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Thursday, January 08, 2026

The Children's book of Irish Folktales by Kevin Danaher

 It's a story that must be told this one. 
Weeks ago removing some books from bookshelves I rediscovered Favourite Poems we Learned in School by Thomas F. Walsh. I started to read some of them.
It was an used book this one and the person who had firstly bought it, did it at An Café Liteartha in Ireland. 

The publishing house is the Mercier Press. I visited their website a day I had some spare time, discovering a good bunch of books I would have wanted to read. I so contacted the publicist and they sent me some of them. What I love of Ireland, a country never visited, but constantly loved by me, are in particular their legends, their traditions, lost in the night of the times.

The first book I read has been: The Children's book of Irish Folktales


by Kevin Danaher. I read it in a few hours. Wonderfully well illustrated, these 14 folktales represent stories shared by friends, relatives and neighbors of Danaher, during the nights, they sat close to the fireplace for spending time together: in that occasions they loved to share fantastic stories or stories with a strong touch of truth.

So, we will meet histories of punishment like the one of the lady with a pig headed child, or story of a girl in grade to change her destiny still built only in the mind, true, but maybe possible if she wouldn't have too pride: the story of the wise men of Muing an Chait is hylarious and with a wonderful happy-end. There is the folktale of Séan, who becomes the mayor of a town, removing himself from a miserable existence without having done it ...directly: the one of a tailor and the hare woman will let us understand that every person we meet leave inside us something (in his case, outside, eeek): then there is the story of another tailor this time busy in the killing of three giants. A folktale I found particular suggestive was the one of the Griffin.

It's a wonderful pleasant reading this one because you will discover the simplicity with which you'll enter in a dimension of fantasy and story-telling where you would want to remain as more as possible.

Anna Maria Polidori 

Wednesday, January 07, 2026

Savinien de Cyrano, sieur de Bergerac di Gérard de Cortanze

 

Il libro di Gérard de Cortanze, Savinien de Cyrano,


sieur de Bergerac edito da Albin Michel non è semplicemente un romanzo biografico, ma un affresco storico, politico, sociale, psicologico, economico del 1600.
L'autore, come potrete constatare, offre qua e là i suoi pensieri, le sue emozioni sulla sua creatura, sul periodo storico e questa interazione è estremamente interessante.

Allora:  Savinien, che noi tutti abbiamo conosciuto grazie a Rostand come Cyrano de Bergerac è un personaggio storico che ha lasciato una sua impronta indelebile.

Come ricordiamo dal lavoro di Edmond, il povero Cyrano si innamora di Rossana ma non potrebbe mai essere contraccambiato, accettato per il suo nasono grosso rispetto al delicato pretendente Cristiano, bello, ma fatuo. La morale della storia ci dirà che è possibile amare una bell'anima, indipendentemente dal corpo che la contiene. In particolare se non conosciamo l'involucro ;-) 

Ma chi era Savinien? Oh, decisamente un tipo fenomenale. Per certi versi somiglia a quegli uomini vissuti in Italia durante l'Umanesimo che avevano competenze su tutto lo scibile umano. 

Nato nel 1619 e morto nel 1655, Savinien è stato scrittore, poeta, fisico, filosofo, matematico, scrittore teatrale, donnaiolo ma anche persona tremendamente romantica.
Savinien è un francese purosangue: sanguigno, vive forti emozioni e grandi avventure. 
Manco a scriverlo, è coltissimo, ed è questa la ragione per cui già da piccino si caccia nei guai. 
Ha un carattere cocciuto, testardo, fiero e indipendente. 
Fa della libertà d'espressione una sua bandiera. Impossibile non caderne incantati. È un po' come una creatura magica questo ragazzo spuntato dal cilindro della periferia parigina.
 
Affamato di conoscenza e di sapere Savinien, sin da ragazzino cerca spunti interessanti. Lo troviamo a leggere i cosidetti libri proibiti di Campanella e ad essere estromesso per questa ragione dai suoi insegnanti: poi sì, anche per una sua speciale peculiarità: il ragazzino riesce ad intuire appena vede una persona, l'animale che si cela dietro questa. Un'eccentricità che andava punita per i prelati. Lo troviamo appassionato di qualunque disciplina lo scibile possa contemplare. 

