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Wednesday, September 16, 2026

Vitalij Zherdev: vi racconto il mio Vladimir Skljarov

 "Ho visto danzare Vladimir  Skljarov la prima volta tanti anni fa in compagnia del mio amico Igor Dobrovolskij


a
Stoccarda, in Germania. In quel periodo il Mariinskij di San Pietroburgo era in tournèe con il suo Spartacus e Vladimir ne era stato uno splendido protagonista.

Era la prima volta che lo vedevo sul palco e quello che mi colpì di questo ballerino, fu il suo carisma". Vitalij Zherdev ci ha contattato stamattina dopo aver letto il nostro articolo. 

"Perché non hai usato i miei ritratti?"

La cosa ci ha intrigato e abbiamo deciso di sentire quel che aveva da raccontarci.


Vitalij non ha mai conosciuto Vladimir. Un po' come è accaduto con Franco Zeffirelli.

Vitalij Zherdev con Pippo Zeffirelli e il ritratto che ha donato alla Fondazione 


"Esatto. A quel tempo ero un ragazzo timido e chiuso. Non sono nemmeno riuscito a stringergli la mano. Però dopo aver assistito alla performance ho ricercato quanto più ho potuto per poterlo ritrarre. Vladimir non era solamente un ragazzo bellissimo, era un'apparizione incredibile. Quando lo vedevi saltare ti sembrava che volasse. Aveva la bellezza di un principe delle favole e i suoi occhi così brillanti rimandavano a quello che aveva dentro, alla sua anima".

 

Lo ha visto anche come protagonista di Romeo...

"Oh, incantevole. Il migliore, decisamente. Era questo che mi piaceva di lui: poteva essere il forte Spartacus così come il lirico, tenero ed appassionato Romeo".

 

Metteva d'accordo tutti Vladimir. Peccato se ne sia andata via così presto.

"È triste che sia scomparso improvvisamente. È stata una vita veloce la sua. Quella di una leggenda che non vedremo mai invecchiare. Rimarrà una cometa nel cielo notturno piena di grande talento e immensi personaggi ritratti sul palco. È stato con noi un breve momento, però a quell'attimo se ci pensiamo, ha donato un grande significato". 

 

Me lo descrive?

"Aveva un sorriso aperto, un "boy smile" possiamo dire così, dài, gentile, un sorriso di velluto".

 

Mi parla dei ritratti che ha fatto a Vladimir?

"In uno scorgiamo la sua luce; l'ho ritratto privo di difese,


aperto; quello nero è differente

".

Un balletto che descrive bene la sua parabola esistenziale?

"Le Jeune Homme et la mort di Roland Petit. Sono restato choccato dalla sua interpretazione, che poi si è rivelata essere profetica". 

 

Invece lei che combina di bello Vitalij?

"Quest'estate sono tornato a trovare i preti di Loreto. Sono molto affezionato alla Basilica. Quando arrivai a Loreto da Senigallia come profugo ucraino mi avevano assegnato una casa da dove potevo scorgere la cupola della Basilica. E poi la casa della Madonna! L'adoravo. Per me rivestiva e riveste un significato speciale. Ringrazio sempre monsignor Fabio per la calorosa accoglienza, ospitalità e per quell'approccio sempre sorridente e positivo".

 

I suoi ultimi progetti?

"Un libro che ho idea di chiamare Meeting with Angels. Parlerò della profonda connessione che ho sempre sentito con Franco Zeffirelli e i suoi films, primo fra tutti il Gesù


di Nazareth con Robert Powell.

.Ah, quegli occhi..."

 

Come non darle ragione. Si sente sempre con Robert?

"Sì e ho intenzione di inviargli il manoscritto per sapere che consigli possa darmi. Però non ci sarà solo il suo Gesù. Parlerò dell'influenza che Zeffirelli ha giocato sul mio carattere, forgiandolo sotto certi punti di vista, grazie alle sue produzioni". 

 

Che lei segue ovunque. Ha passato una bell'estate anche all'Arena di Verona.

