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Monday, July 27, 2026

Raccolto Selvaggio di Carl Hoffman

 È un libro che sta a metà strada tra cronaca e avventura. La breve e giovane storia di Michael Rockefeller stroncata in Nuova Guinea firmata das Carl Hoffman, Raccolto Selvaggio.




"L'autore ha voluto mettere nero su bianco le risultanze delle sue indagini per porre un punto fermo su quanto accaduto, per restituire pace a Michael e a una famiglia che è andata avanti, certo, ma che per tanti anni ha portato un gravoso peso sul cuore.

Non parliamo di una comune famiglia, ma dei Rockefeller: Nelson, appassionato di arte primitiva, nel 1957 inaugurò con la crème de la crème newyorkese — in termini giornalistici, politici e di celebrities — il primo museo al mondo sull'argomento.

I Rockefeller sono sempre stati appassionati d'arte. John D. Rockefeller Jr., padre di Nelson e figlio del celebre capostipite aveva in casa Matisse e Monet; in particolare, era famoso per la sua passione per gli arazzi medievali, mentre i quadri degli impressionisti e dei cubisti erano le passioni principali di Abby Aldrich Rockefeller e di suo figlio David, rispettivamente nuora e nipote del capostipite.

Una casa piena zeppa di arte che avrebbe portato i Rockefeller alla creazione del MoMA, Museum of Modern Art.

Il libro inizia con la morte di Michael, un vero rito tribale: il ragazzo venne mangiato nel 1961.

Poi viene ricostruita tutta la vicenda spostandoci nel 2012.

Anche Carl partirà per i luoghi in cui Michael ha trovato la morte, in Nuova Guinea, rintracciando gli Asmat, una popolazione indigena e cannibale che, come potete ben immaginare, non è più tornata quella di prima, dopo la disgrazia.

Le massicce indagini e la colonizzazione cristiana che è seguita hanno portato la vergogna e il peccato per l'uccisione delle persone, soprattutto per il fatto che venissero mangiate.

Nei primi mesi di ricerche, e forse anche nei primi anni, non si venne a capo di niente, nonostante il fortissimo dispiegamento di forze attuato dalla famiglia Rockefeller; le maggiori insabbiature vennero dagli olandesi e soprattutto dalla Chiesa, che fece del suo meglio per tenere nascosta la vicenda più scabrosa.

Michael, così come il padre, era un appassionato di arte primitiva e si trovava in Nuova Guinea per raccogliere altri pezzi, alla scoperta di una civiltà che l'avrebbe invece inghiottito nel vero senso del termine.

Al Metropolitan Museum of Art (Met) di New York è possibile visitare The Michael C. Rockefeller Wing. Fu il padre Nelson a donare l'intera collezione del suo vecchio Museum of Primitive Art al Met, dove l'ala è stata inaugurata nel 1982.

Indietro nel Tempo Romanzo famigliare di una reticenza collettiva di Judith Hermann

 Una guerra non termina mai. Non almeno negli animi della gente che l'ha vissuta. 

Questo va ricordato perché tante volte, i conflitti passati, situazioni non ancora ben definite, ne possono scatenare di nuovi.

La seconda guerra mondiale è stata uno spartiacque tremendo, tra lo sterminio di sei milioni tra ebrei, persone malate, rom e l'utilizzo di due bombe nucleari in Giappone. Il mondo non sarebbe mai più tornato quello di una volta.

La nostra cara vecchia Europa ha perso un patrimonio tremendo con le sterminio degli ebrei. Questa etnia, infatti è stata fertile sotto tanti punti di vista: arte, pittura, letteratura, musica. 

Per non dimenticare abbiamo letto decine di testimonianze di ebrei torturati e rinchiusi in campi di sterminio. 

Però...Ci siamo mai chiesti che cosa significhi essere stata una parente di una SS?

Il peso che portano queste persone è invadente, straziante. 

Ci viene in aiuto un libro appena uscito da L'Orma Editore : Indietro nel Tempo


Romanzo famigliare di una reticenza collettiva
di Judith Hermann.