E ama. Ama incantato una bellissima ragazzina che incontra strada facendo, quando si reca nel nuovo istituto. È sulla sua stessa carrozza: mentre parlano comprende che con questa ragazza, una volta completati gli studi, vorrà vivere per sempre.
Sì: decide che quella ragazzina, Angelica, così bella, eterea, un giorno sarà la sua donna. 

Dopo aver terminato l'istruzione Savinien fa ritorno a casa ed informa suo padre di voler andare a Parigi. Il padre non è tanto d'accordo. Abel pensa che Parigi sia grande, dispersiva, ma il ragazzo è determinato, così lo lascia andare. 

Savinien è sicuro di quel che fa. Lì, stringe amicizia con dei ragazzi con cui si vede sempre al Café de Levante. Da principio gli fa impressione, perché per lui quelle persone sono tanti animali in un ambiente che sì, potrebbe essere definito quasi come un circo. 
Savinien sperimenta presto attraverso un duello cosa significhi uccidere qualcuno che conosce e rimanerne toccato. In quel frangente incontra nuovamente Angelica, sebbene questa storia d'amore non riesca e decollare perché la ragazzina poi deciderà di entrare in convento e farsi suora. Lo strazio di Savinien è massimo. Non può capire perché questa bella ragazza decida di andarsene via dal mondo. Lei gli dice che pregherà per la sua anima, però per Savinien questo non è affatto fonte di consolazione ma di ulteriore disperazione. Ci saranno momenti in cui il ragazzo non saprà più dove andare a sbattere la testa, ricercando quella ragazza, andando davanti a quel convento dove lei è «prigioniera» sebbene la sua sia stata una scelta voluta, restandoci per giorni e poi andando via, sconsolato. E non può non macerarsi pensando a quel che sarebbe potuta essere la sua vita, se avesse avuto accanto Angelica, che rimarrà per lui sogno, patimento, turbamente, estasi ed elezione. Tutte le altre, tantissime, tanto che alla fine si ammalerà di sifilide, non significheranno granché.

Con i suoi amici discute di politica: anche a quel tempo la popolazione versava in condizioni pietose, in particolar modo a Parigi. La maggior parte dei cittadini non poteva permettersi niente da mangiare, vivendo in una grande indigenza. La voglia di uccidere Richelieu era tanta. Alla fine morrà per morte naturale ma chi verrà dopo, Mazzarino, il cosidetto «Italiano»,  sarà ancor più odiato dal popolo francese.
Mazzarino ha infatti spianato la strada dell'Assolutismo all'ancor piccino Luigi XIV.

Parigi è in fermento, Savinien comincia a scrivere le cosidette «Mazzarinate» contro la politica di Mazzarino e di chi gli sta intorno. Per questo lavoro lo pagano. Il ragazzo, che è un abile poeta infuocato, si lancia con tanto di nome e di cognome all'avventura. Quando il vento della polemica passerà, e ci sarà molta più accondiscendenza nei riguardi del Re e dello stesso Mazzarino, Savinien e i promotori delle Mazzarinate, sentiranno di non essere più al sicuro in quel di Parigi. Allora, Savinien, che è quello che ha espresso maggior vis polemica, con parole forti e firmate, decide, su suggerimento di chi gli vuol bene, di tornare a casa. 

Un viaggio che, se all'inizio è rilassante, tutte le volte che torna a casa Savinien ritrova la sua realtà, la sua campagna, gli odori di casa, questa volta deve precipitosamente ritornare a Parigi.

Dernier Monde, rappresenta una delle essenze di Savinien. Il ragazzo è stato un precursore della fantascienza, anche. Se pensate che a quel tempo la gente cominciava a pensare a come poter andare sulla Luna e ne parlavano organizzando incontri proprio a tema... Chissà se quelle persone avrebbero mai immaginato che alla fine ce l'avremmo fatta? Per Savinien la Luna, che aveva raggiunto attraverso un mezzo era popolata da persone particolari. Lo scambiano per uno struzzo, così rimane poco però il Demone di Socrate gli dirà che sulla Luna i versi delle poesie servono per pagare l'oste.

