sabato, giugno 21, 2014

Saluzzo, tra nobiltà e cultura

 Viaggio in un paese immerso di cultura e rispetto per il passato

È bello percorrere l'Italia in lungo e in largo grazie a manifestazioni paesane come  quella organizzata a Pietralunga da Borghi Autentici. La festa Nazionale dei Borghi Autentici quest'anno ha avuto come scenario il piccolo paesino umbro.

Sono andata a curiosare tra gli stand delle varie regioni italiane.

Wilma Margaria arriva da Saluzzo, sul Monviso. Un abitante del posto si ferma: "Ci sono stato sa a Saluzzo? Facevo il camionista. Ho girato tutta l'Italia". Wilma allora lo fa sedere per mostrargli il video che hanno preparato per i visitatori del loro stand.


Facciamo una lunga sosta. La signora lavora all'I.A.T del borgo e mi fa un prospetto della sua cittadina davvero a tutto tondo.

"Saluzzo? Una cittadina dove la cultura abbonda". Che bello. Penso di trovarmi nel posto giusto. Ci sarà di che parlare, insomma.

Mi introduce così alla sua realtà, Wilma, per poi spiegarmi a livello storico che cosa abbia rappresentato in passato Saluzzo nella storia.

"Come può osservare dalla cartina, il centro storico di Saluzzo si dispiega come fosse un ventaglio. Saluzzo in realtà è stato un marchesato per tanti secoli, quindi uno Stato indipendente che però ha sempre fatto da luogo di mediazione tra i vari potentati europei per pacificazioni e altre problematiche. Un ruolo strategico dovuto alla nostra posizione geografica nel Monviso. In particolare, la Francia, ma anche i Savoia, hanno sempre strizzato l'occhio alla nostra città. Uno degli esponenti di maggior spicco della cittadina è stato Ludovico II, cui non ci dimentichiamo".

L'apice di maggior fulgore tra il 1400 e il 1500. In epoca più recente Saluzzo entrò a far parte del dominio dei Savoia. 


Non vedo tanto entusiasmo...Meglio sarebbero stati i francesi? chiedo.

Wilma e il suo collega sorridono. "No, macché: meglio sarebbe stata l'indipendenza".

Quali sono i prodotti tipici della vostra terra?

"Dovrebbe venire al nostro mercato settimanale il sabato. Qualcosa di meraviglioso con i nostri contadini che portano i loro prodotti tipici. I nostri prodotti tipici sono mele, kiwi. Le dovessi dire che abbiamo un prodotto di punta o una specificità territoriale che ci contraddistingue come tanti borghi hanno, questo non potrei. Abbiamo tanti prodotti tipici e buoni che contraddistinguono la nostra terra, questo sì".

Mi dica Wilma quanti abitanti fa Saluzzo?

 
"17.000 Parliamo di un borgo che ha tanti visitatori. Molti gli stranieri, in particolare olandesi, più che non tedeschi. Tanti francesi naturalmente. Chi acquista case però lo fa nelle Langhe. Sa com'è: noi stiamo in mezzo e questo in un certo senso ci penalizza. Chi acquista lo fa o nelle Langhe dove ci sono ottimi vigneti, oppure in montagna".
 

Il proverbio dice: in medio stat virtus....

"Vero. La nostra poi è una cittadina davvero fertile culturalmente. Abbiamo un cartellone  interessante per tutta l'estate. In passato avevamo organizzato degli itinerari meravigliosi in luoghi suggestivi e inesplorati perché chiusi al pubblico fino ad allora, per le più disparate ragioni. Via via abbiamo aperto questi spazi e è stato un successo incredibile. Quest'anno puntiamo tutto sulla Castiglia".


Che cos'è?

Il nostro castello principale. Storia antichissima costruito nel 700, in tempi molto più recenti è stato il carcere cittadino. Dismessa questa funzione solo nel 1992 ora consta di due musei cittadini. Uno che riguarda tematiche carcerarie (Museo della memoria carceraria) mentre un altro riguarda Il Museo della Civiltà Cavalleresca". Questo ovviamente implica tante altre tematiche connesse con quel periodo storico. C'è poi un archivio storico che conta qualcosa come 9.132 documenti risalenti al 1549/1600.

Saluzzo ha dato i natali a Silvio Pellico scrittore del romanzo: "Le mie prigioni".


"Possibile visitare la sua abitazione. C'è una statua in città che lo ricorda. Altri luoghi da segnalare: il Palazzo comunale, la pinacoteca dedicata a Matteo Olivero paesaggista (1879-1932). ll pittore ha esposto anche a Parigi, Bruxelles e Monaco.

La cittadina è poi famosa per una scuola di perfezionamento musicale post-conservatorio davvero prestigiosa. Accedervi è difficile e le selezioni sono molto dure. "Quest'anno hanno presentato domanda 250 studenti da tutta Italia" continua Wilma.

Ci intriga la storia di Amleto Bertoni che Wilma ci narra. "Amleto (1875-1967) non era nativo della nostra cittadina. Quando venne da noi era un sarto. A poco a poco si rese conto che che c'era troppa disoccupazione in giro così per impiegare i ragazzi che non avevano niente da fare mise su come un imprenditore un'industria dedita alla costruzione di mobili. Fu un successo e ciascuno di questi ragazzi trovò un impiego. Questo settore così è diventata un'altro fiore all'occhiello della nostra cittadina". Vedo con piacere e rimango davvero sorpresa dalla bellezza dei mobili che vengono costruiti a Saluzzo. Colori, forme, intarsi d'altri tempi. Wilma mostra alcuni depliants più recenti di letti a baldacchino più aggiornati. "Sa: la nostra è un'area che ha sempre lavorato sugli stili. Al momento è stata data un'impronta più moderna a tematiche che però ci sono molto care."

Tanti i luoghi da visitare come Villa Belvedere, una casa storica del 1500 che il comune ha fatto sua, Villa Bricherasio,con il suo "Giardino d'acclimatazione" per tutti gli estimatori di giardini imperdibile con le sue 3.500 specie e varietà di fiori e piante.


Mi racconta poi Wilma la storia di Griselda. "La ricorda? L'ultima novella del Decamorone di Boccaccio..."

Faccio brutta figura. Eppure le avevo lette tutte. Griselda mi sfugge...

"Bene. Griselda è una fanciulla povera che lavora nel castello e alla fine viene sposata dal marchese di turno, il quale preoccupato però della bassa estrazione della ragazza, una volta nati i figli l'allontana dal palazzo con la scusa che i figli sono scomparsi e ormai lui non ne vuol più sapere niente di lei. In realtà preoccupato della loro educazione, il marchese li ha allontanati da lei per dargli un'istruzione consona al loro stato sociale. Gli anni trascorrono e Griselda nonostante l'allontanamento forzato dal palazzo continua ad amare il suo sposo. Una volta Griselda viene invitata dal marchese al suo palazzo per servire a quello che avrebbe dovuto essere un grande ricevimento. Griselda, triste, accetta.  Di fatto c'era sì una grande festa, ma erano le nozze in onore della loro figlia ormai adulta. Tutta la storia si chiude felicemente se non che Giovanni Boccaccio al termine aggiunge: Griselda Griselda ti sei tanto sacrificata per quest'uomo. Meglio sarebbe stato se ti fossi anche divertita un pò di più".





Anna Maria Polidori

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