lunedì, febbraio 01, 2016

The Letter Exchange

Un progetto ambizioso nel Massachusetts: far tornare a scrivere le persone. Con carta e penna


La corrispondenza è ormai storia passata. O no?

Un tempo un valore aggiunto a quello che era un normale scambio di pensieri con un'altra persona.

Cancellata dall'utilizzo di pc e soprattutto smartphones, applicazioni quali whatsup Viber o Skype hanno sostituito la parola scritta e nessuno nel giro di 20 anni di rivoluzione digitale sa, se giovanissimo in particolare, cosa sia la carta da lettere o magari a che cosa possa servire un francobollo.

Eppure un tempo gli amici di penna che tutti noi abbiamo avuto grazie ai nostri insegnanti di lingua a scuola erano una parte importante dell'apprendimento di una lingua.

La lettera è sinonimo di attesa e la corrispondenza una volta serviva proprio per approfondire la cultura di un Paese diverso vista attraverso gli occhi del corrispondente che viveva a tantissimi chilometri di distanza da te.

Non sono così sicura che l'utilizzo di internet sia in grado con il tutto e subito di regalarci le stesse emozioni, essendo un'esperienza volatile.

Scrivere è importante anche per rimettere in moto aree del cervello che, viceversa rimarrebbero "spente".

Utilizzare la mano, forzare il cervello a "pensare" in modo più lento, alcuni abili esercizi per tornare a una sana normalità.

Dobbiamo infatti chiederci se l'utilizzo delle tecnologie non tolga pace in molti casi a dispetto di una quotidianità in passato scandita da ritmi che per noi umani dovrebbero essere più lenti.

Mentre pensavo questo una sera sono capitata per caso su un sito internet: The Letter Exchange.

È stato creato da un gruppo di amici di Cambridge, (sì la città natale di Matt Damon tra le altre cose) in Massachussets.

I ragazzi chiedevano che venisse scritta loro una lettera che poi sarebbe finita su un libro di futura pubblicazione.

"Metteremo in questo libro tutte le lettere e le storie che le persone che ancora amano corrispondere vorranno condividere con noi grazie al valore della corrispondenza".

I ragazzi spiegano che in Massachusetts c'è una ricca storia anche in termini di corrispondenza, sebbene l'avvento delle nuove tecnologie abbia ridotto la corrispondenza scritta a una pratica ormai spenta.

"Internet ha catturato la maggior parte della nostra attenzione. Twitter, Instagram ma anche i blogs ci permettono un'istantanea connessione tra  persone vicine e lontane".

I ragazzi pensano che però questo sistema di comunicazione non sia il più personale esistente al mondo
sebbene più pratico.

Ovvio: se devo contattare velocemente una persona per un'urgenza, accendo il pc e invio un'e-mail.
In caso contrario perché non scrivere una lettera?
Che cosa ci blocca, insomma?
La letargìa dopo una lunga sessione passata qui davanti?

I ragazzi di The Letter Exchange pensano che i pensieri scritti siano "Più forti e personali".

Il progetto è nato lo scorso marzo 2015 e questo per una necessità quasi: dare voce a quanti ancora amano scrivere lettere e spedire materiale per posta.

"Ne abbiamo parlato in giro, abbiamo fatto conoscere il nostro pensiero e grazie all'aiuto di altri appassionati della parola scritta, il nostro messaggio e il nostro progetto ha cominciato a circolare e a diffondersi".

I ragazzi grazie al loro sito internet e al passaparola ora hanno ricevuto decine di lettere. "Singapore, Italia, Regno Unito, Olanda Stati Uniti. California, Florida, alcuni Stati entusiasti".

Ma che cosa è stato ricevuto? Sì, perché con il tempo la gente non sa più che cosa voglia dire corrispondere.
Non interfacciandosi più con un altro individuo, l'idea appare curiosa.

"Abbiamo ricevuto di tutto. Citazioni, disegni lettere dedicate a parenti deceduti.Il messaggio più toccante forse è stato questo: Semplicemente sapendo che qualcuno leggerà questa lettera per me è qualcosa".

I ragazzi hanno notato che "Tutti i partecipanti cercano di stabilire una connessione, qualcuno che alla fine leggerà le loro parole scritte. Per loro sapere che i loro pensieri personali, scritti stavolta e non affidati all'etere saranno letti è tanto. Amiamo pensare che questo sia un processo terapeutico per tutte le parti coinvolte. Per noi che riceviamo le lettere e per loro che le inviano".

Che cosa significa però per The Letter Exchange scrivere una lettera?

"Illustrare una narrazione intimista che attraverserà e vincerà la prova del tempo che scorre. Quando infatti ti metti seduto a scrivere una lettera entri psicologicamente e fisicamente in un viaggio unico. Trasponi i tuoi pensieri, le tue idee, le tue speranze o paure in un foglio di carta e facendo questo lasci le tue impronte in una forma speciale: quella della parola scritta. Stai cominciando a condividere i tuoi pensieri che debbono ancora essere introdotti didatticamente, con l'Universo. Quando sigilli e spedisci una lettera chi la leggerà potrà dirti che hai sbagliato a compiere una certa scelta, potrà aiutarti a cambiare pensiero. Una lettera infatti è la forma più personale di comunicazione secondo la nostra opinione".

I ragazzi trovano suggestivo un altro particolare: "Lasci al tuo lettore un foglio di carta sigillato, spedito con il tuo marchio, la tua impronta: la tua firma".

C'è una vocazione che muove questo gruppo di ragazzi: "Il nostro proposito è semplice: vogliamo invogliare le persone a scrivere messaggi personalizzati. Il nostro desiderio all'inizio del progetto era quello di mettere in vetrina un lato più personalizzato della nostra comunicazione quotidiana. E eravamo ispirati dall'idea di far rivivere quella che ormai per molti è un arte perduta: la comunicazione scritta".

Eppure quanta ricchezza c'è nella corrispondenza.

"Sì, perché vede, ammettono i giovani, noi viviamo al giorno d'oggi di gratificazioni istantanee. Vogliamo dire: l'individuo dietro a un tweet o a un post di Facebook è quasi
perso. Il processo creative come pure la tua identità diventa confusa, assolutamente poco chiara utilizzando questi strumenti. C'è confusione. In più vuoi mettere? Potresti crearti una personalità o un'identità del tutto differente senza accenni alla tua versa essenza o persona".

La differenza principale tra internet e una lettera è la serietà.

"Quando ti metti seduto e scrivi una lettera l'anonimato va via. Sei responsabile per le parole scritte, anche se sono pura finzione o se tu stia scrivendo loro sotto flusso di coscienza. È tutto più personale".

I ragazzi condividono con noi un pensiero.

"Il ruolo della corrispondenza è andato perso. D'altro canto il ruolo del ricevente è andato perso assieme a quello del mittente. Pensiamo infatti che come sia un'esperienza personale e un viaggio personale scrivere una lettera così lo sia riceverne una".

I ragazzi si sono informati e hanno fatto una scoperta:

"Quando apri la cassetta delle lettere e ci trovi una lettera in mezzo a tutte le fatture da pagare, le bollette, i messaggi pubblicitari, una statistica ha rilevato che il 10-15% delle persone si sente meglio se la busta è scritta a mano. Anche se si tratta di una normale comunicazione. Questo significa qualcosa. Più di qualche cosa. Risuona nella nostra mente forte e chiaro un messaggio. Questo significa che noi ci connettiamo visivamente con la parola scritta".

I ragazzi sperano.

"Ci piacerebbe sperare che la corrispondenza scritta non sia una cosa del passato. Mi piacerebbe pensare che nelle
comunità che il nostro progetto ha toccato il pensiero scritto esista ancora. Un mantra che ci piacerebbe venisse adottato: piantiamola con la glorificazione del "Busy" dell'occupato, dell'impegnato. Noi glorifichiamo sempre i nostri giorni pieni di impegno. È giusto ma...Ricordiamoci che non solo la lettera scritta sta entrando in crisi ma la lettura di un libro, andare a giocare. Siamo entrati in un epoca in cui siamo catturati per trenta secondi da un'immagine illusoria e da brevi trilli di telefonino".

I ragazzi amano Boston.

"Di recente in città c'è stato un revival di negozi che vendono materiale per la corrispondenza. Questi negozi
potrebbero essere trendy. Sono diamanti potenziali ma che per ovvie ragioni legate alle moderne tecnologie non possono rilucere appieno e non possono risplendere come dovrebbero".

Che cosa vendono questi negozi?

