È un libriccino denso di concetti quello di Gunther Anders, Le Temps de la Fin
edito da L'Herne.
Ci parla di una problematica che, di certo, l'autore ha sentito tantissimo essendo nato nel 1902. Sarebbe morto nel 1992: l'utilizzo della bomba atomica ad Hiroshima e Nagasaki da parte americana.
Quello che colpisce di questa analisi è il passaggio dell'umanità da un genere di mortali a genere mortale. Sì, c'è differenza. Tanta. Prima della bomba atomica nessuno avrebbe potuto annientare l'umanità o parte di questa: dopo niente è stato più come prima e quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo è un degrado della storia, scrive Anders dove l'umanità, dove la gente non è altri se non una cosa tra le altre cose e tristemente, scrive il pensatore, la storia potrebbe ridursi a un avvenimento finale.
Sarebbe un suicidio collettivo, in realtà, quello atomico, non manca di scriverlo Anders. Semmai arriverà quel momento, l'umanità stessa vorrebbe questo finale.
Ci sarebbe da discutere, qui, penserete voi. Le guerre vengono dall'alto e non dal basso e chi decide non è una persona comune ma un capo di Stato per tutti. Ben difficilmente la gente vorrebbe morire tutta quanta arrostita o vaporizzata. Certo: l'autore non manca di sottolineare che un piccolo manipolo di uomini sarebbe colpevole per questo fatto e l'altra parte, la maggioranza, innocente, anche perché ignara. Ad Hiroshima nessuno immaginava quel che sarebbe successo e la vita scorreva tranquilla quella mattina.
Un'altra acuta osservazione di Gunther è questa: chi ha l'arma nucleare vive meno sicuro di chi non ce l'ha. C'è una diversa libertà, pensiamo nel poter utilizzare solo semplici armi senza dover avere perfino il pensiero di qualche cosa che ci dovrebbe essere estraneo. Armi dalla capacità distruttiva tremenda. Anders non manca di sottolineare le differenze tra un'apocalisse vista con occhi cristiani e una invece nucleare.
Anche io sono cresciuta con questo spettro, con questa angoscia, perché quello che ha lasciato in eredità all'umanità la seconda guerra mondiale, (assieme alla vergogna dello sterminio di ebrei, gente malata, rom e minoranze di vario tipo), è stato un terrore nuovo, un pericolo pazzesco per il mondo. Su questo non ci sono dubbi: con l'uso dell'atomica il mondo non è stato mai più quello di prima.
Ringrazio l'E
ditions de L'Herne per questo libro.
Anna Maria Polidori

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