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Monday, October 02, 2023

Fellini a Roma di Tyto Alba

 Splendida graphic novel questa di Tyto Alba, Fellini a Roma



, pubblicata dalle Edizioni NPE.  Permetterà  al lettore che non ha conosciuto questo regista eccezionale di apprendere le sue caratteristiche peculiari mentre a chi già lo conosce, di estraniarsi dal contesto in cui stiamo vivendo per sprofondare in una fiaba rilassante: la vita di un sognatore

Il fumetto è stato realizzato grazie alla Reale Accademia di Spagna a Roma e alle borse MAEC-AECID per artisti.


Fellini viene centrato in pieno da Alba nella sua oniricità, nella sua perenne ricerca di sogni da tradurre in pellicole, ma anche da vivere con estrema intensità. I colori delle vignette sono tenui, accompagnano i sogni di Federico.




Le passeggiate di questo Fellini anziano per Roma sono emblematiche. A Trinità dei Monti, incontra spesso il fantasma di John Keats, perso nei suoi pensieri. E Roma, Roma...Una città che dà un senso di protezione, quasi fosse una placenta. Roma come una grande madre che accoglie tutti, che dona calore. 


Sua mamma, romana, gli ha fatto apprezzare la romanità, quella assonnatezza, quell'immobilità tipica della città: lui decide di trasferircisi per lavorare come disegnatore. 


Assieme all'amico pittore Rinaldo Geleng ci saranno collaborazioni a volte comiche e incerte. Il sogno sarebbe quello di entrare a lavorare per la rivista satirica "Marc'Aurelio." Gli riesce e gli si schiude un mondo. Inizia la lunga amicizia con Aldo Fabrizi e di pari passo comincia a scrivere per il varietà e il cinema. Il cinema: la fabbrica dei sogni, non è nei suoi piani sebbene diventi il suo posto ideale, il vuoto cosmico che precede il Big Bang.


Appassionato smodato di Dick Tracy, è un collezionista e avido lettore, anche in età adulta, del Corriere dei Piccoli.


Il Circo: la prima volta che lo vede pensa ad un'apparizione,  Un sogno che, se visto in superficie rappresenta l'essenza stessa della fantasia, della meraviglia: lo scherzo, l'assurdo. Quello che attira Fellini? Il clown bianco e l'Augusto. L'irragionevolezza e l'autorità. L'incarnazione della riconciliazione degli opposti. 


A un certo punto conosce Giulietta Masima in via delle Botteghe Oscure. Scrive che è come se questa relazione sia esistita ancor prima di conoscerla. E forse è così se dilatiamo il tempo non dandogli soltanto una direzione. 


Il loro è un matrimonio intimo perché Giulietta vive con la zia. Si sposano in casa con un mobile che fa da altare.


L'amore c'è sebbene Federico sia  incline a scappatelle. Una volta va con un'altra donna a trovare il padre, che, pare stia poco bene: trovandolo in forze, porta la signora a cena fuori quando all'improvviso lo avvisano che il genitore si è aggravato. Sarebbe morto poco dopo.

Fellini avrebbe tanto voluto raccontare questo aneddoto in un film con Sofia Loren e Gregory Peck ma viene dissuaso da una lunga lettera che la moglie gli scrive.


Con Giulietta dopo la nascita e morte di Federichino e la perdita di un primo figlio c'è stata la decisione di non avere altri bambini. Che cosa ha rappresentato per lui Giulietta? Con quella sua mimica da pagliaccio la relazione con l'infanzia.


Se volete sognare, leggete questo fumetto scritto con incanto, estrema leggerezza, restituendo in 80 pagine, il più veritiero dei ritratti su Fellini che sia mai stato...disegnato. Personalmente posso dirvi questo: la lettura è stata accattivante e travolgente e mi sono sentita trasportare in mondi bellissimi. Quando sono tornata alla realtà, quando John Keats, il circo, Dick Tracy, l'universo onirico di Fellini mi stava ancora appiccicato, ho preso in mano lo smartphone, scorso un pò di notizie e sì, allora  è stato come piombare in un incubo. Ho sollevato lo sguardo ed ho pensato alla società dell'odio nella quale stiamo vivendo e a quanto sia stato diverso, immaginifico e meravigliosamente bello, il mondo nel quale Federico Fellini è vissuto! 


Anna Maria Polidori







Roma...

Il matrimonio a casa della zia di Giulietta 

Donne Felliniane




L'amore per Dick Tracy

Sunday, December 29, 2013

Vi racconto quel 15 maggio del 1987 quando filmando sulla strada per il Monte persi mia moglie..


