lunedì, luglio 19, 2004

Don Bruno Puselli. Origini di Morena e di Burano. Una storia nella storia...

Don Bruno è un tipo sempre in movimento.
Sorridente, mi guida nella sua canonica.
Profondo studioso e conoscitore di varie lingue, il parroco di Burano può raccontarci qualcosa d’interessante sulle origini di Morena e di Burano. Tizio scrupoloso, ci tiene a puntualizzare che la verità storica è quella documentata dagli scritti.
Noi c’inerpicheremo, con la nostra chiacchierata, attraverso “indizi documentali”, sull’evoluzione del nostro territorio.
Quel che è certo, comincia a dire il nostro uomo, è che tanto nella toponomastica, quanto nelle pitture, un dato è inconfutabile: le nostre appaiono essere origini venete.
Il nome ecclesiastico di Burano, prima che questi fu cambiato, era Santa Maria Assunta. Nel 1237, per ragioni che tenteremo di spiegare, per la prima volta, comparve il nome di Burano.
Cosa era successo alla popolazione della zona, e perché questa mutazione?
Sappiamo per certo che nel 1137 ai tempi di Papa Innocenzo I, bisognava pagare 200 libelle ravennati per ciascuna zona; e la tassa era un tot procapite; perciò il buranese era costretto a contare 600 abitanti per poter pagare ciascuno un terzo di quella cifra.
La popolazione locale, all’atto dell’insediamento da parte veneta, possiamo asserire con una certa tranquillità, doveva contare circa 600 anime.
L’origine veneta della toponomastica, prende piede quasi immediatamente dopo l’insediamento.
Iniziando dai prefissi: ca e cai, she vogliono dire casa. Quindi: “Casacibei, Casacastalda, Casamicciola”, solo per citarne alcuni.
Le zone assumono nomi tipicamente veneti d’isole o cittadine venete.
Abbiamo Morena, storpiatura per Murano, Mesola, che è ora un posto che conta 15.000 abitanti, Veglia e San Giorgio, altre isole venete.
Ma per quale ragione profonda, dei veneti vennero ad insediarsi nel nostro territorio capillarmente, tanto da aspirarne la propria identità? Sono state formulate varie ipotesi, in proposito, vediamole insieme.
Una tesi cara e risaputa dai più asserisce che questi veneziani vennero a causa di certe pestilenze ripiegando in montagna.
La seconda che erano disturbati dall’invasione turca e ricercavano rifugio all’interno.
Don Bruno, conoscitore della lingua turca, si è subito incuriosito della storia di Burano e Morena, venendo così a scoprire che molte delle parole, dei fonemi, nel buranese, hanno chiara origine turco-araba.
Da qui, la teoria, originale quanto emozionante del parroco: tutto è da far risalire ad una colonia penale veneta, dove i prigionieri erano dei marinai catturati in mare ed isolati volutamente dal mare.
Furono portati nelle nostre zone per la forte amicizia che intercorreva tra i rappresentanti di Venezia ed i nostri amministratori locali.
Venezia, in quel periodo, aveva disboscato le foreste della costa italo-jugoslava, del Libano, della Grecia, fino a tutta la Turchia ed il Mar Nero. E continuava ad aver bisogno di legname, in particolar modo di rovere, per poter costruire imbarcazioni resistentissime.
Burano era un luogo pregiato per il legname. Eccelleva in quello di rovere.
Perciò, ai deportati turchi, scaraventati nella nostra realtà di terra, vita natural durante era richiesto di tagliare legname per Venezia. I veneziani, erano indiscutibilmente i loro carcerieri.
Le genti turco-arabe hanno a loro volta colonizzato con i loro nomi i luoghi.
Così, avremo Suelle, acqua eccellente, Bavelle, abitazione perfetta, Arelle, nascondiglio perfetto, Metolelle, luogo alto ed insuperabile. Potremmo continuare all’infinito. Luoghi che si trovano tutti nel buranese.
Don Bruno spiega che nelle lingue semitiche è assente il superlativo, e perciò si fa o una comparazione o un’assimilazione.
Il suffisso elle, sta per eccellente, perfetto. Ma quali altri indizi possono celarsi dietro alle origini venete-turco-arabe del luogo? Sorseggio birra fresca, mentre Don Bruno mi spiega che non è finita qui.
Una notizia di tipo medico ci dice che gli abitanti di Chioggia mancano di fibrinogeno, importante coagulante del sangue in caso di ferite, esattamente come quelli di Burano.
L’organismo è riuscito a supplire con altri enzimi a questa mancanza.
Inoltre, abbiamo alcune testimonianze in ambito pittorico.
Nel 1968 è stata rinvenuta nella canonica di San Bartolomeo una pittura datato 1490, commissionata espressamente dalla nobile famiglia veneziana Manin.
Diversi dogi di Venezia furono dei Manin.
Terminato di raccogliere gli appunti, rimane da constatare quanto lavoro ci sia ancora da fare per pervenire appieno alla verità. Costatiamo però che già alcuni passi in avanti sono stati fatti, grazie anche a persone nonché studiosi come don Bruno Pauselli, che hanno preso a cuore l’intera vicenda.
E che, vogliamo augurarci, non si fermeranno qui.




Nessun commento: