Hai capito tu i Grimm!
Questi due distinti signori, Wilhelm e Jacob, creatori di favole incredibili, avevano una pecora nera in famiglia.
Qualcuno che avrebbero preferito non ostentare, non sbandierare.
Perché questa avversione per un fratello? Tutto accade in un impeto di allegria e confidenza.
Ferdinand ammette il giorno di Natale, questo il nome della vergogna di famiglia, del fratello terribile dei due Grimm, di essere omosessuale.
Apriti cielo! I due rispettabili e stimati fratelli vanno in escandescenze. Questo no! Peggio che immaginare un terribile finale per le loro favole: peggio, molto peggio che pensare ad Hansel e Gretel arrostisti dall'adorabile strega cattiva.
Ferdinand dopo la tremenda confessione, cambia decisamente aria e per tanti anni lavora a Berlino presso un editore molto noto. Ferdinand non è manco troppo gestibile. Ha le sue idee. È così diverso dai suoi fratelli, così prevedibili. Lui ama l'incerto. Ha uno spirito errabondo.
Oh, non dovete immaginare che Ferdinand sia stato da meno dei suoi più famosi fratelli, anzi: anche lui pubblica libri di favole sotto pseudonimo, si circonda di intellettuali di primo piano, stringe amicizie eccellenti. Solo...Non riuscirà mai a diventare come i suoi fratelli. La bassa considerazione che i due più noti fratelli nutrono per lui lo stritola facendolo scivolare nella più totale oscurità.
Dopo una serie interminabile di anni in cui il ragazzo sta lontano dagli amati fratelli comprensivi ed accoglienti, giunge il momento in cui fa ritorno a casa, perché ha perso il lavoro. I fratelli Grimm non lo accolgono a braccia aperte: anzi, covano diffidenza.
Anche loro hanno vissuto traumi: scomparsi i genitori, Wilhelm si sacrifica sposandosi con Henriette Dorothea Wild per far sì che il ménage familiare che i fratelli hanno conosciuto possa continuare fluidamente.
La cosa non sfugge a Ferdinand. La pecorella nera ama fare lunghe passeggiate, ammirare le cinciarelle, perdersi nei suoi pensieri.
Ma, rimuginando, Ferdinand non può non vedere cosa accade dentro casa e pensare...
Pensare ad Henriette, come fosse una cara, devota zietta.
Zia Henriette!
Nasce così questo libriccino pubblicato da L'Orma Editore.
Credetemi quando vi dico che vi farà scompisciare dal ridere!
È spassosissimo. Henriette viene descritta come una cara signora. Da ragazza corteggiata da una sfilza di fratelli.
Interessanti le considerazioni di Ferdinand sul matrimonio. Ragazze belle e innamorate pensano che il loro cavaliere rimanga sempre così, che nulla muti. Ma, una volta sposate e arrivati i figli tutto cambia.
I loro mariti continuano ad andare al lavoro svagati : alle donne sono lasciate le incombenze più pesanti e i pensieri più assillanti, figli in primis. I due coniugi cominciano così a vedere il mondo diversamente: la donna non è più intellettualmente in sintonia col suo partner, perché non può star dietro a quel che dice lui, tutta presa com'è dalla gestione familiare della casa e dei loro pargoli. Ragiona, per forza di cose, diversamente.
Gli uomini , in questo caso parliamo di persone che svolgono lavori intellettuali, sono persi ad immaginare l'arte, o qualche nuovo progetto esattamente come quando ancora celibi.
Da ragazza la zia Henriette avrebbe voluto vivere una vita più interessante, immaginando incendi per poter vivere l'ebbrezza di un'emozione.
Che bella descrizione del genere umano fa Ferdinand di tutti coloro i quali si fermano dalla zia o partecipano alle sue feste, per non parlare dei pettegolezzi quando le donne di servizio fanno le pulizie. Escono fuori storie eccitanti e sentite. Quando poi le donne cominciano a condividere gli alcolici ce ne è proprio per tutti i gusti!
Questo piccolo libriccino di nemmeno 80 pagine, viene pubblicato a puntate sulla rivista "Mitternachtzeitung fur gebildete Stande".
Zia Henriette o Tante Henriette diventa per Wilhelm e Jacob, l'occasione per allontanare definitivamente il fratello dalle loro esistenze. Sarà solo Jacob, che, andrà a trovare Ferdinand una volta malato e morente al suo capezzale.
Godetevi questo libretto. Ne vale la pena, credetemi!
Anna Maria Polidori