La lettura di questo romanzo è non solo avvincente ma piena, perché De Cortanze traccia una fotografia inclusiva del '600, ricca di contraddizioni, malumori, fronde, e... fermento. Il fermento, ha sempre caratterizzato la Francia e i suoi cittadini verso le ingiustizie  della classe dirigente: il fermento che, molto più tardi, salito alle stelle, avrebbe portato alla Rivoluzione Francese.
Un aspetto, questo, mai sopito e uno dei tratti più distintivi dello spirito francese.

Mi auguro che Savinien venga riscoperto e rivalutato dopo questo libro e che venga visto sotto una luce diversa. Era un sognatore ribelle: una persona che ha ricercato durante la vita il sogno: il sogno di viaggi immaginari, di una donna rimasta impalpabile e scolpita nel cuore e nella memoria, della possibilità di cambiamento, del desiderio di giustizia, di dire la propria, di essere libero.

Non è stato un lungo passaggio terreno quello di Savinien, sulla Terra, ma ha vissuto la vita con intensità frenetica. .  

Spero che questo libro venga tradotto in italiano, perché ho idea che avrebbe un discreto successo.
Il personaggio di Rostand, infatti, è tanto amato anche da noi.

Il linguaggio utilizzato da Gérard è molto ""carnale", schietto, brutale. Anche questo aiuta il lettore a calarsi nel periodo e nel personaggio di Savinien. 

 Segnalo che il libro ha di recente vinto il Prix du Guesclin 2025

Ringrazio la Albin Michel e l'autore che, gentilissimo mi ha omaggiato del libro con tanto di dedica! Merci, monsieur De Cortanze.
Anna Maria Polidori


 




Friday, December 19, 2025

Cuori di Leone di Nino Haratischwili

 Un libro per bambini meraviglioso e terribile quello di Nino Haratischwili, Cuori di Leone

La storia è illustrata da Julia B.Nowikowa, tradotta con il contributo del Goethe Institut da Francesca Varotto, e pubblicata da Marsilio. In realtà questo lavoro è una piece teatrale, che ha ottenuto nel 2021 il KinderstuckePreis a Mulheim, in Germania. 
 

Un'avventura. questa del leone con un occhio storto che spazia un po' per tutto il mondo.

Non aspettatevi però che i vostri figlioli leggano la classica favola disconnessa dalla realtà: direi anzi che assistiamo ad un'immersione nelle problematiche più attuali e dolorose: sarà necessario fornire molte informazioni.

A cosa penso ad esempio? Alla nascita del leone in Bangladesh. È Anand ad averlo creato così, con un occhio storto.   Anand è un piccolo lavoratore: deve anche fare velocemente sennò perde il posto e sarebbero problemi.
Imballa il leone, con la promessa che si sarebbero rivisti.

Intanto il leone finisce in un lussuoso appartamento in Germania. Emma è una bambina determinata: la maestra ha detto loro di liberarsi di tutte le cose superflue e lei ha deciso, così, di buttare tutto, cameretta, libri, vestiti, giocattoli. Tanto, ormai non ha più niente in cui sperare. I suoi genitori si sono infatti separati. Perché tenere oggetti quando non possiamo più avere la felicità e la serenità di una volta? Butterà anche il leone con l'occhio storto. Lui chi è per rimanere? 

Il leone dall'occhio storto così raggiunge il Senegal. Zula lotta contro i suoi coetanei che la chiamano strega e non vogliono giocare con lei. 
Kiano l'aiuterà: suo padre commercia in esseri umani, le spiega. La bambina regalerà il suo leone con l'occhio storto a questo ragazzino che è stato così bravo da restituirle amici con cui giocare utilizzando un trucchetto e lasciandola in loco. 

In Mali ritroviamo Kiano alle prese con Amari che ha deciso di fare la traversata per raggiungere l'Europa. Il sogno di Kiano, intanto, è quello di diventare un fotografo. 

Amari e Vanya, parlano seduti in una spiaggia spagnola. I loro sogni, il desiderio di ricongiungimento. È la parte più astratta del libro: i bambini diventeranno un po' tutto, e sogneranno così tanto da azzerare lo spazio e il tempo.

A Parigi, Alex, un giovane fotografo realizza un servizio ad una ragazzina, Louise: grande talento pianistico, la piccina però vive ingabbiata dalla madre. Ne esce fuori un dialogo incredibile, un sovvertimento di ruoli. Il leone finisce nelle mani di Alex, donatogli da Louise.

