I racconti orali della gente di campagna da secoli e secoli raccontavano di una montagna dove al suo interno scorrevano fiumi d'oro sapientemente custoditi dalle creature del piccolo popolo. La montagna era soprannominata Monte D'Oro. Non cercatela nei libri di geografia perché non la troverete mai con questo nome.
Venneno fatti tanti tentativi dalla povera gente del posto per trovare la preziosa sostanza ma andarono quasi sempre a male.
Una volta, una famiglia poverissima di contadini , stava come sempre discutendo delle proprie miserie.
"Per pranzo non abbiamo altro che un pò di verdura dei campi e due patate" lamentava la moglie, di nuovo incinta e con tre figli da crescere.
"Stamattina non sono riuscito a trovare alcuna selvaggina" gli fece eco sconsolato il povero marito fissando la debole fiammella del fuoco.
"Fra poco sarà novembre, come faremo? Non abbiamo legna a sufficienza, non c'è tanto cibo, quest'annata è andata peggio di quello che potessimo immaginare e la volpe ci ha rubato le galline" sospirava la donna.
"Hai ragione: devo inventarmi qualcosa", rispose, risoluto, il pover'uomo.
Lei lo fissò e sorrise di un debole, spento sorriso. Lo amava, oh come lo amava. Lo aveva sempre amato sin da quando erano piccini. Il suo uomo aveva a malapena 28 anni adesso, ma ne dimostrava molti di più. I capelli incolti e sporchi di sudore, lo sguardo indurito dalle inteperie, le prime profonde rughe provocate dal duro lavoro dei campi iniziavano a solcargli il viso, donandogli un aspetto altero e sofferto. Era un così bravo ragazzo e lei era sempre stata convinta che sarebbero andati a finire insieme. Era innamorata di lui da sempre.
I suoi genitori avrebbero preferito per lei un partito migliore, un contadino che possedeva cinque vacche e un buon numero di pecore. Un bel capitale ma lei non amava quel giovane, sebbene fosse un tipo alla mano e affabile. Il suo cuore era destinato a questo ragazzo.
Adesso quello aveva messo su famiglia e da loro c'era sempre abbondanza di cibo, mentre loro faticavano a comporre due scarni pasti al giorno. E poi che pietanze! poca verdura, se capitava un pò di selvaggina e quando gli alberi li donavano, dei frutti da mangiare. Troppa poca roba. I suoi bambini erano scalzi, vestivano di stracci. No, non era l'esistenza che aveva immaginato per la sua famiglia. Eppure nonostante questi problemi amava suo marito con tutta se stessa e non aveva rimpianti.
"Moglie mia ho deciso: andrò sul Monte D'Oro a trovare l'oro" disse lui all'improvviso.
Lei lo fissò ridendo divertita stavolta. Suo marito viveva con i piedi piantati per terra. Queste esuberanze non erano da lui.
"Che cosa credi che combinerai? Vuoi essere deriso e sbeffeggiato come tutti gli altri che hanno tentato l'impresa?" Lui sorrise flebilmente. Un sorriso triste, avvilito.
"Non so cosa troverò, ma so che la nostra famiglia può meritare altro". Detto questo se ne andò. Per giorni e giorni rimase a cercare l'oro. Si cibava di radici di piante, piccoli animali, beveva l'acqua fresca e zampillante degli allegri ruscelli, dormiva nelle caverne. Non trovava oro, ma benché pensasse egli stesso che fosse una follia, non voleva tornare a casa a mani vuote.
In una notte di luna piena, uscito dalla caverna dove si era riparato per la notte, udì qualcuno suonare uno strumento celestiale. Si avvicinò con fare guardingo, quando scorse una creatura magica. Era una stupenda e altèra fata. Magra, vestita con un leggiadro abito color acquamarina era vicina a una strana parete della montagna che lui prima non aveva mai scorto. Lì era tutto un brillìo di luci meravigliose. L'uomo coprì gli occhi e rimase a ascoltarla rapito, fintantochè la melodia e il canto non ebbero termine. Poi la meravigliosa, eterea creatura dai lunghi capelli castani e dal viso altéro parlò: "Qui trovi la risposta ai tuoi problemi. Non dovrai mai farne menzione con alcuno. Così vivrai una vita serena per te e i tuoi cari. Diversamente, ogni benedizione accordata diventerebbe una terribile maledizione per te e per i tuoi familiari. Tutto potrebbe esserti tolto in varie forme. Non farti prendere dall'ingordigia e sappi godere dei beni materiali che ti verrano dati godendone con i tuoi vicini di casa e i tuoi amici. Sii un uomo giusto".
Detto questo la creatura magica toccò con una esile bacchetta di noce la parete della montagna. Immediatamente una minuscola fessura si aprì sgorgando...oro. Oro zampillante. Litri e litri d'oro liquido. Era così tanta la sorpresa che al brav'uomo gli ci volle un pò per riprendersi. La fata gli porse un piccolo catino che riempì del prezioso metallo. "Utilizzerai sempre questo catino per l'oro. Vedi di non perderlo perché non te ne verrà fornito un altro. Non dovrai mai abusare della fortuna concessa". Il passaggio si richiuse. La fata a poco a poco scomparve alla sua vista diluendosi come fosse stata nebbia. Veloce come un razzo e tremante d'emozione l'uomo fece ritorno a casa. Sino al prossimo viaggio.
