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Saturday, March 14, 2026

Little Rabbit wants the Moon by Lauren Kukla illustrations by Katie Markkula

 It's a bedtime story thicute, new childrens book by Jolly Fish Press, Little Rabbit wants the Moon


by Lauren Kukla illustrations by Katie Markkula. 

The plot is simple but tender: lady rabbit has had a bunch of bunnies. They're tender, nice and it's night. They are all sleeping, after a busy day: apart one of them. 

This bunny wants to chat with her mother and he confesses her that he would want to reach the Moon. Oh, it is so beauty, so distant. But...How can he make it?
He starts, so, to tell to her mother that maybe he cannot does that because he doesn't have this characteristic, that other characteristic and so on: so, making comparisons (they're always nasty!) with the other animals of the forests and their abilities that according to him, he doesn't seem to have.
His mother smiles, replying point to point to the observations of her little bunny. 
Little bunny at the end will fall asleep, maybe dreaming that he can reach the moon, but mainly, sleeping well having being reassured by his mom that he was born for being someone in grade to become a kind, nice rabbit. 

Maybe he won't never go to the Moon, but after all isn't it better? There, he wouldn't find any fresh grass, or carrots, just a desertic land. He doesn't know that!

This children books focuses on the characteristics of every kid, telling them to stop to be too auto-critical with themselves. Every kid is plenty of talents; no reasons for nasty comparisons!
If a kid is discouraged, it's just necessary using proper words, as done by lady rabbit for reputting things in order.

Dreams are important and lady Rabbit doesn't want to discourage the bunny, just she wants to let him understand that he can reach all his goals also if not too tall, too strong etc.

Enchanting childrens book!

Highly recommended.

Wednesday, March 04, 2026

Frères Les Enfants de la Foret di Olivier Casas

Mi ha attratto da subito, appena ricevuta la newesletter della Flammarion questo libro: Frères Les Enfants de la Foret di Olivier Casas,


perché mi ha subito fatto pensare ad una storia che stiamo vivendo in Italia: quella della famiglia del bosco. Alternativa, sicuramente un tantino eccentrica, ma felicissima. 
Quando ho iniziato la lettura di Frères mi sono resa subito conto che qui lo scenario era ben diverso. Michel e Patrice, infatti vengono abbandonati, siamo alla fine della seconda guerra mondiale dalla madre al termine di una colonia. Una madre che non li ama per niente e li considera d'intralcio.
Ha concepito il primo con un uomo che amava ma con cui poi è finita: il secondo non aveva alcuna importanza. 
Due figli che le vietano di esprimersi al suo meglio, quando parte per l'Argentina dice al personale di mentire e va via senza di loro. 
La madre della ragazza pensando che i figli stessero con lei non si cruccia di sapere altro. Per anni, la faccenda resta così.
I bambini restano con delle persone, ma uno di loro si impicca. 
Patrice è spaventatissimo. Lo tira giù, ma è già morto così finisce per fagli pure più danni. Scappa via e con lui Michel, verso un bosco vicino. Sono entrambi terrorizzati.
Patrice pensa di aver ucciso quell'uomo. Mica vuol andare in galera. Decidono di nascondersi nel bosco. Intanto, visto il casino successo quando viene scoperto il corpo dell'impiccato, nessuno pensa più di registrare la scomparsa dei due fratelli di quattro e cinque anni.
Michel e Patrice intanto mangiano quel che trovano, bacche, vipere, creano nascondigli e giacigli.
Capiscono che accanto a loro c'è una base americana e così quando possono vanno fuori dal bosco e rubacchiano qualcosa. Un giorno perfino delle stecche di cioccolato. Passano dentro il bosco la bellezza di 7 anni. I loro unici contatti, quelli con una ragazza della base americana, da molto lontano. I ragazzini poi torneranno a casa, ma mai dimenticheranno un'esperienza così bella. Casas la definisce libertà assoluta, ed un gran privilegio aver potuto vivere così, ad uno stato naturale, dove ogni giorno c'era da combattere, ma non esistevano costrizioni.

Il libro è però a due livelli: quando si apre, troviamo i protagonisti già molto grandi, sposati, con famiglie. Patrice non ha avuto figli, mentre Michel sì, anche se la moglie comincia a essere stanca. Comprende, lo capisce anche quella di Patrice, che questi due nascondono parte del loro passato: che cosa possa essere nessuno lo sa. I due fratelli hanno tenuto questa storia solo per loro.
Un giorno, mentre sta lavorando nel suo laboratorio, Michel viene avvertito che Patrice è scappato via. Pianta la famiglia terrorizzato. Sa che Patrice ha idee suicide. Le ha sempre avute dopo quest'esperienza: forse, perché non è diventato padre o perché, più semplicemente ha assistito ad un suicidio da piccino e la morte, questo tipo di morte l'ha choccato.
Michel vola in Canada e scova Patrice. Un signore gestore di un bar gli ha affittato la sua cabina in un angolo sperduto dell'immensa foresta canadese. «Beh è un tipo che non ha paura di niente suo fratello».
Michel sorride e chiede di poterci arrivare. Viene accompagnato e rimane lì con Patrice: «Senta ma è un po' troppo estremo vivere adesso qui» gli fa Vic.
«Oh sa: noi abbiamo fatto campeggio da piccini».
«Sì, è la stessa cosa che mi ha detto pure suo fratello» risponde sorridendo Vic.
I due si ritrovano ma Michel è preoccupato. Il fratello ha un fucile, delle cartucce. Chissà che gli ronza per la testa.
Tornano dopo diverso tempo e tante grane per entrambi, a casa però Patrice non ce la farà sebbene sia una persona realizzata.