"Cartoline, penne, carta da lettere, notebook, e tanto altro ancora e tutto in stock.
Sono i nostri santuari dopo il lavoro. Abbiamo centinaia di cartoline nei nostri appartamenti per ogni occasione o solo per spedire un pensiero quando lo vogliamo".

Avete ricevuto tante lettere per il vostro progetto?

"All'inizio 2-3 lettere per mese. La frequenza è aumentata dallo scorso settembre. Abbiamo mantenuto un comportamento paziente. Sapevamo che all'inizio la nostra cassetta delle lettere non sarebbe stata inondata da lettere. Il processo creativo prende il suo tempo. Il nostro progetto andava conosciuto".

La gente non sa che cosa scrivere.

"La domanda che ancora consideriamo più rilevante è stata: che cosa dovrei scrivere? Abbiamo detto alle persone che non aveva importanza quello che avessero scritto ma che aveva importanza che comunicassero quello che gli passava per la testa in quel momento. Scrivere una lettera non dev'essere vissuto, perché non lo è, come un compito difficile".

I ragazzi spiegano che non ci sono stati siti che li hanno ispirati o situazioni che li abbiamo coinvolti. Solo forse la loro attenzione per la mail art una nuova forma di comunicazione artistica che recentemente ha preso parecchio piede li ha fatti riflettere.

"Sì: abbiamo pensato che scrivere lettere e riceverne fosse bello. I nostri amici ci dicono che noi siamo rimasti tra i pochi a scrivere lettere. Abbiamo pensato più in profondità ai sentimenti di tutte le persone che amano scrivere e siamo giunti a capire che ci sono molte altre storie là fuori che non hanno sbocco. Tutto questo ci ha ispirato e ha fatto sì che un insieme di complesse combinazioni di sentimenti e amore per la scrittura potesse poi generare The Letter Exchange".

Sapete come viene utilizzata la corrispondenza al momento in Massachusetts? La gente scrive?

"Non ne abbiamo idea. Possiamo parlare solo per noi e per le persone che ci circondano. Pensiamo però che la maggior parte delle persone ormai usi il mezzo scritto solo
per spedire cartoline durante le feste. In passato i nostri parenti corrispondevano con amici e altra gente che è rimasta a vivere in Europa. Era meno difficile tenere una corrisponedenza regolare quando il servizio postale più semplice da utilizzare. Era anche più difficile rintracciare le persone tramite la normale corrispondenza, quello sì. Vogliamo dire...
Ora internet ci permette di trovare la gente, i nostri parenti in pochi click. Andiamo su Google e troviamo un nome che ci apparirà listato su Facebook, Instagram e possiamo entrare in contatto facilmente con questa persona. Possiamo ottenere il suo indirizzo. In passato se nessuno ti informava  di un trasferimento la corrispondenza sarebbe andata persa".

Vero è che certe volte, esperienza passata nemmeno gli indirizzi listati su internet sono aggiornati...

I ragazzi sono entusiasti degli uffici postali.

"Li adoriamo. Sono luoghi gioiosi per tutti noi. Ci piace osservare le persone che fanno la fila per spedire lettere o pacchi. Adoriamo ricevere lettere quindi ci piace anche pensare e fantasticare...Chissà a chi spedirà quella lettera la signora? E quel pacco dove andrà a finire? Amando ricevere lettere e pacchi pensiamo che dovunque queste missive andranno faranno la felicità di chi le riceverà perché spedite con il cuore".

I ragazzi aggiungono che amano scrivere.

"Scriviamo quando ci sentiamo ispirati. Teniamo diari, liste di cose da fare, le cosidette to-do lists. Teniamo impressa la scrittura con ...lo scrivere così che la parola scritta rimanga vitale giorno per giorno nelle nostre vite.
Spediamo a amici e parenti cartoline, biglietti d'auguri, lettere. Qualche volta ci succede di spedire solo delle brevi note che possano fare la differenza durante la giornata per chi le riceverà. Ci piace spedire ricette e quant'altro se sappiamo quali sono i gusti delle persone. Spedire e far felici sul territorio americano costa solo $0.49 cents. Ricevere un bigliettino con su scritto: "Sto pensando a te" che può essere letto anche dopo 20-30 anni non ha né tempo e né prezzo".

Proprio vero!



Anna Maria Polidori


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