"Moglie mia", disse quando splancò la porta di casa tutto eccitato. Lei con le lacrime agli occhi lo abbracciò stretto a sé. "Ti credevamo morto. Oh, Dio ti ringrazio, sei tornato. Mi sei mancato tanto".
L'uomo mostrò alla moglie l'oro. "Moglie i nostri figli non andranno più in giro scalzi e avremo cibo e abiti a sufficienza e una casa riscaldata". Si abbracciarono felici.
La moglie non seppe e non chiese mai dell'oro e i figli non fecero mai domande. Sapevano che avrebbero incontrato un muro.
L'uomo costruì con il tempo tante case per sé e per i suoi figli ma non fece mai menzione del luogo dove soleva prendere i catini d'oro. I vicini di casa si arrovellarono il cervello una vita intera tentando di capire come da una profonda povertà l'uomo e la sua famiglia potessero essere passati a un buon benessere.
Giunto sul letto di morte uno dei figli gli chiese: "Padre, dove si trova il posto dove sei sempre andato a prendere l'oro? Vorrei continuare. Non pensi che adesso sia il mio turno?" Lui gli prese la mano: "No figliolo mio. Sarebbe un grave errore. Quell'oro è venuto dalla terra e alla terra deve tornare".
Nessuno seppe mai il posto dove questo onest' uomo soleva andare a prendere catini d'oro per rendere felice la sua famiglia ma molti ancora continuano a cercare. Il catino scomparve alla sua morte tornando nel regno delle fate.
Anna Maria Polidori
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Friday, October 25, 2013
Franco, che avventure! su e giù per le strade di San Francisco
Franco Fiorucci racconta la sua vita "Americana"
Franco Fiorucci classe 1926 è un signore bassino, un pò tarchiato, sempre con il sorriso sulle labbra. Aria affabile, paciosa. Folta criniera "Una rarità per la mia età e ne vado fiero" sorride mentre spiega quanto sia stata intensa la sua vita. Lo fa davanti a un bel bicchiere di vino rosso, il camino acceso e le ombre del passato che tornano a rimaterializzarsi mentre iniziamo una lunga chiacchierata che, partendo dai nostri luoghi ci condurrà lontano.
“Sono nato a Casale piccola frazione vicina a Pianello di Cagli. Nove fratelli. Mia mamma decise infatti di mettersi con mio padre sebbene ci fossero ben trentadue anni di differenza tra loro!
Andò così: la mamma perse in guerra il babbo così quest'uomo distinto, Tommaso cominciò a girarle intorno. Sa: voleva fargli da ruffiano, trovargli qualcuno. La mamma così un giorno gli fece una sorta di dichiarazione: "Senti bello, tu sei anziano ormai, a me serve un uomo con cui stare e sono sufficientemente giovane per garantirti un pò di spasso. Ho altri due figli e so che a casa tua da mangiare non mancherà mai. Che ne dici?"
Al babbo non parve il vero". Anna aveva poco più di 40 anni quando si mise con questo distinto signore ormai d'età avanzata ma benestante. Figlio di un veterinario, Tommaso aveva creato con la precedente moglie Antonia, nove figli.
"Quattro maschi: Vincenzo che viveva a Saint Louis, in Missouri, poi Ubaldo che abitava a Cagli, Francesco e Domenico il più piccolo".
E le femmine Franco? "Antonia, Margherita, Teresa, Filomena, Agostina".
Una vera ciurma.
"Sì ma con tanti non ci siamo mai conosciuti per ragioni anagrafiche. Altri li ho conosciuti ma ci siamo poi frequentati poco e così...La mamma aveva avuti due figli con il precedente marito, Novelia e Adamo”.
Un vero amore questo di Tommaso e Anna coronato dalla nascita di Franco Fiorucci. "Il babbo diceva sempre che per riempire un letto devi metterci una giovane accanto a un vecchio perchè dona fertilità e possibilità di nuove nascite".
Nel vostro caso ha funzionato
"Sì è vero. Sono stato l'ultimo e alcuni fratelli di primo letto di mio padre non li ho manco mai conosciuti. Uno però, Vincenzo, mi aiutò a entrare negli Stati Uniti. Quando volai in America quel mio fratello era già anziano. Viveva a Saint Louis in Missouri. Mi indicò San Francisco come méta da prediligere perché specificò "Lì c'è lavoro, ti troverai bene. Ci vedremo un giorno", aggiunse. Invece morì senza che potessi conoscerlo".
Quando Franco aveva sei anni la famiglia decise di andare a abitare vicino a Caibelli. “Mi prendevo cure delle venticinque pecore che avevamo dopo la scuola che frequentavo a Caileto. Portavo dietro la cartella con i compiti da fare nel campo". Eh sì perché una volta i bambini crescevano in fretta. Al posto di video-giochi o svaghi c'erano responsabilità molto più grandi della loro età.
"Qualche volta le pecore scappavano via e io a rincorrerle per riacciuffarle, però tanto lo sapevo che sarebbero tutte ritornate a casa alla fine della giornata".
Franco ha anche vissuto un terribile delitto dove rimase uccisa sua zia a colpi di ascia. "Che cosa orribile. Dicevo sempre al babbo: ho tanta paura, chiudiamo bene la porta di casa così le persone cattive non entrano babbo e non ci faranno del male".
La decisione della famiglia di fare un salto di qualità e andare a vivere a Cagli avvenne per varie ragioni. " Una terribile frana che stava facendo passare notti insonni al babbo. Alcuni suoi amici e soprattutto un fratello gli fecero notare come avrei potuto giovarmi di un'istruzione migliore. In più la città a quel tempo comportava molta meno stenta della campagna".
I genitori non solo si sono voluti tanto bene in vita ma hanno scelto perfino di morire insieme.
"Andò così, sconcertante ma vero. Il babbo si ammalà a 80 e passa anni di una brutta polmonite. Resistette poco tempo in quelle condizioni Quando capì che la fine era vicina decise che si sarebbe sposato con la mamma. Così fecero quel pomeriggio di tanti anni fa. Alle nove di sera morì. La mattina, la ragazza che veniva a imparare il mestiere di sarta dalla mamma, Tonina di Campo del Corniolo arrivò come sempre puntuale. Sembrava che andasse tutto bene quando udì la mamma esclamare: Oddio Tonina corri, corri, vieni qui, mi sento male. Sto morendo. La ragazza, poverina tutta spaventata fece appena a tempo a adagiare la mamma in un letto dove spirò. In una camera c'era gente che vegliava il babbo. Nell'altra la mamma. A noi ci venne a prendere in Maremma un amico, Benni con la 500. Abbiamo dormito quella notte in una capanna. La mattina siamo arrivati dopo il lungo viaggio. Ci avevano aspettato per la sepoltura".
La mamma di Franco Anna era una donna eccezionale per come la ricorda lui: "Il meglio di noi Camilloni via. Va detto. Tagliava, cuciva, tingeva abiti. Era molto generosa. Gli altri andavano avanti con la tessera, noi avevamo la casa stipata con un'immensità di grano e tanti altri prodotti. Il babbo commerciava il bestiame. Gli altri figlioli erano tutti sistemati". Franco di fatto, non ha mai conosciuto la povertà nemmeno quando questa aveva un nome e forse anche un cognome.
Franco scopre precocemente quella che sarà la passione che lo guiderà e accompagnerà per tutta la vita: la falegnameria. Sempre nel suo cuore.
"Ho cominciato a imparare in tenera età. Andavo alle elementari a Cagli e quando tornavo a casa dopo pranzo andavo a imparare il mestiere da Italo Corsini. Eravamo in tutto tre-quattro ragazzini. Ci divertivamo un sacco”.
Grazie a questo precoce apprendistato Franco comincia a lavorare ben presto. “Non creda però che siano subito arrivate grandi soffisfazioni. Non avrebbero potuto. Ho alternato all'inizio la falegnameria a altri mestieri più pesanti e mi sono fatto aiutare da un collega, Giovanni Carbone cui devo molto. Mi diceva: Tu prendi il lavoro. Ti aiuto io, non ci sono problemi. Sa: ancora dovevo affinare le tecniche e prendere la mano. Normale”.
Avere qualcuno su cui contare, indispensabile.
Intanto Franco inizia a guardarsi attorno. Frequenta due o tre ragazze durante la sua giovinezza e alla fine la sua scelta cade su Mafalda con cui decide di sposarsi e metter su famiglia.
“Avevo demolito la casa dove avremmo abitato e l’avevo ricostruita. Avevo lasciato dietro a me debiti per cinque milioni e mezzo di lire. Andavano estinti”.
Sì, ma come fare?
Dopo il matrimonio e un passo che all'inizio poteva apparire più lungo della gamba la decisione di Franco: "Abbandonare" Cagli e famiglia per andare a Genova con Giovanni per lavoro.
"Si guadagnava bene e avevo bisogno di sistemare quella pendenza" spiega Franco sorridendo. Adesso è tutto passato ma per lui quella era stata una grande e comprensibile preoccupazione.
"Dopo un periodo abbastanza lungo la cooperativa ci invia agli olandesi. Una nave passeggeri necessitava di essere ristrutturata internamente”.
I ricordi che un uomo può avere di Amsterdam? "Beh via le case chiuse..." Non mi dica..."Sì, osservavamo da fuori, sa. Le prostitute più belle erano nelle vetrine in basso per attirare ancor più clienti. Quelle più bruttine relegate ai piani superiori".
Poi il ritorno a casa per recarsi quasi subito a Ancona per lavorare agli interni delle navi. “Le pareti delle navi sono tutte in legno. Ecco: lì sono diventato abile con le scale in legno. Lì mi specializzarmi soprattutto in quelle.
Nella mia vita ho sempre cercato di lavorare sfruttando la situazione”.
Con il duro lavoro Franco riesce a pagare i primi quattro milioni e mezzo della casa. Ne rimane fuori uno però...
Il destino vuole anche che ci sia un ulteriore salto di qualità: grande, bello. Prende il nome di Stati Uniti.
“Quel mio fratello di primo letto di cui le dicevo prima , mai conosciuto era gentile e amavo intrattenere con lui una fitta corrispondenza. Ci scrivevamo spesso. Parlando parlando gli chiesi una volta se fosse stato possibile lavorare in America e in caso se poteva farmi la richiesta di lavoro. Non ci pensò su due volte.
Passarono però da quella prima richiesta molti anni quando un giorno venni contattato dal console che mi disse in quel momento c’era disponibilità.
Non ci pensai su due volte. Era il maggio del 1967 quando arrivai a San Francisco.
Per fortuna c’erano tutti i miei paesani”.
Prima di fare il falegname però ce ne è voluta.
“Ho iniziato con il portare via l’immondizia. Stendevamo un telo per terra e poi ci buttavamo l’immondizia e poi via sul camion. Certe volte i vermi scivolavano nella camicia. Alcuni ragazzi neri che lavoravano con me quando mi vedevano in difficoltà mi dicevano: lascia lascia, facciamo noi, siamo più alti di te, ti troviamo in difficoltà. Erano bravi. Gli volevo un gran bene”.
