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lunedì, maggio 11, 2015

STONER - Recensione

Il resoconto della vita di Stoner


L'ho preso in biblioteca alcuni giorni fa, Stoner.

Scritto da John Williams ci ho pensato e ripensato prima di portarlo  a casa.


La postfazione di Peter Cameron mi ha convinto, in particolare quando ha scritto d'aver letto questo romanzo tre volte. Cameron afferma  che è la storia di un uomo qualunque. "Oh bene, sarà interessante allora" ho pensato.  "Se Cameron lo ha  letto tre volte vuol dire che è un libro di gran qualità".

Non rileggo mai un romanzo a meno che non mi abbia trasmesso sentimenti forti.

Ho letto Stoner tradotto in italiano da Stefano Tummolini per Fazi Editore.

Stupefacente.

Non ho altre parole per descriverlo.

Mentre lo leggevo pensavo alla grazia e alla minuzia dei particolari, nonché all'intensità dei sentimenti messi in scena dall'autore sebbene ci sia una leggerezza espressiva che fa passare perfino le più grandi disgrazie che vivrà Stoner come normalità accettabile dell'esistenza e di scelte non sempre felici da parte del protagonista.

Senza tragedie, perché tutto scorrerà via, perfino la vita di Stoner.


Altri autori avrebbero calcato, si sarebbero accaniti con feroce passione sulle disgrazie di Stoner.
John Williams non lo fa mai.

Il suo è un resonconto. Il resoconto di una vita, descritta con estrema minuzia di particolari, dettagli, voci, sensazioni, stati d'animo, mai stressanti per il lettore.


Stoner ha carattere e la dirittura morale a volte gli farà commettere errori.

Figlio  di contadini, come lo è stato John Williams, questo avrebbe fatto tutta la sua vita se non che suo padre su suggerimento di amici comuni non lo avesse spronato a iscriversi all'università.

Facoltà di agraria. Il ragazzo rimane stregato da Shakespeare e cambia corso. Diventa insegnante universitario presso la stessa università.

Due i suoi più grandi amici in facoltà. Una vita felice tra i libri, infelice a casa.

Una ragazza sbagliata, la prima con la quale ha affogato la sua esistenza a causa di due begli occhi.

Una bambina monopolizzata dalla moglie che durante l'adolescenza finirà per rovinarsi e diventare da adulta un'alcolista e un'altra infelice.

Sì perché quando le famiglie sono disfunzionali, lo è anche quella di William Stoner, due infelici insieme, non si può  pensare che possa esistere un destino diverso per la ragazza.

Troviamo poi la battaglia condotta contro un suo collega per non ammettere un ragazzo inadeguato al dottorato. Persa. Per vent'anni i due non si parleranno più.

La struggente storia d'amore con un'insegnante universitaria molto più giovane. Una volta lasciata, costretto dai colleghi superiori, dall'idea che non poteva sfasciare la sua famiglia, l'arrivo della decadenza e della sordità.

Il male che lo avrebbe portato via e la moglie così surreale e comica al tempo stesso  in questo frangente.

Meravigliosa la descrizione finale della morte del protagonista.

Forse penserete che queste tematiche siano trattate con grande partecipazione e che quindi possano angosciare iil lettore. Non è così.

Williams ispira anzi a tutti un esercizio di scrittura creativa formidabile: osservare dal di fuori un'esistenza e tentare di descriverla con dovizia di particolari pur rimanendo impassibili spettatori.

Provate.

Stoner è leggerezza, grazia, bellezza e portento inenarrabili.

Ricchissimo di particolari, di emozioni pulite, semplici, quelle della vita, Stoner è un altro libro e un altro personaggio, che, grazie a un formidabile scrittore è destinato a restare impresso nella vostra anima.

Per sempre.


Anna Maria Polidori

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