200 Book Reviews Frequently Auto-Approved 2016 NetGalley Challenge Reviews Published Professional Reader

Tuesday, July 18, 2023

Nell'Uomo Tutto deve Essere Bello di Sasha Marianna Salzmann

 Nell'Uomo Tutto deve Essere Bello di Sasha Marianna Salzmann


è un libro di Marsilio.

L'ho preso in mano centinaia di volte, ma ogni volta non era quella giusta. Non riuscivo a entrare nella storia. Per fortuna adesso è successo. È più che mai la biografia di Lena, questa, e di sua figlia Edi, con, allo sfondo, i traumi passati e presenti di un mondo in evoluzione: quello dell'Unione Sovietica prima e del crollo del comunismo dopo, con tanto di occidentalizzazione dei cittadini.

Troviamo all'inizio Lena che una volta completati gli studi è costretta a opere di corruzione per entrare nella facoltà di medicina, una prassi più che consolidata. La madre malata da così tanti anni da aver dimenticato quando tutto cominciò, muore. Ma non può essere per la ragione addotta da quella dottoressa che la curava, che li aveva spennati e che, semplicemente era orribile, pensa Lena.

Vuole approfondire, Lena, ma suo padre non se la sente e l'ombra strisciante della malattia mentale fa pensare alla dottoressa di neurologia che segue la ragazza, che forse è meglio per lei specializzarsi in un altro reparto. Così sarà una dermatologa. Durante una visita si innamora di un ragazzo musulmano di origine cecena con cui se la spassa. Quando si accorge però di essere rimasta incinta il ragazzo la molla su due piedi e lei ripiega in Daniel.

Con lui e la piccina dopo il crollo del comunismo decide di andarsene a vivere in Germania. La bambina all'inizio avrà le sue difficoltà ma poi crescerà bene e diventerà una giornalista precaria, con l'ansia, dove possibile di visitare l'Ucraina o la Cecenia per seguire la guerra, cosa di cui Lena è fortemente contraria. Non vuole perdere questa figlia.


Quali le idee espresse in questo libro?


Trascrivo un passaggio dalle considerazioni del babbo di Lena.


"Sai come si chiamava ai tempi la città in cui sono nato? Stalino. In onore di quello che ha cercato di farci morire di fame. La nostra gente si mangiava a vicenda. E ora, sullo stesso suolo sono i nostri che ci stanno facendo morire di fame. Chiudono un confine e dicono a un vecchio che può crepare. E i russi ci fanno camminare per venti chilometri per un pò di cibo."


Gli occidentali vengono visti come osservatori che non possono comprendere che cosa stia accadendo e c'è insofferenza, polemica, verso gli ucraini che bloccano l'accesso ai russi nel Paese: vengono citate mamme orgogliose d'avere in guerra i figli.


Non so come descrivere la cosa ma in questo libro non c'è gioia o ansia di libertà: semmai quel che si respira è una continua prigionia, sofferenza e claustrofobia, accompagnata da durezza che investe tanto le protagoniste che i Paesi ex comunisti presi in esame.



Anna Maria Polidori 


 







Dolce è la Vendetta SpA di Jonas Jonasson

Fantastico, adorabile, meraviglioso. Ho riso tutto il tempo. Che scrittore fantasioso è Jonas Jonasson. Ho acquistato Dolce è la Vendetta SpA


edito da Nave di Teseo al Club per Voi e ho pensato: wow! Lo cominci a leggere e non puoi più smettere.  

Credetemi, questo libro è spassosissimo se ricercate qualcosa che possa donarvi qualche ora di svago.

Come tutti i libri di Jonas Jonasson la trama è alquanto articolata e magnetica al tempo stesso: da principio troviamo un uomo di estrema destra,Victor che decide di iniziare a lavorare per una prestigiosa galleria gestita dal bonario signor Alderheim che ha idee del tutto opposte a quelle del nostro figuro: Victor nasconde a tutti il suo disamore per quel genere d'arte. Il signor Alderheim ha una figlioletta, Jenny, che a poco a poco cresce, diventa una donna, su cui l'ingordo Victor mette gli occhi. Oh, non perché le piaccia, ma perché spera di poterla sposare per impossessarsi di tutte le proprietà del signor Alderheim.

