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Friday, July 10, 2026

La donna col vestito verde di Stephanie Cowell

 

È un romanzo fresco ed avvolgente, La Donna col Vestito Verde


di Stephanie Cowell proposto da Neri Pozza e Beat Edizioni.  In realtà cercavo un altro titolo della simpatica scrittrice. 
Alla fine ho deciso, visto il mio amore per Monet, di leggere questo. 

È stata una scelta vincente perché mi ha permesso di comprendere ancor più l'uomo su cui non mi sono mai soffermata granché.

La Cowell poi è stata fantastica nel saper dare voce in maniera così potente e vera agli amici di Claude e a Camille.
È stato...
Leggerli probabilmente con la loro voce e il loro temperamento e "sentirli", "udirli" con timbri distinte. 
Questa è una qualità che, ad esempio, ho riscontrato nei libri di Maeve Binchy, dove la definizione delle anime e della loro "voce" è forte, unica, potente e risonante esattamente come lo è nei libri di Stephanie. 

Camille è stata il destino di Claude. 
Quando l'ha incontrata la prima volta, pensava che non l'avrebbe rivista mai più. Però il pensiero di quel bel viso lo tormentava, talvolta. 

Invece anni dopo è nata una bellissima storia d'amore sebbene contrastata dalle rispettive famiglie. Il padre di Monet avrebbe voluto che lui lavorasse con loro nell'azienda marittima che avevano a Le Havre: la famiglia di lei, benestante, era preoccupata per la scelta del partner della loro amata figliola: Monet non poteva garantirle sicurezza economica. 

A Monet gli affari non interessavano manco come opzione.

Eugène Boudin un giorno lo nota e lo spinge a seguirlo con lui all'alba per dipingere. Claude si appassiona.

Assieme a lui troviamo Pissarro, Renoir, Frederic Bazille, amico e mecenate: un gruppo di ragazzi che condivideva  la grande passione per la pittura ed una situazione economica alquanto precaria, a parte per Frederic, che era figlio di un signore ricco.

Chi non ha mai svolto un lavoro che impegna la creatività non può capire gli abissi di disperazione e i tormenti che porta con sé l'arte, qualunque essa sia. 
E Monet è il simbolo più forte del saliscendi emotivo cui spesse volte, prima di arrivare ad una stabilità, la persona vive con potenza e deflagrazione.
Quante volte Claude e la sua orima moglie hanno sofferto per indigenza? Quante prove hanno passato? 
 
Ma Monet ha sempre rifiutato lavori rassicuranti. Non ne voleva sapere di mettere la testa a posto o di scendere a compromessi. 
La pittura era la sua ragione di vita. 

Talvolta usciva d' inverno e stava fuori tutto il giorno, tornando poi a casa e scoprendo di non sentire più i piedi o le mani. 

Monet si annullava dipingendo; diventava liquefatto come i suoi colori, entrava nel cuore del dipinto, percepiva l'essenza del paesaggio e la sua anima lo trasponeva sulla tela attraverso la mano. 

Questi pittori non erano parte di alcun movimento e non avevano un nome: glielo fornirà un critico, Louis Leroy nel 1874 usò la parola "impressione" in modo dispregiativo, ispirandosi ad un quadro di Monet. Da lì si fecero chiamare Impressionisti.

Non c'era però una voce sola: Renoir  sbarcava un lunario più rassicurante creando ritratti. 
Ciascuno aveva una voce, o delle proprietà squisitamente proprie.

Quello che mi è piaciuto di questo gruppo è stata la coesione: il tutti per uno, uno per tutti, dei Moschettieri, divenne il loro mantra. 

Questi ragazzi  ce la faranno a raggiungere il successo, a vendere i quadri (che poi la storia è questa qui per tirare avanti e portare cibo sulla tavola e pagare l'affitto). 

Monet ottiene in seguito da una facoltosa famiglia, gli Hoschedè, una ricca commissione. Finisce per innamorarsi di Alice, la moglie di Hoschedè.

Questa donna, con una nidiata di bambini niente male, trascorrerà del tempo a casa Monet in campagna quando il marito dichiarerà fallimento.  Quando Camille nel 1879 e Ernest nel 1891 moriranno, Claude e Alice si sposeranno. Siamo nel 1892.  Le due famiglie, Monet e Heschedé hanno vissuto insieme per tanti anni.  

Camille è e resterà sempre l'amore più bello, fresco e sentito del pittore.
A lei Claude ha dedicato decine di dipinti, e avrebbe voluto con tutto il cuore che potesse vedere il suo successo. In certa misura la cosa è successa, ma non come avrebbe voluto lui,
perché ancora le insicurezze economiche erano dietro l'angolo.

Camille era una persona particolare. Soffriva di vuoti di memoria, a volte era assente e questo induceva Monet a disperarsi ulteriormente. Abbandonava il piccolo Jean, il primogenito a se stesso, non dandogli da mangiare,  assente a tutti e senza ricordare perché si fosse comportata così.

Ho trovato il romanzo di un bellezza straordinaria. 

Anna Maria Polidori