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lunedì, ottobre 06, 2014

L'Ombra del Silenzio - Kate Morton

Ogni romanzo di Kate Morton è un'emozione intensa.
 Ogn suo libro lascia una profondità inusuale e una
devastante emozione. Squarci nell'animo che fanno fatica a riassorbirsi.


Kate mi fa questo effetto: non posso dormire finché
non saprò. Rispetto a Una lontana follia, il suo
precedente romanzo questo è stato meno stressante emotivamente, almeno
per quel che mi ha riguardato ma non meno intenso.

Non so ma con Kate succede sempre qualche cosa di strano: cominci ad
amore o odiare i suoi personaggi e se possibile a volerli prendere a
schiaffi o a dargliene di santa ragione a un certo punto della storia.
Lo pensi profondamente, con un ardore che non metti in nessun altro
romanzo e con nessun altro personaggio. Un odio reale perché la Morton
è capace di toccare le corde di ciascuno di noi, di farci rinascere
attraverso i suoi romanzi, di farci capire. Capire.

C'è enorme capacità catartica e possibilità di guarigione grazie alle
sue storie e ai suoi personaggi sebbene ci possa essere anche
perdizione, smarrimento, devastazione e morte. C'è soprattutto la
possibilità di osservare la nostra realtà con occhi del tutto diversi.
I romanzi di Kate sono potenti mai marginali, mai superficiali, mai
scritti tanto per scrivere. Sempre connessi a un passato remoto ma al tempo
 stesso terribilmente vicino,

Mi è successo così di odiare profondamente la giovane Dolly così come
nel suo precedente romanzo, Percy, uno degli animi più malati e
assurdi rappresentati in letteratura.


  Ne: L'Ombra del Silenzio non ci sono animi malati, non ci sono famiglie devatate perché
purtroppo sono successi fatti in passato che hanno creato lacerazioni
all'interno del nucleo familiare.

Il libro verte semmai su un concetto tipico ma al tempo stesso
distante per noi figli: il rapporto con i nostri genitori e
soprattutto con una domanda fondamentale che dovremmo porci spesso ma
che non ci poniamo quasi mai come figli.

Chi erano prima che noi nascessimo i nostri genitori?
E poi...
Che sogni avevano? Che aspettative coltivavano? Volevano essere quello
che sono oggi o qualche cosa di diverso? Hanno amato e sognato come
noi? Sono rimasti delusi dalla vita? I sogni infranti sono stati più
di quelli realizzati?

Per un figlio è impensabile che un genitore possa essere stato piccino
aver sofferto, giocato con gli amici, ricevuto strapazzate, una volta
adolescente essersi innamorato, aver commesso errori, fatto sesso,
essersi drogato, ubriacato.

No.

Questo perché la figura genitoriale assume e è bene che sia così,
contorni di autorità nella dolcezza dell'educazione. I genitori quando
nasciamo sono già adulti e pensarli giovanissimi, impossibile.

Ricordo ancora una mia compagna di classe alle superiori. Parlavamo,
eravamo diverse compagne, dell'affettività tra i genitori e lei ci
confidò che le sarebbe seccato sapere che i suoi genitori potessero
avere ancora rapporti sessuali.

Le chiesi il perché. Alla fine è una cosa normale. "Non so, sono
vecchi, mi sentirei in imbarazzo". Questa la distanza tra le
generazioni.

Ci sono fatti che un genitore decide di sottacere a tutti, perfino a
suo marito e a sua moglie perché ininfluenti se raccontati o meno.

La scelta che fa Dorothy, la mamma di Laurel, le due protagoniste della storia, è questa.

Seppellire eventi del passato che potrebbero tornare in superficie e
che preferisce non vengano a conoscenza. Sono storie di una ragazza
passata. La donna di adesso è diversa e quei fatti sono ininfluenti
per il corso che sta dando alla sua vita.

Ottima famiglia, Dorothy ha inculcato ai suoi figli una cosa
fondamentale: l'importanza dei ricordi. Ricordi che, a parte impressi
nella memoria, vuole che i piccini custodiscano ciascuno in un baule
personale. Ciscuno di loro ne ha uno che dovrà riempire di
"affettività reale" come la chiamo io. Lettere, cartoline, libri,
diari, fotografie, scrapbooks, oggetti amati, giocattoli,articoli di
giornale, giornali, riviste, mappe così che, una volta grandi possano
tornare con la memoria al tempo che fu, riassaporando le sensazioni
provate quando avevano vissuto quell'istante.

Dorothy spiegò che la guerra le aveva fatto perdere tutto e la stessa
cosa non doveva accadere a loro.

Famiglia vivace quella dei Nicolson. Quattro sorelle e un fratello
iper-intelligente cui potete chiedere tutto su pianeti, galassie, il
loro frigorifero tappezzato di magneti, articoli di giornale, foto per
ricordare l'istantanea di un momento, la vita felice che scorre.
Insomma: una famiglia non felice e serena ma molto, molto, molto di
più.

Lauren la più grande è un'affermatissima attrice cinematografica. Ha
vinto l'Oscar, ha 65 anni e è tornata a casa per staccare un pò la
spina dal lavoro. Sua madre Dorothy infatti sta morendo e ha bisogno
di assistenza. Ci sono tutte le sorelle con loro e poi arriverà anche
il fratello.

Laurel rammenta.

Un giorno del 1961 era una bella giornata di sole e lei era uscita,
andandosi a rintanare nella casina sull'albero. Aveva 16 anni e voleva
stare da sola. Non le andava di giocare con i fratelli più piccoli.
Com'è come non è, non volendo assistette a un omicidio. Sua madre
fuori di casa con un coltello per tagliare una torta, finì con il
conficcarlo nel cuore di un uomo. Senza troppi complimenti ma con
grande rapidità, precisione, sicurezza, lucidità e senza alcun
rimpianto o rimorso.

La scena allora sconvolse Laurel sebbene alla polizia raccontò la
scena. Quell'uomo era cattivo faceva del male al fratellino è stata
legittima difesa. Caso chiuso e archiviato. Non era proprio andata
così....La madre conosceva quel tizio. Però perché volerlo morto così?
Senza pensarci su due piedi?

Un giorno in ospedale mentre assiste la madre Laurel trova questa foto
in un album, di due ragazze. Una è sua madre, un'altra mai vista
prima, Vivien, un nome che però ricorda bene. Qualcosa scatta dentro
di lei: deve tentare di capire. Capire chi fosse stato l'uomo ucciso
da sua madre e perché.

Il viaggio che compirà non sarà semplice. Internet dove trova i primi
dati, interviste, ricerche, sino a giungere a una verità davvero
sconvolgente che però riassesterà in maniera molto positiva il mondo
rendendo giustizia a chi non c'è più.

Parallelamente come accade sempre con Kate Morton un altro racconto si
snoda accanto a questo. Quello della mamma di Laurel, Dorothy e di
Vivien durante la seconda guerra mondiale. Due ragazze con forti
aspirazioni. La prima, Dolly, povera e forse futura moglie di un
ragazzo, talentuoso fotografo, Jimmy, e poi Vivien la moglie di uno
scrittore.

Scattano meccanismi in entrambe queste due giovani donne che alla fine
non sarà più possibile governare.

Ho odiato la giovane Dolly con tutta me stessa lo ammetto come poi ho
amato la Dolly della serena e felice famiglia con grande gioia
scoprendo il perchè! solo alla fine...

Anna Maria Polidori

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