo la magia e adoro gli oggetti di seconda mano, ho più libri, borse, abiti vintage che nuovi. Ho pensato che forse si trattava di una sorta de Il Restauratore, la serie con Lando Buzzanca, rammentate? La cosa è finita lì, però stavolta trovavo la tematica splendida.
Giorni fa sono andata a Cagli, sono passata in biblioteca ed ho visto che avevano una copia de Il sole nelle pozzanghere.
L'ho presa e letta in due giorni! Possiamo dire che sia pace fatta con Matteo.
L'ho presa e letta in due giorni! Possiamo dire che sia pace fatta con Matteo.
La storia: il signor Pi ha un negozio di seconda mano. Pensa – e scoprirete verso la fine la ragione – che tutti, uomini e oggetti, debbano avere una seconda possibilità. In più ha un dono magico: riesce a vedere chi ha posseduto quegli oggetti e a visualizzarne i momenti salienti. È un dono prezioso che gli permette perfino di scegliere un futuro acquirente, essendo saggio e capendo la natura umana di chi gli sta di fronte. Le persone si disfano degli oggetti perché provano fastidio, rancore, una tremenda sofferenza o rabbia nel vedere in giro ancora qualcosa a cui danno un valore negativo.
Una signora un giorno porta nel negozio del signor Pi i suoi orecchini, che qualcuno tenterà di ricomperare inutilmente.
C'è chi darà via una cucina amatissima, riscoprendo lati di sé accantonati dalle convenzioni. Mi è piaciuta tanto la descrizione culinaria del ragù! Mentre lo preparavo oggi, ripensavo a quanto scritto dall'autore.
Una ragazza arriva con un materasso: troppo dolore, meglio destinarlo a qualcun altro.
Due telefoni vecchi ci faranno invece assaporare una tenerissima storia d'amore.
Una ragazza cerca una vecchia borsa da regalare dove poter riporre musica, scoprendo alla fine l'amore in quel negozio.
Mi sono piaciuti i dialoghi molto realistici dei ragazzini con il signor Pi.
C'è poi un oggetto, una bambola buttata via per frustrazione e ripescata in un contenitore per rifiuti, che il proprietario del negozio raccoglierà. Sarà il filo conduttore del romanzo: una delle prime scene che troviamo e una delle ultime. Non ha più un occhio, gli manca un braccio, ma quell'oggetto così odiato alla fine troverà un luogo dove farà compagnia a una bambina, liberando al tempo stesso il signor Pi dal suo passato doloroso.
Caldamente raccomandato: ogni personaggio è ritratto con dovizia di particolari e le storie rimangono, non se ne vanno via.
Anna Maria Polidori