Un rimpianto: “Dopo un pò che lavoravo per quell'azienda della nettezza urbana mi venne proposto di acquistare una quota dell'azienda. L'operazione sarebbe costata 19.000 dollari. Avrei fatto soldi. Quando tornai a casa sei anni e mezzo dopo quella mia quota valeva sul mercato 60.000 dollari. Pazienza...”.
Franco va avanti.
“Sei mesi dopo l’arrivo mi sono ricongiunto con la famiglia nella nostra casa al numero 23 di Jasper Street.
Mafalda, mia moglie, Sauro e Anna Rita i miei due figli hanno trovato il frigorifero pieno di cose buone da mangiare e una casa dignitosa. Avevo acquistato mobili di seconda mano e una lavatrice che girava con la manovella. La padrona non mi ha mai fatto pagare l’affitto perché le avevo risistemato l’abitazione. Lei aveva pagato tutto il legname. Io ci avevo messo la mano d’opera ”
Franco racconta l'aneddoto del ricevimento della lettera di Franco da parte di Mafalda e Anna Rita. La lettera in cui veniva spiegato loro che presto sarebbero finalmente volati tutti in America.
"Anna Rita era nel campo a parare le pecore quando Mafalda ricevette la lettera. Gliela portò. La bambina fece un salto di gioia incredibile e si mise a strillare: "Andiamo in America, andiamo in America a trovare il babbo, evviva, evviva."
Intanto Franco cambia lavoro e passa a Gallo Salame.
Con il duro lavoro Franco riesce a pagare i primi quattro milioni e mezzo della casa. Ne rimane fuori uno però...
Il destino vuole anche che ci sia un ulteriore salto di qualità: grande, bello. Prende il nome di Stati Uniti.
“Quel mio fratello di primo letto di cui le dicevo prima , mai conosciuto era gentile e amavo intrattenere con lui una fitta corrispondenza. Ci scrivevamo spesso. Parlando parlando gli chiesi una volta se fosse stato possibile lavorare in America e in caso se poteva farmi la richiesta di lavoro. Non ci pensò su due volte.
Passarono però da quella prima richiesta molti anni quando un giorno venni contattato dal console che mi disse in quel momento c’era disponibilità.
Non ci pensai su due volte. Era il maggio del 1967 quando arrivai a San Francisco.
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Per fortuna c’erano tutti i miei paesani”.
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Prima di fare il falegname però ce ne è voluta.
“Ho iniziato con il portare via l’immondizia. Stendevamo un telo per terra e poi ci buttavamo l’immondizia e poi via sul camion. Certe volte i vermi scivolavano nella camicia. Alcuni ragazzi neri che lavoravano con me quando mi vedevano in difficoltà mi dicevano: lascia lascia, facciamo noi, siamo più alti di te, ti troviamo in difficoltà. Erano bravi. Gli volevo un gran bene”.
Un rimpianto: “Dopo un pò che lavoravo per quell'azienda della nettezza urbana mi venne proposto di acquistare una quota dell'azienda. L'operazione sarebbe costata 19.000 dollari. Avrei fatto soldi. Quando tornai a casa sei anni e mezzo dopo quella mia quota valeva sul mercato 60.000 dollari. Pazienza...”.
Franco va avanti.
“Sei mesi dopo l’arrivo mi sono ricongiunto con la famiglia nella nostra casa al numero 23 di Jasper Street.

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Mafalda, mia moglie, Sauro e Anna Rita i miei due figli hanno trovato il frigorifero pieno di cose buone da mangiare e una casa dignitosa. Avevo acquistato mobili di seconda mano e una lavatrice che girava con la manovella. La padrona non mi ha mai fatto pagare l’affitto perché le avevo risistemato l’abitazione. Lei aveva pagato tutto il legname. Io ci avevo messo la mano d’opera ”
Franco racconta l'aneddoto del ricevimento della lettera di Franco da parte di Mafalda e Anna Rita. La lettera in cui veniva spiegato loro che presto sarebbero finalmente volati tutti in America.
"Anna Rita era nel campo a parare le pecore quando Mafalda ricevette la lettera. Gliela portò. La bambina fece un salto di gioia incredibile e si mise a strillare: "Andiamo in America, andiamo in America a trovare il babbo, evviva, evviva."
Intanto Franco cambia lavoro e passa a Gallo Salame.
"Una grande realtà. Certo era faticoso e distante dal mio mestiere di falegname". Ogni sera al ritorno, dopo cena l'immancabile caffè e un bicchier di vino in un bar gestito da una famiglia siciliana poco lontano da Jasper Street.
Una sera il ragazzo dietro al bancone gli chiede;: "Tu sei falegname vero?" Franco s'illumina e capisce che forse è arrivato il suo momento". "Sì" risponde speranzoso. Il ragazzo: "Senti, un tizio a Polk Street cerca un altro lavorante perché il signore che lavorava per lui deve andare in pensione”.
Franco ammette che l'ansia era tanta: "Li chiamai subito e fissammo un appuntamento per il sabato mattina". Di buon'ora Franco si prepara. Polk Street via già famosa per l'antiquariato e da sempre punto di riferimento per chi voglia dare un tocco di stile alla propria abitazione.

