Il libro di Gérard de Cortanze, Savinien de Cyrano,

sieur de Bergerac edito da Albin Michel non è semplicemente un romanzo biografico, ma un affresco storico, politico, sociale, psicologico, economico del 1600.
L'autore,
come potrete constatare, offre qua e là i suoi pensieri, le sue
emozioni sulla sua creatura, sul periodo storico e questa interazione è
estremamente interessante.
Allora: Savinien, che noi tutti abbiamo conosciuto grazie a Rostand come Cyrano de Bergerac è un personaggio storico che ha lasciato una sua impronta indelebile.
Come ricordiamo dal lavoro di Edmond, il povero Cyrano si innamora di Rossana ma non potrebbe mai essere contraccambiato, accettato per il suo nasono grosso rispetto al delicato pretendente Cristiano,
bello, ma fatuo. La morale della storia ci dirà che è possibile amare
una bell'anima, indipendentemente dal corpo che la contiene. In
particolare se non conosciamo l'involucro ;-)
Ma chi era Savinien? Oh, decisamente un tipo fenomenale. Per certi versi somiglia a quegli uomini vissuti in Italia durante l'Umanesimo che avevano competenze su tutto lo scibile umano.
Nato
nel 1619 e morto nel 1655, Savinien è stato scrittore, poeta, fisico,
filosofo, matematico, scrittore teatrale, donnaiolo ma anche persona
tremendamente romantica.
Savinien è un francese purosangue: sanguigno, vive forti emozioni e grandi avventure.
Manco a scriverlo, è coltissimo, ed è questa la ragione per cui già da piccino si caccia nei guai.
Ha un carattere cocciuto, testardo, fiero e indipendente.
Fa
della libertà d'espressione una sua bandiera. Impossibile non caderne
incantati. È un po' come una creatura magica questo ragazzo spuntato dal
cilindro della periferia parigina.
Affamato di conoscenza e di
sapere Savinien, sin da ragazzino cerca spunti interessanti. Lo troviamo
a leggere i cosidetti libri proibiti di Campanella
e ad essere estromesso per questa ragione dai suoi insegnanti: poi sì,
anche per una sua speciale peculiarità: il ragazzino riesce ad intuire
appena vede una persona, l'animale che si cela dietro questa.
Un'eccentricità che andava punita per i prelati. Lo troviamo
appassionato di qualunque disciplina lo scibile possa contemplare.
E
ama. Ama incantato una bellissima ragazzina che incontra strada
facendo, quando si reca nel nuovo istituto. È sulla sua stessa carrozza:
mentre parlano comprende che con questa ragazza, una volta completati
gli studi, vorrà vivere per sempre.
Sì: decide che quella ragazzina, Angelica, così bella, eterea, un giorno sarà la sua donna.
Dopo
aver terminato l'istruzione Savinien fa ritorno a casa ed informa suo
padre di voler andare a Parigi. Il padre non è tanto d'accordo. Abel
pensa che Parigi sia grande, dispersiva, ma il ragazzo è determinato,
così lo lascia andare.
Savinien è sicuro di quel che fa. Lì, stringe amicizia con dei ragazzi con cui si vede sempre al Café de Levante.
Da principio gli fa impressione, perché per lui quelle persone sono
tanti animali in un ambiente che sì, potrebbe essere definito quasi come
un circo.
Savinien sperimenta presto attraverso un duello cosa
significhi uccidere qualcuno che conosce e rimanerne toccato. In quel
frangente incontra nuovamente Angelica, sebbene questa storia d'amore
non riesca e decollare perché la ragazzina poi deciderà di entrare in
convento e farsi suora. Lo strazio di Savinien è massimo. Non può capire
perché questa bella ragazza decida di andarsene via dal mondo. Lei gli
dice che pregherà per la sua anima, però per Savinien questo non è
affatto fonte di consolazione ma di ulteriore disperazione. Ci saranno
momenti in cui il ragazzo non saprà più dove andare a sbattere la testa,
ricercando quella ragazza, andando davanti a quel convento dove lei è
«prigioniera» sebbene la sua sia stata una scelta voluta, restandoci per
giorni e poi andando via, sconsolato. E non può non macerarsi pensando a
quel che sarebbe potuta essere la sua vita, se avesse avuto accanto
Angelica, che rimarrà per lui sogno, patimento, turbamente, estasi ed
elezione. Tutte le altre, tantissime, tanto che alla fine si ammalerà di
sifilide, non significheranno granché.
