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Friday, July 08, 2016

The Polka Dot File on the Robert F. Kennedy Killing by Fernando Faura

It was June 5th 1968, and the candidate chosen for running at the Presidential race for the democratic party Robert Francis Kennedy, brother of President John Fitzgerald Kennedy killed 5 years before on Nov 22 1963 while in visit at Dallas, Texas,  was at the Ambassador Hotel of Los Angeles.

At a certain point the senator passed through the kitchen of the hotel, and he was shots with four bullets. One of them reached his head and killed the potential next president of the USA the day after, after a rush to the hospital, a delicate operation to the brain.
His conditions considered extremely critics from the beginning. The doctor operated him thought a miracle he survived so many hours after the operation considering the damage created by that bullet.

John Kennedy and his brother Bob: surely these two men if left alive would have changed the face of this world in a better way,when world more capacity and flexibility for a change.
There was in the world a different enthusiasm.

Fernando Faura, was at that time a reporter of "Hollywood citizens news" when the murder took place.

Immediately arrested Sirhan Sirhan, (still in jail in a Californian prison) a Palestinian close to communist visions. He was the one who, physically, killed the senator.

Sirhan, the only one convicted in this case.

But...Was there a conspiracy behind the killing of senator Kennedy? Or...Other people helped Sirhan Sirhan?

In the case of Robert Kennedy's assassination the key role of all this story represented by the so-called: girl in a polka-dot dress.

Immediately after the shots, this phantom, the girl in a polka-dot dress running cried: "We killed him." Serrano a Kennedy's collaborator asked who the hell they had killed and she replied before to vanishing from the scene: "Kennedy."

At first also the LAPD and FBI interested to find this girl that according to a witness was 26-27 years. Robert A.Houghton one of the chief detectives of the police it seems said: "That woman will haunt me for the rest of my life."

The author waited 45 years before to write this book: The Polka Dot File on the Robert F. Kennedy Killing published by Trine Day and where you can reads a lot of interviews realized with various witnesses in particular with a certain Fahey, who told to Faura, had met the girl in the polka-dot dress days before and she told him about something that would have happened to the senator.

Faura followed this story with great passion and after some days with two colleagues of Life. He also started a collaboration for Life, although the magazine decided at some point of turning down all this story.
Faura has never forgotten that months of investigations for trying to give a face and a real identity at this mysterious girl.

Beautiful! Real.


I thanks Netgalley.

Anna Maria Polidori

Saturday, November 02, 2013

Chiacchierata con Garth Stein tra magia, epilessia e cani che corrono sotto la pioggia. Con arte


La Scrittura come Catarsi


La prima volta che ci siamo imbattute in un libro di

 Garth Stein




 è stato in un supermercato. Libri in promozione a...peso. Un'eccentricità avevamo pensato. Ne avevamo sfogliati diversi finché non eravamo inciampate in
Corvo rubò la luna

 
di  Garth Stein Trama avvincente. Antiche leggende indigene, viaggi interiori, oscure potenze.
Avevamo agguantato il libro senza esitazioni.
Lo avevamo letto al volo. Non ci eravamo sbagliate. Meraviglioso, poetico. Un misto di emozioni che s'intrecciavano con le leggende più arcaiche dei nativi della tribù Tlingit.

Da allora abbiamo sempre seguito Garth Stein.

 Eccellente carriera, uno scrittore che ha venduto milioni di copie con i suoi tre bestsellers raccomandati sempre con calore dal New York Times.


 L'arte di correre sotto la pioggia 




 è rimasto tra i titoli più venduti dalla classifica stilato ogni settimana dal New York Times per più di tre anni. Garth Stein ha vinto per due volte il PNBA awards per la fiction.

La sua carriera letteraria parte da lontano e da...vicino. Stein è un curioso e un creativo. Dopo gli studi presso la Columbia University di NYC lavora su un documentario e produce o co-produce diversi film di successo.

Poi, la folgorazione per la scrittura.

Nato a Los Angeles, cresciuto a Seattle, la mamma nativa americana Tlingit dell'Alaska con un pò di sangue irlandese nelle vene. Il padre di Brooklyn è ebreo austriaco emigrato in USA. Stein trascorre la sua infanzia a Seattle poi andrà a New York per diciotto anni per poi fare ritorno a Seattle dove vive con la famiglia e il cane Comet, che ha ispirato la storia di Enzo e del suo padrone Denny.


Nel suo ultimo romanzo Cose da grandi, Garth Stein tratta una malattia inusuale: l'epilessia ancora purtroppo poco conosciuta e chi ne è affetto, discriminato spesse volte dalla società. Ne abbiamo voluto sapere di più dall'autore che ha accolto con entusiasmo la proposta di un'intervista.