quella mattina più radiosa del solito. All'appuntamento il suo capo gli fa: "Devo andare. Spero non le dispiaccia. Nel mentre mi farebbe la cortesia di prepaprarmi un table coffee? Gliene sarei grato. Lo voglio vedere pronto al mio ritorno”.
Franco è illuminato: "Feci così. Al suo ritorno il table coffee era più che pronto e il posto assegnato a me con grande piacere".
La famiglia di Pietro Aloi, i gestori di questo negozio di antiquariato comincia a diventare per Franco e per la sua famiglia un altro puntodi riferimento.
"Lavoro a parte, mi volevano un gran bene. In passato questa famiglia aveva una proprietà nella campagna californiana.
Una sera il ragazzo dietro al bancone gli chiede;: "Tu sei falegname vero?" Franco s'illumina e capisce che forse è arrivato il suo momento". "Sì" risponde speranzoso. Il ragazzo: "Senti, un tizio a Polk Street cerca un altro lavorante perché il signore che lavorava per lui deve andare in pensione”.
Franco ammette che l'ansia era tanta: "Li chiamai subito e fissammo un appuntamento per il sabato mattina". Di buon'ora Franco si prepara. Polk Street via già famosa per l'antiquariato e da sempre punto di riferimento per chi voglia dare un tocco di stile alla propria abitazione.

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quella mattina più radiosa del solito. All'appuntamento il suo capo gli fa: "Devo andare. Spero non le dispiaccia. Nel mentre mi farebbe la cortesia di prepaprarmi un table coffee? Gliene sarei grato. Lo voglio vedere pronto al mio ritorno”.
Franco è illuminato: "Feci così. Al suo ritorno il table coffee era più che pronto e il posto assegnato a me con grande piacere".
La famiglia di Pietro Aloi, i gestori di questo negozio di antiquariato comincia a diventare per Franco e per la sua famiglia un altro puntodi riferimento.
"Lavoro a parte, mi volevano un gran bene. In passato questa famiglia aveva una proprietà nella campagna californiana.
Poi, per far contento il figlio che amava la falegnameria e i mobili, decisero di vendere la proprietà rimanendo però a certi patti con i nuovi proprietari: avrebbero potuto andare a prendere un pò della frutta dei tanti alberi da frutto che c'erano nella loro ex abitazione. Ogni volta che si recavano in campagna per riportare della frutta una o due casse erano per me e per la mia famiglia. Non lo potrò mai dimenticare".
Pietro Aloi amava la scherma. "Ma sa le volte che arrivava con la spada porgendomi a me l'altra e chiedendomi di duellare? Gli dicevo sempre: signor Aloi, sono in servizio. E se adesso sbucasse suo figlio e mi trovasse a duellare con lei? Che cosa direbbe?" Sa che cosa mi rispondeva? "Fiorucci Fiorucci, ma di che cosa ti preoccupi? Qui ancora è tutto mio e faccio quel che voglio io. Mio figlio non può dire un fico secco!"
Il negozio di Aloi era proprio prestigioso. "I mobili antichi arrivavano tanto dall'Inghilterra che dall'Italia. In più c'erano quelli che venivano commissionati e che facevam noi artigianalmente".
Intanto la famiglia di Franco comincia a vivere la vita americana con grande entusiasmo. San Francisco è bella, accogliente, aperta. "Come non avrebbero dovuto? Non abbiamo mai utilizzato il riscaldamento. C'era sempre un tempo magnifico. Le case in legno aiutano e sono più calde di quelle italiane. Negli inverni più rigidi semmai avevamo acceso qualche volta la stufetta al bisogno, ma le assicuro che è successo pochissime volte".
Ma perché allora tornare in Italia nell'incertezza economica dopo sei anni e mezzo di concretezza e benessere?
“Sarei rimasto però mia moglie e mia figlia sentivano la nostalgia di Cagli. Sauro mio figlio si era integrato così bene. Aveva una ragazzetta in America e penso che lì avesse trovato la fortuna. Amava l'ambiente, aveva fatto amicizia con tanta gente e addiritttura una famiglia una volta in pensione gli avrebbe ceduto il proprio ristorante (e che ristorante!) dove lavorava.”
La vita però ha voluto riportare tutta la famiglia a Cagli. I soldi erano sufficienti per acquistare il magazzino di vendita legname ora gestito dal figlio Sauro. “Glielo dissi: decidi che cosa vuoi fare. Quando mi aprì il cuore e mi disse che sarebbe tornato in Italia definitivamente pensai che questa sarebbe stata la soluzione migliore".
L'America è scomparsa del tutto Franco?
"Macché. Ogni tanto riceviamo telefonate oppure visite dagli amici di Sauro".
Ora Franco che cosa fa?
"Ogni giorno vado alla Bocciofila di Cagli dove ritrovo i miei amici di sempre oppure faccio conoscenza con nuova gente che arriva anche da lontano per giocare con noi. Bocce a parte, c’è un locale adibito al gioco delle carte e mi piace trascorrere i pomeriggi così adesso che sono in pensione”.
Anna Maria Polidori
Sunday, October 20, 2013
Un Paradiso "infernale" l'ultimo romanzo di C.J.Box
| Edizioni Mondolibri |
Un
libro che fa riflettere. Sulla crudeltà dei tempi moderni, sulla
spietatezza delle azioni umane, sulla scarsa considerazione, per ogni
forma di vita umana grande o piccola che sia. Questo è l'ultimo romanzo
di C.J. Box,
"Un angolo di Paradiso".