Lucien Varalta: che bella la vostra Gubbio e che incanto il giorno dei Ceri 


Vecchia intervista con il regista documentarista Lucien Varalta. 


Lucien Varalta è un regista singolare. Provo a contattarlo via e-mail quando scopro che ha realizzato un documentario sulla nostra festa dei Ceri, ma non trovo alcun indirizzo di posta elettronica in rete. Invio   allora un'e-mail  al webmaster del sito che mi ha fatto scoprire Lucien. Mi viene detto che devo chiamarlo per telefono, perché non ha e-mail. (O come immagino la utilizza per uso privato) Terrorizzata dall'ipotesi che il nostro parli solo francese vengo rassicurata. Varalta parla un italiano perfetto. Mi attacco al telefono, curiosa, ma Lucien è fuori a filmare. Torna presto, mi rassicurano. Durante le settimane d'attesa le penso tutte: chissà come sarà! Un regista un pò chiuso, scontroso, forse scorbutico. E invece.... Che piacevolissima sorpresa.

Lucien è alla mano, cordiale, gentile. È rilassato, non ha fretta di rispondere alle domande, ma anzi: spiega, vuole sapere, racconta aneddoti, spazia tra i ricordi dei suoi tanti viaggi chiede e si informa. 

Sono trascinata  in una conversazione divertente sulla nostra cittadina.

“Mannaggia: sarò negli Stati Uniti questo 15 maggio, ma ci risentiamo, perché voglio tornare a filmare da voi; anzi, mi dia i suoi recapiti telefonici. La chiamerò sicuramente. È importante avere appoggi quando si visita un posto”.
Lucien, come è arrivato da noi tanti anni fa?


 “Feci un documentario sulle feste religiose e popolari in Italia. Era il 1987 e per l'occasione della vostra festa dei Ceri mi ero fermato una settimana, richiesto al comune di Gubbio la finestra per filmare l'Alzata. La mia intenzione era riprenderla il più possibile panoramicamente. Che spettacolo!”

 Lucien ricorda la foga degli eugubini.

 “Volevo filmare la corsa al monte ma lì ho avuto seri problemi. Avevamo previsto con mia moglie (lavoravamo con una sola cinepresa da 12 mm) riprese sui balconi e avevo un posto su una piazzetta con una terrazza ad angolo. Non ci sono mai arrivato. Troppa calca. Mi sono così precipitato al monte per immortalare il ritorno alla chiesetta. Durante la salita avevo perso  mia moglie, che curava suono e fotografia. In seguito mi ha detto che si era ritrovata spaventata e bloccata tra la gente e non le riusciva più di avanzare, stipata vicino a un muro”.
Lucien spiega che il filmato dove sono presenti i Ceri  è stato visto in Francia, Belgio.


“Cine-conferenze. Noi prepariamo i documentari, li montiamo e poi gli impresari ce li richiedono”.

Come mai parla un italiano così bello e curato?

“Sono nato in Belgio ma i miei genitori erano di Verona. Ho sempre avuto la possibilità di fare tanti viaggi tra l'Italia e la patria nativa. Non avevo tanti mezzi economici a disposizione e così, pensi, proprio da questa mia esigenza è nata la passione per questo tipo di spettacolo. Ho iniziato ad avere sempre una scusa buona per ritrovarmi in ogni angolo del mondo: c'è sempre infatti un nuovo documentario da mettere in cantiere”.
E certo che Lucien incanta! Sciorina con nonchalance i luoghi dove è stato: Austria, Italia, Bretagna, Gerusalemme, Giordania, Bali, Borneo, Usa, Isole Galapagos, Cile, Isola di Pasqua, Colombia, Peru, Argentina Patagonia.
Mi sento piccola piccola. Eppure Gubbio è stata un'esperienza da ripetere.
 “In Francia  non c'è niente di così spettacolare. Non abbiamo feste così belle e partecipate come quella dei Ceri. In Belgio la faccenda cambia: il Carnevale è meraviglioso”.
Lucien racconta in dettaglio il documentario.

 “Abbiamo percorso 30.000 km per la sua realizzazione.  A Gubbio c'ero già stato nel 1986. Il film è stato girato in due parti”.

È possibile vederlo?

Lucien purtroppo dice di no.

“Il problema è che è in pellicola. Ormai pensiamo in digitale e tutto è più semplice”.



Lascio Lucien motivato.
“Tornerò a Gubbio a filmare presto”.


Anna Maria Polidori