Nel suo primo e meraviglioso libro Corvo rubò la Luna ha trattato temi come le leggende native americane, il potere degli sciamani, quello della vita e della morte sulle persone. Ha precisato che queste leggende le sono state raccontate dai familiari quando piccolo e ne aveva avuto un sincero terrore. Quanto sono importanti per lei le leggende e le storie orali?

Raccontare storie, favole, miti, assume varie forme. La tradizione orale è una delle più potenti. Mi piace perché ogni racconto è differente ogni volta considerando che può variare a seconda del racconta-storie, del pubblico che c'è davanti e anche dai fatti più recenti. Nella tradizione

 Tlingit




highwaytoadventure.blogspot.com 

 i dettagli personali e familiari trovano sempre una maniera tutta propria per rilucere all'interno delle storie.

Ci sono molto leggende e storie nella sua tribù?

Sì. Molte. Qualcuna è più universale di altre come quella dei miti del Corvo e altre storie sull'Origine del mondo. Altri sono racconti di ammonimento come quella della leggenda dei

Kushtaka.

 Ma ogni famiglia ha storie molto specifiche che appartengono solo a quella famiglia specifica.

Ha mai pensato di raccogliere queste leggende in un libro?

No, quello è lavoro per qualcun altro.

Ha mai incontrato uno sciamano? Se sì, chi sono?

Gli sciamani sono guaritori dell'energia, non come molti professionisti alternativi che praticano la professione oggi.
Ovvio, praticano una medicina che poggia le basi sulla fede ma qualcuno potrebbe anche obiettare che la medicina Occidentale poggia le basi sulla fiducia di una laurea. Solo perché la religione Tlingit è differente questo non vuol dire che non sia corretta.


È stato in Alaska dove è ambientato il suo primo libro?

Sì anche quest'ultima estate.


Crede nelle leggende come quella dei Kushtaka?

Ogni leggenda ha dei riscontri nella realtà, no?


È religioso? E se sì: di che religione è? Di quella Tligit?

Sono una persona spirituale ma non appartengo a alcuna religione in particolare.


Ha un ottimo rapporto con la natura e l'ambiente?

Sì ho un ottimo rapporto con la natura.

Trascorre molto tempo per ricaricare le batterie all'aria aperta?

No, non molto tempo. Mi piace la vita all'aperto e considero la parte del Nord Ovest del Paese un posto speciale. Ma le confesso che sono un ragazzo molto urbano.

Ho letto che sta scrivendo un sequel di Corvo rubò la luna....

No, non lo sto scrivendo più, mi spiace. Stavo lavorando a qualcosa del genere prima che scrivessi L'arte di correre sotto la pioggia, ma ho deciso che non tornerò su quei passi.


Peccato... I suoi libri iniziano sempre con grande chaos e sofferenza da parte dei protagonisti. Il termine è sempre una resurrezione per il protagonista o per i protagonisti. C'è una ragione?

Penso e sento che una buona storia dovrebbe avere dentro di sé qualità redentrici. La natura del raccontare storie è anche quella di creare catarsi.

Nei suoi libri c'è spesso un rapporto conflittuale tra alcuni parenti, fratelli. Perché? E quanto è importante secondo lei la famiglia per ogni essere umano?

Se avessi la risposta a questa domanda probabilmente non avrei più nient'altro  da scrivere sull'argomento.


Nel suo secondo libro Cose da grandi tratta la tematica dell'epilessia.
Conosce delle persone che sono affette dal tipo di epilessia di Evan?

Mia sorella è cresciuta con il tipo di epilessia che ha Evan, il protagonista di

Cose da grandi



Se la risposta è sì, e se i suoi amici hanno letto questo libro, che cosa hanno pensato?

Non credo che lo abbia mai fatto. Era diventata quasi matta all'idea che avessi scritto qualcosa sulla sua afflizione personale. Lo dovrebbe chiedere a lei. Ma non sono certo che le risponderebbe.

Non ha contattato dei neurologi per ottenere informazioni sull'epilessia?

Macché. La maggior parte di quanto ho scritto l'ho imparato crescendo con l'epilessia nella nostra casa e nella nostra famiglia.

Pensa che ci sia ancora discriminazione riguardo a questa malattia? Perché?

Naturalmente. Penso che le persone siano spaventate da quello che non comprendono.


Ha lavorato in passato in collaborazione con 

Johnny Depp


Che opinione ha di lui?

È un uomo molto simpatico e generoso.

Garth al termine dell'intervista: "Senta, vorrei specificare che non sono un esperto di cani così come non sono un esperto d'epilessia. Nemmeno un esperto della tribù Tlingit. Sono uno scrittore. Il mio lavoro è creare un mondo, personaggi e una storia che coinvolga le persone e crei un momento catartico. Quindi, sebbene faccia ricerche dentro i mondi di cui scrivo, non mi sento di poter dire di essere una voce esperta nei settori che ho trattato".





Anna Maria Polidori