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Monday, July 27, 2026

Indietro nel Tempo Romanzo famigliare di una reticenza collettiva di Judith Hermann

 Una guerra non termina mai. Non almeno negli animi della gente che l'ha vissuta. 

Questo va ricordato perché tante volte, i conflitti passati, situazioni non ancora ben definite, ne possono scatenare di nuovi.

La seconda guerra mondiale è stata uno spartiacque tremendo, tra lo sterminio di sei milioni tra ebrei, persone malate, rom e l'utilizzo di due bombe nucleari in Giappone. Il mondo non sarebbe mai più tornato quello di una volta.

La nostra cara vecchia Europa ha perso un patrimonio tremendo con le sterminio degli ebrei. Questa etnia, infatti è stata fertile sotto tanti punti di vista: arte, pittura, letteratura, musica. 

Per non dimenticare abbiamo letto decine di testimonianze di ebrei torturati e rinchiusi in campi di sterminio. 

Però...Ci siamo mai chiesti che cosa significhi essere stata una parente di una SS?

Il peso che portano queste persone è invadente, straziante. 

Ci viene in aiuto un libro appena uscito da L'Orma Editore : Indietro nel Tempo


Romanzo famigliare di una reticenza collettiva
di Judith Hermann.

È un libro estremamente forte e colto che andrebbe letto per comprendere come i parenti delle SS, ormai alla quarta generazione vivano questa tremenda eredità.
Nessuno ricorda volentieri un antenato che ha sterminato così tanta gente, cambiando definitivamente il volto dell'Europa.

Men che meno i parenti di chi ha partecipato a questo sterminio. Eppure, in questo caso, Hermann decide di prendere il toro per le corna e fare un viaggio a ritroso, avvalendosi, dove possibile, di piccole tracce disseminate dal tempo. 

Una foto del nonno SS, scattata in una località, Radom, in Polonia, ad esempio. Al tempo della guerra la città contava più di 33.000 ebrei mentre adesso ce ne sono solo 7. Il nonno di Judith era stato inviato lì durante la guerra per ucciderli.


La madre pare non rammentare quel personaggio ingombrante, che era stato il padre. Le dice di non avere ricordi, però era abbastanza grande per non averlo dimenticato.

"Il mestolo d'argento ce lo aveva regalato lui", le fa.
"Oddio, mamma, il mestolo della minestra?!"
La risposta della madre: "Beh è solo un mestolo!"

Ci ho letto tutta la disperazione della ragazza. Il mestolo che usano ogni giorno per la minestra viene da lontano, dal sangue di gente morta. Forse l'autrice ha pensato all'abbondanza che ha avuto lui, al cibo che non mancava durante la guerra, ai soldi arrivati grazie al sangue degli innocenti, mentre tanta gente è morta in modo efferato.

Decide di andare a Radom. È una cittadina che da principio non l'aiuta nelle ricerche, che si "sveglia" solo verso il termine del suo soggiorno. Capite bene da voi.

Più di 30.000 ebrei vennero sterminati, oppure spediti nei campi di sterminio. Senza pietà. La nostra protagonista gira per la città, alla ricerca della piazza dove al nonno, sorridente, avevano scattato quella foto. Dove sarà? Alla fine ritrova il luogo. Intanto legge. Ha portato molti libri che porta con sé nei bar, nei ristoranti e ovunque decida di passare il tempo. 

È un peso che andrebbe condiviso, però nessun familiare si fa vivo, nonostante tutti sappiano dove si trovi e che cosa stia facendo. 

È un passato che ci parla di tabù, di situazioni che sarebbe meglio dimenticare. Ma questo Judith non lo pensa. Attraverso una prosa fantastica, profonda, erudita e riparatrice, tenta di analizzare quel che è stato.

Anche il nonno ha ucciso senza pietà.

Trova un documento. Il nonno venne rilasciato da un ufficiale ebreo americano morto precocemente. Che ironia, pensa. Ma a guerra finita, tutto viene dimenticato. Almeno per gli eserciti dei rispettivi Stati è così. Non lo è per i popoli coinvolti. Le guerre sedimentano negli animi della gente rimasta, per generazioni, ricordi, strazi, lutti, forti rancori. La verità resta offuscata dai racconti singoli o da ciò che fa più comodo ricordare, o, viceversa, dimenticare.

Nel secondo capitolo, Judith andrà a Napoli a trovare la sorella, che ormai si è accasata in Italia, per lavoro e dove ha costruito una splendida famiglia, con due bambini un figlio ed una figlia. Guardando quel maschietto allegro, buono e simpatico Judith pensa che no, lui non potrebbe essere come quell'antenato scomodo: lui no, perché è buono e si vede.

Le sorelle non parlano di fatti sensibili accanto ai figlioli. 
Quarta generazione dalla seconda guerra mondiale: questi sono argomenti che preferiscono evitare. 
Si sente un po' un'estranea a Napoli, Judith e tale la fanno sentire gli ospiti di sua sorella. Torna a casa senza aver realmente parlato di questioni scabrose, di tematiche che fissano un punto sul passato della loro famiglia, sulle scelte fatte dal nonno.
No, non scavano nella melma oscura lasciata dalla guerra. Lasciata dal loro nonno.

L'ultimo episodio riguarda i suoi suoceri, scomparsi per due giorni in Polonia. Nessuno sa che cosa siano andati a fare lì, visto che le vacanze programmate non contemplavano quel Paese. 

Ecco: ho apprezzato di questo libro la bellezza espositiva.  Scritto meravigliosamente bene, c'è grande ricerca interiore, limpidezza nelle argomentazioni, lucidità, coraggio e la raffinatezza stilistica e di pensiero che contraddistingue i pensatori tedeschi.

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Anna Maria Polidori

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