sabato, novembre 21, 2015

Il mondo arrivato a Umbertide

Umbertide, città leader dell'accoglienza promuove la pace e il dialogo tra tutte le etnìe della città e del...mondo!





Sono sessantadue. 62 etnìe vivono a Umbertide. Nessun'altra città umbra può vantare un numero così elevato di cittadini "stranieri".  L'incontro "Pace a Km 0. 1+1+1+1+...= La nostra forza. Colori, sapori ed emozioni delle 62 nazionalità presenti ad Umbertide" organizzato presso il centro culturale di San Francesco a partire dalle 17:30 di sabato 21 novembre è stato fortemente voluto dal Coordinamento per la Pace Umbertide – Montone – Lisciano Niccone, con il Coordinamento Enti Locali per la pace, "Tavola della Pace" e le scuole dei comuni interessati all'iniziativa.


Colpisce nel profondo un incontro voluto nell'immediato 13 novembre. La strage terroristica di Parigi ha lasciato il segno nei cuori delle persone così come fu quella dell'11 settembre 2001 a New York. Il mondo non fu più stato lo stesso dopo quella orribile devastazione.

L'Occidente capì qualcosa: che sarebbe stato sempre in pericolo e gli Stati Uniti per primi raccomandarono, cosa che sta avvenendo anche ora in Francia, alle persone di continuare a vivere la loro vita. Solo: sono trascorsi 14 anni da quell'appello lanciato all'allora intero mondo Occidentale dagli Stati Uniti.

Al tempo dell'attentato terroristico alle Torri Gemelle c'era a guidare il commando un gruppo di kamikaze di Al Qaeda struttura terroristica capeggiata da Osama bin Laden. Osama bin Laden super-ricercato in tutto il mondo sarebbe stato ucciso nel 2011.

Ora a prendere le redini del terrore il califfato islamico ISIS.

L'incontro di Umbertide ha avvicinato ancora di più una ciacolante, diversificata ma senz'altro unita e colorata comunità Umbertidese.


Sì. Come è stato detto anche durante l'incontro da uno dei relatori: "Una volta parlavamo con il nostro vicino di casa e era di Umbertide. Adesso il mondo è arrivato a Umbertide".

Ma chi sceglie Umbertide? E perché? Le realtà e le persone più diversificate. Un signore spagnolo ne è più che certo: "Sono stato scelto da Umbertide. Non sono io che ho scelto Umbertide".


Ok, ne vogliamo parlare? C'è un elite che sceglie la città. Parliamo di gente dello spettacolo, di scrittori e creativi o di chi ha fatto i soldi e ora vuol godersi in un angolo pacifico come è Umbertide gli anni della pensione.


Spesso c'è chi sceglie Umbertide per ragioni di lavoro.

Maria dall'Ucraina ricorda quando lasciò il suo Paese. E fu, naturalmente una scelta sofferta. "Che malinconia. Avevo le mie amiche, il nostro gruppo teatrale, la mia famiglia.Mi sono lasciata tutto alle spalle. Poi, sono arrivata qui e ho pensato: non conosco nessuno, non parlo la lingua. Che succederà? Come andrà? Invece sono stata accolta come una figlia dalla famiglia cui ero entrata a lavorare come badante e ora sono felice. I colori della città sono splendidi, i sapori...La pasta asciutta!!! Il sugo. Mi piace abitare a Umbertide."

Una signora finlandese è invece in Italia dal 1986. Certo: qui starà più al caldo signora. "No: unico neo negativo. Nonostante le basse temperature della Finlandia, le nostre case sono in legno e molto più calde. Qui appena arriva -3 bubboli dal freddo perché le case sono in pietra. A parte questo una città meravigliosa".


Parlare di integrazione con il mondo musulmano indispensabile perché la comunità musulmana è massiccia nella cittadina umbra.

Ho intervistato così due ragazze per sapere che cosa ne pensassero degli ultimi accadimenti di Parigi.

Hajar, 17 anni, frequenta il liceo linguistico. Ci tiene a precisare che "Quanto successo a Parigi non ha niente a che vedere con la nostra religione. La mia religione -così come tutte le altre - condanna l'omicidio.
Vede: essendo musulmana questi per me sono giorni particolari. A scuola sono spesso chiamata in causa per via della mia religione e di quanto successo a Parigi". Hajar spiega che "I musulmani nel mondo intero sono un miliardo e 700 milioni. Se tutti fossero terroristi succederebbe un pandemonio.. Sarebbe la fine".
Lei condanna gli attentati? "Certo. Il terrorismo è terribile. Non dobbiamo uccidere innocenti. Condanno quanto fatto con tutta me stessa. Solo: ogni giorno fatti sanguinosi così succedono da ogni altra parte del mondo, in Siria, Palestina, Libano però nessuno piange per la gente morta in quelle terre come è stato fatto per Parigi. Ogni giorno muoiono uccisi dai kamikaze tante persone in tutto il mondo". Per Hajar c'è una spiegazione logica a quanto fatto dagli attentatori: "Certo: l'Occidente aveva inviato missili in Siria. La Francia è stata la risposta dei terroristi". Hajar pensa che ci sia "Poco dialogo tra Oriente e Occidente".

Tra la comunità musulmana una certezza c'è: "Vi preghiamo: non chiamateli terroristi islamici. Quei mostri non fanno parte dell'Islam!"

Hind è una ragazza ventenne. Porta il velo, ha uno sguardo pieno di pace e frequenta la facoltà di giurisprudenza. Nonostate sia nata in Italia conserva tradizioni antiche e cominciamo da quelle.

Non le pare che vivendo in Italia ormai potrebbe pensare di togliere il velo? Non la vivrebbe come una liberazione?

"Metto il velo perché sono sottomessa a Dio".

Mi scusi ma non crede che essere sottomessi a una persona oppure a un'entità sia alquanto scomodo?
Non dovrebbe essere fatta una legge che imponga di togliere il velo? Lei come reagirebbe?

"Sono contraria a togliere il velo. L'Islam non è, vede, solo una religione, ma uno stile di vita. In realtà non faccio parte dell'Islam moderato. Non c'è un Islam moderato e uno progressista. L'Islam è l'Islam. E vede: abbiamo il libero arbitrio. Possiamo o non possiamo mettere il velo".

Parliamo di Parigi....

"Un crimine che va condannato. Sono dei delinquenti che usano la religione per uccidere. Potrà pure trovare accanto ai comodini dei terroristi il Corano ma quella non è la nostra gente".



Giuseppina Gianfranceschi ha poi preso la parola e aperto la sessione di lavoro. "Questo il nostro dev'essere uno sforzo culturale importante. La convivenza tra di noi darà seguito a un mondo migliore".
Ha poi ribadito Giuseppina Gianfranceschi come Umbertide sia una città della pace.

"Finora pensavamo che dovevamo accogliere. Ora pensiamo che sia arrivata l'ora del non-offendere. Dobbiamo ripartire da noi stessi per essere credibili. Le nostre differenze di usi e costumi non devono essere motivo di divisione".


Anche noi Occidentali abbiamo accolto tradizioni straniere. La Gianfranceschi ricorda accadde dopo la seconda guerra mondiale.

Gli Americani lasciarono con la cioccolata, e altre cose "Anche Babbo Natale, Halloween - una festa di più recente celebrazione - l'albero di Natale. Sono feste che abbiamo voluto, che ci sono piaciute e che abbiamo accolto a braccia aperte. Abbiamo la possibilità di scegliere e non di rinunciare. Solo con il dialogo eviteremo altri scontri".

Depreca l'utilizzo di armi in mano ai bambini, Giuseppina, così come un no forte all'intolleranza e al non-capire. "I diritti sono uguali per tutti".

Annamaria Boldrini dell'Istituto Superiore Leonardo Da Vinci sottolinea che nella loro scuola 180 ragazzi non sono italiani.

Flavio Lotti: "Siamo qui stasera per ri-conoscerci" attacca. "Ricordiamo i valori fondanti della rivoluzione francese: Liberté, Egalité, Fraternité. Mentre la prima parola è inflazionata e durante questi decenni molto  è stato fatto in termini di libertà, le parole uguaglianza e fraternità scomparse dal nostro "dizionario emotivo". Ma la chiave per uscire dalla situazione orribile in cui siamo entrati sta lì".

Che cosa distrugge il mondo? Il signor Lotti pensa siano i soldi.

"I soldi con il tempo sono diventati la cosa più importante. Così, in un clima di costante competizione siamo diventati sordi".

Umbertide prima e ora.

"Una volta i nostri abitanti conoscevano solo i vicini di casa. Umbri come loro. Del posto come loro. Ora Umbertide è il mondo. Nel futuro chi vincerà sarà chi sarà capace di interagire con il resto del mondo, chi sarà in grado di parlare con un mondo culturalmente più ampio".

Ma quante sono le etnìe presenti a Umbertide?

Irlandesi, inglesi, americani, canadesi, Scozzesi, arabi dal Mali, dal Marocco, dall'Angola, e poi greci, Lituani, finlandesi, tedeschi, austriaci, australiani. Pensate uno Stato e probabilmente a Umbertide ci sarà un abitante.

Susan una delle testimonial del filmato televisivo curato da Valentina Santucci proviene da Detroit, Michigan, Stati Uniti e racconta la sua storia personale.

"I miei provenivano dal Cadore, in Veneto. Nel 1960 feci con mio marito il primo viaggio in Italia. Successivamente abbiamo pensato di acquistare una casa, ma era impensabile prenderla in Cadore. Troppo freddo. Così, grazie a un'amica comune che aveva comperato qui, abbiamo scoperto Umbertide. Un posto perfetto. La campagna, il Tevere, il centro storico. Ci avete spalancato le braccia. Grazie".

Samira è araba e viveva a Casablanca, Marocco.
"La mia è la prima generazione a Umbertide. Qui sono nate le mie due figlie. Lo considero un luogo tranquilllo e di pace. Faccio parte del Centro Culturale Islamico della città e faccio fatica a trovare le parole giuste per quanto hanno fatto i terroristi. Questi avvenimenti non hanno niente a che fare con l'Islam. La nostra religione parla di pace, misericordia e perdono. Islam deriva da Salem che vuol dire Pace". Eppure Samira tra le righe dice qualche cosa di molto importante: "Il problema è molto serio e complesso. Se non saremo integrati avremo problemi seri. Dovremmo tornare alle nostre identità, ai nostri valori, anche se la nostra nazionalità è diversa".

Graziano invece è un esempio di integrazione di un abitante di Umbertide fuori regione. Vive e lavora a Trento e torna in città per trovare i suoi parenti. Racconta che spera tutti possano avere una famiglia variegata e disseminata in tutta Italia come è successo a lui. E che le differenze che ancora attanagliano non solo l'Oriente e l'Occidente ma anche il Nord e il Sud Italia prima o poi vengano a scemare.

Un signore spagnolo invece afferma: "Dobbiamo essere più spirituali. La religione è stata creata dagli uomini. Siamo tutti uguali".


Dialogo aperto, il consesso poi si è spostato nell'area buffet dove è stato possibile assaggiare pietenze provenienti da Marocco, Albania, Austria, Stati Uniti, Finlandia, Ucraina, Germania e così via dialogando e stringendo nuove amicizie in un clima di festosa allegria.



Anna Maria Polidori



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