È un libro che, se da una parte ci parla della libertà che l'ambiente ci regala, dall'altra è molto triste perché uno dei due fratelli ha tanto di insoluto all'interno del suo animo e non riesce a venirne a capo.

Una lettura che vi piacerà, vi farà riflettere anche sul senso della famiglia. Questi bambini erano stati abbandonati proprio dalla madre che li avrebbe dovuti amare ed accudire.

La storia è vera.

Anna Maria Polidori 


Monday, March 02, 2026

La scomparsa di Josef Mengele di Olivier Guez

 La scomparsa di Josef Mengele di Olivier Guez


pubblicato da Beat-Neri Pozza, traccia la storia di questo spietato assassino una volta terminata la guerra. 


Mengele è passato alla storia per essere stato colui che «accoglieva» gli ebrei che arrivavano ad Auschwitz con i treni decretandone la fine se il suo dito indice indicava la sinistra, i lavori forzati e la possibilità di farcela, quando il dito si muoveva a destra. 
I malcapitati non potevano immaginare queste dinamiche, ma nemmeno quanto questo medico facesse su di loro. 
Mi ha choccato la storia del babbo gobbo e del figlio zoppo scesi dal treno. Mengele ha fatto in modo che mangiassero; poi sono stati subito uccisi, dopodiché i corpi sono stati bolliti perché a lui servivano le ossa. Passavano di là dei profughi polacchi che s'erano avventati su quella carne, non sapendo da dove provenisse. Credete, è stato un orrore solo leggere questo. Non ci ho dormito la notte.

Prima che mi addentri nei vari passaggi dell'esistenza di questo individuo, c'è da specificare qualcosa d'altro. 

Noi siamo nati dopo la seconda guerra mondiale e come dico sempre, non ci rendiamo conto di    quel che dev'essere stato il processo che ha portato alla guerra ed al tempo stesso il disegno di eliminazione di ebrei, rom, persone malate, gay etc: appare più che chiaro che le persone parte dell'ingranaggio di Hitler fossero di una spietatezza e di una crudeltà difficilmente riscontrabile nei comuni individui. 

In quest'uomo non c'è traccia di rimorso, non c'è mai traccia di pentimento: c'è sì un odio, una convinzione, un qualche cosa di viscerale che nulla, niente e nessuno è mai riuscito a scalfire. Qualcosa che, almeno per i nostri tempi non è comprensibile. Ed è, per questo, ancor più agghiacciante,

Salpa da Genova, Helmut Gregor, figlio di un facoltoso industriale, dopo la guerra passando attraverso diverse tappe preliminari sino a raggiungere l'Argentina il 22 giugno 1949.
Era sposato, prima Helmut ed aveva un figlio, Rolf. La moglie e il figlio non hanno voluto seguirlo e la signora Gregor, che altri non era che la signora Mengele, si sarebbe poi rifatta una vita.

Informato da queste notizie grazie al fidato Sedlmeier, un amico di famiglia che lo aiuterà quasi fino alla fine, il nostro uomo rosica parecchio.

L'Argentina del dopo guerra grazie alla dittatura di Peron aveva spalancato le porte ai nazisti con piacere: . C'erano italiani, perfino il figlio di Mussolini, tedeschi, e gente di tante altre nazionalità europee professanti la stessa fede. Avevano molta forza. Tanti di loro pubblicavano giornali, portavano avanti le idee del Fuhrer con viva passione. 
Peron aveva anche l'idea di sviluppare la bomba atomica, sebbene quello rimarrà un miraggio. Certa gente, gli rubò soldi facendogli credere questo mondo e quell'altro.

Mengele da principio non se la passa proprio bene perché un contatto che doveva manifestarsi non si fa vivo e anche prima ha dovuto fare lavori e mestieri a lui lontani: in Baviera, subito dopo la guerra ha potato alberi, sarchiato la terra, pulito la scuderia. A Buenos Aires comincia con il lavorare montando assi di legno, assemblando travi. Certo, ha paura: e se venisse riconosciuto da qualcuno? 
Sedlmeier si fa vivo con lettere e notizie: va tutto bene. L'industria di macchine agricole Mengele va alla grande. Mengele riesce ad uscire fuori un po'. 
Acquista il giornale nazista di punta, e una sera va perfino su una barca a vela di nostalgici di Hitler, tra cui c'è Gerad Malbrane il contatto che avrebbe dovuto cercare. Era fuori, in viaggio. La vita migliora sensibilmente. 
Muore anche il fratello di Mengele, Karl. Più tardi lui sposerà la moglie, sua cognata Martha, così da avere una solida compagnia femminile al suo fianco e il nipote. La famiglia Mengele è pronta a esportare le macchine agricole anche nei Paesi sudamericani: non solo in Argentina, ma anche in Paraguay.

