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Friday, February 28, 2014

Terence Hill: voglio tornare a Gubbio! "Se la prossima serie di Don Matteo non verrà girata a Gubbio non so se ci sarò".

 Il popolare attore sente viva la malinconia per Gubbio e vorrebbe riportare la fiction nella città dei Ceri e di San Francesco e il Lupo.  Ci riuscirà?


Grande emozione da parte dei cittadini comuni di Gubbio che questo pomeriggio alle 17 hanno assistito alla cerimonia per il conferimento della  cittadinanza onoraria a Terence Hill.







Alcune foto di Terence Hill durante gli anni degli "spaghetti western". Films indimenticabili che hanno segnato la storia del cinema



Con Bud Spencer


Tanti sperano in cuor loro che la fiction Don Matteo possa fare ritorno a Gubbio dopo che per ragioni economiche da quanto si è capito, la produzione ha preferito stavolta  Spoleto per la nona serie.








 Alcune comparse raccontano aneddoti su Terence Hill e sempre spicca la grande umanità e semplicità di un anti-divo per eccellenza, riservato, con un sorriso timido, a volte impacciato in pubblico e con un grande cuore.


Era il 1998 quando la fiction battè il primo ciak. Nessuno sapeva come sarebbe andata. Terence Hill racconta durante l'incontro: 



"C'era stato da poco il terremoto - nel 1997 - e noi eravamo arrivati solo l'anno successivo. Giravamo gli interni nella chiesina di San Marziale. Era un luogo così freddo! Mi svegliavo ogni mattina alle 5 e cominciavamo a girare alle 6-6:30. Sento ancora quel silenzio e quella solitudine che accompagnava San Marziale. Sapere che adesso invece è abitata da alcune suore e ritrovare così la chiesa cambiata, una grande gioia".










Terence Hill sulla fiction dice subito: "Vi prego, non prendetevela troppo sul personale per questo spostamento. Tentate di cambiare atteggiamento. Don Matteo è una fiction che, come La Signora in Giallo andrà in onda per decenni e state certi che Gubbio batte Spoleto 8-1."

Racconta passaggi delicati della serie Terence Hill. Ogni fiction di successo infatti può far gola e tante altre regioni o realtà più o meno vicine. E così è successo che dopo la prima serie: "Volevano spostarci in Puglia e io ho detto: Scordatevelo e in caso non contate sulla mia partecipazione" commenta soddisfatto Terence Hill.

La prima volta che Terence Hill è inciampato su San Francesco è stato nel 1945 "Il babbo ci teneva a che non mi dimenticassi l'italiano. Mi aveva così cominciato a leggere i Fioretti di San Francesco".


Terence Hill ha affittato una casa a Ponte d'Assi dove ama rifugiarsi appena gli impegni glielo permettono. Questa casa è circondata da una moltitudine di animali selvatici, upupa inclusa e fa la gioia di Terence che inoltre racconta: "Sono tanti i luoghi straordinari che ho scolpiti nella mente però ho nel cuore la stradina bianca che faccio ogni volta che vado nella mia casa di Ponte d'Assi. Mi piace assistere al mutare delle stagioni. L'esplosione della primavera, la bellezza dell'estate, poi la mietutura, i campi lavorati di nuovo e il bianco inverno". 



La commissaria del comune di Gubbio Maria Luisa D'Alessandro ha  rimarcato come "Sebbene Terence Hill sia un attore internazionale abbia saputo mantenere in un ambiente difficile quale è quello dello spettacolo una vita semplice tenendo sempre una grande coerenza umana. Dovrebbe essere difficile su un set ma lui c'è riuscito. Il set anzi rappresenta come un specchio la sua persona. Terence Hill sorprende per la sua grande semplicità testimoniando rispetto verso gli altri e verso gli umili, soprattutto condivisione con storie e percorsi umani mai semplici o banali. Questo suo atteggiamento ci fa capire che i falsi miti non arricchiscono l'uomo ma lo impoveriscono. Possiamo dire senza dubbio che Terence Hill con  il suo Don Matteo è il vero cittadino eugubino".


