giovedì, ottobre 10, 2013

Cose da Grandi - Garth Stein

 Ciascuno ha le sue rogne. Quella di Evan Wallace si chiama epilessia.

All'inizio del nuovo romanzo di Garth Stein

 

Edizioni Mondolibri

 che abbiamo letteralmente divorato, il protagonista principale viene invitato al funerale della sua ex fidanzatina delle superiori, Tracy, morta sul colpo durante un incidente automobilistico.

Evan non se l'aspettava. I patti erano chiari. Tracy non aveva mantenuto la promessa. Alla fine lui quei soldi glieli aveva dati. Sì, insomma: i soldi per "l'incidente".

 Un figlio inatteso che avrebbe sconvolto la vita di tutti loro. Che Evan avrebbe voluto tenere ma che la ragazza avrebbe voluto buttare via perché voleva andare a studiare al Reed. Con un bambino come avrebbe potuto fare?

Tracy viene descritta durante il funerale come: "Un corpo ormai libero da ogni vincolo terreno, restituito al suolo da cui è germogliato".

Ebbene: quel ragazzo, ora 14enne, Dean, quel figlio che Evan non ha mai frequentato ora lo fissa a lungo durante il funerale. Rancoroso. Semplice riconoscerlo. Evan cerca un chiarimento. Non va tanto bene.

Evan è ancora attonito. Sì perché lui per 14 lunghi anni non ha mai visto questo suo figlio. Gli era successo una volta, giusto quando era appena nato....All'ospedale, di sfuggita. Non era nemmeno riuscito a entrare nella camera di Tracy, così piena zeppa di familiari. Non era nemmeno riuscito a prenderlo in braccio. Quindi quanto poteva aver contato quell'"esperienza visiva" così fugace in una storia lunga 14 anni? Nulla. Appunto. Vallo a raccontare a tuo figlio che hai provato a fare il padre all'ospedale quando non ti ha visto per i suoi primai..14 anni di vita.

Evan lo guarda e santo cielo: è la sua copia esatta. E adesso? Che fare? Ritornano a casa ma prima che possano proferire parola e se ne rendano conto la mamma di Tracy strilla loro di risalire in auto e fuggire via  il prima possibile. Frank, suo marito, il nonno di Dean è un violento. Uscito in tutta furia dalla casa ha decisamente intenzioni manesche.

Evan parte a gran carriera e poi pensa: e ora?

Questo adolescente siede al suo fianco in auto, un pò ribelle, incavolato, curioso con e di questo tizio che si fa vivo solo ora, alla morte della sua mamma. Dean questo il nome del ragazzo, è  confuso, come giusto che sia e pronto a dare battaglia. Dean è un animo comunque molto buono.

 Come essere un bravo genitore giusto per pochi giorni questo Evan non lo sa.  A detta della suocera infatti il ragazzino dovrebbe tornare a casa ben presto. Fino a pochi attimi prima Evan pensava di essere un grandissimo sfigato. Adesso porta con sé a Seattle dalla lontana Walla Walla, nientemeno che un figlio adolescente. Non è una situazione da sballo?

 Mano a mano che Evan fa amicizia con il figlio, la volontà di riportarlo indietro diventa davvero flebile. Poi quando viene a conoscenza di certi fatti lo esclude proprio e rischierà la vita per salvarlo da un impiccio in cui si era andato a cacciare. 

Evan è un personaggio complesso e semplice. La sua vita già scritta a chiare lettere,  se non ci fosse stata questa rogna madornale dell'epilessia. Questo orribile scherzo del destino.

"Gli incidenti non esistono" gli fa il padre una volta. 

Figli di un primario, ci si aspetta da ragazzi così minimo una laurea in medicina o in avvocatura (professiona scelta da Charlie, fratello fortunatissimo di Evan). Insomma un mestiere cosidetto "normale", borghese, facile, scontato e non creativo ma remunerativo eccome!

Ogni professione creativa è sinonimo di precarietà, incertezza, instabilità. Come guadagnare per pagare le bollette o portare il cibo in tavola con musica, pittura, teatro, scrittura? Appunto: incertezza.