In India due gemelli stanno crescendo con utero in affitto.

Commovente il dialogo tra i due, nell'ultimo capitolo ritroviamo Anand e...il leone ricongiunti. Con una sorpresa che non voglio svelarvi.

Come sempre Nino è eccezionalmente toccante e fotografa con delicatezza gli umori, i sogni, la disperazione e la crudezza della realtà che alcuni bimbi vivono. L'affresco che ci viene restituito, in fondo è simile un po' ovunque: tutti i protagonisti vanno alla ricerca di qualcosa o di qualcuno: nessuno è soddisfatto e se nei Paesi più lontani, la povertà e la marginalità la fanno da padrona, è pur vero che non va bene manco ai figlioli degli europei. Crisi familiari, fama, controllo, costringono questi bambini a vivere una vita fittizia e per niente gradevole. 
 

Un libro direi "adulto" per i bambini ma anche per adulti desiderosi di una riflessione immersa nell'attualità più stringente.

Un ottimo regalo di Natale! 

Anna Maria Polidori 


 

Monday, December 08, 2025

Rallentare o Morire di Timothée Parrique

 Il libro di Timothée Parrique Rallentare o Morire


non è solo bello. È una meraviglia. Pubblicato da Marsilio, è uno dei  lavori più lucidi e veritieri dell'economia attuale che abbia letto di recente.

Timothée scrive, con parole certamente diverse, quello che un vicino di casa 94enne, Ezio ci dice ogni volta che viene a farci visita. Sarà stata l'aria di Parigi, dove ha vissuto pure lui quando faceva il muratore? Non ho idea. So solo che anche lui pensa che un mondo così non abbia senso e  non ci siano più vere relazioni sociali, perché il sistema è basato solo sui soldi.

Mi voglio anche scusare, perché a volte mi capita di richiedere libri e poi non recensirli per mesi. Ho avuto problemi familiari che hanno interrotto e rallentato gli hobbies tremendamente.

Ok: cominciamo dal PIL che viene sempre nominato ogni secondo.

Per Timothée non sarà possibile, poiché insana e controproducente una crescita del PIL all'infinito.

Quando questo valore venne istituito, ci fu una ragione: gli Stati Uniti dovevano rimettersi dalla grave crisi economica; però, dopo, perseguire un PIL sempre in crescita, senza rallentamenti economici e senza respiro, non ha avuto e non ha alcun senso, perché viviamo in un pianeta che ha risorse finite e che non può durare, tirato così parossisticamente all'infinito.
Inoltre assistiamo ad un detrimento terribile di ogni attività professionale e, soprattutto, alla perdita di tempo libero, veri rapporti affettivi, da parte delle persone e delle comunità in genere.

Questo sistema qui va bene solo per una piccolissima parte di gente ricca, che ormai si è arricchita ancora di più. I maggiori flussi di denaro sono infatti incanalati verso di loro e alle persone comuni, del ceto medio o a quelle che sfiorano la soglia della povertà, resta ben poco. 

Eppure ci sono tante voci che non fanno parte del PIL - perché dentro al PIL ci vanno solo i prodotti e la merce che viene monetizzata - che invece hanno un valore immenso.

Se non ci fosse stato chi ha aiutato Timothèe Parrique durante le lunghe sessioni di lavoro per scrivere questo libro, che so? cucinandogli, stirandogli i panni, garantendogli un'ottima qualità di sonno, pace e tranquillità, sbrigandogli delle incombenze, pensate davvero che questo autore avrebbe potuto scrivere questo libro, che poi genera PIL perché è in vendita?
No. 

Quante  attività assolutamente indispensabili non generano PIL ma sono di un'importanza rilevante? Prendiamo ad esempio l'accudimento dei nipoti da parte dei nonni, per favorire una coppia giovane, che così può contribuire al PIL del Paese. Se non ci fossero loro, tutto sarebbe diverso, non credete?

Parrique prende ad esempio una panettiera: la panettiera per lavorare bene, sfornare baguettes gustose dove riposare bene, vivere serena, avere una vita appagante, sennò il suo pane non sarà affatto buono. 

Il sistema economico su cui poggia al momento la nostra vita scarta a priori tutto quello che non è possibile monetizzare, facendo apparire banali tutte quelle attività non reumnerative ma che però se non ci fossero farebbero saltare il sistema in cui viviamo.