E succede, con la benedizione di Alderheim, più che felice di consegnare, così lui sperava almeno, la ragazza, in ottime mani.


Ovvio che non sia così.


Per Victor gli anni che hanno preceduto il matrimonio, assiduo ospite di bordelli d'alto bordo, sono stati stressanti. Ha infatti scoperto di avere messo al mondo un figlio con una prostituta nera. Un figlio color cioccolata. Potete capire lo shock di quest'uomo prima di tutto razzista, con, in più, il sano terrore che la cosa possa uscire fuori. La madre di Kevin, questo il nome del ragazzo ha fatto sì che l'adolescente potesse conoscere il padre per via delle sue precarie condizioni di salute.


Victor è freddo, spietato, con lui. Il giorno dei suoi 18 anni se ne vanno in Africa e lì il ragazzo viene lasciato da quest'uomo senza cuore in mezzo alla savana, sperando che potesse essere sbranato da alcuni leoni.


Non va precisamente così e Kevin diventa il figlio adottivo di un masai simpaticissimo, Ole Mbatian  Giovane che vedrete, vi farà sbellicare dal ridere e ci insegnerà l'incanto per quello che noi riteniamo un mondo scontato, visto con gli occhi incantati di qualcuno che vive in una casa d'argilla o poco più che dura solo 4 anni e che poi va ricostruita daccapo.


Appena sposata Jenny, Victor procede a intestarsi tutto l'intestabile, lasciando all'ingenua ragazza l'appartamento che è stato di Kevin, il così pensa Victor, suo defunto figlio, morto sbranato dai leoni in Africa.


Poi, nel libro troviamo Hugo. Chi è Hugo? Un pubblicitario di successo che all'apice del successo e della carriera, a causa di divergenze con un suo vicino di casa e vendette che avrebbe voluto maturare contro di lui, decide di lasciare tutto e creare la società: Dolce è la Vendette S.p.A. Capirete bene: tantissime persone cominciano a farsi avanti e i primi casi vengono risolti con poca fatica e tanti soldi guadagnati.


Kevin intanto in Africa, sta diventando un masai: l'ultima prova, la circoncisione. Non dovrà gridare, strillare. Spaventato dall'idea fugge e torna in Svezia. Ole è tristissimo. Dopo otto figlie finalmente un maschio piovuto dal cielo, che ha perso e chissà per quale ragione!


Arrivato nel suo appartamento, lo trova occupato da Jenny, l'ex moglie di Victor. Decidono di vendicarsi una volta che hanno chiarito chi sono e che cosa vogliono dalla vita.


Così, un giorno nella tranquilla esistenza di Hugo, che accetta solo casi fattibili e ben pagati, compaiono Jenny e Kevin, senza un soldo e con tanto desiderio di rivalsa contro quell'orribile essere umano di Victor, che, intanto ha cambiato il cognome, prendendo quello di Jenny. Cominciano le risate, comincia una vendetta sempre più stramba, estrema. Comincia la demolizione della reputazione di Victor, che, comunque comprende che può ancora molto, ma....


Qui mi fermo, vi ho raccontato già troppo, credo, ma non ho resistito. Adoro i libri di Jonasson, sono pieni zeppi di ilarità e tanto buonumore.


Anna Maria Polidori 





Sunday, June 25, 2023

Adriatico Un Incontro di Civiltà di Robert D.Kaplan

Adriatico


Un Incontro di Civiltà di Robert D.Kaplan pubblicato da Marsilio è un
libro bello, erudito, prezioso, pieno di fascinazioni come lo è il nostro angolo di mondo, pieno zeppo di informazioni ma anche di eccellenti spunti letterari. È, soprattutto, un interessante ritratto delle nostre città affacciate sull'Adriatico. Rimini, Ravenna, Venezia, Corfù per citarne alcune prese in esame. C'è differenziazione. Quella che traccia Kaplan è un'Europa inquieta: abbiamo visto dove ci ha portato. Questa di adesso è un'Europa in cerca di certezze, dove queste certezze non ci sono più per tante ragioni. 

