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Monday, December 30, 2013

Quel giorno trascorso con i tedeschi a portar valigie

 Angelo Polidori  ricorda quando quel giorno del 1944 fu costretto a aiutare i tedeschi in ritirata



Il babbo

  

 stasera ha cominciato di nuovo a raccontare fatti davvero antichi. Così abbiamo pensato: 

Fosse la volta buona.... 

"Papà mi racconti che cosa era successo quel giorno con quei quattro tedeschi in ritirata?"


All'inizio diffidenza. Niente da fare.



 "Mah dài e chi ricorda...Sono passati quasi 100 anni da allora" 

Poi però...

"Beh, allora... Era una bella giornata di sole e ero andato a falciare il grano come garzone a Caicivitella da Gigino. Con noi c'era anche il povero Poccetta. Eravamo in pausa e dentro casa per mangiare un boccone,quando all'improvviso si materializzò questo tedesco che era a capo di una pattuglia composta da quattro soldati. Mi chiese di seguirli perché dovevo aiutarli a portare delle valigie. Disse così. Il povero Poccetta allarmato, si offrì di accompagnarli e di lasciarmi stare ma quel soldato fu irremovibile: No grazie, vogliamo lui la risposta un pò stizzita".

Era il 1944 a quel tempo il babbo aveva 18 anni. Era nel pieno della giovinezza. Una giovinezza certo dura. Non erano i tempi di oggi, dove i ragazzi sono perlopiù svagati. La vita di campagna era dura e eravamo ancora in piena seconda guerra mondiale. La chiesa di Morena,
il bar così come la scuola di Morenaccia erano saltati in aria assieme ad alcune abitazioni civili. Tempi in cui se mangiavi al giorno non mangiavi la sera, tempi in cui nei rigidi inverni sentivi la neve filtrare dal tetto di casa. Eppure c'era tanta più gioia di vivere di adesso.

I cinque dunque, cominciano il viaggio per Caibartolla. Non troppo distante da Ciacivitella per la verità.

"Portavo tra le altre cose un cesto pieno d'uova. Quello che i tedeschi portavano via con loro erano perlopiù generi alimentari che avevano requisito nelle case dei contadini dell'area vicina a quella di Caicivitella. Avevano detto che dopo essere arrivati a Caibartolla mi avrebbero lasciato andare. Mi sentivo sollevato".
Invece...

"Invece manco per niente! Arrivati lì, mi chiesero di seguirli sino a Loretuccio E prima di Loreto voltarono su, nel campo del povero Vincio. C'era una fitta sterpaglia e in quella fitta sterpaglia avevano nascosto un altro superbo cesto pieno d'uova. Uno di loro voleva farmi portare anche quello ma un altro  disse: "No lascia, questo lo porto io".

Intanto il quintetto prendeva la strada per Castelvecchio.

"Lo ricordo come fosse adesso. C'era una piccola stradina che portava in quella casa e era tutta coperta da schegge. Tanto che lì per lì pensai: dài Angelo quando torni ne prendi una, così, a futura memoria. Però non lo feci. Intanto mentre ci trovavamo lì cominciammo a udire i bombardamenti degli inglesi che erano appostati presso la località della Maritonda. Così i tedeschi e io ci rifugiammo dentro le stalle della casa di Castelvecchio. Mi chiesero: "Hai paura?" E io: "Beh, un pò" risposi loro. Mi sorrisero.
Me la stavo facendo sotto. Non potevo sapere cosa stessero pensando".


Quel bombardamento portò come ricorda il babbo alla morte di un graduato tedesco vicino Castelfranco.

"Da lì, una volta finiti i bombardamenti e la paura che le cannonate potessero colpirci, ci siamo diretti verso Piarluccio. Lì mi hanno lasciato libero di andare".
Il babbo ricorda quei momenti con grande sollievo.


 "Me la feci tutta a gambe levate. Corsi e corsi e ancora corsi più veloce di una lepre. Avevo perso i sandali e sono tornato a casa scalzo ma felice". 

Intanto a Caicivitella Gigino e gli altri erano preoccupati per la sorta di quel ragazzo che aveva seguito i tedeschi.

"Sai che cosa diceva sempre tua nonna? Che anche i nostri nemici erano ragazzi con mamme, mogli, fidanzate, una loro vita nel loro Paese d'origine. Mia mamma pregava anche per loro dicendomi sempre che erano ragazzi con un cuore costretti a quest'insensatezza che era la guerra".

Tutto sommato al babbo è andata bene. Perfino protetto durante un bombardamento degli inglesi. Dai tedeschi.

Ma chi l'avrebbe mai detto!



Anna Maria Polidori

Wednesday, September 25, 2013

Constance Grayson: il mio angolo di Umbria



Tutto ebbe inizio alcuni anni fa. Ci trovavamo nella piccola chiesina di Loretuccio









sita nella ridente località vicina a Pietralunga per lo spot C.E.I. con Don Bruno Pauselli.






 Eravamo entrambe comparse.  Avevamo chiamato la signora Grayson nel primo pomeriggio: "Signora Grayson, ci faccia compagnia si divertirà" le avevamo promesso quando l'avevamo invitata a vivere l'esperienza televisiva.



