Sono andata alla biblioteca di Cagli per scovare libri sulla città a un euro, quando lo sguardo mi è caduto sull'ultimo libro di Amélie Nothom, Meglio Così.
Ho pensato di prenderlo in prestito.
L'ho finito in una serata.
L'ho finito in una serata.
Dopo Dizionario dei Nomi Propri e Metafisica dei Tubi, rieccoci a leggere un altro suo scritto. Un'autrice che disseziona la realtà come pochi altri autori ed è, beninteso, spietata nel raccontare senza farsi scrupoli fatti familiari.
Parenti, conoscenti, genitori vengono ritratti con severa e limpida lucidità e verità.
Lo racconta lei stessa: quando uscì il suo primo libro, apriti cielo!
Però il padre, una persona che Amélie adorava, ha sempre sostenuto di non volerle tarpare minimamente le ali: che citasse pure persone o fatti significativi realmente vissuti. T
alvolta, in effetti, le famiglie offrono così tanto materiale per libri, novelle, romanzi, che sarebbe un peccato guardare al di fuori. Amélie lo ha capito ed ha iniziato una sequenza di libri non solo significativi, ma ogniqualvolta vincenti commercialmente, aggiudicandosi importanti premi letterari.
La morte della madre di Amélie è stata più sofferta di quella del padre.
Suo padre parlava sempre: era ciarliero. Un ambasciatore che mi piace pensare fosse socievole, affabile. Quindi, ammette Amélie, è stato semplice cominciare a scrivere subito su di lui.
Ma la mamma...
È stata un'altra cosa. Questo libro riassume la sua storia.
Una bambina, Adrienne, simpatica e soprattutto sveglia abbastanza da sapersi cavare dagli impacci. Soprattutto quando i genitori separano le ragazzine per le vacanze portandone una a Bruges ed un'altra, la mamma di Amélie, a Gand, dalla nonna.
Una signora alquanto eccentrica, tirchia e, direi, spaventosa.
Chiudeva a chiave la bambina, pretendeva che la pargola mangiasse aringhe con il caffelatte.
Sì, erano tempi di guerra, ma la signora, non fatevi intenerire, per carità, era spietata!
Al gatto comperava infatti i migliori e più succulenti cibi, mentre alla povera Adrienne lasciava solo del cibo di pessima qualità.
Una volta tornata a casa, la ragazzina informa la madre di quanto vissuto e più nessuno la porterà da quella signora con una passione assurda e viscerale per quel gattone viziato e la mania di chiudere a chiave le bambine dentro le stanze.
I genitori non condividevano una fedeltà enorme: ciascuno di loro aveva qualche amico o amica speciale con cui trascorrere del tempo.
Intanto i genitori provano un riavvicinamento, che porta alla nascita di una terza bambina, Charlotte.
Delusione amara per i genitori e soprattutto per la madre, perché dopo due bambine avrebbe voluto un figlio. Adrienne comincia così a prendersi cura della piccina, cambiandola, dandole il biberon, di fatto crescendola, visto che era così poco amata dai suoi proprio perché una femmina.
Il rendimento scolastico crolla precipitosamente, ma a lei non importa: vuole che Charlotte sia amata.
La sorella di Adrienne, Jacqueline, era una ragazzina con grandi complessi, timida, anche bruttina, che però, una volta diventata signorina, diventa bellissima. Questo cambiamento, per una ragazzina sempre vista sciatta, è stato psicologicamente destabilizzante e non è stata in grado di gestirlo bene.
Il caso ha voluto, ma tu senti che storia, che il futuro babbo di Amélie scrivesse le lettere d'amore che un suo amico voleva destinare a Jacqueline. Jacqueline, non sapendo rispondere, delegava Adrienne a fare questa cosa. I due, grazie a questa coincidenza fortuita, si conoscono, si piacciono e si mettono insieme.
D'altronde erano stati solo i tramiti di una storia d'amore che non sarebbe mai decollata.
Anzi: par proprio che Jacqueline si sia sposata senza convinzione e non abbia avuto un matrimonio felice. Cosa che non è successa ad Adrienne. Le due sorelle non si sarebbero mai più parlate.
La madre invece ha retto botta il primo anno dalla morte del marito, vivendo quel periodo con serenità ed euforia, dopodiché è sprofondata nell'immenso dolore lasciato dal congiunto, perdendo la memoria.
Amélie racconta che quando ha saputo della morte della madre ha avuto una sorta di disconnessione. Ha terminato di scrivere, lasciando da parte l'immenso dolore che l'attanagliava, per pensarci e farlo affluire solo dopo. Mi è successo alla morte di un mio zio. Posso capirla. È un romanzo intenso. Mi ha fatto sorridere la cena con Berlusconi organizzata dall'ambasciatore Nothomb, che ha terminato a Roma la sua carriera diplomatica. Spero che comunque qualche cibo sia stato un po' commestibile ;-)
Anna Maria Polidori

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