È un libro estremamente forte e colto che andrebbe letto per comprendere come i parenti delle SS, ormai alla quarta generazione vivano questa tremenda eredità.
Nessuno ricorda volentieri un antenato che ha sterminato così tanta gente, cambiando definitivamente il volto dell'Europa.

Men che meno i parenti di chi ha partecipato a questo sterminio. Eppure, in questo caso, Hermann decide di prendere il toro per le corna e fare un viaggio a ritroso, avvalendosi, dove possibile, di piccole tracce disseminate dal tempo. 

Una foto del nonno SS, scattata in una località, Radom, in Polonia, ad esempio. Al tempo della guerra la città contava più di 33.000 ebrei mentre adesso ce ne sono solo 7. Il nonno di Judith era stato inviato lì durante la guerra per ucciderli.


La madre pare non rammentare quel personaggio ingombrante, che era stato il padre. Le dice di non avere ricordi, però era abbastanza grande per non averlo dimenticato.

"Il mestolo d'argento ce lo aveva regalato lui", le fa.
"Oddio, mamma, il mestolo della minestra?!"
La risposta della madre: "Beh è solo un mestolo!"

Ci ho letto tutta la disperazione della ragazza. Il mestolo che usano ogni giorno per la minestra viene da lontano, dal sangue di gente morta. Forse l'autrice ha pensato all'abbondanza che ha avuto lui, al cibo che non mancava durante la guerra, ai soldi arrivati grazie al sangue degli innocenti, mentre tanta gente è morta in modo efferato.

Decide di andare a Radom. È una cittadina che da principio non l'aiuta nelle ricerche, che si "sveglia" solo verso il termine del suo soggiorno. Capite bene da voi.

Più di 30.000 ebrei vennero sterminati, oppure spediti nei campi di sterminio. Senza pietà. La nostra protagonista gira per la città, alla ricerca della piazza dove al nonno, sorridente, avevano scattato quella foto. Dove sarà? Alla fine ritrova il luogo. Intanto legge. Ha portato molti libri che porta con sé nei bar, nei ristoranti e ovunque decida di passare il tempo. 

È un peso che andrebbe condiviso, però nessun familiare si fa vivo, nonostante tutti sappiano dove si trovi e che cosa stia facendo. 

È un passato che ci parla di tabù, di situazioni che sarebbe meglio dimenticare. Ma questo Judith non lo pensa. Attraverso una prosa fantastica, profonda, erudita e riparatrice, tenta di analizzare quel che è stato.

Anche il nonno ha ucciso senza pietà.

Trova un documento. Il nonno venne rilasciato da un ufficiale ebreo americano morto precocemente. Che ironia, pensa. Ma a guerra finita, tutto viene dimenticato. Almeno per gli eserciti dei rispettivi Stati è così. Non lo è per i popoli coinvolti. Le guerre sedimentano negli animi della gente rimasta, per generazioni, ricordi, strazi, lutti, forti rancori. La verità resta offuscata dai racconti singoli o da ciò che fa più comodo ricordare, o, viceversa, dimenticare.

Nel secondo capitolo, Judith andrà a Napoli a trovare la sorella, che ormai si è accasata in Italia, per lavoro e dove ha costruito una splendida famiglia, con due bambini un figlio ed una figlia. Guardando quel maschietto allegro, buono e simpatico Judith pensa che no, lui non potrebbe essere come quell'antenato scomodo: lui no, perché è buono e si vede.

Le sorelle non parlano di fatti sensibili accanto ai figlioli. 
Quarta generazione dalla seconda guerra mondiale: questi sono argomenti che preferiscono evitare. 
Si sente un po' un'estranea a Napoli, Judith e tale la fanno sentire gli ospiti di sua sorella. Torna a casa senza aver realmente parlato di questioni scabrose, di tematiche che fissano un punto sul passato della loro famiglia, sulle scelte fatte dal nonno.
No, non scavano nella melma oscura lasciata dalla guerra. Lasciata dal loro nonno.

L'ultimo episodio riguarda i suoi suoceri, scomparsi per due giorni in Polonia. Nessuno sa che cosa siano andati a fare lì, visto che le vacanze programmate non contemplavano quel Paese. 

