È un romanzo di "vampirismo rumeno" Mademoiselle Christina
di Mircea Eliade
. Mircea, filosofo, saggista, romanziere, da sempre interessato a storie di folklore, ha scritto questo lavoro nel 1936 in sole due settimane. Di recente pubblicato dall'Editions del L'Herne, ci offre spunti interessanti. Cominciamo col dire che è una lettura forte. Il romanzo è stato paragonato al Dracula di Bram Stoker
, ed è uno dei libri più rappresentativi sull'argomento. Certo, qui troviamo uno stile molto "dialogato", mentre la bellezza espositiva del romanzo di Stoker è rappresentata soprattutto dalla forma scelta: un epistolario che fornisce un'enorme profondità di pensiero.
Dimenticate il vampiro con i canini, pronto a succhiare sangue. Qui siamo alla presenza di un trigoi, che poi non è altri che il «vampiro rumeno». Vediamolo da vicino, sottolineando che il nostro trigoi, Mademoiselle Christina è bellissima, estremamente lasciva e perturbante, capace di irretire senza difficoltà il nostro protagonista, il povero Egor.
Il trigoi rumeno, leggende nate ben prima del Vampiro di Polidori, poi ci arriviamo, ogni notte si risveglia senza pace. Potenzialmente potrebbe diventare un animale, avvalersi dell'invisibilità, altro dono conferitogli dall'oscurità.
Deve stare tra i vivi per rigenerare il suo potere energetico. La descrizione è abbastanza brutta: potrebbe essere calvo, avere la coda: d'altra parte, capirete bene da voi, queste sono creature dannate,
Può prendere sembianzee di animali. Può essere perfino uno stregone o una persona con la capacità di lasciare il corpo per vagare ovunque: il secondo tipo, più temibile, è un morto che torna per perseguitare e tormentare parenti ed amici.
I contadini rumeni sapevano che causava grossi danni così, quando individuavano il morto che per loro tornava in vita la notte a disturbarli non facevano altro che riesumarlo e trafiggergli il cuore
con un paletto. Il vampiro rumeno come il nostro letterario non sopporta le preghiere. A differenza del nostro, il trigoi ambisce soprattutto a "succhiare" l'energia vitale dagli e degli altri. Ed in tal senso chi di noi non ha incontrato figure vampiriche che sembrano toglierci energia vitale? Credo tutti.
Possiamo perciò asserire senza ombra di dubbio che John William Polidori,
il medico di Byron
abbia di fatto modernizzato questa creatura infernale scindendola da quella conosciuta in Romania.
Anzi: John, uno dei tanti amanti del depravato Byron, si ispirò alla figura dissoluta e perversa dello scrittore per il personaggio di Lord Ruthven.
William scrisse questo racconto quando la Shelley
compose il suo Frankenstein.
Era l'estate del 1816 e questo gruppo di creativi, Byron, Shelley, John Polidori, Percy Bysshe, Mary Wollstonecraft Godwin e Claire Clairmont, (quest'ultima sorellastra ed amante di Byron) si trovavano a Villa Diodati sul lago di Ginevra. Era un gran tempaccio. Pioveva sempre. I nostri si annoiavano.
Chissà chi ha proposto la cosa, fatto è che questi quattro amici decisero di scrivere tutti una storia di fantasmi. Stavano sorgendo due personaggi che sarebbero entrati nella leggenda gotica e che avrebbero ispirato migliaia di lavori: Il Vampiro, e la Creatura di Frankenstein. L'opera di Polidori, viene "rubata" da Byron che la pubblica con il suo nome nel 1819: storia controversa questa, Polidori e Byron discutono. Debole di nervi, il primo tenta di ammazzarsi. Byron intanto lo allontana. Polidori lo ama alla follia e da allora non troverà più pace, facendola davvero finita una volta tornato a Londra. Era il 27 agosto 1827. Lega il suicidio ad una sostanza cui prende ispirazione Mary Shelley per Frankenstein. Per sempre uniti. Per sempre amati. Nonostante tutto.
Quello che ha fatto Polidori invece letterariamente è stato definire una figura caratteristica, alto borghese, dissoluta.
Stoker avrebbe terminato infine l'analisi cominciata da Polidori col suo Dracula, caratterizzando di fatto un non-vivo, ma manco un non-morto. Di certo, però, una creatura dannata prigioniera dell'oscurità e del male, che non avrebbe mai più potuto ambire a tornare nel regno della Luce o, se vogliamo, alla vera vita.
