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Friday, October 02, 2026

La Stagione delle Case Vuote di Francesca Scotti

Un libro, questo di Francesca Scotti, La Stagione delle Case Vuote


, incredibilmente affascinante. Mi trovavo nella biblioteca di Cagli e, come sempre, cercavo ispirazione per nuove letture, quando casualmente sono inciampata in questo volume della casa editrice Hacca ed ho pensato: che titolo curioso e che meravigliosa illustrazione. Inoltre la carta pareva avvolgermi, tanto è elegante al tatto. Ho letto qualcosa della trama e mi ha subito convinto.

L'autrice si divide tra Italia e Giappone, così possiamo respirare a pieni polmoni la filosofia di vita giapponese, che a me mette sempre tanta calma, anche se questi racconti, per la maggior parte, sono abbastanza noir e ogni volta mi lasciano perplessa. "Succede davvero questo al protagonista? Lo fa morire?": sono domande che attanagliano il lettore. Eppure, ho letto questo libro in poche ore; racconta storie splendide nel loro strazio, nel loro smarrimento e nella vita che talvolta si ritrova o si perde a causa di una frase. Di una nuova speranza.
Qualche storia? 
Troviamo due ragazzi seduti insieme in un ristorante, nell'unico tavolo rimasto libero. 
A ciascuno era stato detto che avrebbe incontrato qualcuno di speciale, ma che sarebbe stato indispensabile... 
Un ragazzo, invece, abita le case (è un vero lavoro in Giappone) dove le persone si sono uccise oppure dove sono state uccise. Questo per far risalire velocemente il valore dell'immobile, provando che non ci sono anime in pena che daranno fastidio ai nuovi acquirenti. Troviamo il racconto su Zefiro, un canarino, e una giovane coppia, così come quello della bambina non compresa dai genitori e dai parenti, o quello spaventoso di Takako e Liliana, la seconda una signora che aveva deciso di fare un viaggio in Giappone, rimanendoci con esiti non troppo sereni.
Sono tutti racconti brevi, qualche volta brevissimi, che entrano nel cuore e ci restano, regalando una lettura priva degli stress a cui spesse volte ci abitua la nostra quotidianità. Perché, pure se un racconto è noir, lo è ad un livello "mascherato": tenero e terribile assieme. Così come è la vita.
 
Ana Maria Polidori  

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