Suor Daniela con il tempo è diventata un'amica di Terence Hill. Adesso con altre suore vive nella chiesa di San Marziale ormai non più un edificio senza vita. Un rapporto questo con Hill intenso e toccante. Lei ho ha ricordato così:"Ci eravamo appena insediate a San Marziale. Siamo cresciute con i films di Bud Spencer e Terence Hill. Il nostro primo incontro con lui è stato indimenticabile. Gli abbiamo preparato un dolce e lui lo ha apprezzato tanto. Abbiamo parlato con semplicità di cose semplici quel giorno. In seguito ci ha chiesto se avessimo potuto fargli una riproduzione della Trinità. Ci siamo attivate e il giorno dell'Angelo gli abbiamo portato il dipinto a Roma. Una riproduzione fedele. Siamo così andate a casa sua, abbiamo conosciuto sua moglie. Un'altra volta siamo passate davanti al set quando ci siamo sentite dire che Terence Hill voleva fissare un appuntamento per parlare con noi. Terence Hill chiede a delle suore un appuntamento? A noi? Ebbene, voleva sapere quale atteggiamento (secondo noi) avrebbe tenuto San Francesco durante una puntanta di Don Matteo su alcune scene specifiche. Noi agli abbiamo comunicato i nostri punti di vista e lui intanto prendeva appunti. Sapete che cosa vi dico? Lo chiamavano Trinità? Possiamo continuare a chiamarlo Trinità!"



Paolo Salciarini è stata una delle persone che ha seguito più da vicino Terence Hill una volta in città: "L'ho conosciuto nell'ottobre del 1998 a San Marziale e da allora non ci siamo più persi di vista. Mi ha sempre chiesto della storia di Gubbio. Ho sempre tentato di fornirgli le risposte più adeguate. In questi tredicini anni le troupes si sono sempre succedete le une alle altre ma Terence Hill ha sempre saputo cementare con grande affetto ogni stagione di Don Matteo con tutte le maestranze. Eravamo sempre attori inclusi una cinquantina di persone. Ogni sua azione è positiva".


Il vescovo di Gubbio Mario Ceccobelli invece bacchetta Don Matteo: "Vede, dopo oltre cinque anni in una parrocchia lei è proprio diventato di fatto il parroco di San Giovanni e mi va via così senza dire manco una parola? Il suo vescovo doveva autorizzare o meno il cambio di diocesi! Scherzi a parte ritengo Don Matteo un ottimo prodotto perché nelle storie non c'è mai il dramma che chiude il cerchio ma anzi! c'è sempre una prospettive positiva".

















 Il vescovo ha fatto dono a Terence Hill di una medaglia che al momento è stata donata solo a Papa Francesco. Terence Hill è rimasto estremamente colpito per il gesto finendo per piangere al termine del suo discorso alla cittadinanza. "Vi abbraccio di cuore a tutti quanti" prima di mettersi seduto con le lacrime agli occhi.







Allora don Matteo ci rivediamo a Gubbio per la decima serie, sì?

Anna Maria Polidori

Saturday, June 12, 2004

Flavio Insinna: grazie Gubbio!


 Il popolare attore televisivo a Gubbio per girare Don Matteo, racconta esordi, passioni, frustrazioni e successi

Gubbio alle due del pomeriggio è pigra, sorniona, una città maliarda che vuol farsi ammirare da chi vuole poco frastuono e tanta bellezza. Con questi pensieri che mi frullano per la testa, mi dirigo decisa verso via della Repubblica. Gli uomini della troupe di Don Matteo già stanno lavorando alacremente per preparare il nuovo set della fiction, giunta alla sua quarta edizione. Aspetto il capitano Anceschi, o se preferite, l’attore Flavio Insinna, per un’intervista. Non tarda a palesarsi Flavio, abiti sportivi, sorriso pronto, bontà fatta persona. 