Sono anni belli, questi, nei quali Mengele vive bene e con agitatezza. Poi, una volta caduto Peron, la situazione del Paese conosce una diversa instabilità e  mezzo mondo, poi, era alla ricerca del criminale.
Mengele è di nuovo costretto a fuggire, prima rifugiandosi in Paraguay, ma sicuramente è il Brasile che volens o nolens, segna il suo destino. 

Mengele rimane choccato dalla cattura di Eichmann e dal processo svoltosi nel 1961. Lacondanna a morte di Eichmann è eseguita nel 1962 e il corpo verrà bruciato. 
Ci sarà un processo, a cui parteciperà Hannah Arendt. Famoso sarà il libro che ci ricaverà: La Banalità del Male




Anche per Mengele viene di nuovo spiccato un mandato d'arresto internazionale.
Acque confuse, ci sono talpe che lo aiutano, riesce sempre a scamparla.

Peter Hochbichler raggiunge una piccola fattoria vicino San Paolo. La famiglia, gli Stammer, sono gente umile. La moglie Gitta rimprovera al marito la vita miserabile che le sta facendo condurre. I suoi sogni, e quello che gli aveva proposto lui, era ben più di quello che ha ricevuto. Gitta non ci mette tanto a capire che chi ha di fronte è il pericoloso e ricercato crimninale nazista. Ne diviene amante. Lui non può dirle di no, sennò spiffera tutto.

Seguiranno una serie di ricatti, soldi ingenti per tenere chiusa la bocca: l'acquisto di fattorie sempre più belle, ricche e grandi e quando Mengele verrà scaricato in una sorta di topaia, un bungalow povero, (capirete il marito mica era cornuto e contento, si è vendicato!) la famiglia Stammer andrà a vivere in una gran villona.

Eh, beh...

Col tempo le protezioni che Mengele aveva, cominciano a venire meno. Dopo che una ragazza che le faceva le pulizie e che lui amava se ne va, c'è un pesante declino. Era già stato male.

Il figlio Rolf, dopo una corrispondenza serrata col padre, di malavoglia andrà a trovarlo in Brasile per capire chi ha di fronte. 
"Babbo, è vero quello che ho letto? Hai fatto quelle cose?"
Il padre non conferma, ma Rolf prende le sue decisioni: se ne va prima del tempo, si sposa, gli nasce un figlio, ma non farà sapere niente a questo padre così ingombrante.  Prenderò il nome della moglie per lasciarsi indietro un peso troppo ingombrante.

Un giorno, invitato dal alcuni amici, "zio Pedro" muore in mare colpito da un ictus il 7 febbraio del 1979.
Viene seppellito a Embu come: "Wolfgang Gerhard". La notizia trapela a poco a poco. Infatti nel 1985, ricomincia la caccia a Mengele. Stavolta le pressioni sulla famiglia sono molteplici: possono nons sapere dove si trovi il loro congiunto? 

Il figlio Rolf tituba: all'inizio vorrebbe dare tutto il materiale in suo possesso, lettere, foto, ecc ad un giornale a pagamente e destinare tutti i soldi ricavati alla causa degli ebrei: alla fine si decide a donare tutto a titolo gratuito. Emerge la storia così come la sua morte. 

Solo nel 1992 attraverso il test del DNA si saprà che quelle ossa tirate fuori da quel cimitero anni prima erano del medico nazista. 
Nessuno dei parenti ha mai richiesto lo scheletro per una tumulazione in Germania, così alla fine le ossa sono restate ad un reparto di medicina legale in Brasile. 
Il padre gobbo e il figlio zoppo hanno trovato pace. Mi piace pensarla così.

Intanto, via via che la portata dello scandalo Mengele venne fuori, con il consistente aiuto economico e le protezioni fornitegli dalla famiglia, la ditta di macchine agricole Mengele dopo pochi anni è stata costretta a chiudere i battenti. 
Ironia della sorte, è rimasta in vita per proteggere la loro pecora nera. Una volta assolto il compito non ha più avuto ragione d'esistere.

Quell'uomo con una reputatione così orribile ha trascinato nel fango anche il resto della sua famiglia, complice di averlo aiutato per tutto questo tempo: e questo, no, non poteva essere perdonato.

È un libro che si legge velocemente, questo, scritto bene, fluido, intrigante, ricco di aneddoti e storie.

Da leggere!

Anna Maria Polidori