Invece...Dopo la disgrazia il destino di Evan viene riscritto. Per sempre. Deve essere operato al cervello.

I danni cerebrali che l'operazione porta con sé come molto spesso accade in questi casi sono crisi epilettiche. Non leggere,  non sporadiche. Grosse, travolgenti, spesso,  tanto da condizionare la vita del protagonista. Vero: prova a rilassarsi con la marijuana ma spesso questa non riesce a intorpidire il cervello sufficientemente per evitare una scarica di elettricità. La droga semmai può confendere ulteriormente.

 Evan torna a casa povero 12enne frastornato con la vita ribaltata. Da ragazzino di successo, normale e con un radioso futuro davanti si ritrova  a vivere una vita pesante a carica già di responsabilità. Inizia a incupirsi.

Eh sì, perché quando uno inizia a soffrire di una malattia e deve perfino vergognarsene e tacere come fosse un criminale o un appestato, c'è qualcosa che non va. "Tutti zitti sennò ti discriminano, ma non devi vergognarti di nulla. Non dirlo ai compagni sennò con te non giocano più. Evitiamo di dirlo alle prof. Evitiamo di dirlo al mondo...Però mi raccomando: non vergognarti. Non hai nulla di cui vergognarti" ordinano i genitori.
Wow che società strana.

Intanto il tempo scorre e alle superiori Evan mette incinta quando è poco più che un ragazzino Tracy una sua quasi coetanea e crede di vedere in lei e in questo bambino la luce oltre il tunnel oscuro. Sì: per il piccolino Evan sacrificherebbe tutto. Tracy no, non se la sente. Troppo giovane. Bambini che partoriscono bambini.

 "Sposami..." le fa Evan. Entrambi giovanissimi, la ragazza risponde picche, fa credere a Evan di voler abortire, prende i soldi che lui le offre per l'aborto, alla fine ci ripensa e scappa con l'intera famiglia via da Seattle una volta partorito. E ciao ciao....Altro segreto. Mai confessato ai suoi. Era lui il padre del bambino.

Evan col tempo diventa suo malgrado un creativo. Suona la chitarra e ha fatto parte di una band il cui disco era comparso come una meteora più di undici anni prima nella top ten nazionale...Che gioia, una canzone era da sballo. Le altre no, per carità, un cesso dietro l'altro ma una era da sballo....

Peccato che il vocalist avesse deciso proprio quei giorni, strafatto di droghe e tossico fin nel midollo di darci un taglio e di farla finita mandando tutto a rotoli e facendo così sfasciare una band potenzialmente di successo. Quando si dice sfiga...
Dean suo figlio un giorno obietta: "Ma Evan se hai così tanto talento perché ti ritrovi così?" Viene spiegato al pargolo come funziona. Sostanzialmente il talento da solo non basta. Servono conoscenze. Infatti a volte è meglio "Essere bravi a far fortuna che aver la fortuna di essere bravi".

Evan non tarda a introdurre suo figlio ai suoi amici perlopiù musicisti ignari che Evan avesse un bambino già così cresciuto di cui non sapevano nulla.

Evan nel frattempo conosce perfino una ragazza dal fisico seducente che lavora per un prestigioso studio di registrazione dove circolano tanti big della musica. Tra tutti citiamo i Rolling Stones. Insomma questa sirena, Mica, per metà giapponese e metà nera  è una donna decisa tanto a letto che nella vita.  Adora Evan, lo ama con tutto il cuore e trova in lui la risposta ai suoi bisogni. Evan è il musicista più normale che ha conosciuto infatti. La mente appannata di Evan così come però percepisce le sensazioni a intermittenza. On e off. Vorrebbe amarla, però quante grane.

L'epilessia viene scaldagliata così tanto bene da risultare in  "Cose da grandi" una sorta di mini-trattato sull'argomento. Così emerge che gli uomini sofferenti di epilessia hanno seri problemi nell'interfacciarsi in modo fisico con una donna. Un'espressione garbata per dire che ci sono problematiche della sfera sessuale che non sono per niente leggere. E che per un uomo sono di enorme frustrazione fisica e emotiva.

