mercoledì, dicembre 11, 2013

Massa nei ricordi di Saura Santini

 Raccogliamo la testimonianza di Saura Santini nata a Massa e ora residente a Pianello di Cagli. Quanti ricordi!

 Saura 

 
è una signora che ama raccontare il passato, in particolare i suoi anni trascorsi, ancora piccola a Massa, piccola località a un tiro dischioppo da Pianello di Cagli.

"Il passato di Massa era suggestivo.
 C'erano molte più famiglie di adesso e quella che conducevamo era una vita bella e se vuole comunitaria" attacca Saura Santini.


 "Io sono andata a scuola a Massa". 

Siamo sbalordite. 

C'era la scuola una volta?


 "Eh sì a quel tempo c'era tanto la materna che l'elementare e nessuna penuria di bambini. Noi eravamo una ventina". 

Quando pensiamo al passato la prima parola che ci viene in mente è: pane. 

Saura racconta: "Non è mai mancato. Era stato costruito un forno collettivo dove tutte le famiglie si recavano per andare a cuocere le proprie forme".

 Parliamo di corrente elettrica.


 "Un problema grosso e a lungo. Quando ce l'hanno messa non funzionava mai ma arrivavano timidi segnali solo la sera, una volta che gli abitanti di Pianello di Cagli se ne andavano a letto. Scoppiò una ribellione legittima, smettemmo di pagare le bollette e utilizzare il servizio".

Una volta la religione era un forte collante per le comunità. 

"Che bello andare a messa e vestire l'abito e il paio di scarpe della festa". 

Farsi eleganti per Dio era un aspetto importante, purtroppo oggi andato del tutto perso.

 "La vigilia di Natale la messa era a mezzanotte e quale che fosse la condizione del tempo ci recavamo nella nostra chiesa, antica e suggestiva".

 C'era un emporio una volta in paese.

 "Trovavamo di tutto dalle collant alla frutta passando perfino per le medicine. Ricordo il piramidone per i mal di pancia. Lo prendevamo così: mettevamo la polvere in un'ostia e ingoiavamo".

Alla fine degli anni '50, dopo tanti stenti e patimenti arrivò l'acqua in paese. 

"Potevamo finalmente lavare e prendere acqua vicino casa".

Che malinconia le due osterie del paese ormai estinte. 

"In una di queste detta dei Borchia c'era una cabina telefonica considerata preziosa perché nessuno di noi aveva il telefono a casa".

 Le persone anziane amavano questi posti.

 "Ci si ritrovavano la sera per scambiare due chiacchiere, bere qualche bicchiere di vino, giocare a carte".

Anna Maria Polidori

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