L'albero che produce kaki o mele non potrà entrare nel PIL, ma al tempo stesso, regalare mele e kaki, condividendoli con i vicini di casa costituisce una gentilezza da parte di chi dona ed una gioia per chi riceve.

La mercificazione di questo momento storico ed economico permette che tutto e tutti vengano pagati. Pago il vicino di casa, pago il biglietto di un concerto, pago al supermercato. Pago e così che cosa accade? Viene meno il rapporto personale, quel sottile scambio di favori che un tempo esisteva e che non poteva essere immediatamente quantificato. Pagare diventa quindi un sostituto, scrive Parrique di ringraziare e dover restituire. 
Il cinismo della società porta all'inaridimento della socialità, tanto che Parrique scrive: "Ostinare a far crescere l'economia oltre una certa soglia significa estendere la logica commerciale a sfere sociali estranee a questa logica".
Inoltre: "L'espansione deve rimanere proporzionale all'infrastruttura che la sostiene. Una crescita eccessiva del mercato agirà come forma di dissoluzione sociale". 

In Francia, se guadagnate meno di 3770 euro e spicci, sappiate che fate parte dell'89% della popolazione.

Come ovvio, quindi, tanta gente non ha possibilità enormi. Quali ricette applicare per cambiare le cose? No alla carità, scrive Parrique, ma cambiare fortemente questo sistema che vuole solo pochi ricchi ed una massa di poveri, sì.

Come fare?
Beh, prima di tuitto non è vero che un PIL in crescita dà diminuizione della povertà. Anzi. Di contro cresce sempre di più. 

Parrique pensa che sia possibile un modello sostenibile diverso dove non debba necessariamente esserci crescita: basta riallocare la ricchezza già presente.
Un'altra soluzione consiste nel togliere una parte di mercificazione all'economia. E pensare che la crescita del PIl faccia fuori la povertà vuol dire, scrive l'autore come voler cambiare direzione ad un auto aggiungendo benzina ad un serbatoio già pieno. La ricchezza in Francia è in sovrabbondanza, solo va nuovamenter redistribuita. 
Inoltre, poter tornare a valorizzare la vera agricoltura, con il lavoro vero, porterebbe grande giovamento in un Paese dove si fa molto intensivo per favorire commercio economico. 

Timothée si scaglia poi contro quelle professioni che considera assurde, come i raider, che per pochi spicci sono costretti a fare consegne a domicilio e ogni volta a rischiare la vita.

Le soluzioni che propono Parrique strizzano l'occhio tanto alla sfera sociale, che psicologica ed emotiva delle persone.
D'altro canto non è possibile non tornare indietro.
perché scrive Timothée: "La natura impone limiti che sarebbe irragionevole non rispettare e la nostra libertà di produrre e consumare deve essere d'ora in poi subordinata a questo obbligo ecologico".

Guarda al futuro remoto, questo autore pensando che anzi! chi verrà dopo di noi ci deriderà per aver basato tutto quanto gira attorno al mercato e all'economia, su di un unico indicatore economico: il PIL.


Questa crescita ci sta sfinendo, e distrugge la natura. È necessario invece garantire tanto il nostro benessere che querllo del Pianeta. Non è possibile fare diversamente.
Parrique invoca una pedagogia dei miracoli. D'altra parte Mark Twain scriveva: "Non sapevano che era possibile, così lo hanno fatto".
Ci sono già modelli di vita alternativa.
"Una società più gradevole, più serena, fatta di scelte 
consapevoli".

Mi piace anche come chiude il libro: "Mi fermo Qui. È l'ora del riposino". 

Anna Maria Polidori 

Tuesday, November 04, 2025

Il Secolo Fragile di Robert Kaplan

 

Ogni libro di Kaplan è un tour de force. Tanti sono gli argomenti che ha enumerato in questo libro di manco duecento pagine pubblicato da Marsilio: Il Secolo Fragile




Partiamo da un presupposto: se i moti per la libertà del 1848 avessero avuto successo, non ci sarebbe stata la prima guerra mondiale e manco Hitler. Vi pare poco?