Un inferno popolato da esseri umani spregevoli e crudeli, dove i buoni
riescono a vincere ma con una vittoria parziale e dove il mondo appare
essere un'isola assai pericolosa e tenebrosa.
Tutto ha inizio in una bella giornata di sole e in una località dell'Idaho del Nord dove tutti si conoscono e dove vive gente che ha ranches, diverse attività agricole. Il centro è piccolo. Una realtà solida, vera, concreta. Una comunità dove il controllo sociale è altissimo e dove in un battibaleno le notizie raggiungono gli angoli più sparuti del territorio.
Come succede spesso, quando un luogo è bello, viene scelto inoltre da gente che arriva dalla città o da Stati vicini dopo una vita trascorsa lavorarando sodo. Ci riferiamo a ex-poliziotti del distretto di Los Angeles. Godere la pensione in un posto ameno e lontano da crimini e omicidi, una goduria, dopo averne viste di cotte e di crude per tanti anni. E che crimini certi poliziotti hanno visto! Impossibile a fine giornata raccontarli ai cari una volta a casa tanto per chiacchierare e spiegare come è andato il lavoro. Troppo brutti, abominevoli.
La famiglia Taylor è la grande protagonista del romanzo. La mamma dei due piccini di questa storia, Monica è sempre stata un tipo che con gli uomini non ci ha mai capito una cispa. Ha inanellato sin dall'adolescenza un fallimento sentimentale dopo l'altro. Lo stesso vale per il ragazzone corpulento e con poco cervello che si ritrova accanto al letto una mattina, Tom Boyd, quello dell' UPS.
Se lo ripete sempre: deve scegliere un uomo pensando prima di tutto ai figli. Invece poi, immancabilmente un complimento la "compera" e ricade nel perenne tranello di storie sentimentali senza futuro, dove questi uomini sono interessati solo ad andare a letto con lei senza voler costruire niente di solido né con lei né soprattutto con i suoi figli, la priorità assoluta. Alla lunga un copione stancante e frustrante.
I due piccoli Annie e William sono il frutto di due relazioni diverse. William ama la pesca e ha chiesto a Tom di accompagnarcelo un giorno. A quell'uomo non importa niente di William adesso che ha "pescato" la madre e così Annie s'organizza. Sottraggono la canna da pesca all'uomo e vanno da soli in un fiumiciattolo per tentare l'ebbrezza dell'esperienza.
Non fanno manco a tempo ad arrivare quando notano un SUV bianco e accanto quattro persone, una delle quali viene freddata senza troppi complimenti con tre colpi di pistola.
Già di per sé solo quei fotogrammi basterebbero e avanzerebbero per rendere infelici, spaventati, confusi e disorientati sul significato di vita e morte due piccini. Metteteci poi che questi uomini privi di scrupoli vedono i bambini come i bambini vedono gli assassini...Panico allo stato puro. Quelli non sono dei gentiluomini pensano Annie e William. Urge...Darsela a gambe il prima possibile.
Sapete perché? Perché intanto i tre uomini li stanno rincorrendo. Per ucciderli. E, guarda caso sono tre ex-poliziotti.
Intanto i piccoli incontrano un tizio su un'auto rossa, un altro ex poliziotto sempre di Los Angeles, tale Oscar Swann, altra breve relazione sentimentale fallimentare della loro mamma (sic!) di cui però i bambini conservano un buon ricordo. Oscar Swann incontrerà perfino i tre assassini sul loro SUV bianco. Verrà fermato dai tre assassini ma tacerà che ha i bimbi a bordo....I bimbi raccontano tutta la storia all'uomo che intanto li porta a casa sua.
Per fortuna Annie comprende. A casa di quell'uomo capisce. Se non se la danno a gambe levate un'altra volta, moriranno. Che bella foto quella che vede entrando in camera del signor Swann.
Tutto ha inizio in una bella giornata di sole e in una località dell'Idaho del Nord dove tutti si conoscono e dove vive gente che ha ranches, diverse attività agricole. Il centro è piccolo. Una realtà solida, vera, concreta. Una comunità dove il controllo sociale è altissimo e dove in un battibaleno le notizie raggiungono gli angoli più sparuti del territorio.
Come succede spesso, quando un luogo è bello, viene scelto inoltre da gente che arriva dalla città o da Stati vicini dopo una vita trascorsa lavorarando sodo. Ci riferiamo a ex-poliziotti del distretto di Los Angeles. Godere la pensione in un posto ameno e lontano da crimini e omicidi, una goduria, dopo averne viste di cotte e di crude per tanti anni. E che crimini certi poliziotti hanno visto! Impossibile a fine giornata raccontarli ai cari una volta a casa tanto per chiacchierare e spiegare come è andato il lavoro. Troppo brutti, abominevoli.
La famiglia Taylor è la grande protagonista del romanzo. La mamma dei due piccini di questa storia, Monica è sempre stata un tipo che con gli uomini non ci ha mai capito una cispa. Ha inanellato sin dall'adolescenza un fallimento sentimentale dopo l'altro. Lo stesso vale per il ragazzone corpulento e con poco cervello che si ritrova accanto al letto una mattina, Tom Boyd, quello dell' UPS.
Se lo ripete sempre: deve scegliere un uomo pensando prima di tutto ai figli. Invece poi, immancabilmente un complimento la "compera" e ricade nel perenne tranello di storie sentimentali senza futuro, dove questi uomini sono interessati solo ad andare a letto con lei senza voler costruire niente di solido né con lei né soprattutto con i suoi figli, la priorità assoluta. Alla lunga un copione stancante e frustrante.