"Assieme a me c'era di nuovo Igor Dobrovolskij,


l'amico che mi ha introdotto al mondo del balletto

Tre le produzioni di Zeffirelli a cui abbiamo assistito: Turandot, Traviata e Aida, ma mai, mai uno spettacolo è stato più bello di questa Aida coreografata da Vladimir Vasiliev con tantissimi personaggi, costumi magnifici, un vero trionfo visivo di grande danza". 

 

Anna Maria Polidori  



Monday, September 14, 2026

Un salto celebra la vita di Vladimir Skljarov

 È stata una morte improvvisa, inattesa, prematura quella di Vladimir Skljarov


scomparso a causa di una caduta dal balcone lo scorso 16 novembre 2025. 

Nato nel 1985 nell'allora Leningrado, ora San Pietroburgo, questa disgrazia ha lasciato attonito e sgomento il mondo del balletto.


Questo danzatore versatile, sebbene  venisse soprannominato "Principe del Balletto Russo", aveva partecipato a produzioni del Royal Ballet, dell'Opera di Stato della Baviera, non disdegnando coreografie più moderne.


Vladimir è stata una stella che si è spenta troppo presto.


Così qualcuno ha pensato di "intrappolarlo" in un simbolo che rimarrà per la posterità celebrandolo e ricordandolo...in attività.


È stato creato infatti un bellissimo monumento di bronzo sulla sua tomba presso il cimitero Smolenk di San Pietroburgo.


È una meravigliosa celebrazione della vita dell'artista, che racconta chi sia stato e che, ci piace pensare, possa portare conforto, forza e coraggio, a chiunque visiti quel sito. 

La scultura è stata inaugurata lo scorso 27 luglio. 

Vladimir viene ritratto in un salto, emblema di potenza,  forza, leggerezza, elevazione.



Lo  scultore che ha creato l'opera è stato Andrey Korobtsov.


Tra gli amici del ballerino rimasti profondamente colpiti dalla sua morte e che ha avuto piacere di ricondividere su Instagram l'opera creata in collaborazione con il teatro Mariinskij, c'è Patrick de Bana.



Patrick, tedesco di Amburgo, ballerino e ora coreografo,  lo scorso anno aveva postato un tributo fortissimo su Vladimir, appena avuta notizia della sua morte. Le sue parole, per sensibilità e commozione ci avevano colpito profondamente. 

Così lo abbiamo raggiunto per alcune considerazioni.

Ci racconta: "Eravamo amici e ci rispettavamo tantissimo. Lo avevo invitato al mio gala di performances in Giappone e ricordo d'averlo fatto appena due settimane prima dell'incidente che gli ha tolto la vita. Posso dire solamente che lo adoravo e che la sua morte mi ha sconvolto".


Anna Maria Polidori


Wednesday, September 02, 2026

Meglio Così di Amélie Nothomb

Sono andata alla biblioteca di Cagli per scovare libri sulla città a un euro, quando lo sguardo mi è caduto sull'ultimo libro di Amélie Nothom, Meglio Così. 
 

Ho pensato di prenderlo in prestito.
L'ho finito in una serata.
 
Dopo Dizionario dei Nomi Propri e Metafisica dei Tubi, rieccoci a leggere un altro suo scritto. Un'autrice che disseziona la realtà come pochi altri autori ed è, beninteso, spietata nel raccontare senza farsi scrupoli fatti familiari. 
 
Parenti, conoscenti, genitori vengono ritratti con severa e limpida lucidità e verità. 
 
Lo racconta lei stessa: quando uscì il suo primo libro, apriti cielo! 
 
Però il padre, una persona che Amélie adorava, ha sempre sostenuto di non volerle tarpare minimamente le ali: che citasse pure persone o fatti significativi realmente vissuti. T
 
alvolta, in effetti, le famiglie offrono così tanto materiale per libri, novelle, romanzi, che sarebbe un peccato guardare al di fuori. Amélie lo ha capito ed ha iniziato una sequenza di libri non solo significativi, ma ogniqualvolta vincenti commercialmente, aggiudicandosi importanti premi letterari.
La morte della madre di Amélie è stata più sofferta di quella del padre.
 