Mica, però, è una donna innamorata e se il suo uomo perde un colpo non se ne cura. E non è fredda e distante con lui. Capisce. Capisce che ci sono problemi dovuti ai farmaci che Evan deve assumere. E soprattutto, Mica, non lo lascia nei casini. Lo aiuta! con la sua verve allegra e leggera, con quell'animo leggero capace di risolvere ogni possibile piccolo o grande problema. Evan apprezza Mica così tanto perché gli fa vivere una dimensione a lui sconosciuta.

Mica con lui vuole fare sul serio. Dean le sta simpatico e è cotta di Evan quindi la convivenza a tre non la spaventa, anzi. Fa di tutto per piacere perché a lei Evan e Dean piacciono. Cucina per loro, vanno fuori insieme.  Non vive la  complessità caratteriale di Evan che può essere così riassunta: un profondo casino fisico e mentale. Non vive gli smarrimenti di Evan, smarrimenti dovuti a una gestione della vita incasinata dovuta a intossicazione da farmaci. Mica vive la sua vita con la consapevolezza di essere una donna di talente e di prestigio, sempre attorniata da persone di enorme talento e prestigio che accrescono l'ego e la consapevolezza del proprio valore personale. Sa di poter scegliere con chi costruirsi un'esistenza.  Con chi vuole lei.  Anche uno come Evan che potrebbe essere considerato un derelitto da un'altra donna ma che per Mica è un uomo da coccolare, cullare, adorare e far sbocciare e con cui costruire una famiglia e avere figli. Punto. E a capo. Mica è così.

L'uso delle medicine che fa Evan è massiccio. Ci ha colpito un dialogo con il medico. Evan in questa parte del romanzo vorrebbe smettere di assumere farmaci.

Il medico sconsiglia caldamente. "Da vent'anni assumi dosi massicce di fenobarbital. Se smetti di colpo, muori. Il tuo organismo entrerebbe in shock. Crisi di astinenza. È un farmaco che ha effetti di dipendenza spaventosi. Non scherzo quando dico che potrebbe ucciderti".

Quando uno si ammala di epilessia, nei casi critici come quelli di Evan, dove purtroppo i farmaci non possono bloccare le crisi, questi possono essere una marea e con le funzioni più disparate. Lasciamo ancora la parola al personaggio del dottor Melon, medico curante di Evan: "Gli eccitanti servono a neutralizzare i calmanti. I calmanti a neutralizzare le crisi. Gli stabilizzatori dell'umore a sentirti quasi normale. La marijuana lenisce il tutto".


Il povero Evan non ha mai afferrato tutti i concetti esistenziali della sua vita passata.  Ha sempre vissuto un'esistenza emozionale. Gli altri si sono sempre presi cura di lui. Hanno sempre "coperto" tutto e lo hanno sempre trattato come una persona da proteggere a tutti i costi, impedendogli di responsabilizzarsi del tutto.

Forse.

Sì perché comunque Evan appare indipendente. Vive da solo e ha fatto precise scelte di vita. Lavora in un negozio dove vendono chitarre e poi fa il musicista, guida la macchina  conduce un'apparente vita normale. 

Quando comunica ai suoi: "Ho un bambino" il padre ha un mancamento, sbatte la tempia ma il problema è solo estetico e di perdita di sangue, niente lesioni cerebrali. Sì, finisce all'ospedale per le cure del caso. Evan attende fuori della fredda camera ospedaliera. Sua madre dentro a vegliare il padre. E parlano.  Quando lo fanno entrare glielo dicono così come se nulla fosse, così come se tutto fosse già deciso: il ragazzino e Evan possono andare a stare con loro. "Cresceremo noi tuo figlio. Tu intanto svagati e continua la tua vita". Manco che Dean, il figlio di Evan, fosse un criceto comperato al mercato.