I due piccoli Annie e William sono il frutto di due relazioni diverse. William ama la pesca e ha chiesto a Tom di accompagnarcelo un giorno. A quell'uomo non importa niente di William adesso che ha "pescato" la madre e così Annie s'organizza. Sottraggono la canna da pesca all'uomo e vanno da soli in un fiumiciattolo per tentare l'ebbrezza dell'esperienza.
Non fanno manco a tempo ad arrivare quando notano un SUV bianco e accanto quattro persone, una delle quali viene freddata senza troppi complimenti con tre colpi di pistola.
Già di per sé solo quei fotogrammi basterebbero e avanzerebbero per rendere infelici, spaventati, confusi e disorientati sul significato di vita e morte due piccini. Metteteci poi che questi uomini privi di scrupoli vedono i bambini come i bambini vedono gli assassini...Panico allo stato puro. Quelli non sono dei gentiluomini pensano Annie e William. Urge...Darsela a gambe il prima possibile.
Sapete perché? Perché intanto i tre uomini li stanno rincorrendo. Per ucciderli. E, guarda caso sono tre ex-poliziotti.
Intanto i piccoli incontrano un tizio su un'auto rossa, un altro ex poliziotto sempre di Los Angeles, tale Oscar Swann, altra breve relazione sentimentale fallimentare della loro mamma (sic!) di cui però i bambini conservano un buon ricordo. Oscar Swann incontrerà perfino i tre assassini sul loro SUV bianco. Verrà fermato dai tre assassini ma tacerà che ha i bimbi a bordo....I bimbi raccontano tutta la storia all'uomo che intanto li porta a casa sua.
Per fortuna Annie comprende. A casa di quell'uomo capisce. Se non se la danno a gambe levate un'altra volta, moriranno. Che bella foto quella che vede entrando in camera del signor Swann.
Con
lui, sorridente, nella foto ci sono tutti gli altri brutti figuri che
stanno tentando di seminare. Incluso quello morto. Tutti insieme
allegramente. Via via.... Annie comprende.
Oscar
Swann sebbene non sappia ancora come sia complice con quei tre mostri,
deve aver orchestrato tante brutte cose con loro. Se non se ne vanno
via subito avranno una vita breve.
I bambini tornano a scappare.
Monica, la mamma dei bambini comincia a preoccuparsi dal primo pomeriggio del giorno della scomparsa quando non li vede rincasare mentre Tom Boyd scaricato dalla donna senza troppi complimenti e va a ubriacarsi la sera in un bar. Che sfortuna. Lì incontra i tre assassini. Newkirk, il più "debole", soffre spesso di nausea e mal di stomaco, Singer, lo spietato del gruppo "tranquilli penso tutto a io" e Gonzales, quello delle torture.
Ormai la voce che i bambini sono dispersi è eclatante. Lo sceriffo ha organizzato una task force con quattro validi ex-poliziotti di Los Angeles. Indovinate un pò chi? Ma sì, loro: gli assassini! Si sino offerti volontari. Come rifiutare?
Swann dovrà sorvegliare la mamma di Annie e William e le chiamate che riceverà.
Gli altri tre capire se arrivano segnalazioni dal quartier generale dello sceriffo. Il povero sceriffo eletto con solo il 51% di consensi vive in una condizione allucinata questi giorni di attesa, non riuscendo a tirare fuori un ragno da un buco e fidandosi ciecamente degli ex-poliziotti. Delega a altri ruoli e competenze che per prime spettano a lui convinto che gli ex-colleghi di Los Angeles possano saperla più lunga e abbiano più esperienza.
In condizioni normali sicuramente questo è vero perché in una grande città i casi criminali che normalmente vengono svolti e risolti non hanno paragone con quelli di un piccolo centro dove i grattacapi sono pochi e gestibili senza dover per forza avere acutissime doti investigative e essere Sherlock Holmes. Purtroppo in questo caso i personaggi negativi del libro sono però alquanto pericolosi e tutto vogliono tranne che trovare la verità. Che andrebbe contro i loro interessi privati.
In quegli stessi istanti in cui i bambini scappano di nuovo via da un altro orco arriva da Los Angeles presso questo luogo meraviglioso, ridente e assai pacifico e dove non succede mai nulla di male, un poliziotto, Villatoro, innocuo e innocente.
Mai sparato un colpo di pistola se non al tiro a segno, fresco di pensione ma con un vecchio caso cui vuol scrivere la parola: "archiviazione". La sottrazione di qualcosa come tredici milioni di dollari in scommesse presso un ippodromo di Los Angeles. Un grande furto. Con tanto di assassinio.
I bambini tornano a scappare.
Monica, la mamma dei bambini comincia a preoccuparsi dal primo pomeriggio del giorno della scomparsa quando non li vede rincasare mentre Tom Boyd scaricato dalla donna senza troppi complimenti e va a ubriacarsi la sera in un bar. Che sfortuna. Lì incontra i tre assassini. Newkirk, il più "debole", soffre spesso di nausea e mal di stomaco, Singer, lo spietato del gruppo "tranquilli penso tutto a io" e Gonzales, quello delle torture.
Ormai la voce che i bambini sono dispersi è eclatante. Lo sceriffo ha organizzato una task force con quattro validi ex-poliziotti di Los Angeles. Indovinate un pò chi? Ma sì, loro: gli assassini! Si sino offerti volontari. Come rifiutare?
