lunedì, luglio 19, 2004

Eugenio Bei Clementi Gubbio, Burano e il rancore verso l'Italia

Eugenio Bei Clementi ha il viso florido e la risata grassa di un francese! Gli chiedo un’intervista e lui risponde: “ E come no! Però facciamo adesso, perché prestissimo ritorno in Francia ed ho tempi stretti”.



Anzitutto dimmi qualcosa di te, Eugenio.
Guarda: sono nato a Caibelli, Burano nel ‘38.Quando ero poco più che un adolescente sono andato in Abruzzo, arruolato da un tale per smacchiare le traverse nel Gran Sasso. Vivevamo in baracche costituite con rami d’albero intrecciati tra loro. Il cibo c’era spedito attraverso le teleferiche. Non era uno scherzo. La vita era dura. Per raggiungere il primo paesino impiegavo 2 ore a cavallo(!).

Il padrone mi doveva circa 44.000 lire, dopo circa un anno e mezzo di lavoro, mentre andò a finire che io uscii da questa storia a becco quasi asciutto e per giunta mi vidi sequestrare i muli,di proprietà di quel tale, perché a quanto pare era una persona poco chiara. Capii che la mia avventura nel Gran Sasso era terminata.



Così una volta a casa…
Mi sono annoiato poco, per la verità. Ho subito cercato di trovare un lavoro per quanto modesto potesse essere. Avevo persino chiesto aiuti; non le chiamerei raccomandazioni…Ma non si mosse niente. Nel frattempo, mio fratello era andato in Francia per lavoro e su mia richiesta inoltrò domanda per me. Dopo circa 40 giorni fui chiamato a Perugia per la visita; poi a Milano. Ci passai un giorno ed una notte. La mia prima notte trascorsa in una caserma.



E dopo?

Dopo partimmo col treno. Destinazione Villerupt, M-M. Est della Francia.



Cosa hai trovato? Come sono stati i primi giorni?
Abbiamo alloggiato in un primo momento in 13 in due camere con lavandino ma senza gabinetto-quello era fuori!-

Ho subito preso a fare il muratore specializzato; ricordo mi fecero fare un test per vedere se effettivamente ero capace di costruire. Dovevamo costruire l’angolo d’un muro. Ho svolto questo lavoro per 2 anni. Lavoravamo dalle 10 alle 13 ore giornaliere. Io però sentivo che quella non era la vita che volevo.



Che cosa ti aspettavi?

Una retrocessione-sorride di gusto, Eugenio- voluta! Volevo entrare in fabbrica, condurre una vita più serena e così ho fatto.



Ti sei sentito realizzato…

Sì. Mi sono occupato del montaggio pali. Era quello che volevo.

Però non mi sono fermato lì. Nel ’71, vista la vicinanza di Villerupt col Lussemburgo, ho colto l’occasione per andare a lavorare fuori del confine francese. Ho smesso nell’88.



In genere chiedo sempre agli emigranti quanto percepiscono di pensione, cosa fanno i loro cari…
Non ho problemi nel dire che prendo 1600 euro al mese. Ho una moglie splendida di origini italiane, anche se lei è nata in Francia. Uno dei miei figli ha una ditta di impianti di condizionatori d’aria. Un’altra lavora in un gran magazzino.

Entrambi in Lussemburgo.



Cosa pensi dell’Italia?

E’ come l’ho lasciata 47 anni fa! Ha tutti i difetti di allora. E debbo ammettere che il governo italiano nonostante con ciascuno di noi intascasse soldi per poter risollevare le sue finanze disastrate dopo la seconda guerra mondiale, ci ha spedito all’estero privi di dignità. Non ha mosso parola per farci trovare, non dico in una situazione abbiente, ma in un contesto più umano, quello sì. Ci sono volute le grandi disgrazie, vedi alla voce Marcinelle, per scuotere le coscienze. I morti fanno notizia. Chi annaspa e lotta ogni giorno, pur essendo figlio italiano, all’estero, può scordarsi aiuti dalla sua Patria.





Parole dure…Ma vere! La Francia pagava 4 kg di carbone al giorno all’Italia, per ciascuno di noi. Mi pare significativo.



Senza dubbio. Eugenio, ti senti soddisfatto?

Rifarei tutto. Sono felice della mia vita di adesso. Torno in Italia due volte all’anno. Vivo sereno in Francia ed ho realizzato appieno il mio progetto di vita!
















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