È con Trieste che Kaplan ragiona dell'Italia, così bella ma frammentata, divisa, figlia della sua stessa geografia. Prendiamo ad esempio le due isole, Sicilia e Sardegna e poi il Nord sviluppato e il Sud che arranca sempre. Sarà per questo, scrive Kaplan che von Metternich ebbe a dire una volta che "L'Italia non è un Paese ma una semplice espressione geografica" mentre David Gilmour scriverà alla fine del '700 che "L'Italia restava solo un'idea letteraria, un'astrazione, una terra immaginaria, o in parole semplici, un'urgenza sentimentale."

L'Italia unita purtroppo non è stata mai in grado di colmare le differenze abissali tra sud e nord.

Trieste viene paragonata rispetto a Venezia, dove regna un materialismo imperante "Un'anziana aristocratica distinta, una città di gente raffinata ed elegante..."

Al Caffè Stella Polare amava sedersi James Joyce: una città dove visse otto anni e dove ricevette buone nuove da Ezra Pound che gli venne in soccorso...letterario. 

Triste resta un crocevia di popoli che si sono incontrati, scontrati tra di loro. Come in tante altre parti del mondo, anche in Europa, in quella centrale, non c'è più alcuna originalità. Se per esempio quella parte d'Europa era famosa per le contaminazioni ebraiche che tanto hanno regalato alle arti, dopo lo sterminio degli ebrei, qualche cosa di nuovo è fuoriuscito di buono una volta crollato il Comunismo per tornare ad essere tutto appiattito a causa della globalizzazione e del progresso che vuole tutti i luoghi uguali e standardizzati. Che tristezza!

Magris poi nel suo colloquio con Kaplan rammenta come non ci siano più molto ebrei e la cultura austro-tedesca che era fantastica non potrà più tornare quella di una volta. E poi non è detta che l'Unione Europea sopravviverà.

Un consiglio per capire l'Europa? Non andate negli aereoporti ma nelle stazioni dei treni. 

Rumiz a colloquio con Kaplan svela che non è nell'Unione Europea che ci si sente europei. Lui per esempio si è sentito più europeo in un luogo come Leopoli, ex città polacca, ora ucraina a causa delle tante contaminazioni culturali che ci sono: tedeschi, polacchi, ebrei.

In Europa dell'Ovest c'è una forte sterilità che non si avverte nell'Europa dell'Est.

La spinta dell'Islam è irrevocabile e non può consentire nazionalismo ma una modificazione della struttura stessa dell'Europa. Un cambio di pelle ulteriore, insomma.

Ora ci spostiamo nel cuore dell'Europa Cattaro, Podgorica, Tirana e Durazzo, dove le città sono più sciatte, povere, misere sebbene Cattaro abbia una magnificenza tutta sua. Conquistata, invasa da tutti praticamente, turchi, veneziani, austriaci, francesi, russi, inglesi, con influenze ostrogote, bizantine e saracene, bulgare e serbe. Un luogo questo popolato da differenti percezioni perché oriente e occidente vengono quasi a reclamare le loro principali differenze, creando importanti frizioni. Lo vediamo anche con la Nato che vorrebbe inserire il Montenegro, luogo che invece è anche ben visto dalla Russia, con cui questo Stato fa affari in maniera tranquilla. Alcuni residenti, quelli di etnia bosniaca e albanese sono a  favore dell'entrata nella Nato, i montenegrini senza entusiasmo, i serbi sono contrari. Eppure, come scrive Kaplan, più di altri "Questo paese piccolo, e per molti semisconosciuto, continuerà a essere manifestazione della rivalità strategica tra Est e Ovest, destinata a decidere il destino dell'Europa."