Swann dovrà sorvegliare la mamma di Annie e William e le chiamate che riceverà.
Gli altri tre capire se arrivano segnalazioni dal quartier generale dello sceriffo. Il povero sceriffo eletto con solo il 51% di consensi vive in una condizione allucinata questi giorni di attesa, non riuscendo a tirare fuori un ragno da un buco e fidandosi ciecamente degli ex-poliziotti. Delega a altri ruoli e competenze che per prime spettano a lui convinto che gli ex-colleghi di Los Angeles possano saperla più lunga e abbiano più esperienza.
In condizioni normali sicuramente questo è vero perché in una grande città i casi criminali che normalmente vengono svolti e risolti non hanno paragone con quelli di un piccolo centro dove i grattacapi sono pochi e gestibili senza dover per forza avere acutissime doti investigative e essere Sherlock Holmes. Purtroppo in questo caso i personaggi negativi del libro sono però alquanto pericolosi e tutto vogliono tranne che trovare la verità. Che andrebbe contro i loro interessi privati.
In quegli stessi istanti in cui i bambini scappano di nuovo via da un altro orco arriva da Los Angeles presso questo luogo meraviglioso, ridente e assai pacifico e dove non succede mai nulla di male, un poliziotto, Villatoro, innocuo e innocente.
Mai sparato un colpo di pistola se non al tiro a segno, fresco di pensione ma con un vecchio caso cui vuol scrivere la parola: "archiviazione". La sottrazione di qualcosa come tredici milioni di dollari in scommesse presso un ippodromo di Los Angeles. Un grande furto. Con tanto di assassinio.
Una storia complessa e insoluta che aveva visto riciclaggio di denaro sporco e un omicidio. Parte della banconote "sporche" del taglio di 100 dollari erano convolate presso la banca del paese gestita da Jim Hearne.
Villatoro si reca subito da lui e Hearne non nega ma non può nemmeno ammettere per privacy.
Chiede
però di vedere un mandato dello sceriffo per permettere al poliziotto
di effettuare le verifiche. Poi una volta che Villatoro se ne va pensa a
che casino ha combinato a dar retta a quell'ex poliziotto, Singer che
l'ha messo in un mare di guai. Jim Hearne è un uomo che possiamo
classificare come "onesto" nella disonestà. La sua colpa è stata quella
di aver voluto dare un carico maggiore di liquidità alla struttura. Così
facendo capisce di essersi messo in un grosso guaio.
Una brutta gatta da pelare.
E che dire di Rawlins e del suo ranch? Jim è amico con Jess eppure la struttura non va bene e il direttore è costretto a suggerire a Jess un ridimensionamento.
Il ranch va venduto, dismesso o spezzettato. Dire queste cose a un vecchio amico è dura. E quante cose ha taciuto per segreto professionale Jim al suo amico? Tante. È un direttore di banca. Non può fare altrimenti.
Intanto i bambini riescono a raggiungere il fienile di Jess Rawlins dove costruiscono una sorta di fortino inespugnabile con forcone e falce.
Jess Rawlins scopre i due nascosti nel suo fienile. Tentano di ferirlo. Hanno paura che anche lui gli faccia del male.....
Villatoro intanto conosce Jess Rawlings in paese. I due si mettono in contatto.
Un'escalation dietro l'altra di colpi di scena, omicidi, indagini mal gestite. ..Non posso continuare per non svelare troppo.
Mi è piaciuto molto lo stile narrativo di C.J.Box.
Da incanto le descrizioni paesaggistiche. Ogni persona è "sbocciata" tra le sue parole con descrizioni minute e dettagliate dal vestiario al carattere. Le ottime caratterizzazioni così come le descrizioni hanno spesso de-stressato la mente da una lettura sennò alquanto dura.
Una brutta gatta da pelare.
E che dire di Rawlins e del suo ranch? Jim è amico con Jess eppure la struttura non va bene e il direttore è costretto a suggerire a Jess un ridimensionamento.
Il ranch va venduto, dismesso o spezzettato. Dire queste cose a un vecchio amico è dura. E quante cose ha taciuto per segreto professionale Jim al suo amico? Tante. È un direttore di banca. Non può fare altrimenti.
Intanto i bambini riescono a raggiungere il fienile di Jess Rawlins dove costruiscono una sorta di fortino inespugnabile con forcone e falce.
Jess Rawlins scopre i due nascosti nel suo fienile. Tentano di ferirlo. Hanno paura che anche lui gli faccia del male.....
Villatoro intanto conosce Jess Rawlings in paese. I due si mettono in contatto.
Un'escalation dietro l'altra di colpi di scena, omicidi, indagini mal gestite. ..Non posso continuare per non svelare troppo.
Mi è piaciuto molto lo stile narrativo di C.J.Box.
Da incanto le descrizioni paesaggistiche. Ogni persona è "sbocciata" tra le sue parole con descrizioni minute e dettagliate dal vestiario al carattere. Le ottime caratterizzazioni così come le descrizioni hanno spesso de-stressato la mente da una lettura sennò alquanto dura.
Il finale è tachicardico ma ve lo gusterete tutto.
Con una speranza: che questi libri rimangano sempre e solo lavoro di fantasia e che la realtà non conosca mai situazioni bestiali come quelle vissute dai personaggi di questo libro.
Con una speranza: che questi libri rimangano sempre e solo lavoro di fantasia e che la realtà non conosca mai situazioni bestiali come quelle vissute dai personaggi di questo libro.
Anna Maria Polidori
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