Ecco: ho apprezzato di questo libro la bellezza espositiva.  Scritto meravigliosamente bene, c'è grande ricerca interiore, limpidezza nelle argomentazioni, lucidità, coraggio e la raffinatezza stilistica e di pensiero che contraddistingue i pensatori tedeschi.

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Anna Maria Polidori

Thursday, July 23, 2026

La musica dei cattivi. Classica e colonne sonore di Carlo Fiore

 La musica dei cattivi. Classica e colonne sonore


di Carlo Fiore, pubblicato da Neri Pozza, ci restituisce una monografia di brani musicali utilizzati nei film per rendere i cattivi, se possibile, ancora più inquietanti.

Perché sovente la musica classica ha un'accezione negativa? 

Perché viene utilizzata mentre una persona viene uccisa, o quando un vampiro succhia il sangue della gente?

Perché il cattivo viene analizzato così?

Come spiega Fiore: "La mascolinità americana... di un Paese sempre in guerra enfatizza la potenza degli alleati contro il nemico". 

Fiore spiega poi che da principio il nemico era l'extraterrestre, per poi essere considerato il russo, il cubano, il siculo; insomma, entità non riconosciute nel modello democratico americano. 

Il cattivo sarà quello che implicitamente studia di più, è colto, ascolta musica classica oppure è uno scienziato pazzo. Qualcuno, comunque, non inglobato nel sistema americano.

Avanzo un'altra ipotesi: ho avuto alle medie un'insegnante di musica eccellente. La professoressa ci faceva a volte ascoltare un brano di musica classica, chiedendoci che cosa ci trasmettesse. 

Abbinava l'ascolto a un dipinto o a una fotografia. 

"Che sensazioni vi dona questo binomio?", ci chiedeva. 

La cosa non era unilaterale. La musica classica scava nelle profondità degli animi umani in forme e modi totalmente diversi gli uni dagli altri.

Credo inoltre che la musica classica possa avere tante valenze e sia più plasmabile della moderna tanto in scene positive - l'altra sera ho visto una commedia, ...E alla fine arriva Polly dove era inserito un brano di classica mentre Ben Stiller entrava in un condominio - quanto in quelle negative. 

Certo, non si capisce perché mentre il maialino Babe corre inseguito da cani feroci la musica di sottofondo  sia l'aria più conosciuta del Barbiere di Siviglia, "Largo al factotum", ma questo è un dettaglio. Diciamo che la freneticità del brano ben si adatta all'azione cinematografica.

Associare una musica celestiale e un'azione turpe crea stridore negli animi degli spettatori. 
È quello che il film vuole trasmettere.

Ormai il cattivo hollywoodiano è una persona che, come descrive bene Fiore, è elegante e magari colta. 

Questo cliché viene quindi abbinato a brani di Bach o di Beethoven.

Ci sono però altri esempi: nel libro, Fiore analizza anche Pirati dei Caraibi con Johnny Depp. 
In quel caso, in Dead Man's Chest, compare l'Olandese Volante con al timone di comando Davy Jones.

In quel caso Hans Zimmer ha adattato la colonna sonora a sfumature bachiane e caricaturali.

L'autore prende in considerazione i supercattivi, i film di mafia, la musica utilizzata nei film sui vampiri e molto di più!


Anna Maria Polidori

Friday, July 10, 2026

La donna col vestito verde di Stephanie Cowell

 

È un romanzo fresco ed avvolgente, La Donna col Vestito Verde


di Stephanie Cowell proposto da Neri Pozza e Beat Edizioni.  In realtà cercavo un altro titolo della simpatica scrittrice. 
Alla fine ho deciso, visto il mio amore per Monet, di leggere questo. 

È stata una scelta vincente perché mi ha permesso di comprendere ancor più l'uomo su cui non mi sono mai soffermata granché.

La Cowell poi è stata fantastica nel saper dare voce in maniera così potente e vera agli amici di Claude e a Camille.
È stato...
Leggerli probabilmente con la loro voce e il loro temperamento e "sentirli", "udirli" con timbri distinte. 
Questa è una qualità che, ad esempio, ho riscontrato nei libri di Maeve Binchy, dove la definizione delle anime e della loro "voce" è forte, unica, potente e risonante esattamente come lo è nei libri di Stephanie. 