Podgorica appare confusa e non fa una bella impressione a Kaplan. La gente del posto rimpiange Tito perché con lui non ci sarebbero stati problemi di droga o criminalità.

Il comunismo del suo ha lasciato tradizioni, consuetudini e una forma mentis precisa.

Mandic era il leader dell'opposizione nel 2018 ai tempi di quest'intervista. È filo russo e parla dei problemi del suo Paese. Dovrebbero essere neutrali mentre il "governo va contro il popolo  e ha preso decisioni che non sono sostenibili, con l'adesione alla Nato e il riconoscimento del Kosovo, (etnìa Albanese.) Per noi la Nato non significa nulla e noi non significhiamo nulla per la Nato. La Nato non ha certo bisogno dell'aiuto delle nostre milizie, le interessa solo il nostro sbocco strategico sull'Adriatico."

Putin d'altronde spiega Mandic non ambisce a ricreare un Patto di Varsavia. Vorrebbe, quello sì, una zona di influenza simil-imperiale nell'Europa centro-orientale.

Dukanov, dal canto suo, filo-europeo, non nasconde che il suo Paese non trova pace. Sembrava tutto semplice, una volta terminato il comunismo, ma poi la guerra intestina che c'è stata ha fatto sì che la gente vivesse in confusio e smarrisse l'ago della bilancia. Gli USA sono assenti, e il suo Paese in caso entrerebbe nella Nato e in Unione Europea perché non ci sono alternative, dice lo statista. Comunque, ammette il politico, ormai stanno entrando tutti in Europa, dai russi, ai turchi. Perfino i cinesi....Però per la gente è chiaro qualcosa: che non possono affidarsi semplicemente all'Occidente.

In Albania ci sono vividi problemi lasciati dal comunismo: l'incapacità di visione e di vedere un modello diverso: non funziona nulla, questa è la verità afferma Rakipi, direttore dell'Albanian Istitute for International Studies.

D'altronde come potrebbe diversamente? Rakipi spiega che da 30 anni c'è sempre la stessa leadership.


Mi fermo qui. Ho tratteggiato due capitoli che ho pensato potessero essere di stringente attualità per capire meglio la complessità dell'Europa e quanta prudenza occorra per tentare di non accendere micce qua e là. Le certezze che abbiamo noi europei dell'Ovest, non sono le stesse degli uomini dei Paesi dell'Est, che, figli di una mentalità diversa, di una storia molto più complessa ed articolata, tribolano a trovare un loro posto. Anche per questo occorrerebbe mantenere ottimi rapporti di vicinato, serietà, comprensione. 



Anna Maria Polidori 

 



Of Love and Paris by John Baxter

 Ah,France, Paris, l'amour...John Baxter, in his latest book Of Love and Paris


Historic, Romantic and Obsessive Liaisons released by Museyon Books focuses on that love-stories that made the history of Paris, because as also affirms the author, Paris is the land of Love. Love doesn't have just  a significance and in this city, Temple of multiformities, expressions, love and sex have many significances: there is not like in this city the possibility to live with freedom every kind of love.


If, writes Baxter, the USA is chosen by for business and for making money, people choose to afford to Paris for a different rythm re-discovering the meaning of love, for loving and being loved as they want.


Which ones the couples taken in considerations in this book? 

George Sand and de Musset, Amedeo Modigliani and Jeanne Hébuterne, Colette and Willy, Jean Cocteau and Raymond Radiguet, Henry Miller and Anaïs Nin, Sylvia Beach and Adrienne Monnier,  Jean-Paul Sartre and Simone De Beauvoir, Ernest Hemingway and Mary Welsh, Serge Gainsbourg and Jane Birkin, Diana, Princess of Wales, and Dodi Al-Fayed, for ending with the love-story of the writer with the wife:  John Baxter and Marie-Dominique Montel.


The book contains many more love-stories that you can read with the curiosity of the discoverer or rediscovering them all again.


Beautiful book! 


Highly recommended.