Il giorno precedente l'ho avvicinato in piazza 40 Martiri, chiedengoli un'intervista.

 "Ma certo: tv o carta stampata?" ha risposto entusiasta.

"Carta stampata". Mi sentivo tanto emozionata. L'appuntamento alle due del pomeriggio successivo. Peccato che Flavio abbuia proprio dimenticato l'intervista, il giorno dopo. E adesso? abbiamo pensato un pò scoraggiate.  I tempi di un set sono rigidi e non è possibile procrastinare. Niente paura. Flavio non 'è perso d'animo: "Seguimi, mi devono truccare. Intanto, comincia a farmi domande sulla roulotte". Che intuizione meravigliosa. Il clima cameratesco che si respira mi mette di ottimo umore. E così, attorniata da ben sei persone affaccendate e che ringrazio sin da ora per la disponibilità usatami, comincio un’intervista a tutto tondo con uno degli attori più simpatici e straordinariamente affabili del panorama televisivo italiano.



Allora, Flavio, anzitutto cominciamo dall’inizio. Mi parli di te, e della tua giovinezza? Che studi hai fatto?

 Ora ho quasi 39 anni; mi sono diplomato al liceo classico. La mia principale passione è sempre stata quella della recitazione e così mi sono iscritto, una volta terminati gli studi, nel Laboratorio Teatrale di Gigi Proietti dove mi sono diplomato nel ’90.

Parlami di quel periodo… 

Gigi Proietti è un fenomeno e umanamente e professionalmente. Una persona di eccezionale carisma che sa guidarti, se tu vuoi imparare. Lui aveva una pazienza infinita con noi alunni. Se tu collaboravi e mostravi di voler apprendere, era una persona capace di stare tutto il giorno lì con te per una battuta. Nessuno di noi voleva mai perdersi una sua lezione, tanto era bravo. E’ dotato di una straordinaria auto-ironia che lo portava a sdrammatizzare gli eventi. Intendi: non ciò non voglio dire che mancasse di severità. Ce lo diceva sempre: “Ragazzi, la recitazione non è uno scherzo. Le regole si possono trasgredire, ma prima bisogna conoscerle a menadito.”

Una scuola meravigliosa con una persona stupenda. Chi devi ringraziare Flavio per ciò che sei adesso, e professionalmente ed umanamente?

 Il grazie alla vita lo debbo ai miei genitori. A papà che è medico, con l’esempio e con i valori più importanti che mi sono stati trasmessi e con quella disciplina che mi ha portato a non far parte di quella percentuale di ragazzi sbandati, nella quale potevo essere, perché no? anche io.

Che cosa vuol dire recitare per te, Flavio?

 C’era un attore Edmund Kean che asseriva che si recita per non conoscersi. Non ti basta la tua semplice vita e quindi scegli di ricoprire le vesti del parroco, del carabiniere. Se ci pensiamo bene, recitare è un continuo conoscersi ed un continuo ricoprire nuove anime. Molti scelgono la recitazione perché questa è un percorso conoscitivo ed è…molto meglio dell’analisi!

Dopo Proietti cosa hai fatto nell’immediato?

 Facevo degli spettacoli ricordo negli scantinati, nei teatrini, dovunque potessi dire di avere un pubblico per poter dimostrare il mio talento, ma era innegabile che l’angoscia mi attanagliava. Sai, questo è un lavoro che è un azzardo. Puoi sfondare, ed allora come vedi tu stessa, sei un privilegiato perché hai tutti ai tuoi piedi, sei trattato con guanti di velluto. Oppure puoi finire la tua carriera prima ancora di averla cominciata.
Comunque, poi, è arrivata la prima serie della Lux, la casa di produzione a cui io sono legato da profondissimo affetto: “Uno di noi”, con Virna Lisi e Gioele Dix.

