venerdì, ottobre 25, 2013

C'era una volta.....Il catino e il contadino

 I racconti orali della gente di campagna da secoli e secoli raccontavano di una montagna dove al suo interno scorrevano fiumi d'oro sapientemente custoditi dalle creature del piccolo popolo.  La montagna era soprannominata Monte D'Oro. Non cercatela nei libri di geografia perché non la troverete mai con questo nome.

Venneno fatti tanti tentativi dalla povera gente del posto per trovare la preziosa sostanza ma andarono quasi sempre a male.

Una volta, una famiglia  poverissima di contadini , stava come sempre discutendo delle proprie miserie.

"Per pranzo non abbiamo altro che un pò di verdura dei campi e due patate"  lamentava la moglie, di nuovo incinta e con tre figli da crescere.

"Stamattina non sono riuscito a trovare alcuna selvaggina" gli fece eco sconsolato il povero marito fissando la debole fiammella del fuoco.

"Fra poco sarà novembre, come faremo? Non abbiamo legna a sufficienza, non c'è tanto cibo, quest'annata è andata peggio di quello che potessimo immaginare e la volpe ci ha rubato le galline" sospirava la donna.

"Hai ragione: devo inventarmi qualcosa", rispose, risoluto, il pover'uomo.

Lei lo fissò e sorrise di un debole, spento sorriso. Lo amava, oh come lo amava. Lo aveva sempre amato sin da quando erano piccini. Il suo uomo aveva a malapena 28 anni adesso, ma ne dimostrava molti di più. I capelli incolti e sporchi di sudore, lo sguardo indurito dalle inteperie, le prime profonde rughe provocate dal duro lavoro dei campi iniziavano a solcargli il viso, donandogli  un aspetto altero e sofferto. Era un così bravo ragazzo e lei era sempre stata convinta che sarebbero andati a finire insieme. Era innamorata di lui da sempre.

 I suoi genitori avrebbero preferito per lei un partito migliore, un contadino che possedeva cinque vacche e un buon numero di pecore. Un bel capitale ma lei non amava quel giovane, sebbene fosse un tipo alla mano e affabile. Il suo cuore era destinato a questo ragazzo.

Adesso quello aveva messo su famiglia e da loro c'era sempre abbondanza di cibo, mentre loro faticavano a comporre due scarni pasti al giorno. E poi che pietanze! poca verdura, se capitava un pò di selvaggina e quando gli alberi li donavano, dei frutti da mangiare. Troppa poca roba. I suoi bambini erano scalzi, vestivano di stracci. No, non era  l'esistenza che aveva immaginato per la sua famiglia. Eppure nonostante questi problemi amava suo marito con tutta se stessa e non aveva rimpianti.

 "Moglie mia ho deciso: andrò sul Monte D'Oro a trovare l'oro" disse lui all'improvviso.


 Lei lo fissò ridendo divertita stavolta. Suo marito viveva con i piedi piantati per terra. Queste esuberanze non erano da lui.

"Che cosa credi che combinerai? Vuoi essere deriso e sbeffeggiato come tutti gli altri che hanno tentato l'impresa?" Lui sorrise flebilmente. Un sorriso triste, avvilito.

"Non so cosa troverò, ma so che la nostra famiglia può meritare altro". Detto questo se ne andò. Per giorni e giorni rimase a cercare l'oro. Si cibava di radici di piante, piccoli animali, beveva l'acqua fresca e zampillante degli allegri ruscelli, dormiva nelle caverne. Non trovava oro, ma benché pensasse egli stesso che fosse una follia, non voleva tornare a casa a mani vuote.

In una notte di luna piena, uscito dalla caverna dove si era riparato per la notte, udì qualcuno suonare uno strumento celestiale. Si avvicinò con fare guardingo, quando scorse una creatura magica. Era una stupenda e altèra fata. Magra, vestita con un leggiadro abito color acquamarina era vicina a una strana parete della montagna che lui prima non aveva mai scorto. Lì era tutto un brillìo di luci meravigliose.  L'uomo coprì gli occhi e rimase a ascoltarla rapito, fintantochè  la melodia e il canto non ebbero termine. Poi la meravigliosa, eterea creatura dai lunghi capelli castani e dal viso altéro parlò: "Qui trovi la risposta ai tuoi problemi. Non dovrai mai farne menzione con alcuno. Così vivrai una vita serena per te e i tuoi cari. Diversamente, ogni benedizione  accordata diventerebbe una terribile maledizione per te e per i tuoi familiari.  Tutto potrebbe esserti tolto in varie forme. Non farti prendere dall'ingordigia e sappi godere dei beni materiali che ti verrano dati godendone con i tuoi vicini di casa e i tuoi amici. Sii un uomo giusto".

Detto questo la creatura magica toccò  con una esile bacchetta di noce la parete della montagna.  Immediatamente una minuscola fessura si aprì sgorgando...oro. Oro zampillante. Litri e litri d'oro liquido. Era così tanta la sorpresa che al brav'uomo gli ci volle un pò per riprendersi. La fata gli porse  un piccolo catino che riempì del prezioso metallo. "Utilizzerai sempre questo catino per l'oro. Vedi di non perderlo perché non te ne verrà fornito un altro. Non dovrai mai abusare della fortuna concessa".  Il passaggio si richiuse. La fata a poco a poco scomparve alla sua vista diluendosi come fosse stata nebbia.  Veloce come un razzo e tremante d'emozione l'uomo fece ritorno a casa. Sino al prossimo viaggio.

"Moglie mia", disse quando splancò la porta di casa tutto eccitato. Lei con le lacrime agli occhi lo abbracciò stretto a sé. "Ti credevamo morto. Oh, Dio ti ringrazio, sei tornato. Mi sei mancato tanto".

L'uomo mostrò alla moglie l'oro. "Moglie  i nostri figli non andranno più in giro scalzi e avremo cibo e abiti a sufficienza e una casa riscaldata". Si abbracciarono felici.

La moglie non seppe e non chiese mai dell'oro e i figli non fecero mai domande. Sapevano che avrebbero incontrato un muro.

L'uomo costruì con il tempo tante case  per sé e per i suoi figli ma non fece mai menzione del luogo dove soleva prendere i catini d'oro. I vicini di casa si arrovellarono il cervello una vita intera tentando di capire come da una profonda povertà l'uomo e la sua famiglia potessero essere passati a un  buon benessere.

Giunto sul letto di morte uno dei figli gli chiese: "Padre, dove si trova il posto dove sei sempre andato a prendere l'oro? Vorrei continuare. Non pensi che adesso sia il mio turno?" Lui gli prese la mano: "No figliolo mio. Sarebbe un grave errore. Quell'oro è venuto dalla terra e alla terra deve tornare".

Nessuno seppe mai il posto dove questo onest' uomo soleva andare a prendere catini d'oro per rendere felice la sua famiglia ma molti ancora continuano a cercare. Il catino scomparve alla sua morte tornando nel regno delle fate.
Anna Maria Polidori

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