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Wednesday, January 07, 2026

Savinien de Cyrano, sieur de Bergerac di Gérard de Cortanze

 

Il libro di Gérard de Cortanze, Savinien de Cyrano,


sieur de Bergerac edito da Albin Michel non è semplicemente un romanzo biografico, ma un affresco storico, politico, sociale, psicologico, economico del 1600.
L'autore, come potrete constatare, offre qua e là i suoi pensieri, le sue emozioni sulla sua creatura, sul periodo storico e questa interazione è estremamente interessante.

Allora:  Savinien, che noi tutti abbiamo conosciuto grazie a Rostand come Cyrano de Bergerac è un personaggio storico che ha lasciato una sua impronta indelebile.

Come ricordiamo dal lavoro di Edmond, il povero Cyrano si innamora di Rossana ma non potrebbe mai essere contraccambiato, accettato per il suo nasono grosso rispetto al delicato pretendente Cristiano, bello, ma fatuo. La morale della storia ci dirà che è possibile amare una bell'anima, indipendentemente dal corpo che la contiene. In particolare se non conosciamo l'involucro ;-) 

Ma chi era Savinien? Oh, decisamente un tipo fenomenale. Per certi versi somiglia a quegli uomini vissuti in Italia durante l'Umanesimo che avevano competenze su tutto lo scibile umano. 

Nato nel 1619 e morto nel 1655, Savinien è stato scrittore, poeta, fisico, filosofo, matematico, scrittore teatrale, donnaiolo ma anche persona tremendamente romantica.
Savinien è un francese purosangue: sanguigno, vive forti emozioni e grandi avventure. 
Manco a scriverlo, è coltissimo, ed è questa la ragione per cui già da piccino si caccia nei guai. 
Ha un carattere cocciuto, testardo, fiero e indipendente. 
Fa della libertà d'espressione una sua bandiera. Impossibile non caderne incantati. È un po' come una creatura magica questo ragazzo spuntato dal cilindro della periferia parigina.
 
Affamato di conoscenza e di sapere Savinien, sin da ragazzino cerca spunti interessanti. Lo troviamo a leggere i cosidetti libri proibiti di Campanella e ad essere estromesso per questa ragione dai suoi insegnanti: poi sì, anche per una sua speciale peculiarità: il ragazzino riesce ad intuire appena vede una persona, l'animale che si cela dietro questa. Un'eccentricità che andava punita per i prelati. Lo troviamo appassionato di qualunque disciplina lo scibile possa contemplare. 

E ama. Ama incantato una bellissima ragazzina che incontra strada facendo, quando si reca nel nuovo istituto. È sulla sua stessa carrozza: mentre parlano comprende che con questa ragazza, una volta completati gli studi, vorrà vivere per sempre.
Sì: decide che quella ragazzina, Angelica, così bella, eterea, un giorno sarà la sua donna. 

Dopo aver terminato l'istruzione Savinien fa ritorno a casa ed informa suo padre di voler andare a Parigi. Il padre non è tanto d'accordo. Abel pensa che Parigi sia grande, dispersiva, ma il ragazzo è determinato, così lo lascia andare. 

Savinien è sicuro di quel che fa. Lì, stringe amicizia con dei ragazzi con cui si vede sempre al Café de Levante. Da principio gli fa impressione, perché per lui quelle persone sono tanti animali in un ambiente che sì, potrebbe essere definito quasi come un circo. 
Savinien sperimenta presto attraverso un duello cosa significhi uccidere qualcuno che conosce e rimanerne toccato. In quel frangente incontra nuovamente Angelica, sebbene questa storia d'amore non riesca e decollare perché la ragazzina poi deciderà di entrare in convento e farsi suora. Lo strazio di Savinien è massimo. Non può capire perché questa bella ragazza decida di andarsene via dal mondo. Lei gli dice che pregherà per la sua anima, però per Savinien questo non è affatto fonte di consolazione ma di ulteriore disperazione. Ci saranno momenti in cui il ragazzo non saprà più dove andare a sbattere la testa, ricercando quella ragazza, andando davanti a quel convento dove lei è «prigioniera» sebbene la sua sia stata una scelta voluta, restandoci per giorni e poi andando via, sconsolato. E non può non macerarsi pensando a quel che sarebbe potuta essere la sua vita, se avesse avuto accanto Angelica, che rimarrà per lui sogno, patimento, turbamente, estasi ed elezione. Tutte le altre, tantissime, tanto che alla fine si ammalerà di sifilide, non significheranno granché.

