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venerdì, maggio 13, 2016

Una casa di petali rossi - Kamala Nair - Recensione

Una casa di petali rossi di Kamala Nair, titolo originario The girl in the garden (La ragazza nel giardino) mi ha profondamente commosso. Pubblicato dalla casa editrice Nord per l'Italia, ho letto l'edizione Mondolibri.

La signora Nair è diventata scrittrice dopo prestigiosi passaggi presso il Wellsley College istituto femminile tra i più prestigiosi in Massachusetts, continuando in seguito gli studi ad Oxford, in Inghilterra e al Trinity College di Dublino.

Quest'opera letteraria in un certo senso la riporta alle sue origini. La storia di quelle che intrigano.

La famiglia di Rakhee, l'adolescente protagonista del romanzo è apparentemente normale. Con i suoi genitori entrambi indiani e il cane Merlin vive in Minnesota. Ama il luogo, la gente, l'aria, i fiori, il paesaggio la giovane Rakhee. Ama il suo mondo e non le manca niente.

Sua madre, però un giorno comincia a ricevere strane lettere dall'India e cambia. Solare, estroversa, a poco a poco diventa una donna chiusa e cupa. Che misteri nasconde quella mamma così differente da quella che aveva conosciuto sino a poche settimane prima?

Le viene proposto da Amma, sua mamma di andare a trascorrere l'estate in India. La ragazzina è perplessa perché non vorrebbe lasciare la realtà che conosce per un salto nel buio. In più Rakhee è affezionatissima a suo padre Aba e al cangolino Merlin. 

Chissà se i due vorranno divorziare o tutto tornerà come prima? Si chiede angosciata.

Questo è un altro romanzo forte perché come spesso accade nelle famiglie la centralità della storia è un "terribile" segreto celato in questo caso per oltre sedici anni, che, ovviamente, ha condotto nel mentre la famiglia di Amma, rimasta in India alla completa rovina. Si sa: i segreti logorano e sarebbe sempre meglio non averne alcuno per vivere meglio.
I segreti sono destinati a logorare la vita e le menti dei protagonisti coinvolti.

Rakhee non ci sta. Non ci sta all'oppressione, e alla tirannia che incontra dentro la famiglia di Amma. Una cugina data in sposa a un vecchio, non farà una bella fine.
Un'altra bambina, il fulcro della storia, nata con una voglia e delle imperfezioni sul viso, una "figlia di uno scandalo" ridotta a vivere confinata in una bella casa, con un grande giardino, senza alcun tipo di rapporto umano con alcun essere vivente, a parte una signora che lei chiama "la maestra," per paura che il tanto temuto segreto possa essere rivelato.

La stupidità dei segreti.

Non so perché quando ho terminato di leggere questo libro, con le lacrime agli occhi, ho pensato a quanto fosse simile a: "Il colore Viola" di Emily Walker.

No: non nella drammatica fisicità della crudeltà degli abusi narrati nel romanzo della Walker, ma nella crudeltà mentale che ha portato una famiglia a un'ottimale auto-distruzione e a odi che sono cresciuti e maturati per decenni.

In più, come nel romanzo della Walker i protagonisti si rincontreranno dopo molti anni e la struttura del romanzo è di tipo epistolare, sebbene in questo caso non ci siano carteggi significativi. Solo una lunga lettera che Rakhee scrive al ragazzo che l'ha chiesta in moglie.

Rakhee infatti all'inizio del libro riceve una lettera. Una lettera dal passato, da qualcuno che non ama granché ma che le chiede di aiutare una persona che un tempo le è stata cara.
Allora, la ragazza, sospirone, scrive una lettera lunghissima al futuro sposo spiegandogli perché deve andare  in India e cosa non gli ha ancora raccontato del suo passato.


Il ritratto dell'India fatto dall'autrice può esser riassunto così: terra mitica, magica, calda,ospitale, ombrosa, terribile, antica, dura.



Anna Maria Polidori 

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