lunedì, luglio 19, 2004

La famiglia Giunta e Magrano, Gubbio

l colore delle foglie è ora di un marrone scuro, nel lungo e e stretto viale che mi conduce al castello di Magrano. La poesia e l’armonia dei luoghi si unisce alla natura incontaminata. Visitare un castello è qualcosa di magico. E’ un mondo che sa trasportarti in altre epoche e parlarti al cuore. Mi accolgono Filippo Giunta, papà di Remo Giunta, e la consorte dello stesso Remo, Maria Camilla Folgiati. Un libro di ricordi si apre dinanzi a noi.
Ci sistemiamo nella Sala della Castellana per fare l’intervista. Alcune statuine di gufi colorate, ci guardano benevole. Vista mozzafiato, chiedo la ragione a Filippo, classe 1926, agronomo, inventore del formaggio tartufato, signore alto e distinto, la ragione di questo nome così particolare:

“Vede, questa era la sala preposta ai lavori di cucito. Le signore sedevano in quelle seggiole in pietra, che danno alle ampie finestre e qui lavoravano tutto il giorno. Queste finestre sono così ampie perché non c’era pericolo di essere attaccati da così in alto”.

Filippo, mi racconti la storia del suo castello, dall’inizio.

Si ritiene che il torrione possa essere d’origine longobarda. Nel 1200 il castello subì un primo ampliamento e furono costruite le strutture pensili. Era la proprietà preferita di Federico da Montefeltro allora Duca d’Urbino e di Gubbio. Nel 1600 passò di proprietà al cardinale Carpegna, marchigiano d’origine. Un suo parente, il conte Carpegna viveva a Gubbio e si può asserire che era molto influente in quell’epoca, in città.
Nel 1700 Magrano divenne proprietà del marchese Del Gallo di Roccagiovine il cui figlio, Alessandro, sposò la principessa Giulia Bonaparte, figlia di due cugini di primo grado Zenaide e Carlo Luciano Bonaparte principe di Canino, nipoti di Napoleone.

Il figlio della principessa Giulia, il marchese di Roccagiovine, trasformò la tenuta di Magrano in un luogo di caccia e d’allevamento di cavalli. Questi a loro volta erano poi trasferiti a Roma, dove lo stesso marchese
aveva fondato a Tor di Quinto la Scuola militare di cavalleria. Nel 1900 questa scuola fu donata a re Umberto I affinché fosse conservata ad uso dei reparti militari.
Ora continua ad essere in uso ai lancieri di Montebello ed allo squadrone dei Carabinieri, gli stessi 300 preposti al Carosello, ripetuto due anni fa fuori programma per la regina d’Inghilterra ed il principe Filippo; il quel principe è cugino della famiglia Roccagiovine giacché il principe Giorgio di Grecia è sposato con la principessa Maria Bonaparte. Nel 1924 la proprietà del castello passò alla famiglia Giunta, poiché la marchesa Zenaide di Roccagiovine andò in sposa a Sua Eccellenza On. Francesco Giunta, Primo deputato eletto di Fiume e Trieste italiane.
Poi, fu sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Presidente della Consulta Araldica e quindi nel 1943 ultimo governatore della Dalmazia.

Filippo, mi parli di suo padre e del periodo fascista.

Nella sua qualità di sottosegretario l’On. Giunta contribuì al buon esito dei Patti Lateranensi del ’29 per i quali il Vaticano gli conferì la massima onorificenza dell’Ordine Piano, con la nobiltà trasmissibile, a firma dell’allora sottosegretario di Stato Eugenio Pacelli che poi diventerà Pio XII.


Quante visite importanti avrà ricevuto, Filippo, il suo maniero.

Tante, perché la tenuta di Magrano era considerata il miglior luogo faunistico umbro ed uno dei migliori in Italia e come tale venne scelta per le finali di caccia pratica per cani da ferma.
Sono convenute diverse persone importanti. Mi piace ricordare il corridore Luigi Fagioli, il calciatore Silvio Piola e nel ’54 una giovanissima diciottenne Ursula Andress la quale s’intrattenne nel castello alcune giornate per imparare ad andare a cavallo, pensando che questo potesse servirgli un giorno per girare alcuni film.