Con i suoi amici discute
di politica: anche a quel tempo la popolazione versava in condizioni
pietose, in particolar modo a Parigi. La maggior parte dei cittadini non
poteva permettersi niente da mangiare, vivendo in una grande indigenza.
La voglia di uccidere Richelieu era tanta. Alla fine morrà per morte naturale ma chi verrà dopo, Mazzarino, il cosidetto «Italiano», sarà ancor più odiato dal popolo francese.
Mazzarino ha infatti spianato la strada dell'Assolutismo all'ancor piccino Luigi XIV.
Parigi è in fermento, Savinien comincia a scrivere le cosidette «Mazzarinate»
contro la politica di Mazzarino e di chi gli sta intorno. Per questo
lavoro lo pagano. Il ragazzo, che è un abile poeta infuocato, si lancia
con tanto di nome e di cognome all'avventura. Quando il vento della
polemica passerà, e ci sarà molta più accondiscendenza nei riguardi del
Re e dello stesso Mazzarino, Savinien e i promotori delle Mazzarinate,
sentiranno di non essere più al sicuro in quel di Parigi. Allora,
Savinien, che è quello che ha espresso maggior vis polemica, con parole
forti e firmate, decide, su suggerimento di chi gli vuol bene, di
tornare a casa.
Un viaggio che, se all'inizio è rilassante,
tutte le volte che torna a casa Savinien ritrova la sua realtà, la sua
campagna, gli odori di casa, questa volta deve precipitosamente
ritornare a Parigi.
Dernier Monde,
rappresenta una delle essenze di Savinien. Il ragazzo è stato un
precursore della fantascienza, anche. Se pensate che a quel tempo la
gente cominciava a pensare a come poter andare sulla Luna e ne parlavano
organizzando incontri proprio a tema... Chissà se quelle persone
avrebbero mai immaginato che alla fine ce l'avremmo fatta? Per Savinien
la Luna, che aveva raggiunto attraverso un mezzo era popolata da persone
particolari. Lo scambiano per uno struzzo, così rimane poco però il Demone di Socrate gli dirà che sulla Luna i versi delle poesie servono per pagare l'oste.
La
lettura di questo romanzo è non solo avvincente ma piena, perché De
Cortanze traccia una fotografia inclusiva del '600, ricca di
contraddizioni, malumori, fronde, e... fermento. Il fermento, ha sempre
caratterizzato la Francia e i suoi cittadini verso le ingiustizie della
classe dirigente: il fermento che, molto più tardi, salito alle stelle,
avrebbe portato alla Rivoluzione Francese.
Un aspetto, questo, mai sopito e uno dei tratti più distintivi dello spirito francese.
Mi
auguro che Savinien venga riscoperto e rivalutato dopo questo libro e
che venga visto sotto una luce diversa. Era un sognatore ribelle: una
persona che ha ricercato durante la vita il sogno: il sogno di viaggi
immaginari, di una donna rimasta impalpabile e scolpita nel cuore e
nella memoria, della possibilità di cambiamento, del desiderio di
giustizia, di dire la propria, di essere libero.
Non è stato un lungo passaggio terreno quello di Savinien, sulla Terra, ma ha vissuto la vita con intensità frenetica. .
Spero che questo libro venga tradotto in italiano, perché ho idea che avrebbe un discreto successo.
Il personaggio di Rostand, infatti, è tanto amato anche da noi.
Il
linguaggio utilizzato da Gérard è molto ""carnale", schietto, brutale.
Anche questo aiuta il lettore a calarsi nel periodo e nel personaggio di
Savinien.
Segnalo che il libro ha di recente vinto il Prix du Guesclin 2025
Ringrazio
la Albin Michel e l'autore che, gentilissimo mi ha omaggiato del libro
con tanto di dedica! Merci, monsieur De Cortanze.
Anna Maria Polidori