Quello che Evan grida ai suoi genitori una volta arrabbiato sul serio: "Voi non cambiate mai....Non serve che pensiate voi a tutto. Non fate altro che pensare a tutto voi, nella mia vita. Ma io non ne ho bisogno. Io ho bisogno del vostro sostegno, della vostra fiducia. Ho bisogno che mi aiutiate, non che pensiate a come gestirmi".

Evan a un certo punto:  "Certe volte le persone inventano delle storie. Delle storie da raccontarsi. E poi fanno finta che siano vere. A volte sono storie belle. Altre invece sono storie brutte che si inventano perché una volta qualcuno ha detto qualcosa e loro ci hanno creduto. È facile credere a quello che ci dicono"....

Evan però analizzando il suo passato e pensando al futuro vede finalmente quello che dovrà essere:  

" Puoi prendere una storia brutta e renderla bella e poi tentare di trasformarla in realtà, fare in modo che tutto dipenda da te, allora nessuno potrà più farti del male a meno che non sia tu a permetterglielo".

Qui viene sintetizzata l'epilessia nei casi gravi. Tentare di rendere la propria vita e quindi una storia, la realtà, dove realtà sono un insieme di crisi e di lotte che il corpo deve affrontare quotidianamente con la mente e con il vissuto quotidiano.

Perché lo scoglio principale appare essere per un epilettico la realtà, soprattutto quando auree e grosse crisi si sovrappongono di continuo e non è più possibile mantenere una perfetta lucidità giornaliera.

Evan porta il figlio con sé al lavoro e dopo vanno a svagarsi fuori.

 Evan riflette su quanto la società sia cambiata. Questo passaggio del libro fa pensare.

"Ai tempi di Evan.... non esistevano i centri estivi, le iniziative organizzate. I ragazzi avevano le vacanze libere e le passavano come volevano...Ora invece hanno tutto programmato, tutto pianificato, vuoi a causa di genitori nevrotici, vuoi per il nocivo proliferare di psicopatici e stupratori appostati dietro gli alberi in attesa di rapire e rovinare i nostri figli".


C'è il lieto fine per molte delle situazioni che Evan sta vivendo. Il protagonista scopre che ha vissuto e non vissuto durante tutti questi anni di malattia. Ora ne ha più di trenta. Da lì, un'amara constatazione:  "Mamma, papà fratello. Non mi avete voltato le spalle. Siete solo cresciuti. Invecchiati. Mentre io sono sempre lo stesso. Ho ancora quattordici anni. E mi sto svegliando solo adesso". Ultima frase del libro con tante sfide da affrontare e prima fra tutte la sua malattia, che sta sempre lì. Che un lieto fine non può cancellare sebbene ora accaonto a lui ci siano eprsone che avranno bisogno d'aiuto o che saranno ottimo sprone e spalla per lui.


Sono un'appassionata di Garth Stein quindi leggo ogni sua nuova creazione con grande affetto e passione. Il libro mi è piaciuto molto e sento di suggerirlo a chi vede scogli nelle piccole difficoltà. A chi pensa ancora che le malattie siano tabù. A chi ha voglia di ridere e sorridere e di soffermarsi solo un attimo grazie alla leggerezza frenetica e incalzante  di Stein sulla, a volte, pesantezza umana,  ingovernabile e ingiusta. A chi è appassionato di musica perché credetemi c'è da perdersi e è un mondo interessante. A chi ha voglia di approfondire tematiche mediche.

A tratti questo libro ci ha fatto pensare a un altro autore che ci piace molto: Nick Hornby per l'impronta musicale che Stein ha donato al libro ma anche per la questione delle gravidanze dei teen-agers. Tutte problematiche trattate dallo stesso Hornby in vari libri.

Garth Stein ci piace tanto per la capacità di penetrazione dell'animo umano e per quella capacità unica dei nativi americani di leggere la realtà con doti e qualità magiche, sciamaniche, tutte loro.

Quello che sempre però colpisce di Garth Stein è la dimensione poetica di ogni suo romanzo. Per questo non smetteremo mai di leggere la vita con i suoi occhi e di appassionarci sempre ogni qualvolta un suo nuovo libro compare all'orizzonte.

                                                                 Anna Maria Polidori

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