Questa storia ve la devo raccontare. Una sera Claudia Fofi, nipote del compianto Goffredo Fofi, lancia l'idea di un book club a Gubbio. Dico di sì. Certo magari d'inverno non mi vedranno, ma perché no?
Passano i giorni e una pubblicità di notte su Instagram tra un passo a due e un arabesque di qualche ballerino attira la mia curiosità: una signora posta una foto di un libro scattata al bar dell'Antico Giardino di Umbertide. Sì, dove le signore inglesi vendevano libri per Books for Dogs.
Sono legata a Umbertide per tante ragioni: prima fra tutte quando scrivevo per il Corriere dell'Umbria, i pezzi uscivano sotto quella pagina.
La contatto ed esce fuori che ha un book club anche lei. Entro. (Ultime: lo hanno istituito anche a Pietralunga, quindi siamo a tre!)
Trovo tanta vivacità, il libro viene scelto per votazione. Prevale Nella Carne
di David Szalay pubgblicato da Adelphi.
Contatto la biblioteca di Gubbio. "Ha vinto il Booker Prize 2025, dovrebbe essere bello". In effetti se leggete quel che scrive la casa editrice, ve ne innamorate subito:
"È un cerchio perfetto la vita di István, che si dipana in un’alternanza di successi e disfatte sullo sfondo della storia europea degli ultimi quarant’anni. Dall’Ungheria a Londra e ritorno, dal crollo della Cortina di ferro alla pandemia, passando per la seconda guerra del Golfo e l’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi dell’ex blocco sovietico, la sua è la parabola di un uomo in balìa di forze che non è in grado di controllare: non solo quelle all’opera sullo scacchiere politico del Vecchio Continente, che lo manovrano come un fantoccio, ma anche quelle – istintive – che ne governano la carne, spesso imprimendo svolte decisive alla sua esistenza. Tutto – i traumi e i lutti, i traguardi raggiunti e le potenziali soddisfazioni – lo lascia ugualmente impassibile, pronto a fronteggiare ogni accadimento, dal più fortunato al più tragico, con l’arma del suo laconico: «Okay». E forse è davvero questa l’unica ricetta per attraversare incolumi il tempo che ci è concesso in sorte: solcarlo senza illusioni, abbandonandosi alla corrente. Con questo romanzo David Szalay ci consegna un personaggio insieme magnetico e respingente, un discendente ideale della stirpe di Barry Lyndon e Meursault – e si conferma uno dei più singolari e ironici cantori del nostro acuto smarrimento".
Mi immaginavo un bel libro! Mi immaginavo qualcosa ad ampio respiro.
Ho visitato il sito del Booker Prize 2025, visto la regina Camilla premiare David. Però! Ho pensato.
Il libro arriva in biblioteca. Lo vado a ritirare. Sì, non è Nicolas Barreau, quello è il mio genere, però non capisco l'imbarazzo della ragazza che me lo passa.
Sarà una mia impressione, penso. Eppure le sensazioni sono giuste. Lo comincio a leggere.
Allora: diciamo subito che i dialoghi sono ridotti all'osso e sono tantissimi. Questo vi agevolerà di brutto la lettura. Quindi, se avete poco tempo, è il libro giusto per voi. E, oh: è un soft porn; non può essere classificato diversamente, perché quel che governa la storia di quest'uomo è il sesso.
Non ci riesce con le coetanee quando è adolescemte. La madre pensa di sdebitarsi con una vicina di casa che le ha fatto un piacere, inviando il figliolo ad aiutarla a portare la spesa. Sapete no, come va: porta oggi la spesa, portala domani, la signora 42enne inizia il ragazzino al sesso.
Solo che Istvan si innamora e così ne combina una grossa. Va in riformatorio. È borderline ma ce la fa a non cacciarsi in guai tremendi. Lo ritroviamo a Londra, dove diventa un agente di sicurezza. Un signore facoltoso gli fa avere un posto per la scorta a personaggi facoltosi.
Ormai è da un po' che è al servizio di questo signore, sposato con Helen. Helen è annoiata dal marito anziano sebbene lo ami, e inizia con lui una relazione.
Pareva una storia di solo sesso, invece i due si sposano quando il marito di Helen muore per malattia.
Nasce un bambino, Jacob. Penserete voi, c'è l'happy end. No: perché dal primo matrimonio è nato un ragazzino, Thomas, che passa il tempo a farsi di eroina ed odia di un odio viscerale Istvan perché gli ha portato via la mamma. Il sospetto della relazione riferita al marito di Helen farà sì che tutto il patrimonio vada a Thomas dopo il 25esimo anno di età.
Così alla fine, tutti perderanno tutto. Meno Thomas.
Ecco, visto così il romanzo è quel che è.
Però direi che c'è di più.
Certo: il registro linguistico è ridotto all'osso, è.... cinematografico come approccio. Battute secche, poche parole. La cosa è disturbante perché arrivo a pensare che forse a Helen riesca di dire qualche parola in più di OK. La dice, ma siamo sempre rasoterra.
Ritengo interessante il rapporto con il figliastro Thomas, sebbene nessuno dei due faccia un passo avanti per appianare la cosa. AAnzi: forse vien fatta dai coniugi ma in maniera sbagliata.
Per paradosso quella che parla di più in tutto il romanzo è la mamma di Istvan, che, invitata dai due, si accorge delle tensioni con il figlio di primo letto di Helen. Chiederà ragguagli a Istvan, preoccupata.
Sì, perché al momento il suo ragazzo ha tutto, ma può riperdere tutto. Ed è quello che succede.
Troviamo l'egoismo di Thomas, salvato da Istvan senza che ci sia alcuna forma di ringraziamento.
Forse voleva morire: se Istvan non l'avesse salvato avrebbe avuto tutto. Ma a che prezzo?
Troviamo anche le disgrazie che ci sono al giorno d'oggi, capaci di stravolgere le vite.
Nonostante i voli pindarici il protagonista torna in loco.
Come finale appare perfino irrealistico. Si spera che in Regno Unito, dove vive, abbia infatti sviluppato dei contatti capaci di tenerlo lì, ma l'autore vira e fa di tutto per riportare Istvan in quell'Est da cui era partito in cerca di fortuna.
Questo libro non è la mia tazza di tè preferita perché per me è un romanzo troppo forte, però più ci penso e più credo che ci siano tantissime tematiche che possano essere discusse.
Figli, relazioni interpersonali, donne, droga, Est, Ovest, accettazione e rifiuto, abuso di droghe, incontri che diventano sempre in Istvan destini e conseguenze: incastri che permetteranno al protagonista di scendere negli inferi, salire in Paradiso per poi ridiscenderne di nuovo. Sonoramente.
Anna Maria Polidori

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