Arriviamo alla nostra ammaliante Mademoiselle Christina.
Mademoiselle Christina quando compare non scinde mai le sue visite da questo persistente profumo di violette.
La storia, un po' come nel Dracula di Bram Stoker, vede l'arrivo su invito di Sanda di Egor pittore di Bucarest. Il giovane non tarda a capire che non è proprio capitato in un luogo sereno. L'abitazione è all'abbandono; e più in generale è lo stato emotivo che respirano tutti i personaggi a spaventare il nostro eroe. C'è tanta stanchezza, nessuna vitalità.
Assieme a lui c'è un archeologo, M. Nazarie.
Nazarie sarà forse il primo a scoprire perché quella casa è così strana, con personaggi così inquietanti: Sanda è la figlia della signora Mosco mentre Simina è la sorellina di 9 anni di Sanda. Sì ma voi non dovete pensare ad una graziosa bambina ma ad un essere infernale tanto quanto Christina, con cui lei stabilisce una profonda connessione demoniaca; connessione che, grazie alla sua giovane età è amplificata e dirompente. Nonché priva di cuore.
I due convenuti, Nazarie è un archeologo, vengono a conoscenza che in quella casa ci fu decadi prima un efferrato delitto cercato, diciamo così, dalla protagonista, una ragazza estremamente depravata. Parliamo di Christina, di cui c'è un bellissimo ritratto che non tarda ad irretire il più debole di nervi, dei due: Egor. Era davvero stupenda, pensa. E questa fascinazione aiuta Christina ad "abbordarlo" telepaticamente per le sue spregevoli finalità.
Intanto Sanda si ammala di una malattia che non ha nome, ma che la costringe a letto, sempre più debole e sfinita. Sanda è la ragazza di Egor e il ragazzo pensa che l'unica soluzione sia quella di portarla via da lì il prima possibile. Di scappare.
Ma è una maledizione anche quella perché non ce la farà!
Non ha fatto i conti con Mademoiselle Christina e il suo strisciante potere di persuasione e seduzione.
Capirete bene come l'arma seduttiva sia importante ed indispensabile per queste creature della notte al fine di ottenere quel che vogliono. Un'arma per ingraziarsi le persone e per poi dopo renderle prive di vita.
Quel profumo di violette che amava tanto Christina stordisce Egor, che vorrebbe andarsene. Recita le preghiere quando il fantasma di Christina si avvicina a lui: si chiude a chiave dentro la sua stanza, pensando che ce la farà, resisterà. Che cosa ci vuole, dopotutto? ma alla fine soccomberà a questo diavolo.
Egor, che presto sarà oggetto delle lascive attenzioni di Mademoiselle Christina dovrà anche fare i conti con quel demonio di Simina: una creatura che Egor odia profondamente e che affronta tante volte con fare estremamente rude e deciso. Inutile dirvi che Simina si farà beffe di lui. È più forte. Ha la forza sovrannaturale di Christina. Odia tutti Simina. È il personaggio di maggior impatto, Christina a parte per me: dissoluto, di rara bruttezza, perché contaminata con grande maestrìa da Christina.
Se Christina appare solo di notte, il lavorìo cominciato da lei viene continuato durante la giornata da Simina. Egor finirà per diventare fragilissimo, soprattutto quando la faccenda della salute di Sanda vira per il peggio e lui incontra fisicamente Christina. Sembra tutto bello però succederà qualcosa che scatenerà un altro inferno.
Da questo inferno, penserete, i protagonisti ne usciranno vincitori. Viene distrutto il ritratto di Christina, e viene fatta giustizia. Ebbene: in questo caso non vissero affatto tutti felici e contenti una volta uccisa Christina una seconda volta, perché questa creatura ha promesso tante maledizioni a Egor mentre anche gli altri protagonisti faranno una finaccia! così come la casa.
Ecco, diciamo che, diversamente da Dracula che si chiude bene dopotutto, con la liberazione, in questo caso dalla morte del male assoluto, nasceranno altri germogli di dolore, sofferenza ed assenza di pace .
Christina nella sua crudeltà infinita trascinerà nella morte e nella follia tutti gli altri protagonisti del libro.
Anna Maria Polidori



