Con i suoi amici discute di politica: anche a quel tempo la popolazione versava in condizioni pietose, in particolar modo a Parigi. La maggior parte dei cittadini non poteva permettersi niente da mangiare, vivendo in una grande indigenza. La voglia di uccidere Richelieu era tanta. Alla fine morrà per morte naturale ma chi verrà dopo, Mazzarino, il cosidetto «Italiano»,  sarà ancor più odiato dal popolo francese.
Mazzarino ha infatti spianato la strada dell'Assolutismo all'ancor piccino Luigi XIV.

Parigi è in fermento, Savinien comincia a scrivere le cosidette «Mazzarinate» contro la politica di Mazzarino e di chi gli sta intorno. Per questo lavoro lo pagano. Il ragazzo, che è un abile poeta infuocato, si lancia con tanto di nome e di cognome all'avventura. Quando il vento della polemica passerà, e ci sarà molta più accondiscendenza nei riguardi del Re e dello stesso Mazzarino, Savinien e i promotori delle Mazzarinate, sentiranno di non essere più al sicuro in quel di Parigi. Allora, Savinien, che è quello che ha espresso maggior vis polemica, con parole forti e firmate, decide, su suggerimento di chi gli vuol bene, di tornare a casa. 

Un viaggio che, se all'inizio è rilassante, tutte le volte che torna a casa Savinien ritrova la sua realtà, la sua campagna, gli odori di casa, questa volta deve precipitosamente ritornare a Parigi.

Dernier Monde, rappresenta una delle essenze di Savinien. Il ragazzo è stato un precursore della fantascienza, anche. Se pensate che a quel tempo la gente cominciava a pensare a come poter andare sulla Luna e ne parlavano organizzando incontri proprio a tema... Chissà se quelle persone avrebbero mai immaginato che alla fine ce l'avremmo fatta? Per Savinien la Luna, che aveva raggiunto attraverso un mezzo era popolata da persone particolari. Lo scambiano per uno struzzo, così rimane poco però il Demone di Socrate gli dirà che sulla Luna i versi delle poesie servono per pagare l'oste.

La lettura di questo romanzo è non solo avvincente ma piena, perché De Cortanze traccia una fotografia inclusiva del '600, ricca di contraddizioni, malumori, fronde, e... fermento. Il fermento, ha sempre caratterizzato la Francia e i suoi cittadini verso le ingiustizie  della classe dirigente: il fermento che, molto più tardi, salito alle stelle, avrebbe portato alla Rivoluzione Francese.
Un aspetto, questo, mai sopito e uno dei tratti più distintivi dello spirito francese.

Mi auguro che Savinien venga riscoperto e rivalutato dopo questo libro e che venga visto sotto una luce diversa. Era un sognatore ribelle: una persona che ha ricercato durante la vita il sogno: il sogno di viaggi immaginari, di una donna rimasta impalpabile e scolpita nel cuore e nella memoria, della possibilità di cambiamento, del desiderio di giustizia, di dire la propria, di essere libero.

Non è stato un lungo passaggio terreno quello di Savinien, sulla Terra, ma ha vissuto la vita con intensità frenetica. .  

Spero che questo libro venga tradotto in italiano, perché ho idea che avrebbe un discreto successo.
Il personaggio di Rostand, infatti, è tanto amato anche da noi.

Il linguaggio utilizzato da Gérard è molto ""carnale", schietto, brutale. Anche questo aiuta il lettore a calarsi nel periodo e nel personaggio di Savinien. 

 Segnalo che il libro ha di recente vinto il Prix du Guesclin 2025

Ringrazio la Albin Michel e l'autore che, gentilissimo mi ha omaggiato del libro con tanto di dedica! Merci, monsieur De Cortanze.
Anna Maria Polidori


 




Sunday, December 29, 2013

Vi racconto quel 15 maggio del 1987 quando filmando sulla strada per il Monte persi mia moglie..


Lucien Varalta: che bella la vostra Gubbio e che incanto il giorno dei Ceri 


Vecchia intervista con il regista documentarista Lucien Varalta. 