La storia in effetti è una serie di concatenazioni logiche, dopotutto, che ci fanno essere dove siamo al momento. 
Che tipo di mondo è il nostro? Claustrofobico, contratto. Non ce ne rendiamo conto ma siamo imprigionati da testate missilistiche in tutto il mondo. In più, questo, è un secolo fragile, iperconnesso ma non per questo migliore dei tempi passati, anzi! Quandos coppia un conflitto ha un potere deflagrante molto maggiore che non in passato. Kaplan ipotizza addirittura che se scoppiasse una guerra in Asia, probabilmente le ripercussioni d'ogni ordine e grade sarebbero vissute a livello planetario con un forte shock.

Qual'è il maggior problema con cui il mondo dovrà confrontarsi anche nel XXI secolo? La Russia senz'altro. Quello che è infatti successo nel 1917 ha fatto sprofondare un Paese in un isolazionismo che è perdurato per più di 80 anni. Il crollo del comunismo in realtà non ha risolto tutti i problemi, anzi! ed ha creato un clima per cui ci ritroviamo una guerra in casa si può dire.


Come sarà poi, la Russia del domani? Kaplan non vede democrazia nemmeno quando Putin, non ci sarà più. Intanto dovrà restare al potere finché campa. Forse, anzi, ipotizza Kaplan, potrebbe esserci una maggior instabilità dopo la sua morte. 
Il paragone che fa è con la Cina, che, viceversa a poco a poco sta sottraendo forza alla Russia. È lei il vero gigante con cui la Russia dovrà confrontarsi. 
In Cina c'è una successione molto snella, cosa che viene a mancare in Russia, dove possono esserci vuoti di potere che sarebbe meglio evitare, visto il peso che questo Paese ha nel mondo.

In realtà una volta crollato l'ordine creato dopo la seconda guerra mondiale,  non è stato possibile ricostruirne un altro così solido da poter permettere di mantenere un mondo stabile e sereno. La globalizzazione, semmai, ha portato ulteriore caos.

La NATO è arrivata a possedere tanti Paesi dell'ex sfera comunista. Questo non aiuterà l'Europa per come l'abbiamo all'inizio pensata e voluta, e forse scrive Kaplan, in un futuro non molto lontano potremmo ritrovarci con Ucraina e Paesi dell'area balcanica sempre sull'attenti e timorosi di attacchi russi, così come i Paesi del Nord Europa.
Non è un mondo che appare troppo rassicurante, vero?

I greci, scrive Kaplan detestavano la parola caos. Sapevano che ciclicamente il caos sarebbe tornato ma dovevano scansarlo il più possibile. Sapevano che la calma, la disciplina, la solidità erano le sole armi per fronteggiare situazioni estreme. 

Scivoliamo nel secolo scorso.
Repubblica di Weimar: da un punto di vista artistico tanto ha dato. Quando l'esperimento fallì, il Paese cadde nel caos e venne affidato a Hitler che ne divenne cancelliere nel 1933.Dopo appena pochi mesi, ogni traccia di democrazia era scomparsa. 

Il mondo, adesso, sta vivendo una nuova Weimar. Crollate quasi tutte le monarchie, che erano una grande rassicurazione perché rappresentavano la stabilità, il mondo, in particolare dopo la seconda guerra mondiale, e in America, dopo la morte di Kennedy non è più tornato quello di una volta. Negli USA in particolare la fiducia che c'era per la politica è andata via via scemando sino ad arrivare ai giorni nostri, a persone che decidono di giustiziare sconosciuti, fare stragi. Viviamo in una situazione abbastanza anarchica, afferma Kaplan senza mezzi termini. Il liberalismo ha portato tante libertà, ma questa è solo una pallida impressione perché in realtà, le prigioni e il soffocamento che ha creato questa società è a multi-livello.  Se pretendiamo di creare il mondo perfetto per le persone, dandogli una serie di norme da seguire,  tante ed oppressive, non dovrebbe poi essere così difficile capire che i cittadini possano alla fine sclerare e di fatto, passare alle maniere brute. 
Purtroppo i social media non aiutano, ma anzi! peggiorano di molto la situazione fomentando odi, costruendo personaggi capaci di attrarre masse ignare che cominciano poi a seguirli con conseguente lavaggio del cervello. Cosa che, scrive Kaplan, capita anche a persone erudite. La cosa coinvolge tutti. Grazie agli algoritmi le società di social media sanno quel che piace agli utenti così da incollarli agli schermi.