Anna Maria Polidori 





Wednesday, June 14, 2023

The Swan Lake by Romana Ibragimova

These days the Bolshoi store is electrified thanks to the launch of a new book, The Swan Lake






by Romana Ibragimova. The book is great for adults and children: if your option is the second one, it will be a great introduction to the art of the ballet.

When you'll turn over the richly illustrated pages of the book you can also, pressing a little button to start to listening some music of the Swan Lake. Romana Ibragimova Is owner, also, of the publishing house that released the book, called Romanasbook.


 Pictures by Bolshoi taken by Batyr Annaduryev


Anna Maria Polidori 

On Making Fiction Frankenstein and the Life of Stories by Friederike Danebrok

On Making Fiction


Frankenstein and the Life of Stories by Friederike Danebrok by Transcript was a book suggested thanks to a newsletter sent by Columbia University Press. I accepted to read this book with enthusiasm. 

The book is divided in three parts, treats the book in the main parts plus movies etc inspired by the beloved book by Mary Shelley.  It is a fascinating reading for many reasons. 


This one of Frankenstein is, in fact, an interesting story and the heart of the book, when It will be impossible the thinking of a different escapism when the creature becomes real: from there, the main topic, the elaboration of the story and what there will be in the between will be driven by an important and crucial analysis: what he does look like and and what he is supposed to look like the creature invented by Victor. 


That the invention of Victor is a complete failure is more than known. Our man escapes away immediately after having seen the final result of his hard work...alive.

But there is not just this: through the appearance of this creature, there are other emblematical passages: the maturation, personal growth, and choices made by the creature as well. 


Unfortunately the intelligence and culture accumulated by the monster can't be lived divided by a body that remains his biggest problem because it will be a body never accepted by the society and no one will live in with serenity or normality. This condition changes a peaceful and altruistic guy in a terrible homicidiary creature: and only because he wants to be accepted: accepted by his creator, accepted by the rest of the world.


Some example of productions you'll find in the book. 


The analysis of James Whale's Bride of Frankenstein in 1935, a movie that follows the first one created years before, reminding me for the modality in which it was created at a novel of Boccaccio. There are in fact three protagonists, the writer of Frankenstein, Mary Shelley, Lord Byron, and Percy Shelley all together in a house, "trapped" during a stormy night, in which stories of phantoms, spirits and whatever there is in the between have a certain appeal. 

Penny Dreadful differently mix characters of the historical horror: not just Victor Frankenstein but also Dracula and Dorian Gray for naming some of them.




I thank Columbia Press and Transcript for the physical copy of the book.


Anna Maria polidori 

Leaving the City Health and Happiness in the Other America by Jeffrey Tipton

 Leaving the City Health and Happiness in the Other America by Jeffrey Tipton is an interesting book published by Earth-Books a division of John Hunt Publishing.


What, if people would prefer a countryside, little town or city instead of a crowded city like NYC just for naming one of the biggest crowded cities of the USA?


The author analyzes the level of stress probably accumulated by a city-guy, seeing also how poor can be his quality of life if this one spent in a place too competitive, with poor air quality, big expectations. Chronic stress that, with the time could be cause of important illnesses if not kept under control.


After all big cities are unnatural worlds admits Jeffrey focusing on the big natural tragedies that can affect some of them, like quakes, floods, inundations.

A big city is also a place where, potentially there is much more violence, so a lost of tranquillity in a daily base.


Infectious diseas


es are more happy and cheerful in a big city because of the intense amount of people that a virus, a bacterium can reach with extreme simplicity.

The same COVID has been a real, strong and sadly devastating illness in particular in big cities instead than places less populated, touched for sure by the pandemic, but in a lightest way.


I can tell you that I have personally  seen people of other countries leaving their big crowded cities for our areas, living here during the pandemic.


Why chosing a city or a place less stressing? For a best life-qualtiy. But...If your work is in the city? If you have other exigencies? If you wouldn't want for example lose your environment also if ready for the big change? Don't worry: Tipton has the proper answers for all your questions.


Beautiful, pleasant book. Highly recommended.


Anna Maria Polidori