Lucien Varalta è un regista singolare. Provo a contattarlo via e-mail quando scopro che ha realizzato un documentario sulla nostra festa dei Ceri, ma non trovo alcun indirizzo di posta elettronica in rete. Invio   allora un'e-mail  al webmaster del sito che mi ha fatto scoprire Lucien. Mi viene detto che devo chiamarlo per telefono, perché non ha e-mail. (O come immagino la utilizza per uso privato) Terrorizzata dall'ipotesi che il nostro parli solo francese vengo rassicurata. Varalta parla un italiano perfetto. Mi attacco al telefono, curiosa, ma Lucien è fuori a filmare. Torna presto, mi rassicurano. Durante le settimane d'attesa le penso tutte: chissà come sarà! Un regista un pò chiuso, scontroso, forse scorbutico. E invece.... Che piacevolissima sorpresa.

Lucien è alla mano, cordiale, gentile. È rilassato, non ha fretta di rispondere alle domande, ma anzi: spiega, vuole sapere, racconta aneddoti, spazia tra i ricordi dei suoi tanti viaggi chiede e si informa. 

Sono trascinata  in una conversazione divertente sulla nostra cittadina.

“Mannaggia: sarò negli Stati Uniti questo 15 maggio, ma ci risentiamo, perché voglio tornare a filmare da voi; anzi, mi dia i suoi recapiti telefonici. La chiamerò sicuramente. È importante avere appoggi quando si visita un posto”.
Lucien, come è arrivato da noi tanti anni fa?


 “Feci un documentario sulle feste religiose e popolari in Italia. Era il 1987 e per l'occasione della vostra festa dei Ceri mi ero fermato una settimana, richiesto al comune di Gubbio la finestra per filmare l'Alzata. La mia intenzione era riprenderla il più possibile panoramicamente. Che spettacolo!”

 Lucien ricorda la foga degli eugubini.

 “Volevo filmare la corsa al monte ma lì ho avuto seri problemi. Avevamo previsto con mia moglie (lavoravamo con una sola cinepresa da 12 mm) riprese sui balconi e avevo un posto su una piazzetta con una terrazza ad angolo. Non ci sono mai arrivato. Troppa calca. Mi sono così precipitato al monte per immortalare il ritorno alla chiesetta. Durante la salita avevo perso  mia moglie, che curava suono e fotografia. In seguito mi ha detto che si era ritrovata spaventata e bloccata tra la gente e non le riusciva più di avanzare, stipata vicino a un muro”.
Lucien spiega che il filmato dove sono presenti i Ceri  è stato visto in Francia, Belgio.


“Cine-conferenze. Noi prepariamo i documentari, li montiamo e poi gli impresari ce li richiedono”.

Come mai parla un italiano così bello e curato?

“Sono nato in Belgio ma i miei genitori erano di Verona. Ho sempre avuto la possibilità di fare tanti viaggi tra l'Italia e la patria nativa. Non avevo tanti mezzi economici a disposizione e così, pensi, proprio da questa mia esigenza è nata la passione per questo tipo di spettacolo. Ho iniziato ad avere sempre una scusa buona per ritrovarmi in ogni angolo del mondo: c'è sempre infatti un nuovo documentario da mettere in cantiere”.
E certo che Lucien incanta! Sciorina con nonchalance i luoghi dove è stato: Austria, Italia, Bretagna, Gerusalemme, Giordania, Bali, Borneo, Usa, Isole Galapagos, Cile, Isola di Pasqua, Colombia, Peru, Argentina Patagonia.
Mi sento piccola piccola. Eppure Gubbio è stata un'esperienza da ripetere.
 “In Francia  non c'è niente di così spettacolare. Non abbiamo feste così belle e partecipate come quella dei Ceri. In Belgio la faccenda cambia: il Carnevale è meraviglioso”.
Lucien racconta in dettaglio il documentario.

 “Abbiamo percorso 30.000 km per la sua realizzazione.  A Gubbio c'ero già stato nel 1986. Il film è stato girato in due parti”.

È possibile vederlo?

Lucien purtroppo dice di no.

“Il problema è che è in pellicola. Ormai pensiamo in digitale e tutto è più semplice”.



Lascio Lucien motivato.
“Tornerò a Gubbio a filmare presto”.


Anna Maria Polidori

Tuesday, December 03, 2013

E poi Paulette...Quando l'unione fa la forza!


di Barbara Constantine è un libro veloce. Sarà che è scritto da una sceneggiatrice: gli sceneggiatori sono veloci, schematici, ricchi di idee, fertili come l'acqua, vulcanici come la vita.