Una società appiattita la nostra e il mondo iper-connesso ci permette di essere sempre «sul pezzo». A tal proposito, appare più che chiaro che non corra buon sangue tra Kaplan e quelli del New York Times. Questo infatti, è il quotidiano più letto nel mondo, ma anche quello in grado di influenzare da una parte o dall'altra, molteplici menti.

Kaplan punta il dito sull'omologazione di pensiero che è trasversale ed attraversa anche la nostra profesisone con ripercussioni sulla qualità degli articoli prodotti laddove sia richiesta omologazione di pensiero.

Tra un secolo o due potremmo arrivare ad essere 11 miliardi sulla Terra. L'Africa vedrà una crescita tremenda durante questo secolo. Però, sebbene questo possa confortare, c'è da rimarcare che la maggior parte di queste persone nasceranno in luoghi estremamente poveri.

Le città la faranno ancora da leoni e sarà soprattutto in questi grandi agglomerati urbani, dove si svilupperanno pensieri più o meno pericolosi o sensati. L'impatto delle società più rurali resta minore eccezion fatta per il lavoro svolto da Solzenicyn che, rintanatosi in un luogo speduto del Vermont, produsse i libri che conosciamo oggi. 


Come vede il futuro Kaplan? Non ottimisticamente Pensa che l'Occidente si spegnerà, il pensiero occidentale possa spegnersi.


L'intelligenza artificiale resta un grande problema. Il nostro è un secolo di sfide: rimarcare che siamo uomini pensanti, e che tali vogliamo restare, dovrebbe essere una priorità per tutti. Certamente altro caos potrebbe derivare dall'utilizzo di computer, robot e tecnologie informatiche. Questo potrebbe mettere in subbuglio il lavoro di tanti, scatenando agitazioni. 


Moltissimi citazioni e storie di autori e pensatori che hanno fatto e stanno facendo la storia con le loro visionarie aspettative sul mondo e le previsioni, ahimè, tante volte azzeccate. 
Da leggere assolutamente! Meraviglioso! Di ampissimo respiro. 

Anna Maria Polidori 





Saturday, October 18, 2025

Reykjavik di Ragnar Jonasson e Katrin Jakobsdottir tradotto da Irene Gandolfi

 Un libro dal fascino ipnotico, ammaliante: stupendo. Un cold case di sicuro interesse questo creato da Ragnar Jonasson e Katrin Jakobsdottir, dal titolo: Reykjavik,

edito da Marsilio.

Mi sono sempre interessata alle scomparse e ai cold case.

Così, quando ho visto tra le proposte di Marsilio questo giallo, l'ho subito richiesto e devo dire che mi è piaciuto moltissimo. Cattura il lettore, e lo fa con intelligenza. I dialoghi sono ben bilanciati con la narrazione degli eventi, con le descrizioni paesaggistiche o dei personaggi.

È un libro concepito durante la pandemia, scrivono gli autori. Stessa età, uno di questi, la signora Jakobsdottir è stata primo ministro islandese dal 2017 al 2024: Ragnar invece è uno scrittore di gialli e traduttore di Agatha Christie in Islanda. 

Siamo nel 1956, quando una ragazza di 15 anni Lara, che ha deciso di fare un'esperienza di lavoro presso una buona famiglia che ha acquistato una bella casa a Videy, un'isola a una manciata di minuti dalla capitale, scompare nel nulla. I genitori si dicono disperati e pensano che ci sia sotto qualcosa: la loro figlia è solare, allegra, non se ne andrebbe così. Responsabile e matura, non sarebbero da lei questi colpi di testa.


Responsabile delle indagini è Kristjan un poliziotto che si reca sull'isola, interroga i due coniugi, Ottar, il marito e Olof, la moglie, senza ricavarne nulla, e non solo: viene pesantemente redarguito da un superiore perché ha disturbato quelle personcine così carine. 
Kristjan è all'inizio della sua carriera, decide di allentare la morsa. La ragazza probabilmente sarà scappata via e tornerà a casa. Meglio non avere rogne.
Ma non è così.
Passano tre decenni e il caso di Lara resta ancora un mistero. Sarà fuggita? Sarà stata rapita e poi uccisa? 
Mah! 
Mentre Kristjan comincia a sentire il peso dell'indagine condotta male, un giovane giornalista, Valur, nel 1986, anno dello storico incontro tra Reagan e Gorbaciov nella piccola capitale islandese e dei duecento anni dalla fondazione della capitale, riprende in mano il caso. Lo fa con grande professionalità cercando ovunque nuove testimonianze e, per la prima volta, ricevendo un'imbeccata non da poco. 
È certo che finalmente possa svelare che fine abbia fatto la ragazza. Ne è entusiasta. Questo caso lo prende molto. 