Fu in quell'occasione che Constance allora procuratrice legale e abitante a Caifiordi località del comune di Pietralunga e vicina a Morena, ci comunicò l'intenzione di far arrivare gruppi di pittori dagli Stati Uniti.  La signora infatti aveva sempre ritenuto le nostre zone magnifiche da un punto di vista paesaggistico. Angoli incontaminati dove assaporare pace e tranquillità.  "In Italia c'è una luce straordinaria, la stessa che ha permesso ai più grandi pittori rinascimentali ma non solo, la creazione di così tanti innumerevoli capolavori " spiegò Connie. La prima ad arrivare fu Phyllis Boger di Memphis.


 La signora fu la prima a guidare i gruppi di pittori.


A seguire, Bob Alberetti e sua moglie May Lou.



Anni meravigliosi che videro coinvolti anche i bambini pietralunghesi con sessioni pomeridiane domenicali presso i giardini  pubblici della piazza per dipingere la Rocca.



E che divertimento per i più piccoli, mentre Connie Grayson, Alberetti e la moglie Mary Lou volgevano la loro attenzione agli scorci suggestivi dei paesaggi collinari immediatamente vicini al paese.











Al termine della settimana di lavoro, era un 22 giugno, l'esposizione dei dipinti da parte di tutti gli artisti convenuti, in piazza.



Gli amici d'Oltreoceano avevano pensato a tutto. Un pò di vino, grande e calda accoglienza per chi avesse voluto apprezzare e acquistare le loro creazioni.






A quel tempo Bob Alberetti l'insegnante di pittura ci aveva confidato: "L'Italia è un posto fantastico. Le mie origini sono italiane. Avevamo già trascorso un po' di anni fa del tempo da queste parti”. May Lou aveva confermato sorridendo felice e aggiungendo: “Pensi: abbiamo ritrovato lo stesso negozio di ceramica dove eravamo già stati e avevamo fatto compere più di diciotto anni fa.”


Connie Grayson parlando: "Amo L'italia dove posso assaporare i veri piaceri della vita. Il tempo è scandisce con naturalezza le giornate e non mi sento costretta a vivere una vita di corsa. Ho avuto un'intuizione felice comperando questa casa che, per me di fatto è una sorta di paradiso terrestre”


Un amico e partecipante del corso di pittura: "Molto più che un corso, questa è stata un'esperienza umbra. Infatti, grazie  a Constance Grayson che si è così ben acclimatata con la gente locale abbiamo visto un pezzo d 'Italia cui pochi americani potrebbero accedere”. Un altro pittore che ha seguito i gruppi è stato Pinkney Herbert di Memphis. Non aveva mai visitato i nostri luoghi ma più di un anno fa, grazie all'esperienza vissuta in Umbria con Connie ha vissuto di recente un'esperienza lavorativa a Cortona per sei mesi.



Chi ha aderito ai corsi di Connie Grayson amava l'Umbria o l'Italia.


Morgan da Memphis, parrucchiera: " Per noi è un universo nuovo, tutto da scoprire. Non ho preso la faccenda a cuor leggero. Mi sono documentata prima di volare qui. Ho letto, ascoltato dvd, cercato di imparare alcune frasi basilari per comunicare. E una curiosità: mio marito ama il calcio e in particolare quello italiano. Conosce tutti i nomi dei vostri giocatori più famosi".


 La signora Grayson ha in seguito portato  in tutta Italia l'Italia e in l'Europa le opere realizzate a Caifiordi e luoghi vicini grazie al pittore eugubino e scopritore di talenti Arnaldo Pauselli cui venne introdotta dalla pittrice Peggy Lefebvre.

Arnaldo Pauselli contattato ha confermato di recente: "La signora Grayson? Una delle nostre astrattiste più valide".


La signora Grayson ha poi volto la sua attenzione, assieme a Phyllis Boger, Brenda Wiseman e altre partecipanti dei corsi di pittura, a mostre espositive in luoghi di grande riguardo a West Memphis, Arkansas, Memphis, Tennessee.

Da pochi anni tornata a vivere a Nicholasville, nello Stato del Kentucky, organizza mostre d'arte espositive che spesso "parlano"  in molti casi,umbro.



Quel che appare chiaro è che la signora è stata un enorme valore aggiunto e un'importante impronta e positiva per tutta la collettività e la comunità.

Perché? Semplice. È riuscita a far conoscere un pezzo di Italia a un turismo americano dedito soprattutto a soggiorni  presso città illustri e molto elitarie come Firenze, Venezia dirottando l'attenzione verso mète inusuali,  ma non per questo meno fascinose delle grandi città italiane.

La signora Grayson è riuscita a portare  il suo amore per queste terre non solo nel cuo cuore, ma nelle sue tele e queste rimarranno per sempre. Le mostre cui sta partecipando o organizzando con le sue amiche  negli Stati Uniti spesse volte sono umbre e trasmettono tutto l'amore per questa terra.


Con la signora Grayson e la sua famiglia abbiamo scoperto cosa voglia dire bontà, solidarietà, amicizia, condivisione valori tipici del Sud degli Stati Uniti.



Signora Grayson non sappiamo ancora quale sarà il suo destino. Sappiamo per certo che ha seminato bene nella nostra terra e sta raccogliendo un'ottima messe.
Ben fatto!

Anna Maria Polidori