Come ti sentivi a recitare accanto a dei mostri sacri del cinema e della tv? 

Era come fare le vacanze-studio. C’era solo da apprendere. Mi sono divertito tantissimo con i bambini che avevano lavorato con noi.

E poi?

 
Villaggio, Abatantuono… Abatantuono è una persona eccezionale…veramente! Con una profonda umanità e disposto al dialogo. Come lo è Terence Hill. Tipi normali nella loro grandezza.

Che impressione hai avuto di Gubbio quando sei venuto in città la prima volta? 

Mah, ad essere sinceri ero stato in gita con i miei nella vostra città che ora è anche mia, da piccino; e per qualche marachella che dovevo aver combinato, rammento che il rientro a casa era stato alquanto burrascoso.
Era di notte, c’era la neve, quando arrivammo con la troupe. Non vedevamo nulla. Ci siamo detti: chissà? E siamo ancora qui.
Penso che Gubbio non ci abbia regalato niente, questo sì. Ci han pesato, valutato e si è creato questo straordinario rapporto che va avanti dal ’98.

I carabinieri vi hanno dato una mano durante le riprese? 

Sì. I carabinieri forniscono i loro mezzi, le macchine.
Verificano i copioni.
Le divise sono originali.
La serie di Don Matteo è stata inclusa nel calendario dell’Arma dello scorso anno.

Una consacrazione. Hai parlato sempre bene di Gubbio…Ma un difetto? Lo avrà pure la nostra cittadina. Un po’ chiusi, dicono alcuni, questi eugubini… 

Leggende metropolitane. Ti posso assicurare che ho visitato per lavoro tante città, e la cordialità, l’affabilità e la disponibilità che ho trovato qui da voi non l’ho riscontrata in nessun altro luogo.
No, non dipende da voi, ma da me. Io per parte di padre, sono per metà siculo. Pensa che vengo a passare i miei week-end, appena posso, a Gubbio. Ho trascorso le festività natalizia da voi…Mi oppongo però all’acquisto a Gubbio di una casa dove poter trascorrere i momenti di relax, perché per me il clima è troppo rigido! Solo questo.

Cosa ti manca di Roma, quando sei a Gubbio?

 La famiglia, gli amici. Ma so bene di essere un privilegiato; di fare un lavoro che mi permette, se e quando lo voglio di poter tornare, impegni permettendo, nella mia città.. Qui a Gubbio mi sento totalmente a casa. Non mi manca nulla di Roma.

Una giornata tipo sul set?

 
Va dalle 8 alle 10 ore. Cominciamo col trucco, poi gli abiti di scena e via a girare! Anche in notturna.

Siete tutti gentilissimi. Si respira un’aria meravigliosa sul vostro set. Qual' è il segreto di una fiction come questa? 

La forza della troupe, l’affetto della gente. Questo remare a favore della fiction da parte di tutti, dal regista al singolo eugubino, continua a farci produrre a ritmi elevati, a volte forsennati, un prodotto d’alto livello.

Hai un aneddoto curioso da raccontare che è successo durante la lavorazione?
 
Sì, un giorno un’autista doveva portarci nel set; era di martedì mattina e c’era il mercato, ricordo. Questo signore era ingessato al braccio. Io e Nino Frassica eravamo già pronti in divisa…Io mi sono offerto di guidare la macchina e… com’è, come non è mi son visto prelevare dai carabinieri Bennardo e Antoniello, ora miei grandi amici, per chiarire l’accaduto, appena giunto nel set. Avevo commesso diverse infrazioni nel frattempo. Per fortuna me la sono cavata solo con una piccola multa pagata dalla produzione.

Un’ultimissima battuta prima di cominciare le riprese?
 
GRAZIE GUBBIO! 

 

Anna Maria Polidori