A metà libro succede qualcosa di fragoroso, che rompe l'equilibrio cui ci avevano abituato gli autori, rendendoci lettori spiazzatie posso ammetterlo? Risentiti!

Ci riprendiamo. Dobbiamo farlo. Finalmente la giustizia trionferà, sebbene il prezzo pagato sarà stato altissimo. 

Possiamo solo scrivere per non spoilerare troppo  che, possono germogliare nuove prospettive anche grazie a dolori profondissimi ed acuti: questi possono far conoscere ancor meglio la direzione che prenderà la vita.


Un'altra tematica affrontata riguarda i segreti mantenuti per decenni, capaci di cambiare per sempre le esistenze delle persone.

Un  giallo da leggere anche per capire come fosse l'Islanda prima della fine del Comunismo, di fatto un ordine mondiale che avrebbe lasciato il passo alla globalizzazione.

Anna Maria Polidori






Wednesday, October 15, 2025

Duo di Colette a cura di Paolo Vettori

 Marsilio ha di recente pubblicato un libro su Colette: Duo


a cura di Paolo Vettore con un'introduzione di Mariolina Bertini e con testo a fronte. 

È forse il lavoro più duro di questa autrice multiforme. 
Nata in Borgogna alla fine del 1800, trapiantatasi a Parigi, Colette è stata di certo la prima influencer del mondo. È stata commerciante e sponsor di profumi e prodotti di bellezza, attrice, scrittrice, grande il suo amore per l'amata mamma Sido e il suo luogo d'infanzia, cui dedicherà bellissime pagine, giornalista di riviste femminili di prim'ordine. 
Ha vissuto una tumultuosa avventura terrena con molteplici relazioni sentimentali. A 39 anni comincia a  perdere l'uso delle gambe. 
Da un appartamento di Palais-Royal, scriverà pagine vibranti sulla quotidianità che lei percepirà ed osserverà dalla sua finestra. Già immobilizzata, diventa uno dei membri de l'Académie Goncourt, leggendo avidamente tutti i romanzi che le vengono proposti. 
Persona intelligente, sofisticata, è stata l'unica letterata ad avere ricevuto funerali di Stato sebbene la chiesa si sia defilata a causa dei suoi comportamenti poco consoni.

In questo lavoro, Duo, Colette parla di tradimento. Un marito assente per lavoro, la moglie incontra il suo socio. I due parlano, hanno tanto in comune, scatta l'infedeltà. Infedeltà che non viene recepita per nulla bene dal marito Michel, quando scopre la tresca, ormai passata e dimenticata, compiuta da Alice. 
Michel scopre tutto grazie ad una cartelletta viola dove Alice ha conservato una lettera dell'amante.
Michel comincia a perdere l'appetito, ad essere freddo e scostante con questa donna che idolatrava. 
Ad Alice quanto fatto con il socio del marito non appare una cosa così tremenda ed invalicabile e vuole rimettere in sesto, il prima possibile, aiutata dalla domestica Maria, il marito, con piatti succulenti. 
Purtroppo però, il romanzo non si chiude bene per niente perché Michel non  riesce a superare il tradimento della moglie, decidendo, infine di gettarsi nel fiume sito accanto alla loro dimora, ingrossato dalla lunga ed estenuante pioggia. C'è da dire che i due si erano rifugiati per stare tranquilli in campagna, in un amato luogo di svago e vacanze.

Lettura veloce, il romanzo fa pensare a quella profondità di sentimenti che spesse volte acceca e non riesce a far vedere obiettivamente la realtà.

Da questo romanzo è stata poi ricavata una piece teatrale.

Buona lettura! 

E grazie Marsilio per il libro!

Anna Maria Polidori