 

Il libro ricco di eventi non permette distrazioni durante la lettura. In appena 214 pagine tantissime le tematiche sollevate dall'autrice, continui personaggi messi in campo in una girandola di emozioni, sensazioni, rotture, ritrovamenti, amori, delusioni.

La condizione esistenziale di Ferdinand, sprigionerà in realtà una catena di arrivi....

Ma andiamo con ordine.

 Ferdinand è un signore di 70 anni.

Ormai i figli hanno lasciato il nido, una grande fattoria, sua moglie è morta da diversi anni e lui ha sin troppo tempo libero da passare da solo e con il suo gatto. E poi, non è un tipo così socievole. Ferdinand non s'è mai impicciato dei vicini di casa. Un tipo un pò sulle sue.

Durante una di queste giornate s'imbatte in una vicina di casa, Marceline. La signora polacca, ha una bancarella di frutta e verdura nel paesino locale. Adesso non se la passa bene per niente. Casa fatiscente, tetto crollato, pioggia copiosa...Che fare?

I due nipotini di Ferdinand lo mettono sulla buona strada. Perché non invitare la signora a  andare a vivere a casa sua?

 "Alla fine, nonno, guarda quanto spazio hai"....

A lui tutta la storia pare una grande eccentricità. Ma insomma: chiedere a una signora di vivere da lui, nella sua casa. Però l'acqua che cade dal tetto è un fatto reale e i disagi in termini di salute più che reali per la povera Marceline. Ferdinand, sebbene sia un tipo schivo, decide di fare il grande passo.


La signora accetta più che volentieri portandosi dietro il cane, il gatto e l'asino Cornelius, quello capace di aprire tutti i recinti e andare a zonzo ovunque. Un tipo tanto simpatico questo asino che ogni sera riceve sempre la visita dei padroni e la loro buonanotte. Beh, che ci volete fare, Cornelius è fatto così.


Dopo qualche giorno, a un parente di Ferdinand muore la moglie. Il povero Guy va in depressione. Viene chiesto a Ferdinand di aiutarlo. E ecco Ferdinand proporre di nuovo una stanza nella sua casa.
Guy accetta e rifiorisce.

Poi sarà la volta dell'arrivo di una ragazza, poi di due signore anziane, una di 98 anni con la memoria un pò cadente e il desiderio di andarsene via con le gru....

Poi l'arrivo di un ragazzo che studia agraria ma che non ha nessun soldo da parte e che cerca una sistemazione. Ferdinand e Guy aspettano fuori della scuola di agraria. Cercano qualcuno che voglia fare l'orto in cambio di vitto e alloggio.  Al ragazzo non pare il vero sebbene come condizione ponga quella di lavorare solo in un orto dove la coltivazione passi per il biologico. Sennò non se ne fa niente. Chiarita la cosa, grande entusiasmo. Accetta  senza pensarci troppo.

Perché è bello questo libro? Molto veloce, non aspettatevi profondità di pensiero, narrazione serrata,  "E poi Paulette..." squarcia i mondi separati, spesso, delle varie generazioni, mettendole tutte in interconnessione le une con le altre con grande successo, creando un dialogo costruttivo, fertile. La bellezza del libro risiede proprio nella gioia di stare insieme e costruire ogni giorno una bella giornata tutti insieme e in armonia. Tanto con la signora 98enne che con i giovani. Questa è la forza dinamica di una  storia che vuol comunicarci qualcosa di molto importante: che l'unione tra le generazioni fa la forza, che tutti siamo utili e che ognuno di noi è un valore aggiunto. La situazione che l'autrice ha ricreato è quella della vecchia società contadina come l'avevamo conosciuta anche dalle nostre parti (e come immagino fosse esistita in Francia), dove al nucleo principale della famiglia si sommavano poi figli, figlie, zii, zie, nonni, nonne. Grandi famiglie capaci di aiutarsi grazie alla forza vivificatrice dell'amore.

Formula riproposta per questi protagonisti che, senza un appoggio spirituale e materiale forse non sarebbero mai riusciti a essere sereni e appagati. Metodo scaccia-crisi, alla fine del romanzo pure l'arrivo di nuovi gattini e di ...Paulette! E chi mai può annoiarsi a casa di Fernand?

Anna Maria Polidori