Camille è stata il destino di Claude. 
Quando l'ha incontrata la prima volta, pensava che non l'avrebbe rivista mai più. Però il pensiero di quel bel viso lo tormentava, talvolta. 

Invece anni dopo è nata una bellissima storia d'amore sebbene contrastata dalle rispettive famiglie. Il padre di Monet avrebbe voluto che lui lavorasse con loro nell'azienda marittima che avevano a Le Havre: la famiglia di lei, benestante, era preoccupata per la scelta del partner della loro amata figliola: Monet non poteva garantirle sicurezza economica. 

A Monet gli affari non interessavano manco come opzione.

Eugène Boudin un giorno lo nota e lo spinge a seguirlo con lui all'alba per dipingere. Claude si appassiona.

Assieme a lui troviamo Pissarro, Renoir, Frederic Bazille, amico e mecenate: un gruppo di ragazzi che condivideva  la grande passione per la pittura ed una situazione economica alquanto precaria, a parte per Frederic, che era figlio di un signore ricco.

Chi non ha mai svolto un lavoro che impegna la creatività non può capire gli abissi di disperazione e i tormenti che porta con sé l'arte, qualunque essa sia. 
E Monet è il simbolo più forte del saliscendi emotivo cui spesse volte, prima di arrivare ad una stabilità, la persona vive con potenza e deflagrazione.
Quante volte Claude e la sua orima moglie hanno sofferto per indigenza? Quante prove hanno passato? 
 
Ma Monet ha sempre rifiutato lavori rassicuranti. Non ne voleva sapere di mettere la testa a posto o di scendere a compromessi. 
La pittura era la sua ragione di vita. 

Talvolta usciva d' inverno e stava fuori tutto il giorno, tornando poi a casa e scoprendo di non sentire più i piedi o le mani. 

Monet si annullava dipingendo; diventava liquefatto come i suoi colori, entrava nel cuore del dipinto, percepiva l'essenza del paesaggio e la sua anima lo trasponeva sulla tela attraverso la mano. 

Questi pittori non erano parte di alcun movimento e non avevano un nome: glielo fornirà un critico, Louis Leroy nel 1874 usò la parola "impressione" in modo dispregiativo, ispirandosi ad un quadro di Monet. Da lì si fecero chiamare Impressionisti.

Non c'era però una voce sola: Renoir  sbarcava un lunario più rassicurante creando ritratti. 
Ciascuno aveva una voce, o delle proprietà squisitamente proprie.

Quello che mi è piaciuto di questo gruppo è stata la coesione: il tutti per uno, uno per tutti, dei Moschettieri, divenne il loro mantra. 

Questi ragazzi  ce la faranno a raggiungere il successo, a vendere i quadri (che poi la storia è questa qui per tirare avanti e portare cibo sulla tavola e pagare l'affitto). 

Monet ottiene in seguito da una facoltosa famiglia, gli Hoschedè, una ricca commissione. Finisce per innamorarsi di Alice, la moglie di Hoschedè.

Questa donna, con una nidiata di bambini niente male, trascorrerà del tempo a casa Monet in campagna quando il marito dichiarerà fallimento.  Quando Camille nel 1879 e Ernest nel 1891 moriranno, Claude e Alice si sposeranno. Siamo nel 1892.  Le due famiglie, Monet e Heschedé hanno vissuto insieme per tanti anni.  

Camille è e resterà sempre l'amore più bello, fresco e sentito del pittore.
A lei Claude ha dedicato decine di dipinti, e avrebbe voluto con tutto il cuore che potesse vedere il suo successo. In certa misura la cosa è successa, ma non come avrebbe voluto lui,
perché ancora le insicurezze economiche erano dietro l'angolo.

Camille era una persona particolare. Soffriva di vuoti di memoria, a volte era assente e questo induceva Monet a disperarsi ulteriormente. Abbandonava il piccolo Jean, il primogenito a se stesso, non dandogli da mangiare,  assente a tutti e senza ricordare perché si fosse comportata così.

Ho trovato il romanzo di un bellezza straordinaria. 

Anna Maria Polidori