Mi parli di questo fantomatico fantasma, Filippo.

Andai diversi lustri fa da Gemma Fortina, figlia dell’allora podestà d’Assisi con una foto del Castello. Lei sentì l’energia di questo giovane e me ne descrisse le sembianze.

Mi rivolgo ora a lei, Maria Camilla. Mi parli un po' di lei, di Remo, dell’attuale situazione del castello.

Sono sposata con Remo da 10 anni.
Sento di poter parlare a nome di mio marito, che il suo cuore è a Magrano. Ama questa proprietà e queste terre come se stesso. Magrano, dopo il terremoto ha conosciuto un periodo di stagnazione. Io e mio marito contiamo di rimettere in sesto l’intero castello tra un’annata circa, dopodiché potrà tornare ad essere visitato da chiunque lo voglia. Da 6-7 anni, grazie a dei finanziamenti, abbiamo impiantato un’attività che consta nella produzione di salse tartufate, oli e così via.
La zona incontaminata e le prelibatezze che da queste terre si attingono, han giocato in nostro favore.
Il marchio, Castello di Magrano garantisce elevata qualità.

So che Remo ha un’altra sorella.

Sì, Zenaide. Ha lavorato per tanto tempo presso lo studio Ambrosetti e 5 anni fa ha avuto il piacere di conoscere Edward Shevardnadze, poiché insieme alla principessa Orsini figlia del re di Georgia ha organizzato le relazioni commerciali tra la Georgia e la stessa Italia. In questo momento si sta occupando dell’agriturismo “Le torri di Bagnara”, vicino Perugia.

Ci alziamo e ridiscendiamo il castello. Le belle scale a chiocciola ci riportano nel nostro mondo.
Filippo mi fa notare in una bella stanza arredata con mobili massicci e con ricordi, la giacca di suo papà, conservata splendidamente.

Vede?
La indossava nel 1924, quando correva assieme alla sua Spider 2 posti, regalo che l’Alfa Romeo fece solo a lui ed a Mussolini.

Filippo mi guida nel cortile interno del castello dove soleva organizzare feste con musica lirica quando i gruppi di visitatori giungevano in visita al suo castello. Mi fa notare un bellissimo sarcofago, appartenuto di certo a qualche nobile signore.

Mi fa intravedere la porta che conduce verso le galere, ma, è necessario non proseguire, poiché la luce è stata staccata.
Stiamo ancora facendo i lavori, sorride Maria Camilla.

La cappella consacrata del castello è spoglia di immagini votive, ma ricca di due busti; uno della madre di Napoleone; uno dello stesso Napoleone, ed a sinistra dell’altare, trionfa l’Aquila Vittoriosa.

Nel giungere alla cappella Filippo mi fa notare la muraglia nel lato sinistro.

Vedi, questa muraglia fu costruita alla fine del 1400 a difesa del castello dall’architetto Francesco di Giorgio Martini, per difendere il castello da questo nuovo strumento di lotta: la bombarda.

Mi tolga una curiosità, Filippo: è mai stato attaccato il suo castello in modo serio?

Senz’altro. Il conte Antonio di Montefeltro si trovò a lottare contro Magrano e contro una coalizione di altri castelli vicini che si erano uniti contro di lui.
Ovviamente Magrano e soci vinsero la battaglia!
Venne distrutto in quel frangente solo il mulino.

Mi mette malinconia andare via da un luogo così ricco di fascino e di storia, come è Magrano. Le sue mura, le sue stanze echeggiano di risa, di danze, di luci e di calore.
Ringrazio la disponibilità e la cortesia usatami dai signori Giunta che si sono resi liberi e mi hanno permesso di poter effettuare l’intervista all’interno del maniero, permettendomi, nonostante i lavori in corso, di poterlo visitare nella sua
totalità.

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