Suo padre parlava sempre: era ciarliero. Un ambasciatore che mi piace pensare fosse socievole, affabile. Quindi, ammette Amélie, è stato semplice cominciare a scrivere subito su di lui.
 
Ma la mamma... 
 
È stata un'altra cosa. Questo libro riassume la sua storia. 
 
Una bambina, Adrienne, simpatica e soprattutto sveglia abbastanza da sapersi cavare dagli impacci. Soprattutto quando i genitori separano le ragazzine per le vacanze portandone una a Bruges ed un'altra, la mamma di Amélie, a Gand, dalla nonna. 
 
Una signora alquanto eccentrica, tirchia e, direi, spaventosa. 
 
Chiudeva a chiave la bambina, pretendeva che la pargola mangiasse aringhe con il caffelatte. 
Sì, erano tempi di guerra, ma la signora, non fatevi intenerire, per carità, era spietata! 
 
Al gatto comperava infatti i migliori e più succulenti cibi, mentre alla povera Adrienne lasciava solo del cibo di pessima qualità. 
Una volta tornata a casa, la ragazzina informa la madre di quanto vissuto e più nessuno la porterà da quella signora con una passione assurda e viscerale per quel gattone viziato e la mania di chiudere a chiave le bambine dentro le stanze.
I genitori non condividevano una fedeltà enorme: ciascuno di loro aveva qualche amico o amica speciale con cui trascorrere del tempo.
 
Intanto i genitori provano un riavvicinamento, che porta alla nascita di una terza bambina, Charlotte. 
 
Delusione amara per i genitori e soprattutto per la madre, perché dopo due bambine avrebbe voluto un figlio. Adrienne comincia così a prendersi cura della piccina, cambiandola, dandole il biberon, di fatto crescendola, visto che era così poco amata dai suoi proprio perché una  femmina.
 
Il rendimento scolastico crolla precipitosamente, ma a lei non importa: vuole che Charlotte sia amata. 
 
La sorella di Adrienne, Jacqueline, era una ragazzina con grandi complessi, timida, anche bruttina, che però, una volta diventata signorina, diventa bellissima. Questo cambiamento, per una ragazzina sempre vista sciatta, è stato psicologicamente destabilizzante e non è stata in grado di gestirlo bene.
Il caso ha voluto, ma tu senti che storia, che il futuro babbo di Amélie scrivesse le lettere d'amore che un suo amico voleva destinare a Jacqueline. Jacqueline, non sapendo rispondere, delegava Adrienne a fare questa cosa. I due, grazie a questa coincidenza fortuita, si conoscono, si piacciono e si mettono insieme. 
 
D'altronde erano stati solo i tramiti di una storia d'amore che non sarebbe mai decollata. 
 
Anzi: par proprio che Jacqueline si sia sposata senza convinzione e non abbia avuto un matrimonio felice. Cosa che non è successa ad Adrienne. Le due sorelle non si sarebbero mai più parlate. 
La madre invece ha retto botta il primo anno dalla morte del marito, vivendo quel periodo con serenità ed euforia, dopodiché è sprofondata nell'immenso dolore lasciato dal congiunto, perdendo la memoria.
Amélie racconta che quando ha saputo della morte della madre ha avuto una sorta di disconnessione. Ha terminato di scrivere, lasciando da parte l'immenso dolore che l'attanagliava, per pensarci e farlo affluire solo dopo. Mi è successo alla morte di un mio zio. Posso capirla. È un romanzo intenso. Mi ha fatto sorridere la cena con Berlusconi organizzata dall'ambasciatore Nothomb, che ha terminato a Roma la sua carriera diplomatica. Spero che comunque qualche cibo sia stato un po' commestibile ;-)

Anna Maria Polidori